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	<title>Wiki Maria Valtorta - Contributi dell&#039;utente [it]</title>
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	<subtitle>Contributi dell&amp;#039;utente</subtitle>
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		<title>Sant’Uffizio e Maria Valtorta</title>
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		<updated>2026-04-04T10:11:26Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: aggiunto immagine del “Il Giornale d’Italia” del 25 dicembre 1948&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Congregation for the Doctrine of the Faith.jpg|miniatura|Il Palazzo del Sant’Uffizio a Roma, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede]]&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio 1948, al termine di un’udienza privata concessa ai padri dell’Ordine dei Servi di Maria, promotori dell’[[Opera|opera]] di [[Maria Valtorta]], il pontefice [[Pio XII e Maria Valtorta|Pio XII]] avrebbe espresso un incoraggiamento alla pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tale giudizio, pur provenendo dalla suprema autorità ecclesiastica, ebbe carattere strettamente privato e informale, e non assunse la forma di un pronunciamento ufficiale. Lo stesso pontefice indicò ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; secondo le norme del diritto canonico.&lt;br /&gt;
L’iniziativa editoriale, resa possibile da questo orientamento, era tuttavia nota al Sant’Uffizio, che la guardava con disapprovazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A distanza di quasi un anno, [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|nel febbraio del 1949]], il Sant’Uffizio tentò di bloccare definitivamente la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, cercando di confiscare  tutti i manoscritti originali e le copie degli scritti. Un ulteriore tentativo di bloccare la pubblicazione fu avviato [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|nel 1952]], ma anch’esso non raggiunse l’esito sperato.&lt;br /&gt;
Ulteriori tentativi non furono fatti mentre papa Pio XII era ancora in vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di condannare l’opera di Maria Valtorta che era stata pubblicata nella prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La inserì nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]] con la Notifica di Condanna pubblicata su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960.]] &lt;br /&gt;
== Cronologia degli eventi ==&lt;br /&gt;
=== Antecedenti ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;13 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio emanò un decreto con cui ingiungeva al P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria di richiamare [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|padre Romualdo Migliorini]] da Viareggio e trasferirlo a Roma o in altra sede fuori dalla Toscana&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 18 febbraio 1950 (ancora inedita): “Sì. Marchetti Selvaggiani è stato il &#039;&#039;primo&#039;&#039; nemico. Fu lui a far punire dal S.O. P. Migliorini a farlo andare a Roma interdicendogli di mettere mai più piede in Toscana «segnalandolo», secondo il termine del S.O. quale pericoloso, fanatico, eccitatore delle anime ecc, ecc. Di riflesso perciò ha osteggiato anche me”. Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;. Contestualmente, fu interessato l’Arcivescovo della diocesi di Lucca affinché provvedesse all’assegnazione di un nuovo confessore alla veggente, con l’incarico di vigilare e impedire la diffusione tra i fedeli dei cosiddetti “dettati” e delle “visioni” di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Santo Padre approva il decreto che venne subito eseguito&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;. Padre Migliorini viene trasferito da Viareggio a Roma e il giorno 17 marzo 1946 comunica la notizia a Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 17 marzo 1946, pag. 208, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume primo&#039;&#039;, lettera del 17 marzo 1946, pag. 84, Centro Editoriale Valtortiano (2012)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: mons. Antonio Torrini, Arcivescovo di Lucca, espresse apprezzamento per il provvedimento, dichiarando di non avere stima di padre Migliorini, che considerava “&#039;&#039;un esaltato che vede l’intervento degli angeli e dei demòni dove non sono che manifestazioni di isterismo&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;luglio 1946&#039;&#039;&#039;: il P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria chiese che padre Migliorini fosse trasferito al convento di Monte Senario, a nord di Firenze, ma la richiesta fu respinta dal Sant’Uffizio perché il luogo fu ritenuto troppo vicino a Viareggio. “&#039;&#039;E l’esaltato confessore della Valtorta rimase a Roma&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Preparativi per la pubblicazione ===&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|150px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 aprile 1948&#039;&#039;&#039;: [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|mons. Alfonso Carinci]], Segretario della Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta e accettò d’interessarsi affinchè l’approvazione dell’opera avvenisse “&#039;&#039;per il supremo interessamento del Santo Padre&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 giugno 1948&#039;&#039;&#039;: [[Corrado Berti e Maria Valtorta|padre Corrado Berti]] scrive al Santo Padre che “&#039;&#039;avendo invano bussato alla porta di numerosi episcopi&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, decide di rivolgersi a [[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|mons. Costantino Barneschi]], un vescovo del suo Ordine dei Servi di Maria.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Estate 1948&#039;&#039;&#039;: mons. Barneschi concede l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a un libretto di 32 pagine, intitolato &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; (&#039;&#039;Laboremus&#039;&#039;, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi e prenotazioni per poter realizzare la pubblicazione. L’autore degli scritti era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d&#039;Italia&#039;&#039; pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell’edizione delle opere di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 10 novembre 1948 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta annuncia a [[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]], la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre Enrico M. Gargiani procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a [[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|mons. Michele Fontevecchia]], Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Pontecorvo: “&#039;&#039;per ottenere una seconda e più valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e sale non appartenenti alla Città del Vaticano, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
=== Le prime difficoltà con il Sant’Uffizio ===&lt;br /&gt;
[[File:Logo sant’uffizio.webp|miniatura|sinistra|Palazzo del Sant’Uffizio (1514)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;24 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio si riunì e adottò un decreto con cui incaricava padre Enrico M. Gargiani, procuratore generale dei Servi di Maria, di intimare ai padri Berti e [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Migliorini]] la cessazione di ogni attività editoriale relativa agli scritti di Maria Valtorta. Contestualmente, l’insigne biblista padre Alberto Vaccari fu incaricato di redigere un [[Sant’Uffizio - parere di padre Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|parere]] autorevole sull’opera. Nella medesima sessione si deliberò inoltre di fermare “&#039;&#039;la raccolta delle adesioni e delle quote per gli abbonamenti all’opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: secondo quanto riferito da [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|mons. Giovanni Pepe]], il Santo Padre “&#039;&#039;approvò il decreto; e questo venne subito eseguito&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; ottenuto non era ritenuto conforme alle norme del Diritto Canonico in quanto mons. Barneschi era solo il vescovo “&#039;&#039;degli zulù&#039;&#039;” e non era l’Ordinario né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore dell’opera. Si minacciavano gravi sanzioni disciplinari ai padri serviti in caso di disobbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve un raro ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; da l’Eterno Padre, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Il Giornale D&#039;Italia del 25 12 1948.webp|miniatura|150px|“Il Giornale d’Italia” del 25 dicembre 1948&amp;lt;ref&amp;gt;pagina 3 del &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; del 25 12 1948, Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; pubblica un articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” con il testo degli attuali capitoli EMV 29.1-5 e EMV 207.1-7 del “&#039;&#039;L’Evangelo come mi è stato rivelato&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;9 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Carinci temporeggia, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 25, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;20 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;:  Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il giorno 28 gennaio 1949 mons. Carinci mostrerà questa lettera al Santo Padre, annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli conferma che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Primo tentativo di condanna respinto dal Papa ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;26 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Alberto Vaccari SJ conclude il suo [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|parere]], parziale e molto critico, sull’opera di Maria Valtorta. Il suo giudizio come qualificatore del Sant’Uffizio, circa il valore di questi scritti, si può riassumere con l’ultima frase della sua relazione: “&#039;&#039;come interpretazione del santo Vangelo questa faraginosa opera vale zero&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;2 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Giovanni Pepe, sostituto e archivista della Sezione della Censura dei Libri del Sant’Uffizio, pubblica un durissimo [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|rapporto]] su “&#039;&#039;i « dettati » e le « visioni » della isterica Maria Valtorta di Viareggio, cui ciecamente crede il P. Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore&#039;&#039;”. In una sua lettera Maria Valtorta scrive: “&#039;&#039;Mi si disse che il 2 febbraio all’offerta dei ceri a Sua Santità Egli ripete a P. B. e a uno studente S. di M. questo suo volere: di approvare presto... e 20 giorni dopo si condannava&#039;&#039;!”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera senza data, pag. 180, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: i Consultori del Sant’Uffizio (teologi), accolgono all’unanimità la proposta del relatore di bloccare la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, si tratta di un provvedimento disciplinare di interdizione: “&#039;&#039;Si pubblichi che è proibita la stampa dell’opera, perché l’Autorità Ecclesiastica vi ha trovato degli errori, e nelle asserite visioni non vi è nessun fondamento di sopranaturale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;punto n. 2 del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|verbale delle decisioni]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;16 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: i cardinali membri del Sant&#039;Uffizio fanno proprio il parere dei Consultori e confermano il blocco dell’opera trasformandolo in decisione ufficiale del Sant’Uffizio. Nello stesso giorno, padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 16 febbraio 1949, pag. 134, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII approva le misure cautelari del decreto del Sant’Uffizio, ma non accoglie la proposta di una notificazione perché la giudica “eccessiva o superflua”&amp;lt;ref&amp;gt;nell’ultima parte del testo in latino del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|verbale delle decisioni]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Il tentativo segreto di distruzione ===&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;22 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;si tratta di una data desunta dalla lettera di Maria Valtorta, riportata precedentemente al punto del 2 febbraio 1949 della Cronologia degli eventi: “&#039;&#039;Mi si disse che il 2 febbraio&#039;&#039; […] &#039;&#039;e 20 giorni dopo si condannava!&#039;&#039;”, si presume quindi che la convocazione sia avvenuta il giorno 22 febbraio.&amp;lt;/ref&amp;gt;: padre Corrado M. Berti viene convocato&amp;lt;ref&amp;gt;assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria&amp;lt;/ref&amp;gt; da due commissari del Sant’Uffizio: [[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|mons. Giovanni Pepe]] e padre Cristoforo Bigazzi&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Non gli fu permesso parlare, ma solo di firmare la [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|sentenza del Sant’Uffizio]] e gli fu intimato di consegnare tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta: “&#039;&#039;Qui rimarranno come in un sepolcro&#039;&#039;”, disse mons. Pepe&amp;lt;ref&amp;gt;dichiarazione giurata di padre Corrado Berti: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978&amp;lt;/ref&amp;gt;. Quando Maria Valtorta non è ancora a conoscenza di questo tentativo di distruzione dell’Opera, proprio in quello stesso giorno, riceve il seguente ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 22 febbraio 1949, pag. 190, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
[Dice Gesù a Maria Valtorta:] «E tu giubila, anima mia, perché hai così il segno di essere veramente mia. Ai veramente miei do il mio segno: l’essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricorda di temere sempre sulla verità di uno che abbia veste o si professi mio servo se non lo vedi perseguitato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[...]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dio lascia fare agli ingiusti censori sino ad un punto, poi il suo furore divampa su essi nel mentre effonde la sua benignità che è trionfo del giusto sul giusto ingiustamente oppresso. L’unica cosa che ha valore è non avermi offeso ma amato, ubbidendo ad ogni mio volere. Ciò ha valore eterno. Lo hai fatto. Giubila quindi per essere segnata del segno dei veri discepoli e per il tuo futuro destino». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 22 febbraio 1949)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta viene a conoscenza della sentenza emessa dal Sant’Uffizio: “&#039;&#039;Mi hanno uccisa. È la giusta parola. Ingiustamente, indegnamente uccisa&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 23 febbraio 1949 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;. Proprio in quei giorni, padre Berti gli aveva proposto con insistenza di fare, dell’Opera soprannaturale, un’opera scientifica, al fine di poter procedere subito alla stampa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 6 aprile 1949, pag. 192, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da quel momento Maria Valtorta affiderà all’avvocato Tito Cangini di Pisa la tutela dell’Opera.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;28 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve l’avvocato Cangini e decidono di stendere una diffida all’Ordine dei Servi di Maria, affinché vigilino che il decreto emesso dal Sant’Uffizio sia rispettato e non si proceda alla stampa&amp;lt;ref&amp;gt;Appunti del sig. Arturo Bottai in calce alla lettera del 25 febbraio 1949 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera dell’8 marzo 1949, pag. 42, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Problemi interpretativi della documentazione ==&lt;br /&gt;
In seguito alla [[Petizione al papa (29 gennaio 1952)|petizione al papa]] promossa il 29 gennaio 1952 da [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|mons. Alfonso Carinci]], il Sant’Uffizio incaricò uno degli stessi sottoscrittori, [[Augustin Bea e Maria Valtorta|padre Augustin Bea]], di redigere un [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|parere]] circa la decisione da adottare in merito all’opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, tale parere concluse che non era opportuno pubblicare un’opera la cui origne soprannaturale era esclusa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, questo documento sembra indicare che una decisione definitiva non fosse ancora stata formalmente assunta in precedenza. Da ciò derivano alcune conseguenze interpretative:&lt;br /&gt;
*in primo luogo, risulta problematica la tesi secondo cui il divieto sarebbe stato già stabilito il 17 febbraio 1949 con l’approvazione del Santo Padre.&lt;br /&gt;
*in secondo luogo, si pone in discussione il fondamento delle misure adottate nel febbraio 1949, tra cui l’interrogatorio di mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio, nel quale si chiedeva a padre Berti non solo di sospendere la pubblicazione, ma anche di consegnare tutti i manoscritti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa ricostruzione contribuisce inoltre a spiegare perché l’articolo anonimo de [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L&#039;Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960]], relativo all’inserimento dell’opera nell’Indice, faccia riferimento in modo generico a ricordi di “&#039;&#039;circa dieci anni fa&#039;&#039;”. Tale espressione non appare facilmente riconducibile con precisione al 1949, né consente di affermare con certezza che la decisione del 1959 si limitasse a recepire un parere precedente non formalmente approvato dal Santo Padre.&lt;br /&gt;
== La condanna del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|sinistra|150px|Notifica di Condanna su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
Gli Scritti di Maria Valtorta, nella loro prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) furono pubblicati in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di inserire l’opera di Maria Valtorta nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]]&amp;lt;ref&amp;gt;nella sessione del 16 dicembre 1959&amp;lt;/ref&amp;gt; e la rese nota pubblicando il decreto di condanna su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960]], accompagnandolo con un articolo anonimo intitolato: “Una vita di Gesù malamente romanzata”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rileviamo come mons. Alfonso Carinci, tutore e difensore dell&#039;Opera di Maria Valtorta presso la Curia romana, termina le sue funzioni di segretario della Sacra Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; proprio il 5 gennaio 1960, il giorno precedente alla pubblicazione della notifica.&lt;br /&gt;
[[File:OR1961.png|miniatura|miniatura|150px|articolo su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 1 dicembre 1961]]&lt;br /&gt;
Nel 1961, anno della morte di Maria Valtorta, l’editore Michele Pisani realizzò una seconda edizione in 10 volumi con prefazione del dott. Luciano Raffale, Segretario generale della Società Italiana di Parapsicologia, con riferimenti biblici, note storiche e dottrinali curate da padre Corrado M. Berti, che intendeva proporre gli Scritti di Maria Valtorta come fenomeno scientifico da approfondire. La condanna viene estesa anche questa nuova edizione con un articolo anonimo pubblicato su [[L’Osservatore Romano (1 dicembre 1961)|L’Osservatore Romano del 1 dicembre 1961]]:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È in corso di pubblicazione, senza il necessario &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, un’opera in più volumi, dal titolo &#039;&#039;Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; di Maria Valtorta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si avvertono i fedeli che tale opera, la quale non ha alcun valore scientifico, riproduce la stessa materia contenuta nei quattro volumi già condannati dal S. Offizio il 16 dicembre 1959 (A.A.S. vol. LII |1960|, p 60) e perciò essa deve ritenersi parimente condannata (cfr. Can 1398 § 2 e Can. 1399 n. 5 C.I.C.).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Saint-Office - Tentative de destruction de l&#039;oeuvre de Maria Valtorta (1949)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
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		<updated>2026-04-04T10:06:39Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifiche relative alla formattazione del testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
“&#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039;” del 25 dicembre 1948, pag 3: articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” (con il testo degli attuali capitoli EMV 29.1-5 e EMV 207.1-7 de “&#039;&#039;L’Evangelo come mi è stato rivelato&#039;&#039;”). &#039;&#039;&#039;Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta&#039;&#039;&#039;.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<updated>2026-04-04T10:05:24Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: “Il Giornale d’Italia” del 25 dicembre 1948, pag 3: articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” (con il testo degli attuali capitoli EMV 29.1-5 e EMV 207.1-7 de “L’Evangelo come mi è stato rivelato”). Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
“Il Giornale d’Italia” del 25 dicembre 1948, pag 3: articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” (con il testo degli attuali capitoli EMV 29.1-5 e EMV 207.1-7 de “L’Evangelo come mi è stato rivelato”). Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6864</id>
		<title>Sant’Uffizio e Maria Valtorta</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6864"/>
		<updated>2026-04-03T07:05:12Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: aggiunto nota sul card. Marchetti Selvaggiani&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Congregation for the Doctrine of the Faith.jpg|miniatura|Il Palazzo del Sant’Uffizio a Roma, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede]]&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio 1948, al termine di un’udienza privata concessa ai padri dell’Ordine dei Servi di Maria, promotori dell’[[Opera|opera]] di [[Maria Valtorta]], il pontefice [[Pio XII e Maria Valtorta|Pio XII]] avrebbe espresso un incoraggiamento alla pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tale giudizio, pur provenendo dalla suprema autorità ecclesiastica, ebbe carattere strettamente privato e informale, e non assunse la forma di un pronunciamento ufficiale. Lo stesso pontefice indicò ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; secondo le norme del diritto canonico.&lt;br /&gt;
L’iniziativa editoriale, resa possibile da questo orientamento, era tuttavia nota al Sant’Uffizio, che la guardava con disapprovazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A distanza di quasi un anno, [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|nel febbraio del 1949]], il Sant’Uffizio tentò di bloccare definitivamente la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, cercando di confiscare  tutti i manoscritti originali e le copie degli scritti. Un ulteriore tentativo di bloccare la pubblicazione fu avviato [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|nel 1952]], ma anch’esso non raggiunse l’esito sperato.&lt;br /&gt;
Ulteriori tentativi non furono fatti mentre papa Pio XII era ancora in vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di condannare l’opera di Maria Valtorta che era stata pubblicata nella prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La inserì nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]] con la Notifica di Condanna pubblicata su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960.]] &lt;br /&gt;
== Cronologia degli eventi ==&lt;br /&gt;
=== Antecedenti ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;13 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio emanò un decreto con cui ingiungeva al P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria di richiamare [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|padre Romualdo Migliorini]] da Viareggio e trasferirlo a Roma o in altra sede fuori dalla Toscana&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 18 febbraio 1950 (ancora inedita): “Sì. Marchetti Selvaggiani è stato il &#039;&#039;primo&#039;&#039; nemico. Fu lui a far punire dal S.O. P. Migliorini a farlo andare a Roma interdicendogli di mettere mai più piede in Toscana «segnalandolo», secondo il termine del S.O. quale pericoloso, fanatico, eccitatore delle anime ecc, ecc. Di riflesso perciò ha osteggiato anche me”. Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;. Contestualmente, fu interessato l’Arcivescovo della diocesi di Lucca affinché provvedesse all’assegnazione di un nuovo confessore alla veggente, con l’incarico di vigilare e impedire la diffusione tra i fedeli dei cosiddetti “dettati” e delle “visioni” di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Santo Padre approva il decreto che venne subito eseguito&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;. Padre Migliorini viene trasferito da Viareggio a Roma e il giorno 17 marzo 1946 comunica la notizia a Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 17 marzo 1946, pag. 208, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume primo&#039;&#039;, lettera del 17 marzo 1946, pag. 84, Centro Editoriale Valtortiano (2012)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: mons. Antonio Torrini, Arcivescovo di Lucca, espresse apprezzamento per il provvedimento, dichiarando di non avere stima di padre Migliorini, che considerava “&#039;&#039;un esaltato che vede l’intervento degli angeli e dei demòni dove non sono che manifestazioni di isterismo&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;luglio 1946&#039;&#039;&#039;: il P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria chiese che padre Migliorini fosse trasferito al convento di Monte Senario, a nord di Firenze, ma la richiesta fu respinta dal Sant’Uffizio perché il luogo fu ritenuto troppo vicino a Viareggio. “&#039;&#039;E l’esaltato confessore della Valtorta rimase a Roma&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Preparativi per la pubblicazione ===&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|150px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 aprile 1948&#039;&#039;&#039;: [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|mons. Alfonso Carinci]], Segretario della Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta e accettò d’interessarsi affinchè l’approvazione dell’opera avvenisse “&#039;&#039;per il supremo interessamento del Santo Padre&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 giugno 1948&#039;&#039;&#039;: [[Corrado Berti e Maria Valtorta|padre Corrado Berti]] scrive al Santo Padre che “&#039;&#039;avendo invano bussato alla porta di numerosi episcopi&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, decide di rivolgersi a [[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|mons. Costantino Barneschi]], un vescovo del suo Ordine dei Servi di Maria.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Estate 1948&#039;&#039;&#039;: mons. Barneschi concede l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a un libretto di 32 pagine, intitolato &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; (&#039;&#039;Laboremus&#039;&#039;, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi e prenotazioni per poter realizzare la pubblicazione. L’autore degli scritti era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d&#039;Italia&#039;&#039; pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell’edizione delle opere di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 10 novembre 1948 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta annuncia a [[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]], la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre Enrico M. Gargiani procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a [[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|mons. Michele Fontevecchia]], Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Pontecorvo: “&#039;&#039;per ottenere una seconda e più valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e sale non appartenenti alla Città del Vaticano, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
=== Le prime difficoltà con il Sant’Uffizio ===&lt;br /&gt;
[[File:Logo sant’uffizio.webp|miniatura|sinistra|Palazzo del Sant’Uffizio (1514)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;24 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio si riunì e adottò un decreto con cui incaricava padre Enrico M. Gargiani, procuratore generale dei Servi di Maria, di intimare ai padri Berti e [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Migliorini]] la cessazione di ogni attività editoriale relativa agli scritti di Maria Valtorta. Contestualmente, l’insigne biblista padre Alberto Vaccari fu incaricato di redigere un [[Sant’Uffizio - parere di padre Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|parere]] autorevole sull’opera. Nella medesima sessione si deliberò inoltre di fermare “&#039;&#039;la raccolta delle adesioni e delle quote per gli abbonamenti all’opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: secondo quanto riferito da [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|mons. Giovanni Pepe]], il Santo Padre “&#039;&#039;approvò il decreto; e questo venne subito eseguito&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; ottenuto non era ritenuto conforme alle norme del Diritto Canonico in quanto mons. Barneschi era solo il vescovo “&#039;&#039;degli zulù&#039;&#039;” e non era l’Ordinario né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore dell’opera. Si minacciavano gravi sanzioni disciplinari ai padri serviti in caso di disobbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve un raro ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; da l’Eterno Padre, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; pubblica un articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” con il testo degli attuali capitoli EMV 29.1-5 e EMV 207.1-7 del “&#039;&#039;L’Evangelo come mi è stato rivelato&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;pagina 3 del &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; del 25 12 1948, Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;9 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Carinci temporeggia, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 25, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;20 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;:  Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il giorno 28 gennaio 1949 mons. Carinci mostrerà questa lettera al Santo Padre, annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli conferma che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Primo tentativo di condanna respinto dal Papa ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;26 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Alberto Vaccari SJ conclude il suo [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|parere]], parziale e molto critico, sull’opera di Maria Valtorta. Il suo giudizio come qualificatore del Sant’Uffizio, circa il valore di questi scritti, si può riassumere con l’ultima frase della sua relazione: “&#039;&#039;come interpretazione del santo Vangelo questa faraginosa opera vale zero&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;2 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Giovanni Pepe, sostituto e archivista della Sezione della Censura dei Libri del Sant’Uffizio, pubblica un durissimo [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|rapporto]] su “&#039;&#039;i « dettati » e le « visioni » della isterica Maria Valtorta di Viareggio, cui ciecamente crede il P. Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore&#039;&#039;”. In una sua lettera Maria Valtorta scrive: “&#039;&#039;Mi si disse che il 2 febbraio all’offerta dei ceri a Sua Santità Egli ripete a P. B. e a uno studente S. di M. questo suo volere: di approvare presto... e 20 giorni dopo si condannava&#039;&#039;!”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera senza data, pag. 180, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: i Consultori del Sant’Uffizio (teologi), accolgono all’unanimità la proposta del relatore di bloccare la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, si tratta di un provvedimento disciplinare di interdizione: “&#039;&#039;Si pubblichi che è proibita la stampa dell’opera, perché l’Autorità Ecclesiastica vi ha trovato degli errori, e nelle asserite visioni non vi è nessun fondamento di sopranaturale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;punto n. 2 del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|verbale delle decisioni]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;16 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: i cardinali membri del Sant&#039;Uffizio fanno proprio il parere dei Consultori e confermano il blocco dell’opera trasformandolo in decisione ufficiale del Sant’Uffizio. Nello stesso giorno, padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 16 febbraio 1949, pag. 134, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII approva le misure cautelari del decreto del Sant’Uffizio, ma non accoglie la proposta di una notificazione perché la giudica “eccessiva o superflua”&amp;lt;ref&amp;gt;nell’ultima parte del testo in latino del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|verbale delle decisioni]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Il tentativo segreto di distruzione ===&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;22 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;si tratta di una data desunta dalla lettera di Maria Valtorta, riportata precedentemente al punto del 2 febbraio 1949 della Cronologia degli eventi: “&#039;&#039;Mi si disse che il 2 febbraio&#039;&#039; […] &#039;&#039;e 20 giorni dopo si condannava!&#039;&#039;”, si presume quindi che la convocazione sia avvenuta il giorno 22 febbraio.&amp;lt;/ref&amp;gt;: padre Corrado M. Berti viene convocato&amp;lt;ref&amp;gt;assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria&amp;lt;/ref&amp;gt; da due commissari del Sant’Uffizio: [[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|mons. Giovanni Pepe]] e padre Cristoforo Bigazzi&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Non gli fu permesso parlare, ma solo di firmare la [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|sentenza del Sant’Uffizio]] e gli fu intimato di consegnare tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta: “&#039;&#039;Qui rimarranno come in un sepolcro&#039;&#039;”, disse mons. Pepe&amp;lt;ref&amp;gt;dichiarazione giurata di padre Corrado Berti: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978&amp;lt;/ref&amp;gt;. Quando Maria Valtorta non è ancora a conoscenza di questo tentativo di distruzione dell’Opera, proprio in quello stesso giorno, riceve il seguente ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 22 febbraio 1949, pag. 190, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
[Dice Gesù a Maria Valtorta:] «E tu giubila, anima mia, perché hai così il segno di essere veramente mia. Ai veramente miei do il mio segno: l’essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricorda di temere sempre sulla verità di uno che abbia veste o si professi mio servo se non lo vedi perseguitato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[...]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dio lascia fare agli ingiusti censori sino ad un punto, poi il suo furore divampa su essi nel mentre effonde la sua benignità che è trionfo del giusto sul giusto ingiustamente oppresso. L’unica cosa che ha valore è non avermi offeso ma amato, ubbidendo ad ogni mio volere. Ciò ha valore eterno. Lo hai fatto. Giubila quindi per essere segnata del segno dei veri discepoli e per il tuo futuro destino». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 22 febbraio 1949)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta viene a conoscenza della sentenza emessa dal Sant’Uffizio: “&#039;&#039;Mi hanno uccisa. È la giusta parola. Ingiustamente, indegnamente uccisa&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 23 febbraio 1949 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;. Proprio in quei giorni, padre Berti gli aveva proposto con insistenza di fare, dell’Opera soprannaturale, un’opera scientifica, al fine di poter procedere subito alla stampa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 6 aprile 1949, pag. 192, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da quel momento Maria Valtorta affiderà all’avvocato Tito Cangini di Pisa la tutela dell’Opera.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;28 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve l’avvocato Cangini e decidono di stendere una diffida all’Ordine dei Servi di Maria, affinché vigilino che il decreto emesso dal Sant’Uffizio sia rispettato e non si proceda alla stampa&amp;lt;ref&amp;gt;Appunti del sig. Arturo Bottai in calce alla lettera del 25 febbraio 1949 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera dell’8 marzo 1949, pag. 42, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Problemi interpretativi della documentazione ==&lt;br /&gt;
In seguito alla [[Petizione al papa (29 gennaio 1952)|petizione al papa]] promossa il 29 gennaio 1952 da [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|mons. Alfonso Carinci]], il Sant’Uffizio incaricò uno degli stessi sottoscrittori, [[Augustin Bea e Maria Valtorta|padre Augustin Bea]], di redigere un [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|parere]] circa la decisione da adottare in merito all’opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, tale parere concluse che non era opportuno pubblicare un’opera la cui origne soprannaturale era esclusa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, questo documento sembra indicare che una decisione definitiva non fosse ancora stata formalmente assunta in precedenza. Da ciò derivano alcune conseguenze interpretative:&lt;br /&gt;
*in primo luogo, risulta problematica la tesi secondo cui il divieto sarebbe stato già stabilito il 17 febbraio 1949 con l’approvazione del Santo Padre.&lt;br /&gt;
*in secondo luogo, si pone in discussione il fondamento delle misure adottate nel febbraio 1949, tra cui l’interrogatorio di mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio, nel quale si chiedeva a padre Berti non solo di sospendere la pubblicazione, ma anche di consegnare tutti i manoscritti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa ricostruzione contribuisce inoltre a spiegare perché l’articolo anonimo de [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L&#039;Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960]], relativo all’inserimento dell’opera nell’Indice, faccia riferimento in modo generico a ricordi di “&#039;&#039;circa dieci anni fa&#039;&#039;”. Tale espressione non appare facilmente riconducibile con precisione al 1949, né consente di affermare con certezza che la decisione del 1959 si limitasse a recepire un parere precedente non formalmente approvato dal Santo Padre.&lt;br /&gt;
== La condanna del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|sinistra|150px|Notifica di Condanna su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
Gli Scritti di Maria Valtorta, nella loro prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) furono pubblicati in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di inserire l’opera di Maria Valtorta nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]]&amp;lt;ref&amp;gt;nella sessione del 16 dicembre 1959&amp;lt;/ref&amp;gt; e la rese nota pubblicando il decreto di condanna su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960]], accompagnandolo con un articolo anonimo intitolato: “Una vita di Gesù malamente romanzata”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rileviamo come mons. Alfonso Carinci, tutore e difensore dell&#039;Opera di Maria Valtorta presso la Curia romana, termina le sue funzioni di segretario della Sacra Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; proprio il 5 gennaio 1960, il giorno precedente alla pubblicazione della notifica.&lt;br /&gt;
[[File:OR1961.png|miniatura|miniatura|150px|articolo su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 1 dicembre 1961]]&lt;br /&gt;
Nel 1961, anno della morte di Maria Valtorta, l’editore Michele Pisani realizzò una seconda edizione in 10 volumi con prefazione del dott. Luciano Raffale, Segretario generale della Società Italiana di Parapsicologia, con riferimenti biblici, note storiche e dottrinali curate da padre Corrado M. Berti, che intendeva proporre gli Scritti di Maria Valtorta come fenomeno scientifico da approfondire. La condanna viene estesa anche questa nuova edizione con un articolo anonimo pubblicato su [[L’Osservatore Romano (1 dicembre 1961)|L’Osservatore Romano del 1 dicembre 1961]]:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È in corso di pubblicazione, senza il necessario &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, un’opera in più volumi, dal titolo &#039;&#039;Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; di Maria Valtorta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si avvertono i fedeli che tale opera, la quale non ha alcun valore scientifico, riproduce la stessa materia contenuta nei quattro volumi già condannati dal S. Offizio il 16 dicembre 1959 (A.A.S. vol. LII |1960|, p 60) e perciò essa deve ritenersi parimente condannata (cfr. Can 1398 § 2 e Can. 1399 n. 5 C.I.C.).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Saint-Office - Tentative de destruction de l&#039;oeuvre de Maria Valtorta (1949)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=L%E2%80%99Osservatore_Romano_(6_gennaio_1960)&amp;diff=6863</id>
		<title>L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=L%E2%80%99Osservatore_Romano_(6_gennaio_1960)&amp;diff=6863"/>
		<updated>2026-04-02T15:49:48Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960.webp|miniatura|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 6 gennaio 1960 &#039;&#039;L&#039;Osservatore Romano&#039;&#039;, organo ufficiale della Santa Sede, pubblicava in prima pagina due interventi distinti ma strettamente correlati riguardanti l’opera di [[Maria Valtorta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella prima colonna compariva un decreto del Sant’Uffizio, datato 16 dicembre 1959, con cui si disponeva l’iscrizione dell’opera &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) all’Indice dei libri proibiti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei libri proibiti]] (&#039;&#039;Index Librorum Prohibitorum&#039;&#039;) era un elenco ufficiale pubblicato dalla Chiesa cattolica contenente opere ritenute contrarie alla fede o alla morale. Istituito nel XVI secolo e aggiornato periodicamente, aveva lo scopo di orientare i fedeli nella scelta delle letture e di prevenire la diffusione di dottrine giudicate erronee o pericolose. L’Indice fu abolito nel 1966, durante il pontificato di [[Paolo VI e Maria Valtorta|Paolo VI]], pur rimanendo il principio della responsabilità personale dei fedeli nella selezione delle letture.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell’ultima colonna a destra era invece riportato un articolo anonimo intitolato “Una vita di Gesù malamente romanzata”, che offriva un commento critico alla decisione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo non è firmato, come d’uso, ma sembra essersi ampiamente ispirato ai rapporti di [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|padre Alberto Vaccari]] e del [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|cardinale Augustin Bea]], riprendendone gli argomenti, seppure in forma attenuata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’accostamento dei due testi nella medesima pagina evidenzia una duplice modalità comunicativa: da un lato l’atto ufficiale e disciplinare dell’autorità ecclesiastica, dall’altro un intervento giornalistico volto a orientare l’interpretazione e la ricezione del provvedimento presso i lettori cattolici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Il decreto del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|sinistra|150px]]&lt;br /&gt;
Nella colonna di sinistra della prima pagina è riportata la notifica ufficiale del decreto del Sant’Uffizio, datato 16 dicembre 1959. Con tale decreto s’informava che&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 97, Centro Editoriale Valtortiano (2022) &amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«All’Indice dei libri proibiti era un’opera di quattro volumi intitolata “Il Poema di Gesù” e “Il Poema dell’Uomo-Dio”. Il titolo originario era “Il Poema di Gesù”, che era stato modificato, non appena furono divulgate le prime copie del volume primo, perché una casa editrice ne aveva rivendicato l’uso esclusivo per averlo messo ad un libro in versi già pubblicato. L’Opera aveva ripreso a diffondersi con il titolo “Il Poema dell’Uomo-Dio”. L’Opera era di autore anonimo perché la Scrittrice non doveva e non voleva essere conosciuta mentre era in vita. Il nome di Maria Valtorta non è entrato nell’Indice».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
La notifica, redatta in forma concisa e formale, non entra nel merito dettagliato delle motivazioni, ma sancisce l’autorità del giudizio ecclesiastico e la sua obbligatorietà per i fedeli. Essa si colloca nel solco della prassi disciplinare dell’epoca, che prevedeva interventi anche preventivi o cautelativi nei confronti di opere considerate potenzialmente fuorvianti sul piano dottrinale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il decreto di condanna era redatto in lingua latina, di seguito si riporta il testo del decreto del Sant’Uffizio del 16 dicembre 1959 nella versione originale, accompagnato dalla traduzione in lingua italiana:&lt;br /&gt;
&amp;lt;div style=&amp;quot;display:flex; gap:20px;&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;div style=&amp;quot;flex:1; border:1px solid #ccc; padding:10px;&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Suprema Sacra Congregatio Sancti Officii&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
DECRETUM&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Proscriptio Librorum&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feria IV, die 16 Decembris 1959.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In generali consessu Supremae Sacrae Congregationis Sancti Officii Em.mi ac Rev.mi Domini Cardinales rebus fidei ac morum tutandis praepositi, praehabito Consultorum voto, damnarunt atque in Indicem librorum prohibitorum inserendum mandarunt opus anonymum, quattuor complectens volumina, quorum primum:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Il Poema di Gesù&#039;&#039;» (Tipografia Editrice M. Pisani, Isola del Liri);&lt;br /&gt;
reliqua vero «&#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;» (Ibidem)&lt;br /&gt;
inscribuntur.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feria autem VI, die 18 eiusdem mensis et anni, SS.mus D. N. D. IOANNES Divina Providentia Pp. XXIII, in Audientia Em.mo ac Rev.mo D.no Cardinali Secretario S. Officii concessa, relatam Sibi Em.morum Patrum resolutionem adprobavit et publicari iussit.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Datum Romae, ex aedibus S. Officii, die 5 ianuarii 1960.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebastianus Masala&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Notarius&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/div&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;div style=&amp;quot;flex:1; border:1px solid #ccc; padding:10px;&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Sacra Suprema Congregazione del Sant’Uffizio&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
DECRETO&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Proscrizione di libri&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mercoledì, 16 dicembre 1959.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella riunione generale della Sacra Suprema Congregazione del Sant’Uffizio, gli Eminentissimi e Reverendissimi Signori Cardinali preposti alla tutela della fede e dei costumi, udito previamente il parere dei Consultori, condannarono e ordinarono che fosse inserita nell’Indice dei libri proibiti un’opera anonima composta di quattro volumi, il primo dei quali intitolato:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Il Poema di Gesù&#039;&#039;» (Tipografia Editrice M. Pisani, Isola del Liri);&lt;br /&gt;
mentre gli altri sono intitolati&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;» (ivi).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Venerdì, 18 dello stesso mese e anno, il Santissimo Signor Nostro Giovanni, per divina Provvidenza Papa XXIII, nell’udienza concessa all’Eminentissimo e Reverendissimo Signor Cardinale Segretario del Sant’Uffizio, approvò la decisione dei Padri Eminentissimi riferitagli e ne ordinò la pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato a Roma, dalla sede del Sant’Uffizio, il 5 gennaio 1960.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebastiano Masala&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Notaio&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/div&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;/div&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’articolo “Una vita di Gesù malamente romanzata” ==&lt;br /&gt;
Nell’ultima colonna a destra della stessa pagina, compare un articolo anonimo dal titolo “Una vita di Gesù malamente romanzata”. Il testo si presenta come un commento giornalistico alla decisione del Sant’Uffizio, con un linguaggio più discorsivo e accessibile rispetto alla notifica ufficiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo critica l’opera di Maria Valtorta descrivendola come una narrazione romanzata della vita di Gesù, priva di rigore storico e teologico. Viene sottolineato il rischio che simili scritti possano indurre i lettori a confondere elementi di fantasia con la rivelazione evangelica autentica. Il tono è deciso e orientato a scoraggiare la diffusione e la lettura dell’opera. Riproduciamo integralmente il testo dell’articolo:&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Articolo completo.webp|miniatura|200px]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;&#039;Una vita di Gesù malamente romanzata&#039;&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
In altra parte del nostro Giornale è riportato il Decreto del S. Offizio con cui viene messa all’Indice un’Opera in quattro volumi, di autore anonimo (almeno in questa stampa) edita all’Isola del Liri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pur trattando esclusivamente di argomenti religiosi, detti volumi non hanno alcun « imprimatur », come richiede il Can. 1385, § 1 n.2 C.I.C.&amp;lt;ref&amp;gt;L’articolo 1385, § 1, n. 2 del Codice di diritto canonico del 1917, in vigore al tempo di Maria Valtorta, stabiliva che nessun libro riguardante materia religiosa può essere pubblicato senza imprimatur.&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’Editore, in una breve prefazione, scrive che l’Autore, « a somiglianza di Dante, ci ha dato un’opera in cui, incorniciati da splendide descrizioni di tempi e di luoghi, si presentano innumerevoli personaggi i quali si rivolgono e ci rivolgono la loro dolce, o forte, o ammonitrice parola. Ne è risultata un’Opera umile ed imponente: l’omaggio letterario di un dolorante infermo al Grande Consolatore Gesú ».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece, ad un attentato lettore questi volumi appaiono nient’altro che una lunga, prolissa vita romanzata di Gesù.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A parte la vanitá dell’accostamento a Dante e nonostante che illustri personalitá (la cui indubbia buona fede è stata sorpresa) abbiano dato il loro appoggio alla pubblicazione, il S. Offizio ha creduto necessario metterla nell’Indice dei Libri proibiti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I motivi sono facilmente individuabili da chi abbia la certosina pazienza di leggere le quasi quattromila pagine di fitta stampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anzitutto il lettore viene colpito dalla lunghezza dei discorsi attribuiti a Gesù e alla Vergine SS.ma; dagli interminabili dialoghi tra i molteplici personaggi che popolano quelle pagine.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I quattro Vangeli ci presentano Gesú umile, riservato; i suoi discorsi sono scarni, incisivi&amp;lt;ref&amp;gt;Il Vangelo di Giovanni smentisce questa affermazione: vi si riporta infatti un discorso di 118 versetti pronunciato da Gesù la sera dell’Ultima Cena, che si estende da Giovanni 13,38 a Giovanni 17,26. Senza contare il discorso della montagna nel Vangelo di Matteo, riportato su più capitoli. Ciò non toglie nulla alle espressioni incisive di cui Gesù fa uso nel Vangelo e nell’opera di Maria Valtorta.&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma della massima efficacia. Invece in questa specie di storia romanzata, Gesù è loquace al massimo, quasi reclamistico, sempre pronto a proclamarsi Messia e Figlio di Dio&amp;lt;ref&amp;gt;Cfr. Giovanni 5,18: «Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non solo violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi così uguale a Dio».&amp;lt;/ref&amp;gt; e ad impartire lezioni di teologia con gli stessi termini che userebbe un professore dei nostri giorni&amp;lt;ref&amp;gt;Ciò è coerente con L’Evangelo come mi è stato rivelato: Gesù è la fonte e il culmine della teologia cristiana. «La teologia trae origine dalla Parola di Dio e tende a far conoscere questa Parola affinché sia amata» (cfr. &#039;&#039;Summa Theologiae&#039;&#039;, I, q. 1, a. 1).&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel racconto dei Vangeli noi ammiriamo l’umiltà ed il silenzio della Madre di Gesú; invece per l’autore (o l’autrice) di quest’opera la Vergine SS.ma ha la facondia di una moderna propagandista, è sempre presente dappertutto, è sempre pronta ad impartire lezioni di teologia mariana, aggiornatissima fino agli ultimissimi studi degli attuali specialisti in materia&amp;lt;ref&amp;gt;Padre G. M. Roschini, egli stesso membro del Sant’Uffizio e fondatore della Pontificia Facoltà Teologica “Marianum”, commenta questa affermazione che lo riguardava personalmente. Egli era infatti impegnato nella difesa dell’opera:&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960, che pubblicava una severa censura de &#039;&#039;L’Evangelo come mi è stato rivelato&#039;&#039;, riconosceva lealmente, in un breve articolo che accompagnava l’avviso di censura, che si trovano in quest’opera “lezioni di teologia mariana contrassegnate da una conoscenza completa degli studi più recenti degli specialisti attuali in materia […], lezioni di teologia scritte nei termini stessi che userebbe un professore del nostro tempo”. L’articolo insinuava inoltre che lo scrittore avesse avuto come suggeritore un dotto teologo mariano. Ciò equivaleva ad ammettere che l’opera contiene una dottrina mariana del tutto all’avanguardia: cosa innegabile! Ma è altresì innegabile che Maria Valtorta non ha mai letto un libro di mariologia, che non ha mai seguito corsi o lezioni su tale materia e che non vi è mai stato alcun teologo mariano a suggerirle ciò che ha scritto sulla Santa Vergine. La mariologia di Maria Valtorta non è una sua invenzione, questo è evidente.»&lt;br /&gt;
(Gabriele M. Roschini O.S.M., &#039;&#039;La Madonna negli scritti di Maria Valtorta&#039;&#039;, CEV, 2021, p. 27).&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il racconto si svolge lento, quasi pettegolo; vi troviamo nuovi fatti, nuove parabole, nuovi personaggi e tante, tante, donne al seguito di Gesù.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcune pagine, poi, sono piuttosto scabrose e ricordano certe descrizioni e certe scene di romanzi moderni, come, per portare solo qualche esempio, la confessione fatta a Maria da una certa Aglae, donna di cattivi costumi (vol. I, p.790 ss.)&amp;lt;ref&amp;gt;EMV 168&amp;lt;/ref&amp;gt;, il racconto poco edificante a p. 887 ss. del I vol., un balletto eseguito, non certo pudicamente, davanti a Pilato, nel Pretorio (vol. IV, p. 75)&amp;lt;ref&amp;gt;EMV 604.26&amp;lt;/ref&amp;gt;, etc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto viene spontanea una particolare riflessione: l’Opera per la sua natura e in conformità con le intenzioni dell’autore e dell’Editore, potrebbe facilmente pervenire nelle mani delle religiose e delle alunne dei loro collegi. In questo caso, la lettura di brani del genere, come quelli citati, difficilmente potrebbe essere compiuta senza pericolo o danno spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli specialisti di studi biblici vi troveranno certamente molti svarioni storici, geografici e simili&amp;lt;ref&amp;gt;Questo punto era stato esaminato dal cardinale [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|Augustin Bea]], direttore dell’Istituto Biblico Pontificio. La sua attestazione era stata depositata presso il Sant’Uffizio nel 1952.&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ma trattandosi di un… romanzo, queste invenzioni evidentemente aumentano il pittoresco e il fantastico del libro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, in mezzo a tanta ostentata cultura teologica, si possono prendere alcune… perle che non brillano certo per l’ortodossia cattolica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qua e là si esprime, circa il peccato di Adamo ed Eva, un’opinione piuttosto peregrina ed inesatta&amp;lt;ref&amp;gt;Per quanto riguarda il peccato originale, nozione fondamentale, l’affermazione risulta particolarmente vaga e imprecisa. Le affermazioni di Maria Valtorta in questo ambito sono riassunte nell’articolo dedicato o in quello che sembra essere il principale passo contestato: Peccato originale: il Serpente seduce Eva e poi Adamo.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel vol. I a pag. 63 si legge questo titolo: « Maria puó essere chiamata la &#039;&#039;secondogenita&#039;&#039; del Padre »: affermazione ripetuta nel testo alla pagina seguente. La spiegazione ne limita il significato, evitando un’autentica eresia; ma non toglie la fondata impressione che si voglia costruire una nuova mariologia, che passa facilmente i limiti della convenienza&amp;lt;ref&amp;gt;Lo stesso Pio XII, nel suo messaggio radiofonico del 13 maggio 1946, in occasione della festa di Nostra Signora di Fatima, non esita a qualificare Maria come «primogenita del Padre» (Filha primogénita do Padre). L’affermazione di Maria Valtorta è anteriore: 16 agosto 1944. San Massimiliano Kolbe si esprime in modo più preciso: «Gli esseri spirituali sono creati a immagine e somiglianza di Dio; quindi di lei (la Vergine Maria) si può dire che è Figlia di Dio» (Conferenza del 9 aprile 1938, citata in &#039;&#039;Entretiens spirituels inédits, l’Immaculée révèle l’Esprit Saint&#039;&#039;, Letheilleux, 2004, p. 51).&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel II vol. a pag. 772 si legge: « Il Paradiso è Luce, profumo e armonia. Ma se in esso non si beasse il Padre, nel contemplare la Tutta Bella che fa della Terra un paradiso, ma se il Paradiso dovesse in futuro non avere il Giglio vivo nel cui seno sono i Tre pistilli di fuoco della divina Trinità, luce, profumo, armonia, letizia del Paradiso sarebbero menomati della metà »&amp;lt;ref&amp;gt;EMV 377.4: Gesù parla di sua Madre&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui si esprime un concetto ermetico e quanto mai confuso, per fortuna; perché se si dovesse prendere alla lettera, non si salverebbe da severa censura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per finire, accenno ad un’altra affermazione strana ed imprecisa, in cui si dice della Madonna: « Tu, nel tempo che resterai sulla Terra, &#039;&#039;seconda&#039;&#039; a Pietro &#039;&#039;come gerarchia ecclesiastica&#039;&#039;… » (il corsivo è nostro. N.d.R.)&amp;lt;ref&amp;gt;EMV 455.5&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’Opera, dunque, avrebbe meritato una condanna anche se si fosse trattato soltanto di un romanzo, se non altro per motivi di irriverenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma in realtà l’intenzione dell&#039;autore pretende di piú.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scorrendo i volumi, qua e là si &#039;&#039;leggono&#039;&#039; le parole « Gesù dice… », « Maria dice… »; oppure: « Io vedo… » e simili. Anzi, verso la fine del IV volume (pag. 839) l’autore si rivela... un’autrice e scrive di essere testimone di tutto il tempo messianico e di chiamarsi Maria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste parole fanno ricordare che, circa dieci anni fa&amp;lt;ref&amp;gt;Questo riferimento, molto vago, è insolito in un documento che tratta di una condanna. Anziché fornire una data precisa, o anche solo un riferimento, l’articolo ricorre a una perifrasi che fa appello ai “ricordi”: «Queste parole fanno ricordare che, circa dieci anni fa…».&lt;br /&gt;
Una delle spiegazioni potrebbe essere il cambio di fascicolo sul caso Maria Valtorta a cui il Sant’Uffizio ha proceduto dopo la morte di Pio XII.&lt;br /&gt;
Originariamente costituito nel 1945 con il n. 355/45, è diventato 144/58 nel 1958. Il fascicolo non contiene più, a quanto pare, i riferimenti al rifiuto del Sommo Pontefice di dare seguito alla proposta di condanna del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|Sant’Uffizio del 17 febbraio 1949]]. Altrimenti l’autore dell’articolo l’avrebbe citato. Il nuovo fascicolo (che sosterrà l’inserimento nell’Indice e il primo parere del [[Benedetto XVI e Maria Valtorta|cardinale Josef Ratzinger]]) conserva invece, per quanto si può dedurre, le relazioni critiche di [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|padre Alberto Vaccari]] o l’ultima del [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|cardinale Bea]].&amp;lt;/ref&amp;gt;, giravano alcuni voluminosi dattiloscritti, che contenevano pretese visioni e rivelazioni. Consta che allora la competente Autorità Ecclesiastica aveva proibito la stampa di questi dattiloscritti ed aveva ordinato che fossero ritirati dalla circolazione&amp;lt;ref&amp;gt;Questo evento, di cui l’autore dell’articolo conserva solo un ricordo lontano, ebbe luogo [[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|martedì 22 febbraio 1949]] e riguardò [[Corrado Berti e Maria Valtorta|padre Berti]], che non era né l’autore, né l’editore, né lo stampatore dell’opera.&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora li vediamo riprodotti quasi del tutto nella presente Opera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò questa pubblica condanna della Suprema S. Congregazione è tanto piú opportuna, a motivo della grave disobbedienza.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Analisi dell’articolo&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo anonimo svolge una funzione complementare rispetto alla notifica del Sant’Uffizio. Mentre quest’ultima rappresenta l’atto giuridico e disciplinare, il testo giornalistico si configura come uno strumento di mediazione e spiegazione rivolto al pubblico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal punto di vista retorico, l’articolo utilizza una strategia critica basata su tre elementi principali:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*la delegittimazione del genere letterario adottato, definito “romanzato” in senso negativo;&lt;br /&gt;
*la sottolineatura della distanza tra narrazione privata e fonti canoniche;&lt;br /&gt;
*l’insistenza sul pericolo di confusione per i fedeli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anonimato dell’articolo, prassi non insolita per &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; dell’epoca, contribuisce a conferirgli un carattere istituzionale, pur mantenendo una distinzione formale rispetto al documento ufficiale del Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel complesso, la presenza congiunta della notifica e dell’articolo nella stessa pagina evidenzia una duplice strategia comunicativa: da un lato l’affermazione dell’autorità dottrinale, dall’altro la costruzione di un orientamento interpretativo volto a influenzare la ricezione dell’opera da parte dei fedeli e dell’opinione pubblica cattolica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Commento all’articolo&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riportiamo il commento all’articolo del dott. [[Emilio Pisani]], editore storico e curatore degli Scritti di Maria Valtorta, tratto dal libro &#039;&#039;Pro e Contro Maria Valtorta&#039;&#039;, nel capitolo “La condanna all’Indice dei Libri Proibiti”&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 98 e ss., Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
[[File:Pro e Contro Maria Valtorta - CEV.webp|miniatura|sinistra|200px|Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e Contro Maria Valtorta&#039;&#039;, Centro Editoriale Valtortiano]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
L’Opera non aveva l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, come si richiedeva per i libri che trattano di argomenti religiosi, perché il [[Sant’Uffizio e Maria Valtorta|Sant’Uffizio]], Autorità “suprema”, aveva proibito al Vescovo competente di concederlo. Mons. [[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|Michele Fontevecchia]], essendo semicieco, si faceva leggere l’Opera, in copia dattiloscritta, da Gabriella Lambertini, una missionaria della “Pro Civitate Christiana” di Assisi, e avrebbe dato il suo &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, come Ordinario della Diocesi in cui risiedeva il tipografo-editore, se il Sant’Uffizio non glielo avesse impedito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’editore, nella breve prefazione, aveva azzardato il paragone con Dante perché il lettore fosse libero di interpretare le “visioni” come finzione letteraria. L’autore dell’articolo in esame poteva ritenere “vanità” un siffatto accostamento, come anche aveva potuto criticare la forma letteraria (lungaggini, prolissità, romanzo malformato), in virtù della sua sensibilità di lettore, non in veste di revisore ecclesiastico che censura le possibili deviazioni dottrinali.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le [[Petizione al papa (29 gennaio 1952)|“illustri personalità”]], che avevano dato il loro appoggio alla pubblicazione, non meritavano l’insinuazione di essere state ingannate. Erano nomi prestigiosi di ecclesiastici e di laici. La consistenza degli attestati li mostrava consapevoli della validità dell’Opera scritta da Maria Valtorta e che essi avevano esaminato in copia dattiloscritta. Alcuni di loro avevano aiutato a diffondere i volumi appena stampati ed hanno dato prova di solidarietà all’editore dopo la messa all’Indice.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riguardo ai motivi che giustificavano la condanna all’Indice, vediamo come essi fossero “facilmente individuabili”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ancora una volta il lettore-censore puntava il dito sulle lungaggini dell’Opera, fungendo da critico letterario. Quando le metteva a confronto con la stringatezza dei Vangeli, si lasciava sfuggire grandi elogi: “lezioni di teologia con gli stessi termini che userebbe un professore dei nostri giorni” e “lezioni di teologia mariana, aggiornatissima fino agli ultimissimi studi degli attuali specialisti in materia”.&lt;br /&gt;
[[File:La Madonna negli scritti di M V - Lettera Segreteria di Stato.webp|miniatura|150px|Lettera Segreteria di Stato a padre Roschini]]&lt;br /&gt;
I Vangeli registrano alcuni casi in cui Gesù non permetteva che fosse svelata la sua natura umano-divina (il cosiddetto “segreto messianico”) ma non ne danno una spiegazione. L’Opera valtortiana, che giustamente presenta Gesù come Messia e Figlio di Dio, riferisce le circostanze in cui Gesù raccomanda di non dire chi Egli è, o di non proclamare ciò che Egli ha fatto, dandone ogni volta una motivazione appropriata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La critica sul modo di rappresentare la figura della Madre di Gesù, non sostenuta da citazione alcuna, è un evidente pregiudizio che contrasta con il maturato e documentato giudizio dell’illustre mariologo [[Gabriele Roschini e Maria Valtorta|P. Gabriele M. Roschini]], Consultore del Sant’Uffizio, il cui libro, intitolato &#039;&#039;La Madonna negli scritti di Maria Valtorta&#039;&#039;, fu ristampato con la riproduzione della lettera di apprezzamento a nome del Papa Paolo VI.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quasi tornando sui propri passi, il lettore-censore criticava ancora la forma espressiva, definendo il racconto “lento e pettegolo” senza citarne un brano e senza poterlo censurare come eretico, o blasfemo, o semplicemente irriverente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per i nuovi fatti e per le nuove parabole, riportati nell’Opera, si può rimandare al Vangelo di Giovanni (20,30&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro&#039;&#039;. [https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Gv/20/?sel=20,30&amp;amp;vs=Gv%2020,30 Gv. 20,30]&amp;lt;/ref&amp;gt; e 21,25&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere&#039;&#039;. [https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Gv/21/?sel=21,25&amp;amp;vs=Gv%2021,25 Gv. 21,25]&amp;lt;/ref&amp;gt;); e per le donne al seguito di Gesù ad un passo di Luca (8,2-3)&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità&#039;&#039; […] &#039;&#039;Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni&#039;&#039;. [https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/Lc/8/?sel=8,2&amp;amp;vs=Lc%208,2 Lc 8,2-3]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il primo giudizio morale, trovato solo a questo punto, comportava la prima citazione di alcuni esempi con il preciso rinvio al volume e alla pagina, che permetteva al lettore di andare a verificare se la loro scabrosità fosse fine a se stessa, come in “certe descrizioni e certe scene di romanzi moderni”, o se avesse una ben altra, e alta, finalità. Se si giudica in modo indiscriminato, anche la Bibbia finisce all’Indice. Tuttavia, la possibilità di un pericolo o danno spirituale, a causa delle suddette pagine, il censore la prospettava solo per una categoria di lettori: le religiose e le alunne dei loro collegi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La presenza di svarioni storici, geografici e simili era data per certa, ma non era accertata. Qualora ci fossero stati, siffatti svarioni avrebbero potuto meritare la riprovazione degli specialisti di studi biblici, non la condanna di chi è preposto a tutelare la fede e i costumi. Era per questo, forse, che il censore si risparmiava di rintracciarli.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Riappropriandosi del proprio compito, egli esplorava “in mezzo a tanta ostentata cultura teologica” (tutt’altro che un romanzo, dunque) e ne ricavava quattro “perle” (una per ogni mille pagine di fitta stampa!) che non brillerebbero di luce ortodossa. Vediamole.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La prima era “un’opinione piuttosto peregrina ed inesatta”, che non equivale ad un’opinione decisamente errata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La seconda era un’affermazione che sarebbe potuta essere eretica &#039;&#039;se&#039;&#039; la sua spiegazione non ne avesse limitato il significato (quindi, non era eretica); e sarebbe stata sconveniente &#039;&#039;se&#039;&#039; da essa fosse scaturita una nuova mariologia (quindi, non era sconveniente fino a prova contraria).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La terza era un concetto espresso in forma ermetica e confusa. Se così non fosse stato, non si sarebbe salvato da severa censura. Insomma, era incensurabile (ed egli stesso aggiungeva: per fortuna).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La quarta ed ultima era addirittura una “perla” inesistente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si trattava di un’affermazione “strana ed imprecisa” perché il censore la riportava incompleta. Se al posto dei puntini di sospensione avesse messo il completamento della frase (che dice: &#039;&#039;egli capo e tu fedele&#039;&#039;) il concetto sarebbe tornato chiaro e preciso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nessuna censura in materia di fede cristiana, ma solo tentativi di censurare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In conclusione, l’Opera non era più un romanzo e aveva meritato la condanna “per motivi di irriverenza” non precisati. Con precisione, invece, veniva dichiarato il motivo disciplinare della condanna, perché si era gravemente disobbedito all’ordine della competente Autorità Ecclesiastica di non pubblicare quell’Opera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sappiamo che il [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|Sant’Uffizio, dieci anni prima]], aveva ordinato a dei Religiosi di non pubblicare senza l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; il contenuto dei “voluminosi dattiloscritti” che essi facevano circolare. La loro riproduzione a stampa nell’Opera di quattro volumi era stata ritenuta una “grave disobbedienza”, senza tener conto che l’avvenuta pubblicazione dell’Opera era legittimata da un formale accordo tra la Scrittrice e un Editore laico.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo de &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039;, pubblicato contestualmente con il Decreto del Sant’Uffizio, aveva dato le motivazioni di una sentenza abnorme, che condannava non i colpevoli, veri o presunti, ma una innocente: l’Opera.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Osservatore Romano (06/01/1960)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
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		<updated>2026-04-02T15:20:36Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifiche relative alla formattazione del testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
Segreteria di Stato&lt;br /&gt;
N. 250075 dal Vaticano, 17 Gennaio 1974&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Reverendo Padre,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con delicato e reverente pensiero, Ella ha voluto far pervenire al Sommo Pontefice l’omaggio della copia del suo recente volume dal titolo “La Madonna negli scritti di Maria Valtorta”.&lt;br /&gt;
Apprezzando la sua pietà e il suo zelo, di cui la pubblicazione è evidente prova e pregevole risultato, il Santo Padre La ringrazia di cuore per la nuova testimonianza di devoto ossequio e Le auspica che dalla sua fatica possa raccogliere copiosi e consolanti frutti di bene spirituale.&lt;br /&gt;
Con tali paterni voti e in pegno di eletti favori del Divino Redentore, Sua Santità Le imparte volentieri la propiziatrice Benedizione Apostolica.&lt;br /&gt;
Molto grato per i voti augurali e per l’esemplare del volume a me gentilmente inviati, profitto volentieri della circostanza per confermarmi con sensi di sincero e religioso ossequio&lt;br /&gt;
della Paternità Vostra Rev.da&lt;br /&gt;
Dev.mo nel Signore&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Giovanni Benelli Sost.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Reverendo Padre&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Gabriele M. Roschini&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pontificia Facoltà Teologica “Marianum”&lt;br /&gt;
Roma&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<updated>2026-04-02T15:19:06Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: Segreteria di Stato
N. 250075 dal Vaticano, 17 Gennaio 1974

Reverendo Padre,

Con delicato e reverente pensiero, Ella ha voluto far pervenire al Sommo Pontefice l’omaggio della copia del suo recente volume dal titolo “La Madonna negli scritti di Maria Valtorta”.
Apprezzando la sua pietà e il suo zelo, di cui la pubblicazione è evidente prova e pregevole risultato, il Santo Padre La ringrazia di cuore per la nuova testimonianza di devoto ossequio e Le auspica che dalla sua fatica possa raccog...&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
Segreteria di Stato&lt;br /&gt;
N. 250075 dal Vaticano, 17 Gennaio 1974&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Reverendo Padre,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con delicato e reverente pensiero, Ella ha voluto far pervenire al Sommo Pontefice l’omaggio della copia del suo recente volume dal titolo “La Madonna negli scritti di Maria Valtorta”.&lt;br /&gt;
Apprezzando la sua pietà e il suo zelo, di cui la pubblicazione è evidente prova e pregevole risultato, il Santo Padre La ringrazia di cuore per la nuova testimonianza di devoto ossequio e Le auspica che dalla sua fatica possa raccogliere copiosi e consolanti frutti di bene spirituale.&lt;br /&gt;
Con tali paterni voti e in pegno di eletti favori del Divino Redentore, Sua Santità Le imparte volentieri la propiziatrice Benedizione Apostolica.&lt;br /&gt;
Molto grato per i voti augurali e per l’esemplare del volume a me gentilmente inviati, profitto volentieri della circostanza per confermarmi con sensi di sincero e religioso ossequio&lt;br /&gt;
della Paternità Vostra Rev.da&lt;br /&gt;
Dev.mo nel Signore&lt;br /&gt;
Giovanni Benelli Sost.&lt;br /&gt;
Reverendo Padre&lt;br /&gt;
Padre Gabriele M. Roschini&lt;br /&gt;
Pontificia Facoltà Teologica “Marianum”&lt;br /&gt;
Roma&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=File:Pro_e_Contro_Maria_Valtorta_-_CEV.webp&amp;diff=6860</id>
		<title>File:Pro e Contro Maria Valtorta - CEV.webp</title>
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		<updated>2026-04-02T13:51:25Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: Emilio Pisani, “Pro e Contro Maria Valtorta”, Centro Editoriale Valtortiano&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
Emilio Pisani, “Pro e Contro Maria Valtorta”, Centro Editoriale Valtortiano&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=L%E2%80%99Osservatore_Romano_(6_gennaio_1960)&amp;diff=6859</id>
		<title>L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=L%E2%80%99Osservatore_Romano_(6_gennaio_1960)&amp;diff=6859"/>
		<updated>2026-04-02T13:01:21Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960.webp|miniatura|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 6 gennaio 1960 &#039;&#039;L&#039;Osservatore Romano&#039;&#039;, organo ufficiale della Santa Sede, pubblicava in prima pagina due interventi distinti ma strettamente correlati riguardanti l’opera di [[Maria Valtorta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella prima colonna compariva una notifica del Sant’Uffizio, datata 16 dicembre 1959, con cui si disponeva l’iscrizione dell’opera &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) all’Indice dei libri proibiti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei libri proibiti]] (&#039;&#039;Index Librorum Prohibitorum&#039;&#039;) era un elenco ufficiale pubblicato dalla Chiesa cattolica contenente opere ritenute contrarie alla fede o alla morale. Istituito nel XVI secolo e aggiornato periodicamente, aveva lo scopo di orientare i fedeli nella scelta delle letture e di prevenire la diffusione di dottrine giudicate erronee o pericolose. L’Indice fu abolito nel 1966, durante il pontificato di [[Paolo VI e Maria Valtorta|Paolo VI]], pur rimanendo il principio della responsabilità personale dei fedeli nella selezione delle letture.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell’ultima colonna a destra era invece riportato un articolo anonimo intitolato “Una vita di Gesù malamente romanzata”, che offriva un commento critico alla decisione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo non è firmato, come d’uso, ma sembra essersi ampiamente ispirato ai rapporti di [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|padre Alberto Vaccari]] e del [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|cardinale Augustin Bea]], riprendendone gli argomenti, seppure in forma attenuata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’accostamento dei due testi nella medesima pagina evidenzia una duplice modalità comunicativa: da un lato l’atto ufficiale e disciplinare dell’autorità ecclesiastica, dall’altro un intervento giornalistico volto a orientare l’interpretazione e la ricezione del provvedimento presso i lettori cattolici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La notifica del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|150px]]&lt;br /&gt;
Nella colonna di sinistra della prima pagina è riportata la notifica ufficiale del Sant’Uffizio, datata 16 dicembre 1959. Con tale decreto si informava che&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 97, Centro Editoriale Valtortiano (2022) &amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«All’Indice dei libri proibiti era un’opera di quattro volumi intitolata “Il Poema di Gesù” e “Il Poema dell’Uomo-Dio”. Il titolo originario era “Il Poema di Gesù”, che era stato modificato, non appena furono divulgate le prime copie del volume primo, perché una casa editrice ne aveva rivendicato l’uso esclusivo per averlo messo ad un libro in versi già pubblicato. L’Opera aveva ripreso a diffondersi con il titolo “Il Poema dell’Uomo-Dio”. L’Opera era di autore anonimo perché la Scrittrice non doveva e non voleva essere conosciuta mentre era in vita. Il nome di Maria Valtorta non è entrato nell’Indice».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
La notifica, redatta in forma concisa e formale, non entra nel merito dettagliato delle motivazioni, ma sancisce l’autorità del giudizio ecclesiastico e la sua obbligatorietà per i fedeli. Essa si colloca nel solco della prassi disciplinare dell’epoca, che prevedeva interventi anche preventivi o cautelativi nei confronti di opere considerate potenzialmente fuorvianti sul piano dottrinale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La notifica di condanna era redatta in lingua latina, di seguito si riporta il testo della notifica del Sant’Uffizio del 16 dicembre 1959 nella versione originale latina, accompagnato dalla traduzione italiana:&lt;br /&gt;
&amp;lt;div style=&amp;quot;display:flex; gap:20px;&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;div style=&amp;quot;flex:1; border:1px solid #ccc; padding:10px;&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Suprema Sacra Congregatio Sancti Officii&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
DECRETUM&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Proscriptio Librorum&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feria IV, die 16 Decembris 1959.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In generali consessu Supremae Sacrae Congregationis Sancti Officii Em.mi ac Rev.mi Domini Cardinales rebus fidei ac morum tutandis praepositi, praehabito Consultorum voto, damnarunt atque in Indicem librorum prohibitorum inserendum mandarunt opus anonymum, quattuor complectens volumina, quorum primum:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Il Poema di Gesù&#039;&#039;» (Tipografia Editrice M. Pisani, Isola del Liri);&lt;br /&gt;
reliqua vero «&#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;» (Ibidem)&lt;br /&gt;
inscribuntur.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feria autem VI, die 18 eiusdem mensis et anni, SS.mus D. N. D. IOANNES Divina Providentia Pp. XXIII, in Audientia Em.mo ac Rev.mo D.no Cardinali Secretario S. Officii concessa, relatam Sibi Em.morum Patrum resolutionem adprobavit et publicari iussit.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Datum Romae, ex aedibus S. Officii, die 5 ianuarii 1960.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebastianus Masala&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Notarius&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/div&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;div style=&amp;quot;flex:1; border:1px solid #ccc; padding:10px;&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Sacra Suprema Congregazione del Sant’Uffizio&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
DECRETO&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Proscrizione di libri&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mercoledì, 16 dicembre 1959.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella riunione generale della Sacra Suprema Congregazione del Sant’Uffizio, gli Eminentissimi e Reverendissimi Signori Cardinali preposti alla tutela della fede e dei costumi, udito previamente il parere dei Consultori, condannarono e ordinarono che fosse inserita nell’Indice dei libri proibiti un’opera anonima composta di quattro volumi, il primo dei quali intitolato:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Il Poema di Gesù&#039;&#039;» (Tipografia Editrice M. Pisani, Isola del Liri);&lt;br /&gt;
mentre gli altri sono intitolati&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;» (ivi).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Venerdì, 18 dello stesso mese e anno, il Santissimo Signor Nostro Giovanni, per divina Provvidenza Papa XXIII, nell’udienza concessa all’Eminentissimo e Reverendissimo Signor Cardinale Segretario del Sant’Uffizio, approvò la decisione dei Padri Eminentissimi riferitagli e ne ordinò la pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato a Roma, dalla sede del Sant’Uffizio, il 5 gennaio 1960.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebastiano Masala&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Notaio&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/div&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;/div&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’articolo “Una vita di Gesù malamente romanzata” ==&lt;br /&gt;
Nell’ultima colonna a destra della stessa pagina, compare un articolo anonimo dal titolo “Una vita di Gesù malamente romanzata”. Il testo si presenta come un commento giornalistico alla decisione del Sant’Uffizio, con un linguaggio più discorsivo e accessibile rispetto alla notifica ufficiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo critica l’opera di Maria Valtorta descrivendola come una narrazione romanzata della vita di Gesù, priva di rigore storico e teologico. Viene sottolineato il rischio che simili scritti possano indurre i lettori a confondere elementi di fantasia con la rivelazione evangelica autentica. Il tono è deciso e orientato a scoraggiare la diffusione e la lettura dell’opera. Riproduciamo integralmente il testo dell’articolo:&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Articolo completo.webp|miniatura|200px]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;&#039;Una vita di Gesù malamente romanzata&#039;&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
In altra parte del nostro Giornale è riportato il Decreto del S. Offizio con cui viene messa all’Indice un’Opera in quattro volumi, di autore anonimo (almeno in questa stampa) edita all’Isola del Liri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pur trattando esclusivamente di argomenti religiosi, detti volumi non hanno alcun « imprimatur », come richiede il Can. 1385, § 1 n.2 C.I.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’Editore, in una breve prefazione, scrive che l’Autore, « a somiglianza di Dante, ci ha dato un’opera in cui, incorniciati da splendide descrizioni di tempi e di luoghi, si presentano innumerevoli personaggi i quali si rivolgono e ci rivolgono la loro dolce, o forte, o ammonitrice parola. Ne è risultata un’Opera umile ed imponente: l’omaggio letterario di un dolorante infermo al Grande Consolatore Gesú ».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece, ad un attentato lettore questi volumi appaiono nient’altro che una lunga, prolissa vita romanzata di Gesù.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A parte la vanitá dell’accostamento a Dante e nonostante che illustri personalitá (la cui indubbia buona fede è stata sorpresa) abbiano dato il loro appoggio alla pubblicazione, il S. Offizio ha creduto necessario metterla nell’Indice dei Libri proibiti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I motivi sono facilmente individuabili da chi abbia la certosina pazienza di leggere le quasi quattromila pagine di fitta stampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anzitutto il lettore viene colpito dalla lunghezza dei discorsi attribuiti a Gesù e alla Vergine SS.ma; dagli interminabili dialoghi tra i molteplici personaggi che popolano quelle pagine.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I quattro Vangeli ci presentano Gesú umile, riservato; i suoi discorsi sono scarni, incisivi, ma della massima efficacia. Invece in questa specie di storia romanzata, Gesù è loquace al massimo, quasi reclamistico, sempre pronto a proclamarsi Messia e Figlio di Dio e ad impartire lezioni di teologia con gli stessi termini che userebbe un professore dei nostri giorni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel racconto dei Vangeli noi ammiriamo l’umiltà ed il silenzio della Madre di Gesú; invece per l’autore (o l’autrice) di quest’opera la Vergine SS.ma ha la facondia di una moderna propagandista, è sempre presente dappertutto, è sempre pronta ad impartire lezioni di teologia mariana, aggiornatissima fino agli ultimissimi studi degli attuali specialisti in materia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il racconto si svolge lento, quasi pettegolo; vi troviamo nuovi fatti, nuove parabole, nuovi personaggi e tante, tante, donne al seguito di Gesù.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcune pagine, poi, sono piuttosto scabrose e ricordano certe descrizioni e certe scene di romanzi moderni, come, per portare solo qualche esempio, la confessione fatta a Maria da una certa Aglae, donna di cattivi costumi (vol. I, p.790 ss.), il racconto poco edificante a p. 887 ss. del I vol., un balletto eseguito, non certo pudicamente, davanti a Pilato, nel Pretorio (vol. IV, p. 75), etc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto viene spontanea una particolare riflessione: l’Opera per la sua natura e in conformità con le intenzioni dell’autore e dell’Editore, potrebbe facilmente pervenire nelle mani delle religiose e delle alunne dei loro collegi. In questo caso, la lettura di brani del genere, come quelli citati, difficilmente potrebbe essere compiuta senza pericolo o danno spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli specialisti di studi biblici vi troveranno certamente molti svarioni storici, geografici e simili. Ma trattandosi di un… romanzo, queste invenzioni evidentemente aumentano il pittoresco e il fantastico del libro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, in mezzo a tanta ostentata cultura teologica, si possono prendere alcune… perle che non brillano certo per l’ortodossia cattolica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qua e là si esprime, circa il peccato di Adamo ed Eva, un’opinione piuttosto peregrina ed inesatta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel vol. I a pag. 63 si legge questo titolo: « Maria puó essere chiamata la &#039;&#039;secondogenita&#039;&#039; del Padre »: affermazione ripetuta nel testo alla pagina seguente. La spiegazione ne limita il significato, evitando un’autentica eresia; ma non toglie la fondata impressione che si voglia costruire una nuova mariologia, che passa facilmente i limiti della convenienza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel II vol. a pag. 772 si legge: « Il Paradiso è Luce, profumo e armonia. Ma se in esso non si beasse il Padre, nel contemplare la Tutta Bella che fa della Terra un paradiso, ma se il Paradiso dovesse in futuro non avere il Giglio vivo nel cui seno sono i Tre pistilli di fuoco della divina Trinità, luce, profumo, armonia, letizia del Paradiso sarebbero menomati della metà ».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui si esprime un concetto ermetico e quanto mai confuso, per fortuna; perché se si dovesse prendere alla lettera, non si salverebbe da severa censura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per finire, accenno ad un’altra affermazione strana ed imprecisa, in cui si dice della Madonna: « Tu, nel tempo che resterai sulla Terra, &#039;&#039;seconda&#039;&#039; a Pietro &#039;&#039;come gerarchia ecclesiastica&#039;&#039;… » (il corsivo è nostro. N.d.R.).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’Opera, dunque, avrebbe meritato una condanna anche se si fosse trattato soltanto di un romanzo, se non altro per motivi di irriverenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma in realtà l’intenzione dell&#039;autore pretende di piú.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scorrendo i volumi, qua e là si &#039;&#039;leggono&#039;&#039; le parole « Gesù dice… », « Maria dice… »; oppure: « Io vedo… » e simili. Anzi, verso la fine del IV volume (pag. 839) l’autore si rivela... un’autrice e scrive di essere testimone di tutto il tempo messianico e di chiamarsi Maria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste parole fanno ricordare che, circa dieci anni fa&amp;lt;ref&amp;gt;Questo riferimento, molto vago, è insolito in un documento che tratta di una condanna. Anziché fornire una data precisa, o anche solo un riferimento, l’articolo ricorre a una perifrasi che fa appello ai “ricordi”: «Queste parole fanno ricordare che, circa dieci anni fa…».&lt;br /&gt;
Una delle spiegazioni potrebbe essere il cambio di fascicolo sul caso Maria Valtorta a cui il Sant’Uffizio ha proceduto dopo la morte di Pio XII.&lt;br /&gt;
Originariamente costituito nel 1945 con il n. 355/45, è diventato 144/58 nel 1958. Il fascicolo non contiene più, a quanto pare, i riferimenti al rifiuto del Sommo Pontefice di dare seguito alla proposta di condanna del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|Sant’Uffizio del 17 febbraio 1949]]. Altrimenti l’autore dell’articolo l’avrebbe citato. Il nuovo fascicolo (che sosterrà l’inserimento nell’Indice e il primo parere del [[Benedetto XVI e Maria Valtorta|cardinale Josef Ratzinger]]) conserva invece, per quanto si può dedurre, le relazioni critiche di [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|padre Alberto Vaccari]] o l’ultima del [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|cardinale Bea]].&amp;lt;/ref&amp;gt;, giravano alcuni voluminosi dattiloscritti, che contenevano pretese visioni e rivelazioni. Consta che allora la competente Autorità Ecclesiastica aveva proibito la stampa di questi dattiloscritti ed aveva ordinato che fossero ritirati dalla circolazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora li vediamo riprodotti quasi del tutto nella presente Opera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò questa pubblica condanna della Suprema S. Congregazione è tanto piú opportuna, a motivo della grave disobbedienza.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Osservatore Romano (06/01/1960)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=L%E2%80%99Osservatore_Romano_(6_gennaio_1960)&amp;diff=6858</id>
		<title>L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=L%E2%80%99Osservatore_Romano_(6_gennaio_1960)&amp;diff=6858"/>
		<updated>2026-04-02T11:39:25Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960.webp|miniatura|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 6 gennaio 1960 &#039;&#039;L&#039;Osservatore Romano&#039;&#039;, organo ufficiale della Santa Sede, pubblicava in prima pagina due interventi distinti ma strettamente correlati riguardanti l’opera di [[Maria Valtorta]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella prima colonna compariva una notifica del Sant’Uffizio, datata 16 dicembre 1959, con cui si disponeva l’iscrizione dell’opera &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) all’Indice dei libri proibiti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei libri proibiti]] (&#039;&#039;Index Librorum Prohibitorum&#039;&#039;) era un elenco ufficiale pubblicato dalla Chiesa cattolica contenente opere ritenute contrarie alla fede o alla morale. Istituito nel XVI secolo e aggiornato periodicamente, aveva lo scopo di orientare i fedeli nella scelta delle letture e di prevenire la diffusione di dottrine giudicate erronee o pericolose. L’Indice fu abolito nel 1966, durante il pontificato di [[Paolo VI e Maria Valtorta|Paolo VI]], pur rimanendo il principio della responsabilità personale dei fedeli nella selezione delle letture.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell’ultima colonna a destra era invece riportato un articolo anonimo intitolato “Una vita di Gesù malamente romanzata”, che offriva un commento critico alla decisione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo non è firmato, come d’uso, ma sembra essersi ampiamente ispirato ai rapporti di [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|padre Alberto Vaccari]] e del [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|cardinale Augustin Bea]], riprendendone gli argomenti, seppure in forma attenuata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’accostamento dei due testi nella medesima pagina evidenzia una duplice modalità comunicativa: da un lato l’atto ufficiale e disciplinare dell’autorità ecclesiastica, dall’altro un intervento giornalistico volto a orientare l’interpretazione e la ricezione del provvedimento presso i lettori cattolici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La notifica del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|150px]]&lt;br /&gt;
Nella colonna di sinistra della prima pagina è riportata la notifica ufficiale del Sant’Uffizio, datata 16 dicembre 1959. Con tale decreto si informava che&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 97, Centro Editoriale Valtortiano (2022) &amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«All’Indice dei libri proibiti era un’opera di quattro volumi intitolata “Il Poema di Gesù” e “Il Poema dell’Uomo-Dio”. Il titolo originario era “Il Poema di Gesù”, che era stato modificato, non appena furono divulgate le prime copie del volume primo, perché una casa editrice ne aveva rivendicato l’uso esclusivo per averlo messo ad un libro in versi già pubblicato. L’Opera aveva ripreso a diffondersi con il titolo “Il Poema dell’Uomo-Dio”. L’Opera era di autore anonimo perché la Scrittrice non doveva e non voleva essere conosciuta mentre era in vita. Il nome di Maria Valtorta non è entrato nell’Indice».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
La notifica, redatta in forma concisa e formale, non entra nel merito dettagliato delle motivazioni, ma sancisce l’autorità del giudizio ecclesiastico e la sua obbligatorietà per i fedeli. Essa si colloca nel solco della prassi disciplinare dell’epoca, che prevedeva interventi anche preventivi o cautelativi nei confronti di opere considerate potenzialmente fuorvianti sul piano dottrinale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La notifica di condanna era redatta in lingua latina, di seguito si riporta il testo della notifica del Sant’Uffizio del 16 dicembre 1959 nella versione originale latina, accompagnato dalla traduzione italiana:&lt;br /&gt;
&amp;lt;div style=&amp;quot;display:flex; gap:20px;&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;div style=&amp;quot;flex:1; border:1px solid #ccc; padding:10px;&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Suprema Sacra Congregatio Sancti Officii&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
DECRETUM&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Proscriptio Librorum&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feria IV, die 16 Decembris 1959.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In generali consessu Supremae Sacrae Congregationis Sancti Officii Em.mi ac Rev.mi Domini Cardinales rebus fidei ac morum tutandis praepositi, praehabito Consultorum voto, damnarunt atque in Indicem librorum prohibitorum inserendum mandarunt opus anonymum, quattuor complectens volumina, quorum primum:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Il Poema di Gesù&#039;&#039;» (Tipografia Editrice M. Pisani, Isola del Liri);&lt;br /&gt;
reliqua vero «&#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;» (Ibidem)&lt;br /&gt;
inscribuntur.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feria autem VI, die 18 eiusdem mensis et anni, SS.mus D. N. D. IOANNES Divina Providentia Pp. XXIII, in Audientia Em.mo ac Rev.mo D.no Cardinali Secretario S. Officii concessa, relatam Sibi Em.morum Patrum resolutionem adprobavit et publicari iussit.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Datum Romae, ex aedibus S. Officii, die 5 ianuarii 1960.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebastianus Masala&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Notarius&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/div&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;div style=&amp;quot;flex:1; border:1px solid #ccc; padding:10px;&amp;quot;&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Sacra Suprema Congregazione del Sant’Uffizio&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
DECRETO&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Proscrizione di libri&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mercoledì, 16 dicembre 1959.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nella riunione generale della Sacra Suprema Congregazione del Sant’Uffizio, gli Eminentissimi e Reverendissimi Signori Cardinali preposti alla tutela della fede e dei costumi, udito previamente il parere dei Consultori, condannarono e ordinarono che fosse inserita nell’Indice dei libri proibiti un’opera anonima composta di quattro volumi, il primo dei quali intitolato:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Il Poema di Gesù&#039;&#039;» (Tipografia Editrice M. Pisani, Isola del Liri);&lt;br /&gt;
mentre gli altri sono intitolati&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;» (ivi).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Venerdì, 18 dello stesso mese e anno, il Santissimo Signor Nostro Giovanni, per divina Provvidenza Papa XXIII, nell’udienza concessa all’Eminentissimo e Reverendissimo Signor Cardinale Segretario del Sant’Uffizio, approvò la decisione dei Padri Eminentissimi riferitagli e ne ordinò la pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dato a Roma, dalla sede del Sant’Uffizio, il 5 gennaio 1960.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebastiano Masala&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Notaio&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/div&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;/div&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’articolo “Una vita di Gesù malamente romanzata” ==&lt;br /&gt;
Nell’ultima colonna a destra della stessa pagina, compare un articolo anonimo dal titolo “Una vita di Gesù malamente romanzata”. Il testo si presenta come un commento giornalistico alla decisione del Sant’Uffizio, con un linguaggio più discorsivo e accessibile rispetto alla notifica ufficiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo critica l’opera di Maria Valtorta descrivendola come una narrazione romanzata della vita di Gesù, priva di rigore storico e teologico. Viene sottolineato il rischio che simili scritti possano indurre i lettori a confondere elementi di fantasia con la rivelazione evangelica autentica. Il tono è deciso e orientato a scoraggiare la diffusione e la lettura dell’opera. Riproduciamo integralmente il testo dell’articolo:&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Articolo completo.webp|miniatura|200px]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&amp;lt;center&amp;gt;&#039;&#039;&#039;Una vita di Gesù malamente romanzata&#039;&#039;&#039;&amp;lt;/center&amp;gt;&lt;br /&gt;
In altra parte del nostro Giornale è riportato il Decreto del S. Offizio con cui viene messa all’Indice un’Opera in quattro volumi, di autore anonimo (almeno in questa stampa) edita all’Isola del Liri.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pur trattando esclusivamente di argomenti religiosi, detti volumi non hanno alcun « imprimatur », come richiede il Can. 1385, § 1 n.2 C.I.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’Editore, in una breve prefazione, scrive che l’Autore, « a somiglianza di Dante, ci ha dato un’opera in cui, incorniciati da splendide descrizioni di tempi e di luoghi, si presentano innumerevoli personaggi i quali si rivolgono e ci rivolgono la loro dolce, o forte, o ammonitrice parola. Ne è risultata un’Opera umile ed imponente: l’omaggio letterario di un dolorante infermo al Grande Consolatore Gesú ».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Invece, ad un attentato lettore questi volumi appaiono nient’altro che una lunga, prolissa vita romanzata di Gesù.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A parte la vanitá dell’accostamento a Dante e nonostante che illustri personalitá (la cui indubbia buona fede è stata sorpresa) abbiano dato il loro appoggio alla pubblicazione, il S. Offizio ha creduto necessario metterla nell’Indice dei Libri proibiti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I motivi sono facilmente individuabili da chi abbia la certosina pazienza di leggere le quasi quattromila pagine di fitta stampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anzitutto il lettore viene colpito dalla lunghezza dei discorsi attribuiti a Gesù e alla Vergine SS.ma; dagli interminabili dialoghi tra i molteplici personaggi che popolano quelle pagine.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I quattro Vangeli ci presentano Gesú umile, riservato; i suoi discorsi sono scarni, incisivi, ma della massima efficacia. Invece in questa specie di storia romanzata, Gesù è loquace al massimo, quasi reclamistico, sempre pronto a proclamarsi Messia e Figlio di Dio e ad impartire lezioni di teologia con gli stessi termini che userebbe un professore dei nostri giorni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel racconto dei Vangeli noi ammiriamo l’umiltà ed il silenzio della Madre di Gesú; invece per l’autore (o l’autrice) di quest’opera la Vergine SS.ma ha la facondia di una moderna propagandista, è sempre presente dappertutto, è sempre pronta ad impartire lezioni di teologia mariana, aggiornatissima fino agli ultimissimi studi degli attuali specialisti in materia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il racconto si svolge lento, quasi pettegolo; vi troviamo nuovi fatti, nuove parabole, nuovi personaggi e tante, tante, donne al seguito di Gesù. Alcune pagine, poi, sono piuttosto scabrose e ricordano certe descrizioni e certe scene di romanzi moderni, come, per portare solo qualche esempio, la confessione fatta a Maria da una certa Aglae, donna di cattivi costumi (vol. I, p.790 ss.), il racconto poco edificante a p.887 ss. del I vol., un balletto eseguito, non certo pudicamente, davanti a Pilato, nel Pretorio (vol. IV, p.75), etc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto viene, spontanea una particolare riflessione: l&#039;Opera per la sua natura e in conformità con le intenzioni dell&#039;autore e dell&#039;Editore, potrebbe facilmente pervenire nelle mani delle religiose e delle alunne dei loro collegi. In questo caso, la lettura di brani del genere, come quelli citati, difficilmente potrebbe essere compiuta senza pericolo o danno spirituale. Gli specialisti di studi biblici vi troveranno certamente molti svarioni storici, geografici e simili. Ma trattandosi di un... romanzo, queste invenzioni evidentemente aumentano il pittoresco e il fantastico del libro. Ma, in mezzo a tanta ostentata cultura teologica, si possono prendere alcune... perle che non brillano certo per l&#039;ortodossia cattolica. Qua e là si esprime, circa il peccato di Adamo ed Eva, un&#039;opinione piuttosto peregrina ed inesatta. Nel vol. I a pag. 63 si legge questo titolo: &amp;quot;Maria puó essere chiamata la secondogenita del Padre&amp;quot;: affermazione ripetuta nel testo alla pagina seguente. La spiegazione ne limita il significato, evitando un&#039;autentica eresia; ma non toglie la fondata impressione che si voglia costruire una nuova mariologia, che passa facilmente i limiti della convenienza. Nel II vol. a pag. 772 si legge: &amp;quot;Il Paradiso è Luce, profumo e armonia. Ma se in esso non si beasse il Padre, nel contemplare la Tutta Bella che fa della Terra un paradiso, ma se il Paradiso dovesse in futuro non avere il Giglio vivo nel cui seno sono i Tre pistilli di fuoco della divina Trinità, luce, profumo, armonia, letizia del Paradiso sarebbero menomati della metà&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qui si esprime un concetto ermetico e quanto mai confuso, per fortuna; perché se si dovesse prendere alla lettera, non si salverebbe da severa censura. Per finire, accenno ad un&#039;altra affermazione strana ed imprecisa, in cui si dice della Madonna: &amp;quot;Tu, nel tempo che resterai sulla Terra, seconda a Pietro ”come gerarchia ecclesiastica..” (il corsivo é nostro. N.d.R.). &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L&#039;Opera, dunque, avrebbe meritato una condanna anche se si fosse trattato soltanto di un romanzo, se non altro per motivi di irriverenza. Ma in realtà l&#039;intenzione dell&#039;autore pretende di piú. Scorrendo i volumi, qua e là si leggono le parole &amp;quot;Gesù dice...&amp;quot;, &amp;quot;Maria dice...&amp;quot;; oppure: &amp;quot;Io vedo...&amp;quot; e simili. Anzi, verso la fine del IV volume (pag. 839) l&#039;autore si rivela... un&#039;autrice e scrive di essere testimone di tutto il tempo messianico e di chiamarsi Maria (Valtorta).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste parole fanno ricordare che, circa dieci anni fa&amp;lt;ref name=&amp;quot;:0&amp;quot;&amp;gt;Cette référence, très floue, est inhabituelle dans un document traitant d&#039;une condamnation. Au lieu de donner une date précise, voire une référence, l&#039;article emploie une périphrase qui en appelle aux &amp;quot;souvenirs&amp;quot;: &amp;quot;Queste parole fanno ricordare che, circa dieci anni fa (Ces mots rappellent qu&#039;il y a une dizaine d&#039;années)...&amp;quot; Une des explications peut être le changement de dossier sur le cas Maria Valtorta auquel le Saint-Office a procédé après la mort de Pie XII. Primitivement constitué en 1945 sous le n° 355/45, il est devenu 144/58 en 1958. Le dossier ne comporte plus, semble-t-il, les références au refus du Souverain Pontife de donner suite à la proposition de condamnation du Saint-Office du [[Saint-Office, relevé de décisions, (17/02/1949)|17 février 1949]]. Sinon l&#039;auteur de l&#039;article l&#039;aurait cité.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le nouveau dossier (qui étayera la mise à l&#039;Index et le premier avis du [[Benoît XVI et Maria Valtorta|cardinal Josef Ratzinger]]) conserve par contre, à ce que l&#039;on peut en déduire, les rapports critiques d&#039;[[Saint-Office, avis d&#039;Alberto Vaccari, (26/01/1949)|Alberto Vaccari]] ou le dernier du [[Saint-Office, deuxième avis du Père Augustin Bea, (17/10/1952)|cardinal Bea]].&amp;lt;/ref&amp;gt;, giravano alcuni voluminosi dattiloscritti, che contenevano pretese visioni e rivelazioni. Consta che allora la competente Autorità Ecclesiastica aveva proibito la stampa di questi dattiloscritti ed aveva ordinato che fossero ritirati dalla circolazione. Ora li vediamo riprodotti quasi del tutto nella presente Opera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò questa pubblica condanna della Suprema S. Congregazione è tanto piú opportuna, a motivo della grave disobbedienza.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Osservatore Romano (06/01/1960)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
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		<updated>2026-04-02T08:18:54Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Articolo completo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Articolo completo&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<title>L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=L%E2%80%99Osservatore_Romano_(6_gennaio_1960)&amp;diff=6856"/>
		<updated>2026-04-02T07:42:00Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960.webp|miniatura|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 6 gennaio 1960 &#039;&#039;L&#039;Osservatore Romano&#039;&#039;, organo ufficiale della Santa Sede, pubblicava in prima pagina due interventi distinti ma strettamente correlati riguardanti l’opera di Maria Valtorta. Nella prima colonna compariva una notifica del Sant’Uffizio, datata 16 dicembre 1959, con cui si disponeva l’iscrizione dell’opera all’Indice dei libri proibiti. Nell’ultima colonna a destra era invece riportato un articolo anonimo intitolato “Una vita di Gesù malamente romanzata”, che offriva un commento critico alla decisione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’accostamento dei due testi nella medesima pagina evidenzia una duplice modalità comunicativa: da un lato l’atto ufficiale e disciplinare dell’autorità ecclesiastica, dall’altro un intervento giornalistico volto a orientare l’interpretazione e la ricezione del provvedimento presso i lettori cattolici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La notifica del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|sinistra|150px|Notifica di Condanna su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
Nella colonna di sinistra della prima pagina è riportata la notifica ufficiale del Sant’Uffizio, datata 16 dicembre 1959. Con tale atto si informa che l’opera di Maria Valtorta è stata inserita nell’Indice dei libri proibiti, strumento attraverso il quale la Chiesa cattolica regolava la diffusione di testi ritenuti teologicamente o moralmente problematici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La notifica, redatta in forma concisa e formale, non entra nel merito dettagliato delle motivazioni, ma sancisce l’autorità del giudizio ecclesiastico e la sua obbligatorietà per i fedeli. Essa si colloca nel solco della prassi disciplinare dell’epoca, che prevedeva interventi anche preventivi o cautelativi nei confronti di opere considerate potenzialmente fuorvianti sul piano dottrinale. La notifica di condanna era redatta in lingua latina:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Suprema Sacra Congregatio Sancti Officii&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
DECRETUM&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Proscriptio Librorum&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feria IV, die 16 Decembris 1959.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In generali consessu Supremae Sacrae Congregationis Sancti Officii Em.mi ac Rev.mi Domini Cardinales rebus fidei ac morum tutandis praepositi, praehabito Consultorum voto, damnarunt atque in Indicem librorum prohibitorum inserendum mandarunt opus anonymum, quattuor complectens volumina, quorum primum:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Il Poema di Gesù&#039;&#039;» (Tipografia Editrice M. Pisani, Isola del&lt;br /&gt;
Liri);&lt;br /&gt;
reliqua vero&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;» (Ibidem)&lt;br /&gt;
inscribuntur.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feria autem VI, die 18 eiusdem mensis et anni, SS.mus D. N. D. IOANNES Divina Providentia Pp. XXIII, in Audientia Em.mo ac Rev.mo D.no Cardinali Secretario S. Officii concessa, relatam Sibi Em.morum Patrum resolutionem adprobavit et publicari iussit.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Datum Romae, ex aedibus S. Officii, die 5 ianuarii 1960.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebastianus Masala&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Notarius&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’articolo “Una vita di Gesù malamente romanzata” ==&lt;br /&gt;
Nell’ultima colonna a destra della stessa pagina compare un articolo anonimo dal titolo “Una vita di Gesù malamente romanzata”. Il testo si presenta come un commento giornalistico alla decisione del Sant’Uffizio, con un linguaggio più discorsivo e accessibile rispetto alla notifica ufficiale. L’articolo non è firmato, come d’uso, ma sembra essersi ampiamente ispirato ai rapporti di [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|padre Alberto Vaccari]] e del [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|cardinale Augustin Bea]], riprendendone gli argomenti, seppure in forma attenuata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’articolo critica l’opera di Maria Valtorta descrivendola come una narrazione romanzata della vita di Gesù, priva di rigore storico e teologico. Viene sottolineato il rischio che simili scritti possano indurre i lettori a confondere elementi di fantasia con la rivelazione evangelica autentica. Il tono è deciso e orientato a scoraggiare la diffusione e la lettura dell’opera.&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Osservatore Romano (06/01/1960)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=L%E2%80%99Osservatore_Romano_(6_gennaio_1960)&amp;diff=6855</id>
		<title>L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=L%E2%80%99Osservatore_Romano_(6_gennaio_1960)&amp;diff=6855"/>
		<updated>2026-04-01T18:08:27Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: Creata pagina con &amp;quot;&amp;#039;&amp;#039;L’Osservatore Romano&amp;#039;&amp;#039; del 6 Gennaio 1960 Il 6 gennaio 1960 &amp;#039;&amp;#039;L&amp;#039;Osservatore Romano&amp;#039;&amp;#039;, organo ufficiale della Santa Sede, pubblicava in prima pagina il testo di un Decreto del Sant’Uffizio del 16 dicembre 1959, che condannava un’opera letteraria e disponeva il suo inserimento nell’Indice dei libri proibiti. Si trovava sulla prima colonna ed era redatto in lingua latina: &amp;lt;blockquote&amp;gt; &amp;#039;&amp;#039;&amp;#039;Suprema Sacra...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960.webp|miniatura|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
Il 6 gennaio 1960 &#039;&#039;L&#039;Osservatore Romano&#039;&#039;, organo ufficiale della Santa Sede, pubblicava in prima pagina il testo di un Decreto del Sant’Uffizio del 16 dicembre 1959, che condannava un’opera letteraria e disponeva il suo inserimento nell’Indice dei libri proibiti. Si trovava sulla prima colonna ed era redatto in lingua latina:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Suprema Sacra Congregatio Sancti Officii&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
DECRETUM&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Proscriptio Librorum&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feria IV, die 16 Decembris 1959.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In generali consessu Supremae Sacrae Congregationis Sancti Officii Em.mi ac Rev.mi Domini Cardinales rebus fidei ac morum tutandis praepositi, praehabito Consultorum voto, damnarunt atque in Indicem librorum prohibitorum inserendum mandarunt opus anonymum, quattuor complectens volumina, quorum primum:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Il Poema di Gesù&#039;&#039;» (Tipografia Editrice M. Pisani, Isola del&lt;br /&gt;
Liri);&lt;br /&gt;
reliqua vero&lt;br /&gt;
«&#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;» (Ibidem)&lt;br /&gt;
inscribuntur.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feria autem VI, die 18 eiusdem mensis et anni, SS.mus D. N. D. IOANNES Divina Providentia Pp. XXIII, in Audientia Em.mo ac Rev.mo D.no Cardinali Secretario S. Officii concessa, relatam Sibi Em.morum Patrum resolutionem adprobavit et publicari iussit.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Datum Romae, ex aedibus S. Officii, die 5 ianuarii 1960.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebastianus Masala&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Notarius&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
La notifica era accompagnata da un articolo anonimo di commento al decreto, datato 16 dicembre 1959, relativo all’inserimento nell’Indice dei libri proibiti dell’opera sulla vita di Gesù di Maria Valtorta. L’articolo non è firmato, come d’uso, ma sembra essersi ampiamente ispirato ai rapporti di padre Alberto Vaccari e del cardinale Augustin Bea, riprendendone gli argomenti, seppure in forma attenuata.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Osservatore Romano (06/01/1960)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6854</id>
		<title>Sant’Uffizio e Maria Valtorta</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6854"/>
		<updated>2026-04-01T17:42:29Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Congregation for the Doctrine of the Faith.jpg|miniatura|Il Palazzo del Sant’Uffizio a Roma, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede]]&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio 1948, al termine di un’udienza privata concessa ai padri dell’Ordine dei Servi di Maria, promotori dell’[[Opera|opera]] di [[Maria Valtorta]], il pontefice [[Pio XII e Maria Valtorta|Pio XII]] avrebbe espresso un incoraggiamento alla pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tale giudizio, pur provenendo dalla suprema autorità ecclesiastica, ebbe carattere strettamente privato e informale, e non assunse la forma di un pronunciamento ufficiale. Lo stesso pontefice indicò ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; secondo le norme del diritto canonico.&lt;br /&gt;
L’iniziativa editoriale, resa possibile da questo orientamento, era tuttavia nota al Sant’Uffizio, che la guardava con disapprovazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A distanza di quasi un anno, [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|nel febbraio del 1949]], il Sant’Uffizio tentò di bloccare definitivamente la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, cercando di confiscare  tutti i manoscritti originali e le copie degli scritti. Un ulteriore tentativo di bloccare la pubblicazione fu avviato [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|nel 1952]], ma anch’esso non raggiunse l’esito sperato.&lt;br /&gt;
Ulteriori tentativi non furono fatti mentre papa Pio XII era ancora in vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di condannare l’opera di Maria Valtorta che era stata pubblicata nella prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La inserì nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]] con la Notifica di Condanna pubblicata su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960.]] &lt;br /&gt;
== Cronologia degli eventi ==&lt;br /&gt;
=== Antecedenti ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;13 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio emanò un decreto con cui ingiungeva al P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria di richiamare [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|padre Romualdo Migliorini]] da Viareggio e trasferirlo a Roma o in altra sede fuori dalla Toscana. Contestualmente, fu interessato l’Arcivescovo della diocesi di Lucca affinché provvedesse all’assegnazione di un nuovo confessore alla veggente, con l’incarico di vigilare e impedire la diffusione tra i fedeli dei cosiddetti “dettati” e delle “visioni” di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Santo Padre approva il decreto che venne subito eseguito&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;. Padre Migliorini viene trasferito da Viareggio a Roma e il giorno 17 marzo 1946 comunica la notizia a Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 17 marzo 1946, pag. 208, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume primo&#039;&#039;, lettera del 17 marzo 1946, pag. 84, Centro Editoriale Valtortiano (2012)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: mons. Antonio Torrini, Arcivescovo di Lucca, espresse apprezzamento per il provvedimento, dichiarando di non avere stima di padre Migliorini, che considerava “&#039;&#039;un esaltato che vede l’intervento degli angeli e dei demòni dove non sono che manifestazioni di isterismo&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;luglio 1946&#039;&#039;&#039;: il P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria chiese che padre Migliorini fosse trasferito al convento di Monte Senario, a nord di Firenze, ma la richiesta fu respinta dal Sant’Uffizio perché il luogo fu ritenuto troppo vicino a Viareggio. “&#039;&#039;E l’esaltato confessore della Valtorta rimase a Roma&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Preparativi per la pubblicazione ===&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|150px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 aprile 1948&#039;&#039;&#039;: [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|mons. Alfonso Carinci]], Segretario della Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta e accettò d’interessarsi affinchè l’approvazione dell’opera avvenisse “&#039;&#039;per il supremo interessamento del Santo Padre&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 giugno 1948&#039;&#039;&#039;: [[Corrado Berti e Maria Valtorta|padre Corrado Berti]] scrive al Santo Padre che “&#039;&#039;avendo invano bussato alla porta di numerosi episcopi&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, decide di rivolgersi a [[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|mons. Costantino Barneschi]], un vescovo del suo Ordine dei Servi di Maria.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Estate 1948&#039;&#039;&#039;: mons. Barneschi concede l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a un libretto di 32 pagine, intitolato &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; (&#039;&#039;Laboremus&#039;&#039;, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi e prenotazioni per poter realizzare la pubblicazione. L’autore degli scritti era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d&#039;Italia&#039;&#039; pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell’edizione delle opere di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 10 novembre 1948 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta annuncia a [[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]], la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre Enrico M. Gargiani procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a [[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|mons. Michele Fontevecchia]], Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Pontecorvo: “&#039;&#039;per ottenere una seconda e più valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e sale non appartenenti alla Città del Vaticano, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
=== Le prime difficoltà con il Sant’Uffizio ===&lt;br /&gt;
[[File:Logo sant’uffizio.webp|miniatura|sinistra|Palazzo del Sant’Uffizio (1514)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;24 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio si riunì e adottò un decreto con cui incaricava padre Enrico M. Gargiani, procuratore generale dei Servi di Maria, di intimare ai padri Berti e [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Migliorini]] la cessazione di ogni attività editoriale relativa agli scritti di Maria Valtorta. Contestualmente, l’insigne biblista padre Alberto Vaccari fu incaricato di redigere un [[Sant’Uffizio - parere di padre Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|parere]] autorevole sull’opera. Nella medesima sessione si deliberò inoltre di fermare “&#039;&#039;la raccolta delle adesioni e delle quote per gli abbonamenti all’opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: secondo quanto riferito da [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|mons. Giovanni Pepe]], il Santo Padre “&#039;&#039;approvò il decreto; e questo venne subito eseguito&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; ottenuto non era ritenuto conforme alle norme del Diritto Canonico in quanto mons. Barneschi era solo il vescovo “&#039;&#039;degli zulù&#039;&#039;” e non era l’Ordinario né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore dell’opera. Si minacciavano gravi sanzioni disciplinari ai padri serviti in caso di disobbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve un raro ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; da l’Eterno Padre, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; pubblica un articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” con il testo degli attuali capitoli EMV 29.1-5 e EMV 207.1-7 del “&#039;&#039;L’Evangelo come mi è stato rivelato&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;pagina 3 del &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; del 25 12 1948, Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;9 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Carinci temporeggia, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 25, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;20 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;:  Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il giorno 28 gennaio 1949 mons. Carinci mostrerà questa lettera al Santo Padre, annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli conferma che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Primo tentativo di condanna respinto dal Papa ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;26 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Alberto Vaccari SJ conclude il suo [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|parere]], parziale e molto critico, sull’opera di Maria Valtorta. Il suo giudizio come qualificatore del Sant’Uffizio, circa il valore di questi scritti, si può riassumere con l’ultima frase della sua relazione: “&#039;&#039;come interpretazione del santo Vangelo questa faraginosa opera vale zero&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;2 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Giovanni Pepe, sostituto e archivista della Sezione della Censura dei Libri del Sant’Uffizio, pubblica un durissimo [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|rapporto]] su “&#039;&#039;i « dettati » e le « visioni » della isterica Maria Valtorta di Viareggio, cui ciecamente crede il P. Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore&#039;&#039;”. In una sua lettera Maria Valtorta scrive: “&#039;&#039;Mi si disse che il 2 febbraio all’offerta dei ceri a Sua Santità Egli ripete a P. B. e a uno studente S. di M. questo suo volere: di approvare presto... e 20 giorni dopo si condannava&#039;&#039;!”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera senza data, pag. 180, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: i Consultori del Sant’Uffizio (teologi), accolgono all’unanimità la proposta del relatore di bloccare la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, si tratta di un provvedimento disciplinare di interdizione: “&#039;&#039;Si pubblichi che è proibita la stampa dell’opera, perché l’Autorità Ecclesiastica vi ha trovato degli errori, e nelle asserite visioni non vi è nessun fondamento di sopranaturale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;punto n. 2 del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|verbale delle decisioni]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;16 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: i cardinali membri del Sant&#039;Uffizio fanno proprio il parere dei Consultori e confermano il blocco dell’opera trasformandolo in decisione ufficiale del Sant’Uffizio. Nello stesso giorno, padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 16 febbraio 1949, pag. 134, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII approva le misure cautelari del decreto del Sant’Uffizio, ma non accoglie la proposta di una notificazione perché la giudica “eccessiva o superflua”&amp;lt;ref&amp;gt;nell’ultima parte del testo in latino del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|verbale delle decisioni]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Il tentativo segreto di distruzione ===&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;22 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;si tratta di una data desunta dalla lettera di Maria Valtorta, riportata precedentemente al punto del 2 febbraio 1949 della Cronologia degli eventi: “&#039;&#039;Mi si disse che il 2 febbraio&#039;&#039; […] &#039;&#039;e 20 giorni dopo si condannava!&#039;&#039;”, si presume quindi che la convocazione sia avvenuta il giorno 22 febbraio.&amp;lt;/ref&amp;gt;: padre Corrado M. Berti viene convocato&amp;lt;ref&amp;gt;assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria&amp;lt;/ref&amp;gt; da due commissari del Sant’Uffizio: [[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|mons. Giovanni Pepe]] e padre Cristoforo Bigazzi&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Non gli fu permesso parlare, ma solo di firmare la [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|sentenza del Sant’Uffizio]] e gli fu intimato di consegnare tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta: “&#039;&#039;Qui rimarranno come in un sepolcro&#039;&#039;”, disse mons. Pepe&amp;lt;ref&amp;gt;dichiarazione giurata di padre Corrado Berti: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978&amp;lt;/ref&amp;gt;. Quando Maria Valtorta non è ancora a conoscenza di questo tentativo di distruzione dell’Opera, proprio in quello stesso giorno, riceve il seguente ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 22 febbraio 1949, pag. 190, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
[Dice Gesù a Maria Valtorta:] «E tu giubila, anima mia, perché hai così il segno di essere veramente mia. Ai veramente miei do il mio segno: l’essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricorda di temere sempre sulla verità di uno che abbia veste o si professi mio servo se non lo vedi perseguitato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[...]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dio lascia fare agli ingiusti censori sino ad un punto, poi il suo furore divampa su essi nel mentre effonde la sua benignità che è trionfo del giusto sul giusto ingiustamente oppresso. L’unica cosa che ha valore è non avermi offeso ma amato, ubbidendo ad ogni mio volere. Ciò ha valore eterno. Lo hai fatto. Giubila quindi per essere segnata del segno dei veri discepoli e per il tuo futuro destino». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 22 febbraio 1949)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta viene a conoscenza della sentenza emessa dal Sant’Uffizio: “&#039;&#039;Mi hanno uccisa. È la giusta parola. Ingiustamente, indegnamente uccisa&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 23 febbraio 1949 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;. Proprio in quei giorni, padre Berti gli aveva proposto con insistenza di fare, dell’Opera soprannaturale, un’opera scientifica, al fine di poter procedere subito alla stampa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 6 aprile 1949, pag. 192, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da quel momento Maria Valtorta affiderà all’avvocato Tito Cangini di Pisa la tutela dell’Opera.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;28 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve l’avvocato Cangini e decidono di stendere una diffida all’Ordine dei Servi di Maria, affinché vigilino che il decreto emesso dal Sant’Uffizio sia rispettato e non si proceda alla stampa&amp;lt;ref&amp;gt;Appunti del sig. Arturo Bottai in calce alla lettera del 25 febbraio 1949 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera dell’8 marzo 1949, pag. 42, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
== Problemi interpretativi della documentazione ==&lt;br /&gt;
In seguito alla [[Petizione al papa (29 gennaio 1952)|petizione al papa]] promossa il 29 gennaio 1952 da [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|mons. Alfonso Carinci]], il Sant’Uffizio incaricò uno degli stessi sottoscrittori, [[Augustin Bea e Maria Valtorta|padre Augustin Bea]], di redigere un [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|parere]] circa la decisione da adottare in merito all’opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, tale parere concluse che non era opportuno pubblicare un’opera la cui origne soprannaturale era esclusa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, questo documento sembra indicare che una decisione definitiva non fosse ancora stata formalmente assunta in precedenza. Da ciò derivano alcune conseguenze interpretative:&lt;br /&gt;
*in primo luogo, risulta problematica la tesi secondo cui il divieto sarebbe stato già stabilito il 17 febbraio 1949 con l’approvazione del Santo Padre.&lt;br /&gt;
*in secondo luogo, si pone in discussione il fondamento delle misure adottate nel febbraio 1949, tra cui l’interrogatorio di mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio, nel quale si chiedeva a padre Berti non solo di sospendere la pubblicazione, ma anche di consegnare tutti i manoscritti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questa ricostruzione contribuisce inoltre a spiegare perché l’articolo anonimo de [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L&#039;Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960]], relativo all’inserimento dell’opera nell’Indice, faccia riferimento in modo generico a ricordi di “&#039;&#039;circa dieci anni fa&#039;&#039;”. Tale espressione non appare facilmente riconducibile con precisione al 1949, né consente di affermare con certezza che la decisione del 1959 si limitasse a recepire un parere precedente non formalmente approvato dal Santo Padre.&lt;br /&gt;
== La condanna del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|sinistra|150px|Notifica di Condanna su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
Gli Scritti di Maria Valtorta, nella loro prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) furono pubblicati in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di inserire l’opera di Maria Valtorta nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]]&amp;lt;ref&amp;gt;nella sessione del 16 dicembre 1959&amp;lt;/ref&amp;gt; e la rese nota pubblicando il decreto di condanna su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960]], accompagnandolo con un articolo anonimo intitolato: “Una vita di Gesù malamente romanzata”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rileviamo come mons. Alfonso Carinci, tutore e difensore dell&#039;Opera di Maria Valtorta presso la Curia romana, termina le sue funzioni di segretario della Sacra Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; proprio il 5 gennaio 1960, il giorno precedente alla pubblicazione della notifica.&lt;br /&gt;
[[File:OR1961.png|miniatura|miniatura|150px|articolo su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 1 dicembre 1961]]&lt;br /&gt;
Nel 1961, anno della morte di Maria Valtorta, l’editore Michele Pisani realizzò una seconda edizione in 10 volumi con prefazione del dott. Luciano Raffale, Segretario generale della Società Italiana di Parapsicologia, con riferimenti biblici, note storiche e dottrinali curate da padre Corrado M. Berti, che intendeva proporre gli Scritti di Maria Valtorta come fenomeno scientifico da approfondire. La condanna viene estesa anche questa nuova edizione con un articolo anonimo pubblicato su [[L’Osservatore Romano (1 dicembre 1961)|L’Osservatore Romano del 1 dicembre 1961]]:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È in corso di pubblicazione, senza il necessario &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, un’opera in più volumi, dal titolo &#039;&#039;Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; di Maria Valtorta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si avvertono i fedeli che tale opera, la quale non ha alcun valore scientifico, riproduce la stessa materia contenuta nei quattro volumi già condannati dal S. Offizio il 16 dicembre 1959 (A.A.S. vol. LII |1960|, p 60) e perciò essa deve ritenersi parimente condannata (cfr. Can 1398 § 2 e Can. 1399 n. 5 C.I.C.).&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Saint-Office - Tentative de destruction de l&#039;oeuvre de Maria Valtorta (1949)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=File:OR1961.png&amp;diff=6853</id>
		<title>File:OR1961.png</title>
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		<updated>2026-04-01T17:27:33Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: aggiunto testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;È in corso di pubblicazione, senza il necessario &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, un’opera in più volumi, dal titolo &#039;&#039;Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; di Maria Valtorta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si avvertono i fedeli che tale opera, la quale non ha alcun valore scientifico, riproduce la stessa materia contenuta nei quattro volumi già condannati dal S. Offizio il 16 dicembre 1959 (A.A.S. vol. LII |1960|, p 60) e perciò essa deve ritenersi parimente condannata (cfr. Can 1398 § 2 e Can. 1399 n. 5 C.I.C.).&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6852</id>
		<title>Sant’Uffizio e Maria Valtorta</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6852"/>
		<updated>2026-04-01T13:39:31Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Congregation for the Doctrine of the Faith.jpg|miniatura|Il Palazzo del Sant’Uffizio a Roma, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede]]&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio 1948, al termine di un’udienza privata concessa ai padri dell’Ordine dei Servi di Maria, promotori dell’[[Opera|opera]] di [[Maria Valtorta]], il pontefice [[Pio XII e Maria Valtorta|Pio XII]] avrebbe espresso un incoraggiamento alla pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tale giudizio, pur provenendo dalla suprema autorità ecclesiastica, ebbe carattere strettamente privato e informale, e non assunse la forma di un pronunciamento ufficiale. Lo stesso pontefice indicò ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; secondo le norme del diritto canonico.&lt;br /&gt;
L’iniziativa editoriale, resa possibile da questo orientamento, era tuttavia nota al Sant’Uffizio, che la guardava con disapprovazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A distanza di quasi un anno, [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|nel febbraio del 1949]], il Sant’Uffizio tentò di bloccare definitivamente la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, cercando di confiscare  tutti i manoscritti originali e le copie degli scritti. Un ulteriore tentativo di bloccare la pubblicazione fu avviato [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|nel 1952]], ma anch’esso non raggiunse l’esito sperato.&lt;br /&gt;
Ulteriori tentativi non furono fatti mentre papa Pio XII era ancora in vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di condannare l’opera di Maria Valtorta che era stata pubblicata nella prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La inserì nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]] con la Notifica di Condanna pubblicata su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960.]] &lt;br /&gt;
== Cronologia degli eventi ==&lt;br /&gt;
=== Antecedenti ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;13 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio emanò un decreto con cui ingiungeva al P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria di richiamare [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|padre Romualdo Migliorini]] da Viareggio e trasferirlo a Roma o in altra sede fuori dalla Toscana. Contestualmente, fu interessato l’Arcivescovo della diocesi di Lucca affinché provvedesse all’assegnazione di un nuovo confessore alla veggente, con l’incarico di vigilare e impedire la diffusione tra i fedeli dei cosiddetti “dettati” e delle “visioni” di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Santo Padre approva il decreto che venne subito eseguito&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;. Padre Migliorini viene trasferito da Viareggio a Roma e il giorno 17 marzo 1946 comunica la notizia a Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 17 marzo 1946, pag. 208, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume primo&#039;&#039;, lettera del 17 marzo 1946, pag. 84, Centro Editoriale Valtortiano (2012)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: mons. Antonio Torrini, Arcivescovo di Lucca, espresse apprezzamento per il provvedimento, dichiarando di non avere stima di padre Migliorini, che considerava “&#039;&#039;un esaltato che vede l’intervento degli angeli e dei demòni dove non sono che manifestazioni di isterismo&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;luglio 1946&#039;&#039;&#039;: il P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria chiese che padre Migliorini fosse trasferito al convento di Monte Senario, a nord di Firenze, ma la richiesta fu respinta dal Sant’Uffizio perché il luogo fu ritenuto troppo vicino a Viareggio. “&#039;&#039;E l’esaltato confessore della Valtorta rimase a Roma&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Preparativi per la pubblicazione ===&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|150px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 aprile 1948&#039;&#039;&#039;: [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|mons. Alfonso Carinci]], Segretario della Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta e accettò d’interessarsi affinchè l’approvazione dell’opera avvenisse “&#039;&#039;per il supremo interessamento del Santo Padre&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 giugno 1948&#039;&#039;&#039;: [[Corrado Berti e Maria Valtorta|padre Corrado Berti]] scrive al Santo Padre che “&#039;&#039;avendo invano bussato alla porta di numerosi episcopi&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, decide di rivolgersi a [[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|mons. Costantino Barneschi]], un vescovo del suo Ordine dei Servi di Maria.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Estate 1948&#039;&#039;&#039;: mons. Barneschi concede l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a un libretto di 32 pagine, intitolato &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; (&#039;&#039;Laboremus&#039;&#039;, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi e prenotazioni per poter realizzare la pubblicazione. L’autore degli scritti era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d&#039;Italia&#039;&#039; pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell’edizione delle opere di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 10 novembre 1948 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta annuncia a [[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]], la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre Enrico M. Gargiani procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a [[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|mons. Michele Fontevecchia]], Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Pontecorvo: “&#039;&#039;per ottenere una seconda e più valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e sale non appartenenti alla Città del Vaticano, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
=== Le prime difficoltà con il Sant’Uffizio ===&lt;br /&gt;
[[File:Logo sant’uffizio.webp|miniatura|sinistra|Palazzo del Sant’Uffizio (1514)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;24 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio si riunì e adottò un decreto con cui incaricava padre Enrico M. Gargiani, procuratore generale dei Servi di Maria, di intimare ai padri Berti e [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Migliorini]] la cessazione di ogni attività editoriale relativa agli scritti di Maria Valtorta. Contestualmente, l’insigne biblista padre Alberto Vaccari fu incaricato di redigere un [[Sant’Uffizio - parere di padre Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|parere]] autorevole sull’opera. Nella medesima sessione si deliberò inoltre di fermare “&#039;&#039;la raccolta delle adesioni e delle quote per gli abbonamenti all’opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: secondo quanto riferito da [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|mons. Giovanni Pepe]], il Santo Padre “&#039;&#039;approvò il decreto; e questo venne subito eseguito&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; ottenuto non era ritenuto conforme alle norme del Diritto Canonico in quanto mons. Barneschi era solo il vescovo “&#039;&#039;degli zulù&#039;&#039;” e non era l’Ordinario né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore dell’opera. Si minacciavano gravi sanzioni disciplinari ai padri serviti in caso di disobbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve un raro ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; da l’Eterno Padre, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; pubblica un articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” con il testo degli attuali capitoli EMV 29.1-5 e EMV 207.1-7 del “&#039;&#039;L’Evangelo come mi è stato rivelato&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;pagina 3 del &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; del 25 12 1948, Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;9 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Carinci temporeggia, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 25, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;20 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;:  Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il giorno 28 gennaio 1949 mons. Carinci mostrerà questa lettera al Santo Padre, annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli conferma che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Primo tentativo di condanna respinto dal Papa ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;26 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Alberto Vaccari SJ conclude il suo [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26/01/1949)|parere]], parziale e molto critico, sull’opera di Maria Valtorta. Il suo giudizio come qualificatore del Sant’Uffizio, circa il valore di questi scritti, si può riassumere con l’ultima frase della sua relazione: “&#039;&#039;come interpretazione del santo Vangelo questa faraginosa opera vale zero&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;2 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Giovanni Pepe, sostituto e archivista della Sezione della Censura dei Libri del Sant’Uffizio, pubblica un durissimo [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|rapporto]] su “&#039;&#039;i « dettati » e le « visioni » della isterica Maria Valtorta di Viareggio, cui ciecamente crede il P. Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore&#039;&#039;”. In una sua lettera Maria Valtorta scrive: “&#039;&#039;Mi si disse che il 2 febbraio all’offerta dei ceri a Sua Santità Egli ripete a P. B. e a uno studente S. di M. questo suo volere: di approvare presto... e 20 giorni dopo si condannava&#039;&#039;!”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera senza data, pag. 180, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: i Consultori del Sant’Uffizio (teologi), accolgono all’unanimità la proposta del relatore di bloccare la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, si tratta di un provvedimento disciplinare di interdizione: “&#039;&#039;Si pubblichi che è proibita la stampa dell’opera, perché l’Autorità Ecclesiastica vi ha trovato degli errori, e nelle asserite visioni non vi è nessun fondamento di sopranaturale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;punto n. 2 del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|verbale delle decisioni]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;16 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: i cardinali membri del Sant&#039;Uffizio fanno proprio il parere dei Consultori e confermano il blocco dell’opera trasformandolo in decisione ufficiale del Sant’Uffizio. Nello stesso giorno, padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 16 febbraio 1949, pag. 134, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII approva le misure cautelari del decreto del Sant’Uffizio, ma non accoglie la proposta di una notificazione perché la giudica “eccessiva o superflua”&amp;lt;ref&amp;gt;nell’ultima parte del testo in latino del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|verbale delle decisioni]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Il tentativo segreto di distruzione ===&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;22 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;si tratta di una data desunta dalla lettera di Maria Valtorta, riportata precedentemente al punto del 2 febbraio 1949 della Cronologia degli eventi: “&#039;&#039;Mi si disse che il 2 febbraio&#039;&#039; […] &#039;&#039;e 20 giorni dopo si condannava!&#039;&#039;”, si presume quindi che la convocazione sia avvenuta il giorno 22 febbraio.&amp;lt;/ref&amp;gt;: padre Corrado M. Berti viene convocato&amp;lt;ref&amp;gt;assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria&amp;lt;/ref&amp;gt; da due commissari del Sant’Uffizio: [[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|mons. Giovanni Pepe]] e padre Cristoforo Bigazzi&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Non gli fu permesso parlare, ma solo di firmare la [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|sentenza del Sant’Uffizio]] e gli fu intimato di consegnare tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta: “&#039;&#039;Qui rimarranno come in un sepolcro&#039;&#039;”, disse mons. Pepe&amp;lt;ref&amp;gt;dichiarazione giurata di padre Corrado Berti: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978&amp;lt;/ref&amp;gt;. Quando Maria Valtorta non è ancora a conoscenza di questo tentativo di distruzione dell’Opera, proprio in quello stesso giorno, riceve il seguente ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 22 febbraio 1949, pag. 190, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
[Dice Gesù a Maria Valtorta:] «E tu giubila, anima mia, perché hai così il segno di essere veramente mia. Ai veramente miei do il mio segno: l’essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricorda di temere sempre sulla verità di uno che abbia veste o si professi mio servo se non lo vedi perseguitato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[...]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dio lascia fare agli ingiusti censori sino ad un punto, poi il suo furore divampa su essi nel mentre effonde la sua benignità che è trionfo del giusto sul giusto ingiustamente oppresso. L’unica cosa che ha valore è non avermi offeso ma amato, ubbidendo ad ogni mio volere. Ciò ha valore eterno. Lo hai fatto. Giubila quindi per essere segnata del segno dei veri discepoli e per il tuo futuro destino». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 22 febbraio 1949)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta viene a conoscenza della sentenza emessa dal Sant’Uffizio: “&#039;&#039;Mi hanno uccisa. È la giusta parola. Ingiustamente, indegnamente uccisa&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 23 febbraio 1949 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;. Proprio in quei giorni, padre Berti gli aveva proposto con insistenza di fare, dell’Opera soprannaturale, un’opera scientifica, al fine di poter procedere subito alla stampa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 6 aprile 1949, pag. 192, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Da quel momento Maria Valtorta affiderà all’avvocato Tito Cangini di Pisa la tutela dell’Opera.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;28 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve l’avvocato Cangini e decidono di stendere una diffida all’Ordine dei Servi di Maria, affinché vigilino che il decreto emesso dal Sant’Uffizio sia rispettato e non si proceda alla stampa&amp;lt;ref&amp;gt;Appunti del sig. Arturo Bottai in calce alla lettera del 25 febbraio 1949 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera dell’8 marzo 1949, pag. 42, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
== Elementi di contesto ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;WORK IN PROGRESS&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
Dopo la [[Petizione al papa (29 gennaio 1952)|Petizione al papa]], promossa il 29 gennaio 1952 da mons. Alfonso Carinci, il Sant’Uffizio commissiona a uno degli stessi sootoscrittori, padre Augustin Bea, un [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|parere]] sulla decisione da prendere riguardo all’opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, esso concluderà che non è opportuno pubblicare un’opera che definisce come “ambigua”*. Questo documento, per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, dimostra che la decisione definitiva non era stata presa in precedenza. Ciò invalida di conseguenza:&lt;br /&gt;
*La tesi secondo cui la decisione di vietarlo sarebbe stata presa il 17 febbraio 1949 con l&#039;approvazione del Santo Padre.&lt;br /&gt;
*La legittimità dell&#039;interrogatorio di Mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio 1949, in cui si chiedeva a padre Berti non solo di non pubblicare l&#039;opera, ma anche di restituire i manoscritti.&lt;br /&gt;
Ciò spiega anche perché l&#039;articolo dell&#039;Osservatore Romano del 1960, che commentava l&#039;inserimento nell&#039;Indice, faccia riferimento in modo impreciso e insolito a «ricordi di circa dieci anni fa». È quindi errato tradurre questa imprecisione con «1949» e confermare che la decisione del Sant&#039;Uffizio del 1959 si riferisse solo al proprio parere, non convalidato dal Santo Padre all&#039;epoca, come di diritto.&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Saint-Office - Tentative de destruction de l&#039;oeuvre de Maria Valtorta (1949)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6851</id>
		<title>Sant’Uffizio e Maria Valtorta</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6851"/>
		<updated>2026-04-01T11:57:52Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Congregation for the Doctrine of the Faith.jpg|miniatura|Il Palazzo del Sant’Uffizio a Roma, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede]]&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio 1948, al termine di un’udienza privata concessa ai padri dell’Ordine dei Servi di Maria, promotori dell’[[Opera|opera]] di [[Maria Valtorta]], il pontefice [[Pio XII e Maria Valtorta|Pio XII]] avrebbe espresso un incoraggiamento alla pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tale giudizio, pur provenendo dalla suprema autorità ecclesiastica, ebbe carattere strettamente privato e informale, e non assunse la forma di un pronunciamento ufficiale. Lo stesso pontefice indicò ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; secondo le norme del diritto canonico.&lt;br /&gt;
L’iniziativa editoriale, resa possibile da questo orientamento, era tuttavia nota al Sant’Uffizio, che la guardava con disapprovazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A distanza di quasi un anno, [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|nel febbraio del 1949]], il Sant’Uffizio tentò di bloccare definitivamente la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, cercando di confiscare  tutti i manoscritti originali e le copie degli scritti. Un ulteriore tentativo di bloccare la pubblicazione fu avviato [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|nel 1952]], ma anch’esso non raggiunse l’esito sperato.&lt;br /&gt;
Ulteriori tentativi non furono fatti mentre papa Pio XII era ancora in vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di condannare l’opera di Maria Valtorta che era stata pubblicata nella prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La inserì nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]] con la Notifica di Condanna pubblicata su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960.]] &lt;br /&gt;
== Cronologia degli eventi ==&lt;br /&gt;
=== Antecedenti ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;13 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio emanò un decreto con cui ingiungeva al P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria di richiamare [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|padre Romualdo Migliorini]] da Viareggio e trasferirlo a Roma o in altra sede fuori dalla Toscana. Contestualmente, fu interessato l’Arcivescovo della diocesi di Lucca affinché provvedesse all’assegnazione di un nuovo confessore alla veggente, con l’incarico di vigilare e impedire la diffusione tra i fedeli dei cosiddetti “dettati” e delle “visioni” di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Santo Padre approva il decreto che venne subito eseguito&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;. Padre Migliorini viene trasferito da Viareggio a Roma e il giorno 17 marzo 1946 comunica la notizia a Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 17 marzo 1946, pag. 208, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume primo&#039;&#039;, lettera del 17 marzo 1946, pag. 84, Centro Editoriale Valtortiano (2012)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: mons. Antonio Torrini, Arcivescovo di Lucca, espresse apprezzamento per il provvedimento, dichiarando di non avere stima di padre Migliorini, che considerava “&#039;&#039;un esaltato che vede l’intervento degli angeli e dei demòni dove non sono che manifestazioni di isterismo&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;luglio 1946&#039;&#039;&#039;: il P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria chiese che padre Migliorini fosse trasferito al convento di Monte Senario, a nord di Firenze, ma la richiesta fu respinta dal Sant’Uffizio perché il luogo fu ritenuto troppo vicino a Viareggio. “&#039;&#039;E l’esaltato confessore della Valtorta rimase a Roma&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Preparativi per la pubblicazione ===&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|150px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 aprile 1948&#039;&#039;&#039;: [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|mons. Alfonso Carinci]], Segretario della Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta e accettò d’interessarsi affinchè l’approvazione dell’opera avvenisse “&#039;&#039;per il supremo interessamento del Santo Padre&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 giugno 1948&#039;&#039;&#039;: [[Corrado Berti e Maria Valtorta|padre Corrado Berti]] scrive al Santo Padre che “&#039;&#039;avendo invano bussato alla porta di numerosi episcopi&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, decide di rivolgersi a [[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|mons. Costantino Barneschi]], un vescovo del suo Ordine dei Servi di Maria.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Estate 1948&#039;&#039;&#039;: mons. Barneschi concede l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a un libretto di 32 pagine, intitolato &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; (&#039;&#039;Laboremus&#039;&#039;, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi e prenotazioni per poter realizzare la pubblicazione. L’autore degli scritti era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d&#039;Italia&#039;&#039; pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell’edizione delle opere di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 10 novembre 1948 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta annuncia a [[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]], la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre Enrico M. Gargiani procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a [[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|mons. Michele Fontevecchia]], Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Pontecorvo: “&#039;&#039;per ottenere una seconda e più valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e sale non appartenenti alla Città del Vaticano, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
=== Le prime difficoltà con il Sant’Uffizio ===&lt;br /&gt;
[[File:Logo sant’uffizio.webp|miniatura|sinistra|Palazzo del Sant’Uffizio (1514)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;24 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio si riunì e adottò un decreto con cui incaricava padre Enrico M. Gargiani, procuratore generale dei Servi di Maria, di intimare ai padri Berti e [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Migliorini]] la cessazione di ogni attività editoriale relativa agli scritti di Maria Valtorta. Contestualmente, l’insigne biblista padre Alberto Vaccari fu incaricato di redigere un [[Sant’Uffizio - parere di padre Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|parere]] autorevole sull’opera. Nella medesima sessione si deliberò inoltre di fermare “&#039;&#039;la raccolta delle adesioni e delle quote per gli abbonamenti all’opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: secondo quanto riferito da [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|mons. Giovanni Pepe]], il Santo Padre “&#039;&#039;approvò il decreto; e questo venne subito eseguito&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; ottenuto non era ritenuto conforme alle norme del Diritto Canonico in quanto mons. Barneschi era solo il vescovo “&#039;&#039;degli zulù&#039;&#039;” e non era l’Ordinario né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore dell’opera. Si minacciavano gravi sanzioni disciplinari ai padri serviti in caso di disobbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve un raro ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; da l’Eterno Padre, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; pubblica un articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” con il testo degli attuali capitoli EMV 29.1-5 e EMV 207.1-7 del “&#039;&#039;L’Evangelo come mi è stato rivelato&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;pagina 3 del &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; del 25 12 1948, Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;9 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Carinci temporeggia, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 25, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;20 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;:  Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il giorno 28 gennaio 1949 mons. Carinci mostrerà questa lettera al Santo Padre, annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli conferma che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Primo tentativo di condanna respinto dal Papa ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;26 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Alberto Vaccari SJ conclude il suo [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26/01/1949)|parere]], parziale e molto critico, sull’opera di Maria Valtorta. Il suo giudizio come qualificatore del Sant’Uffizio, circa il valore di questi scritti, si può riassumere con l’ultima frase della sua relazione: “&#039;&#039;come interpretazione del santo Vangelo questa faraginosa opera vale zero&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;2 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Giovanni Pepe, sostituto e archivista della Sezione della Censura dei Libri del Sant’Uffizio, pubblica un durissimo [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|rapporto]] su “&#039;&#039;i « dettati » e le « visioni » della isterica Maria Valtorta di Viareggio, cui ciecamente crede il P. Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore&#039;&#039;”. In una sua lettera Maria Valtorta scrive: “&#039;&#039;Mi si disse che il 2 febbraio all’offerta dei ceri a Sua Santità Egli ripete a P. B. e a uno studente S. di M. questo suo volere: di approvare presto... e 20 giorni dopo si condannava&#039;&#039;!”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera senza data, pag. 180, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: i Consultori del Sant’Uffizio (teologi), accolgono all’unanimità la proposta del relatore di bloccare la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, si tratta di un provvedimento disciplinare di interdizione: “&#039;&#039;Si pubblichi che è proibita la stampa dell’opera, perché l’Autorità Ecclesiastica vi ha trovato degli errori, e nelle asserite visioni non vi è nessun fondamento di sopranaturale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;punto n. 2 del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|verbale delle decisioni]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;16 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: i cardinali membri del Sant&#039;Uffizio fanno proprio il parere dei Consultori e confermano il blocco dell’opera trasformandolo in decisione ufficiale del Sant’Uffizio. Nello stesso giorno, padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 16 febbraio 1949, pag. 134, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII approva le misure cautelari del decreto del Sant’Uffizio, ma non accoglie la proposta di una notificazione perché la giudica “eccessiva o superflua”&amp;lt;ref&amp;gt;nell’ultima parte del testo in latino del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|verbale delle decisioni]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Il tentativo segreto di distruzione ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;martedì 22 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;si tratta di una data desunta dalla lettera di Maria Valtorta, riportata precedentemente al punto del 2 febbraio 1949 della Cronologia degli eventi: “&#039;&#039;Mi si disse che il 2 febbraio&#039;&#039; […] &#039;&#039;e 20 giorni dopo si condannava!&#039;&#039;”, si presume quindi che la convocazione sia avvenuta il giorno 22 febbraio.&amp;lt;/ref&amp;gt;: padre Corrado M. Berti viene convocato&amp;lt;ref&amp;gt;assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria&amp;lt;/ref&amp;gt; da due commissari del Sant’Uffizio: [[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|mons. Giovanni Pepe]] e padre Cristoforo Bigazzi&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Non gli fu permesso parlare, ma solo di firmare la [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|sentenza del Sant’Uffizio]] e gli fu intimato di consegnare tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta: “&#039;&#039;Qui rimarranno come in un sepolcro&#039;&#039;”, disse mons. Pepe&amp;lt;ref&amp;gt;dichiarazione giurata di padre Corrado Berti: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978&amp;lt;/ref&amp;gt;. Quando Maria Valtorta non è ancora a conoscenza di questo tentativo di distruzione dell’Opera, proprio in quello stesso giorno, riceve il seguente ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 22 febbraio 1949, pag. 190, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
[Dice Gesù a Maria Valtorta:] «E tu giubila, anima mia, perché hai così il segno di essere veramente mia. Ai veramente miei do il mio segno: l’essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricorda di temere sempre sulla verità di uno che abbia veste o si professi mio servo se non lo vedi perseguitato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[...]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Dio lascia fare agli ingiusti censori sino ad un punto, poi il suo furore divampa su essi nel mentre effonde la sua benignità che è trionfo del giusto sul giusto ingiustamente oppresso. L’unica cosa che ha valore è non avermi offeso ma amato, ubbidendo ad ogni mio volere. Ciò ha valore eterno. Lo hai fatto. Giubila quindi per essere segnata del segno dei veri discepoli e per il tuo futuro destino». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 22 febbraio 1949)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Mercoledì 23 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: giorno dell&#039;inizio della Quaresima (Mercoledì delle Ceneri), un suo amico laico andò ad annunciare a Maria Valtorta che l&#039;opera era stata condannata. Il Sant&#039;Uffizio aveva preso tutte le precauzioni affinché la notizia rimanesse segreta, ma era trapelata. Le inviava un avvocato per intimare ai Serviti di Maria di conformarsi a tale condanna. L&#039;avvocato, in quell&#039;occasione, informava Maria Valtorta di tutte le disposizioni del codice di diritto canonico che tale condanna aveva violato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;WORK IN PROGRESS&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Elementi di contesto ==&lt;br /&gt;
Nel 1952, il Sant&#039;Uffizio commissionò a padre Agostino Bea un parere sulla decisione da prendere riguardo all&#039;opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, esso concluderà che non è opportuno pubblicare un&#039;opera ambigua. Questo documento, per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, dimostra che la decisione non era stata presa in precedenza. Ciò invalida di conseguenza:&lt;br /&gt;
*La tesi secondo cui la decisione di vietarlo sarebbe stata presa il 17 febbraio 1949 con l&#039;approvazione del Santo Padre.&lt;br /&gt;
*La legittimità dell&#039;interrogatorio di Mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio 1949, in cui si chiedeva a padre Berti non solo di non pubblicare l&#039;opera, ma anche di restituire i manoscritti.&lt;br /&gt;
Ciò spiega anche perché l&#039;articolo dell&#039;Osservatore Romano del 1960, che commentava l&#039;inserimento nell&#039;Indice, faccia riferimento in modo impreciso e insolito a «ricordi di circa dieci anni fa». È quindi errato tradurre questa imprecisione con «1949» e confermare che la decisione del Sant&#039;Uffizio del 1959 si riferisse solo al proprio parere, non convalidato dal Santo Padre all&#039;epoca, come di diritto.&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Saint-Office - Tentative de destruction de l&#039;oeuvre de Maria Valtorta (1949)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6850</id>
		<title>Sant’Uffizio e Maria Valtorta</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6850"/>
		<updated>2026-03-31T18:23:19Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Congregation for the Doctrine of the Faith.jpg|miniatura|Il Palazzo del Sant’Uffizio a Roma, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede]]&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio 1948, al termine di un’udienza privata concessa ai padri dell’Ordine dei Servi di Maria, promotori dell’[[Opera|opera]] di [[Maria Valtorta]], il pontefice [[Pio XII e Maria Valtorta|Pio XII]] avrebbe espresso un incoraggiamento alla pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tale giudizio, pur provenendo dalla suprema autorità ecclesiastica, ebbe carattere strettamente privato e informale, e non assunse la forma di un pronunciamento ufficiale. Lo stesso pontefice indicò ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; secondo le norme del diritto canonico.&lt;br /&gt;
L’iniziativa editoriale, resa possibile da questo orientamento, era tuttavia nota al Sant’Uffizio, che la guardava con disapprovazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A distanza di quasi un anno, [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|nel febbraio del 1949]], il Sant’Uffizio tentò di bloccare definitivamente la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, cercando di confiscare  tutti i manoscritti originali e le copie degli scritti. Un ulteriore tentativo di bloccare la pubblicazione fu avviato [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|nel 1952]], ma anch’esso non raggiunse l’esito sperato.&lt;br /&gt;
Ulteriori tentativi non furono fatti mentre papa Pio XII era ancora in vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di condannare l’opera di Maria Valtorta che era stata pubblicata nella prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La inserì nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]] con la Notifica di Condanna pubblicata su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960.]] &lt;br /&gt;
== Cronologia degli eventi ==&lt;br /&gt;
=== Antecedenti ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;13 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio emanò un decreto con cui ingiungeva al P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria di richiamare [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|padre Romualdo Migliorini]] da Viareggio e trasferirlo a Roma o in altra sede fuori dalla Toscana. Contestualmente, fu interessato l’Arcivescovo della diocesi di Lucca affinché provvedesse all’assegnazione di un nuovo confessore alla veggente, con l’incarico di vigilare e impedire la diffusione tra i fedeli dei cosiddetti “dettati” e delle “visioni” di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Santo Padre approva il decreto che venne subito eseguito&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;. Padre Migliorini viene trasferito da Viareggio a Roma e il giorno 17 marzo 1946 comunica la notizia a Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 17 marzo 1946, pag. 208, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume primo&#039;&#039;, lettera del 17 marzo 1946, pag. 84, Centro Editoriale Valtortiano (2012)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: mons. Antonio Torrini, Arcivescovo di Lucca, espresse apprezzamento per il provvedimento, dichiarando di non avere stima di padre Migliorini, che considerava “&#039;&#039;un esaltato che vede l’intervento degli angeli e dei demòni dove non sono che manifestazioni di isterismo&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;luglio 1946&#039;&#039;&#039;: il P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria chiese che padre Migliorini fosse trasferito al convento di Monte Senario, a nord di Firenze, ma la richiesta fu respinta dal Sant’Uffizio perché il luogo fu ritenuto troppo vicino a Viareggio. “&#039;&#039;E l’esaltato confessore della Valtorta rimase a Roma&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Preparativi per la pubblicazione ===&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|150px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 aprile 1948&#039;&#039;&#039;: [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|mons. Alfonso Carinci]], Segretario della Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta e accettò d’interessarsi affinchè l’approvazione dell’opera avvenisse “&#039;&#039;per il supremo interessamento del Santo Padre&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 giugno 1948&#039;&#039;&#039;: [[Corrado Berti e Maria Valtorta|padre Corrado Berti]] scrive al Santo Padre che “&#039;&#039;avendo invano bussato alla porta di numerosi episcopi&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, decide di rivolgersi a [[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|mons. Costantino Barneschi]], un vescovo del suo Ordine dei Servi di Maria.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Estate 1948&#039;&#039;&#039;: mons. Barneschi concede l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a un libretto di 32 pagine, intitolato &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; (&#039;&#039;Laboremus&#039;&#039;, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi e prenotazioni per poter realizzare la pubblicazione. L’autore degli scritti era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d&#039;Italia&#039;&#039; pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell’edizione delle opere di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 10 novembre 1948 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta annuncia a [[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]], la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre Enrico M. Gargiani procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a [[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|mons. Michele Fontevecchia]], Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Pontecorvo: “&#039;&#039;per ottenere una seconda e più valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e sale non appartenenti alla Città del Vaticano, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
=== Le prime difficoltà con il Sant’Uffizio ===&lt;br /&gt;
[[File:Logo sant’uffizio.webp|miniatura|sinistra|Palazzo del Sant’Uffizio (1514)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;24 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio si riunì e adottò un decreto con cui incaricava padre Enrico M. Gargiani, procuratore generale dei Servi di Maria, di intimare ai padri Berti e [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Migliorini]] la cessazione di ogni attività editoriale relativa agli scritti di Maria Valtorta. Contestualmente, l’insigne biblista padre Alberto Vaccari fu incaricato di redigere un [[Sant’Uffizio - parere di padre Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|parere]] autorevole sull’opera. Nella medesima sessione si deliberò inoltre di fermare “&#039;&#039;la raccolta delle adesioni e delle quote per gli abbonamenti all’opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: secondo quanto riferito da [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|mons. Giovanni Pepe]], il Santo Padre “&#039;&#039;approvò il decreto; e questo venne subito eseguito&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; ottenuto non era ritenuto conforme alle norme del Diritto Canonico in quanto mons. Barneschi era solo il vescovo “&#039;&#039;degli zulù&#039;&#039;” e non era l’Ordinario né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore dell’opera. Si minacciavano gravi sanzioni disciplinari ai padri serviti in caso di disobbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve un raro ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; da l’Eterno Padre, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; pubblica un articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” con il testo degli attuali capitoli EMV 29.1-5 e EMV 207.1-7 del “&#039;&#039;L’Evangelo come mi è stato rivelato&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;pagina 3 del &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; del 25 12 1948, Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;9 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Carinci temporeggia, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 25, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;20 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;:  Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il giorno 28 gennaio 1949 mons. Carinci mostrerà questa lettera al Santo Padre, annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli conferma che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Primo tentativo di condanna respinto dal Papa ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;26 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Alberto Vaccari SJ conclude il suo [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26/01/1949)|parere]], parziale e molto critico, sull’opera di Maria Valtorta. Il suo giudizio come qualificatore del Sant’Uffizio, circa il valore di questi scritti, si può riassumere con l’ultima frase della sua relazione: “&#039;&#039;come interpretazione del santo Vangelo questa faraginosa opera vale zero&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;2 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Giovanni Pepe, sostituto e archivista della Sezione della Censura dei Libri del Sant’Uffizio, pubblica un durissimo [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|rapporto]] su “&#039;&#039;i « dettati » e le « visioni » della isterica Maria Valtorta di Viareggio, cui ciecamente crede il P. Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore&#039;&#039;”. In una sua lettera Maria Valtorta scrive: “&#039;&#039;Mi si disse che il 2 febbraio all’offerta dei ceri a Sua Santità Egli ripete a P. B. e a uno studente S. di M. questo suo volere: di approvare presto... e 20 giorni dopo si condannava&#039;&#039;!”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera senza data, pag. 180, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: i Consultori del Sant’Uffizio (teologi), accolgono all’unanimità la proposta del relatore di bloccare la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, si tratta di un provvedimento disciplinare di interdizione: “&#039;&#039;Si pubblichi che è proibita la stampa dell’opera, perché l’Autorità Ecclesiastica vi ha trovato degli errori, e nelle asserite visioni non vi è nessun fondamento di sopranaturale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;punto n. 2 del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|verbale delle decisioni]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;16 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: i cardinali membri del Sant&#039;Uffizio fanno proprio il parere dei Consultori e confermano il blocco dell’opera trasformandolo in decisione ufficiale del Sant’Uffizio. Nello stesso giorno, padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 16 febbraio 1949, pag. 134, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII approva le misure cautelari del decreto del Sant’Uffizio, ma non accoglie la proposta di una notificazione perché la giudica “eccessiva o superflua”&amp;lt;ref&amp;gt;ultima parte del testo in latino del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|verbale delle decisioni]]&amp;lt;/ref&amp;gt;..&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;WORK IN PROGRESS&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Il Tentativo segreto di distruzione ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;martedì 22 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Berti viene convocato da due censori, monsignor Giovanni Pepe, responsabile della censura dei libri, e padre Girolamo Berruti. Non gli è permesso parlare, ma solo firmare la lettera del Sant’Uffizio e consegnare i manoscritti in suo possesso. «Qui rimarranno come in una tomba», dice mons. Pepe. In quel momento, mentre Maria Valtorta non è a conoscenza di questo tentativo di distruzione, Gesù commenta profeticamente: «Quanto a te, gioisci, anima mia, perché così hai il segno che sei veramente mia. A coloro che mi appartengono, do il mio segno: essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricordati: interrogati sempre sulla verità delle persone che si fingono miei servitori o lo professano, se non le vedi perseguitate».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Mercoledì 23 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: giorno dell&#039;inizio della Quaresima (Mercoledì delle Ceneri), un suo amico laico andò ad annunciare a Maria Valtorta che l&#039;opera era stata condannata. Il Sant&#039;Uffizio aveva preso tutte le precauzioni affinché la notizia rimanesse segreta, ma era trapelata. Le inviava un avvocato per intimare ai Serviti di Maria di conformarsi a tale condanna. L&#039;avvocato, in quell&#039;occasione, informava Maria Valtorta di tutte le disposizioni del codice di diritto canonico che tale condanna aveva violato.&lt;br /&gt;
== Elementi di contesto ==&lt;br /&gt;
Nel 1952, il Sant&#039;Uffizio commissionò a padre Agostino Bea un parere sulla decisione da prendere riguardo all&#039;opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, esso concluderà che non è opportuno pubblicare un&#039;opera ambigua. Questo documento, per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, dimostra che la decisione non era stata presa in precedenza. Ciò invalida di conseguenza:&lt;br /&gt;
*La tesi secondo cui la decisione di vietarlo sarebbe stata presa il 17 febbraio 1949 con l&#039;approvazione del Santo Padre.&lt;br /&gt;
*La legittimità dell&#039;interrogatorio di Mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio 1949, in cui si chiedeva a padre Berti non solo di non pubblicare l&#039;opera, ma anche di restituire i manoscritti.&lt;br /&gt;
Ciò spiega anche perché l&#039;articolo dell&#039;Osservatore Romano del 1960, che commentava l&#039;inserimento nell&#039;Indice, faccia riferimento in modo impreciso e insolito a «ricordi di circa dieci anni fa». È quindi errato tradurre questa imprecisione con «1949» e confermare che la decisione del Sant&#039;Uffizio del 1959 si riferisse solo al proprio parere, non convalidato dal Santo Padre all&#039;epoca, come di diritto.&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Saint-Office - Tentative de destruction de l&#039;oeuvre de Maria Valtorta (1949)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6849</id>
		<title>Sant’Uffizio e Maria Valtorta</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6849"/>
		<updated>2026-03-31T13:48:04Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Congregation for the Doctrine of the Faith.jpg|miniatura|Il Palazzo del Sant’Uffizio a Roma, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede]]&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio 1948, al termine di un’udienza privata concessa ai padri dell’Ordine dei Servi di Maria, promotori dell’[[Opera|opera]] di [[Maria Valtorta]], il pontefice [[Pio XII e Maria Valtorta|Pio XII]] avrebbe espresso un incoraggiamento alla pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tale giudizio, pur provenendo dalla suprema autorità ecclesiastica, ebbe carattere strettamente privato e informale, e non assunse la forma di un pronunciamento ufficiale. Lo stesso pontefice indicò ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; secondo le norme del diritto canonico.&lt;br /&gt;
L’iniziativa editoriale, resa possibile da questo orientamento, era tuttavia nota al Sant’Uffizio, che la guardava con disapprovazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A distanza di quasi un anno, [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|nel febbraio del 1949]], il Sant’Uffizio tentò di bloccare definitivamente la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, cercando di confiscare  tutti i manoscritti originali e le copie degli scritti. Un ulteriore tentativo di bloccare la pubblicazione fu avviato [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|nel 1952]], ma anch’esso non raggiunse l’esito sperato.&lt;br /&gt;
Ulteriori tentativi non furono fatti mentre papa Pio XII era ancora in vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di condannare l’opera di Maria Valtorta che era stata pubblicata nella prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La inserì nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]] con la Notifica di Condanna pubblicata su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960.]] &lt;br /&gt;
== Cronologia degli eventi ==&lt;br /&gt;
=== Antecedenti ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;13 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio emanò un decreto con cui ingiungeva al P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria di richiamare [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|padre Romualdo Migliorini]] da Viareggio e trasferirlo a Roma o in altra sede fuori dalla Toscana. Contestualmente, fu interessato l’Arcivescovo della diocesi di Lucca affinché provvedesse all’assegnazione di un nuovo confessore alla veggente, con l’incarico di vigilare e impedire la diffusione tra i fedeli dei cosiddetti “dettati” e delle “visioni” di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Santo Padre approva il decreto che venne subito eseguito&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;. Padre Migliorini viene trasferito a Roma e il giorno 17 marzo 1946 comunica la notizia a Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 17 marzo 1946, pag. 208, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume primo&#039;&#039;, lettera del 17 marzo 1946, pag. 84, Centro Editoriale Valtortiano (2012)&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: mons. Antonio Torrini, Arcivescovo di Lucca, espresse apprezzamento per il provvedimento, dichiarando di non avere stima di padre Migliorini, che considerava “&#039;&#039;un esaltato che vede l’intervento degli angeli e dei demòni dove non sono che manifestazioni di isterismo&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;luglio 1946&#039;&#039;&#039;: il P. Generale dell’Ordine dei Servi di Maria chiese che padre Migliorini fosse trasferito al convento di Monte Senario, a nord di Firenze, ma la richiesta fu respinta dal Sant’Uffizio perché il luogo fu ritenuto troppo vicino a Viareggio. “&#039;&#039;E l’esaltato confessore della Valtorta rimase a Roma&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Preparativi per la pubblicazione ===&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|150px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 aprile 1948&#039;&#039;&#039;: [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|mons. Alfonso Carinci]], Segretario della Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta e accettò d’interessarsi affinchè l’approvazione dell’opera avvenisse “&#039;&#039;per il supremo interessamento del Santo Padre&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 giugno 1948&#039;&#039;&#039;: [[Corrado Berti e Maria Valtorta|padre Corrado Berti]] scrive al Santo Padre che “&#039;&#039;avendo invano bussato alla porta di numerosi episcopi&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, decide di rivolgersi a [[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|mons. Costantino Barneschi]], un vescovo del suo Ordine dei Servi di Maria.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Estate 1948&#039;&#039;&#039;: mons. Barneschi concede l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a un libretto di 32 pagine, intitolato &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; (&#039;&#039;Laboremus&#039;&#039;, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi e prenotazioni per poter realizzare la pubblicazione. L’autore degli scritti era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d&#039;Italia&#039;&#039; pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell’edizione delle opere di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 10 novembre 1948 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta annuncia a [[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]], la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre Enrico M. Gargiani procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a [[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|mons. Michele Fontevecchia]], Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Pontecorvo: “&#039;&#039;per ottenere una seconda e più valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e sale non appartenenti alla Città del Vaticano, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
=== Le prime difficoltà con il Sant’Uffizio ===&lt;br /&gt;
[[File:Logo sant’uffizio.webp|miniatura|sinistra|Palazzo del Sant’Uffizio (1514)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;24 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio si riunì e adottò un decreto con cui incaricava padre Enrico M. Gargiani, procuratore generale dei Servi di Maria, di intimare ai padri Berti e [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Migliorini]] la cessazione di ogni attività editoriale relativa agli scritti di Maria Valtorta. Contestualmente, l’insigne biblista padre Alberto Vaccari fu incaricato di redigere un [[Sant’Uffizio - parere di padre Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|parere]] autorevole sull’opera. Nella medesima sessione si deliberò inoltre di fermare “&#039;&#039;la raccolta delle adesioni e delle quote per gli abbonamenti all’opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: secondo quanto riferito da [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|mons. Giovanni Pepe]], il Santo Padre “&#039;&#039;approvò il decreto; e questo venne subito eseguito&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; ottenuto non era ritenuto conforme alle norme del Diritto Canonico in quanto mons. Barneschi era solo il vescovo “&#039;&#039;degli zulù&#039;&#039;” e non era l’Ordinario né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore dell’opera. Si minacciavano gravi sanzioni disciplinari ai padri serviti in caso di disobbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve un raro ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; da l’Eterno Padre, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; pubblica un articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” con il testo degli attuali capitoli EMV 29.1-5 e EMV 207.1-7 del “&#039;&#039;L’Evangelo come mi è stato rivelato&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;pagina 3 del &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; del 25 12 1948, Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;9 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Carinci temporeggia, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 25, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;20 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;:  Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il giorno 28 gennaio 1949 mons. Carinci mostrerà questa lettera al Santo Padre, annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli conferma che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Primo tentativo di condanna respinto dal Papa ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;26 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Alberto Vaccari SJ conclude il suo [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26/01/1949)|parere]], parziale e molto critico, sull’opera di Maria Valtorta. Il suo giudizio come qualificatore del Sant’Uffizio, circa il valore di questi scritti, si può riassumere con l’ultima frase della sua relazione: “&#039;&#039;come interpretazione del santo Vangelo questa faraginosa opera vale zero&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;2 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Giovanni Pepe, sostituto e archivista della Sezione della Censura dei Libri del Sant’Uffizio, pubblica un durissimo [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|rapporto]] su “&#039;&#039;i « dettati » e le « visioni » della isterica Maria Valtorta di Viareggio, cui ciecamente crede il P. Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore&#039;&#039;”. In una sua lettera Maria Valtorta scrive: “&#039;&#039;Mi si disse che il 2 febbraio all’offerta dei ceri a Sua Santità Egli ripete a P. B. e a uno studente S. di M. questo suo volere: di approvare presto... e 20 giorni dopo si condannava&#039;&#039;!”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera senza data, pag. 180, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: i Consultori del Sant’Uffizio decidono di bloccare la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, si tratta di un provvedimento disciplinare di interdizione: “&#039;&#039;Si pubblichi che è proibita la stampa dell’opera, perché l’Autorità Ecclesiastica vi ha trovato degli errori, e nelle asserite visioni non vi è nessun fondamento di sopranaturale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;punto n. 2 del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|verbale delle decisioni]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII approva il decreto ma giudicò eccessiva (o superflua) la pubblicazione di una notificazione, la quale tuttavia potrà essere fatta se coloro di cui si tratta non obbediranno. All’occorrenza, a chi interroghi si potrà rispondere che l’edizione del libro è stata interdetta dal Sant’Uffizio a motivo di errori&amp;lt;ref&amp;gt;traduzione dal latino dell’ultima parte del [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|documento]]&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;WORK IN PROGRESS&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;16 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto. Lo stesso giorno, la direzione del Sant&#039;Uffizio, dal canto suo, conferma la condanna.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: il Santo Padre non accoglie la proposta di condanna, che giudica «eccessiva e superflua», ma approva le altre misure cautelari.&lt;br /&gt;
=== Tentativo segreto di distruzione ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;martedì 22 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Berti viene convocato da due censori, monsignor Giovanni Pepe, responsabile della censura dei libri, e padre Girolamo Berruti. Non gli è permesso parlare, ma solo firmare la lettera del Sant’Uffizio e consegnare i manoscritti in suo possesso. «Qui rimarranno come in una tomba», dice mons. Pepe. In quel momento, mentre Maria Valtorta non è a conoscenza di questo tentativo di distruzione, Gesù commenta profeticamente: «Quanto a te, gioisci, anima mia, perché così hai il segno che sei veramente mia. A coloro che mi appartengono, do il mio segno: essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricordati: interrogati sempre sulla verità delle persone che si fingono miei servitori o lo professano, se non le vedi perseguitate».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Mercoledì 23 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: giorno dell&#039;inizio della Quaresima (Mercoledì delle Ceneri), un suo amico laico andò ad annunciare a Maria Valtorta che l&#039;opera era stata condannata. Il Sant&#039;Uffizio aveva preso tutte le precauzioni affinché la notizia rimanesse segreta, ma era trapelata. Le inviava un avvocato per intimare ai Serviti di Maria di conformarsi a tale condanna. L&#039;avvocato, in quell&#039;occasione, informava Maria Valtorta di tutte le disposizioni del codice di diritto canonico che tale condanna aveva violato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Elementi di contesto ==&lt;br /&gt;
Nel 1952, il Sant&#039;Uffizio commissionò a padre Agostino Bea un parere sulla decisione da prendere riguardo all&#039;opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, esso concluderà che non è opportuno pubblicare un&#039;opera ambigua. Questo documento, per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, dimostra che la decisione non era stata presa in precedenza. Ciò invalida di conseguenza:&lt;br /&gt;
*La tesi secondo cui la decisione di vietarlo sarebbe stata presa il 17 febbraio 1949 con l&#039;approvazione del Santo Padre.&lt;br /&gt;
*La legittimità dell&#039;interrogatorio di Mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio 1949, in cui si chiedeva a padre Berti non solo di non pubblicare l&#039;opera, ma anche di restituire i manoscritti.&lt;br /&gt;
Ciò spiega anche perché l&#039;articolo dell&#039;Osservatore Romano del 1960, che commentava l&#039;inserimento nell&#039;Indice, faccia riferimento in modo impreciso e insolito a «ricordi di circa dieci anni fa». È quindi errato tradurre questa imprecisione con «1949» e confermare che la decisione del Sant&#039;Uffizio del 1959 si riferisse solo al proprio parere, non convalidato dal Santo Padre all&#039;epoca, come di diritto.&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Saint-Office - Tentative de destruction de l&#039;oeuvre de Maria Valtorta (1949)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6848</id>
		<title>Sant’Uffizio e Maria Valtorta</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6848"/>
		<updated>2026-03-31T11:28:38Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Congregation for the Doctrine of the Faith.jpg|miniatura|Il Palazzo del Sant’Uffizio a Roma, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede]]&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio 1948, al termine di un’udienza privata concessa ai padri dell’Ordine dei Servi di Maria, promotori dell’[[Opera|opera]] di [[Maria Valtorta]], il pontefice [[Pio XII e Maria Valtorta|Pio XII]] avrebbe espresso un incoraggiamento alla pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tale giudizio, pur provenendo dalla suprema autorità ecclesiastica, ebbe carattere strettamente privato e informale, e non assunse la forma di un pronunciamento ufficiale. Lo stesso pontefice indicò ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; secondo le norme del diritto canonico.&lt;br /&gt;
L’iniziativa editoriale, resa possibile da questo orientamento, era tuttavia nota al Sant’Uffizio, che la guardava con disapprovazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A distanza di quasi un anno, [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|nel febbraio del 1949]], il Sant’Uffizio tentò di bloccare definitivamente la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, cercando di confiscare  tutti i manoscritti originali e le copie degli scritti. Un ulteriore tentativo di bloccare la pubblicazione fu avviato [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|nel 1952]], ma anch’esso non raggiunse l’esito sperato.&lt;br /&gt;
Ulteriori tentativi non furono fatti mentre papa Pio XII era ancora in vita.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di condannare l’opera di Maria Valtorta che era stata pubblicata nella prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La inserì nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]] con la Notifica di Condanna pubblicata su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960.]] &lt;br /&gt;
== Cronologia degli eventi ==&lt;br /&gt;
=== Antecedenti ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;13 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio emanò un decreto con cui ingiungeva al Padre Generale dell’Ordine dei Servi di Maria di richiamare [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|padre Romualdo Migliorini]] da Viareggio e trasferirlo a Roma o in altra sede fuori dalla Toscana. Contestualmente, fu interessato l’Arcivescovo della diocesi di Lucca affinché provvedesse all’assegnazione di un nuovo confessore alla veggente, con l’incarico di vigilare e impedire la diffusione tra i fedeli dei cosiddetti “dettati” e delle “visioni” di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: il Santo Padre approva il decreto che venne subito eseguito&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;. Padre Migliorini viene trasferito a Roma e il giorno 17 marzo 1946 comunica la notizia a Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 17 marzo 1946, pag. 208, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume primo&#039;&#039;, lettera del 17 marzo 1946, pag. 84, Centro Editoriale Valtortiano (2012)&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 marzo 1946&#039;&#039;&#039;: l’Arcivescovo di Lucca &lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;luglio 1946&#039;&#039;&#039;:&lt;br /&gt;
=== Preparativi per la pubblicazione ===&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|150px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 aprile 1948&#039;&#039;&#039;: [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|mons. Alfonso Carinci]], Segretario della Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta e accettò d’interessarsi affinchè l’approvazione dell’opera avvenisse “&#039;&#039;per il supremo interessamento del Santo Padre&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 giugno 1948&#039;&#039;&#039;: [[Corrado Berti e Maria Valtorta|padre Corrado Berti]] scrive al Santo Padre che “&#039;&#039;avendo invano bussato alla porta di numerosi episcopi&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, decide di rivolgersi a [[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|mons. Costantino Barneschi]], un vescovo del suo Ordine dei Servi di Maria.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Estate 1948&#039;&#039;&#039;: mons. Barneschi concede l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a un libretto di 32 pagine, intitolato &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; (&#039;&#039;Laboremus&#039;&#039;, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi e prenotazioni per poter realizzare la pubblicazione. L’autore degli scritti era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d&#039;Italia&#039;&#039; pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell’edizione delle opere di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 10 novembre 1948 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta annuncia a [[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]], la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre Enrico M. Gargiani procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a [[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|mons. Michele Fontevecchia]], Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Pontecorvo: “&#039;&#039;per ottenere una seconda e più valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e sale non appartenenti alla Città del Vaticano, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
=== Le prime difficoltà con il Sant’Uffizio ===&lt;br /&gt;
[[File:Logo sant’uffizio.webp|miniatura|sinistra|Palazzo del Sant’Uffizio (1514)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;24 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio si riunì e adottò un decreto con cui incaricava padre Enrico M. Gargiani, procuratore generale dei Servi di Maria, di intimare ai padri Berti e [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Migliorini]] la cessazione di ogni attività editoriale relativa agli scritti di Maria Valtorta. Contestualmente, l’insigne biblista padre Alberto Vaccari fu incaricato di redigere un [[Sant’Uffizio - parere di padre Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|parere]] autorevole sull’opera. Nella medesima sessione si deliberò inoltre di fermare “&#039;&#039;la raccolta delle adesioni e delle quote per gli abbonamenti all’opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: secondo quanto riferito da [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|mons. Giovanni Pepe]], il Santo Padre “&#039;&#039;approvò il decreto; e questo venne subito eseguito&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; ottenuto non era ritenuto conforme alle norme del Diritto Canonico in quanto mons. Barneschi era solo il vescovo “&#039;&#039;degli zulù&#039;&#039;” e non era l’Ordinario né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore dell’opera. Si minacciavano gravi sanzioni disciplinari ai padri serviti in caso di disobbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve un raro ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; da l’Eterno Padre, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; pubblica un articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” con il testo degli attuali capitoli EMV 29.1-5 e EMV 207.1-7 del “&#039;&#039;L’Evangelo come mi è stato rivelato&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;pagina 3 del &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; del 25 12 1948, Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;9 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Carinci temporeggia, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 25, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;20 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;:  Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Il giorno 28 gennaio 1949 mons. Carinci mostrerà questa lettera al Santo Padre, annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli conferma che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
=== Primo tentativo di condanna respinto dal Papa ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;26 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Alberto Vaccari SJ conclude il suo [[Sant’Uffizio - parere di Alberto Vaccari (26/01/1949)|studio parziale]] e molto critico sull’opera di Maria Valtorta. Il suo giudizio come qualificatore del Sant’Uffizio, circa il valore di questi scritti, si può riassumere con l’ultima frase della relazione: “&#039;&#039;come interpretazione del santo Vangelo questa faraginosa opera vale zero&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;2 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: mons. Giovanni Pepe, sostituto e archivista della Sezione della Censura dei Libri del Sant’Uffizio, pubblica un durissimo [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|rapporto]] su “&#039;&#039;i « dettati » e le « visioni » della isterica Maria Valtorta di Viareggio, cui ciecamente crede il P. Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore&#039;&#039;”. Lo stesso giorno, a Maria Valtorta viene riferito che “&#039;&#039;il 2 febbraio all’offerta dei ceri a Sua Santità Egli ripete a P. B. e a uno studente S. di M. questo suo volere: di approvare presto... e 20 giorni dopo si condannava&#039;&#039;!”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera senza data, pag. 180, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;WORK IN PROGRESS&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: l&#039;Ufficio di censura del Sant&#039;Uffizio decide di condannare l&#039;opera con un atto ufficiale (notifica): «Si pubblichi il divieto di pubblicazione dell&#039;opera poiché l&#039;Autorità ecclesiastica vi ha riscontrato degli errori e poiché in tali visioni non vi è nulla di soprannaturale» (punto n. 2).&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;16 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto. Lo stesso giorno, la direzione del Sant&#039;Uffizio, dal canto suo, conferma la condanna.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: il Santo Padre non accoglie la proposta di condanna, che giudica «eccessiva e superflua», ma approva le altre misure cautelari.&lt;br /&gt;
=== Tentativo segreto di distruzione ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;martedì 22 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Berti viene convocato da due censori, monsignor Giovanni Pepe, responsabile della censura dei libri, e padre Girolamo Berruti. Non gli è permesso parlare, ma solo firmare la lettera del Sant’Uffizio e consegnare i manoscritti in suo possesso. «Qui rimarranno come in una tomba», dice mons. Pepe. In quel momento, mentre Maria Valtorta non è a conoscenza di questo tentativo di distruzione, Gesù commenta profeticamente: «Quanto a te, gioisci, anima mia, perché così hai il segno che sei veramente mia. A coloro che mi appartengono, do il mio segno: essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricordati: interrogati sempre sulla verità delle persone che si fingono miei servitori o lo professano, se non le vedi perseguitate».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Mercoledì 23 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: giorno dell&#039;inizio della Quaresima (Mercoledì delle Ceneri), un suo amico laico andò ad annunciare a Maria Valtorta che l&#039;opera era stata condannata. Il Sant&#039;Uffizio aveva preso tutte le precauzioni affinché la notizia rimanesse segreta, ma era trapelata. Le inviava un avvocato per intimare ai Serviti di Maria di conformarsi a tale condanna. L&#039;avvocato, in quell&#039;occasione, informava Maria Valtorta di tutte le disposizioni del codice di diritto canonico che tale condanna aveva violato.&lt;br /&gt;
== Elementi di contesto ==&lt;br /&gt;
Nel 1952, il Sant&#039;Uffizio commissionò a padre Agostino Bea un parere sulla decisione da prendere riguardo all&#039;opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, esso concluderà che non è opportuno pubblicare un&#039;opera ambigua. Questo documento, per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, dimostra che la decisione non era stata presa in precedenza. Ciò invalida di conseguenza:&lt;br /&gt;
*La tesi secondo cui la decisione di vietarlo sarebbe stata presa il 17 febbraio 1949 con l&#039;approvazione del Santo Padre.&lt;br /&gt;
*La legittimità dell&#039;interrogatorio di Mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio 1949, in cui si chiedeva a padre Berti non solo di non pubblicare l&#039;opera, ma anche di restituire i manoscritti.&lt;br /&gt;
Ciò spiega anche perché l&#039;articolo dell&#039;Osservatore Romano del 1960, che commentava l&#039;inserimento nell&#039;Indice, faccia riferimento in modo impreciso e insolito a «ricordi di circa dieci anni fa». È quindi errato tradurre questa imprecisione con «1949» e confermare che la decisione del Sant&#039;Uffizio del 1959 si riferisse solo al proprio parere, non convalidato dal Santo Padre all&#039;epoca, come di diritto.&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Saint-Office - Tentative de destruction de l&#039;oeuvre de Maria Valtorta (1949)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6847</id>
		<title>Sant’Uffizio e Maria Valtorta</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6847"/>
		<updated>2026-03-30T18:04:14Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Congregation for the Doctrine of the Faith.jpg|miniatura|Il Palazzo del Sant’Uffizio a Roma, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede]]&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio 1948, al termine di un’udienza privata concessa ai padri dell’Ordine dei Servi di Maria, promotori dell’[[Opera|opera]] di [[Maria Valtorta]], il pontefice [[Pio XII e Maria Valtorta|Pio XII]] avrebbe espresso un incoraggiamento alla pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tale giudizio, pur provenendo dalla suprema autorità ecclesiastica, ebbe carattere strettamente privato e informale, e non assunse la forma di un pronunciamento ufficiale. Lo stesso pontefice indicò ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; secondo le norme del diritto canonico.&lt;br /&gt;
L’iniziativa editoriale, resa possibile da questo orientamento, era tuttavia nota al Sant’Uffizio, che la guardava con disapprovazione. A distanza di quasi un anno, [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|nel febbraio del 1949]], il Sant’Uffizio tentò di bloccare definitivamente la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, cercando di confiscare  tutti i manoscritti originali e le copie degli scritti. Un ulteriore tentativo di bloccare la pubblicazione fu avviato [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|nel 1952]], ma anch’esso non raggiunse l’esito sperato.&lt;br /&gt;
Ulteriori tentativi non furono fatti mentre papa Pio XII era ancora in vita. L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di condannare l’opera di Maria Valtorta che nel frattempo, negli anni tra il 1956 e il 1959 era stata pubblicata. La inserì nell’Indice dei Libri Proibiti con la Notifica di Condanna pubblicata su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960.]] &lt;br /&gt;
== Cronologia degli eventi ==&lt;br /&gt;
=== Preparativi per la pubblicazione ===&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|150px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 aprile 1948&#039;&#039;&#039;: [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|Mons. Alfonso Carinci]], Segretario della Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta e accettò d’interessarsi affinchè l’approvazione dell’opera avvenisse “&#039;&#039;per il supremo interessamento del Santo Padre&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 giugno 1948&#039;&#039;&#039;: [[Corrado Berti e Maria Valtorta|Padre Corrado Berti]] scrive al Santo Padre che “&#039;&#039;avendo invano bussato alla porta di numerosi episcopi&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, decide di rivolgersi a [[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|mons. Costantino Barneschi]], un vescovo del suo Ordine dei Servi di Maria.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Estate 1948&#039;&#039;&#039;: Mons. Barneschi concede l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a un libretto di 32 pagine, intitolato &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; (&#039;&#039;Laboremus&#039;&#039;, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi e prenotazioni per poter realizzare la pubblicazione. L’autore degli scritti era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d&#039;Italia&#039;&#039; pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell’edizione delle opere di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 10 novembre 1948 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta annuncia a [[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]], la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: Papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre Enrico M. Gargiani procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a [[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|mons. Michele Fontevecchia]], Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Pontecorvo: “&#039;&#039;per ottenere una seconda e più valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e sale non appartenenti alla Città del Vaticano, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
=== Le prime difficoltà con il Sant’Uffizio ===&lt;br /&gt;
[[File:Logo sant’uffizio.webp|miniatura|sinistra|Palazzo del Sant’Uffizio (1514)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;24 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio si riunì e adottò un decreto con cui incaricava padre Enrico M. Gargiani, procuratore generale dei Servi di Maria, di intimare ai padri Berti e [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Migliorini]] la cessazione di ogni attività editoriale relativa agli scritti di Maria Valtorta. Contestualmente, padre Alberto Vaccari fu incaricato di redigere un [[Sant’Uffizio - parere di padre Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|parere]] autorevole sull’opera. Nella medesima sessione si deliberò inoltre di fermare “&#039;&#039;la raccolta delle adesioni e delle quote per gli abbonamenti all’opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: Secondo quanto riferito da [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|mons. Giovanni Pepe]], il Santo Padre “&#039;&#039;approvò il decreto; e questo venne subito eseguito&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; ottenuto non era ritenuto conforme alle norme del Diritto Canonico in quanto mons. Barneschi era solo il vescovo “&#039;&#039;degli zulù&#039;&#039;” e non era l’Ordinario né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore dell’opera. Si minacciavano gravi sanzioni disciplinari ai padri serviti in caso di disobbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve un raro ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; da l’Eterno Padre, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; pubblica un articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” con il testo degli attuali capitoli EMV 29.1-5 e EMV 207.1-7 del “&#039;&#039;L’Evangelo come mi è stato rivelato&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;pagina 3 del &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; del 25 12 1948, Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;9 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Mons. Carinci temporeggia, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 25, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;20 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;:  Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;28 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Mons. Carinci mostrerà la lettera di Maria Valtorta al Santo Padre annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli dice che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;WORK IN PROGRESS&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Primo tentativo di condanna respinto dal Santo Padre ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;26 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Padre Alberto Vaccari conclude il suo studio parziale e molto critico sull’opera di Maria Valtorta, che riassume con l’ultima parola della relazione: «zero».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;2 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Mons. Giovanni Pepe, capo dell’Ufficio di censura, pubblica un rapporto «sui “dettati” e “visioni” dell’isterica Maria Valtorta di Viareggio, alla quale padre Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore, crede ciecamente». Il tono è dato. Lo stesso giorno, padre Berti riferisce a Maria Valtorta che «durante l’offerta dei ceri a Sua Santità, egli ha ribadito a padre Berti e a un allievo dei Servi di Maria la sua volontà di approvare rapidamente l’opera».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: L&#039;Ufficio di censura del Sant&#039;Uffizio decide di condannare l&#039;opera con un atto ufficiale (notifica): «Si pubblichi il divieto di pubblicazione dell&#039;opera poiché l&#039;Autorità ecclesiastica vi ha riscontrato degli errori e poiché in tali visioni non vi è nulla di soprannaturale» (punto n. 2).&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;16 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto. Lo stesso giorno, la direzione del Sant&#039;Uffizio, dal canto suo, conferma la condanna.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Il Santo Padre non accoglie la proposta di condanna, che giudica «eccessiva e superflua», ma approva le altre misure cautelari.&lt;br /&gt;
=== Tentativo segreto di distruzione ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;martedì 22 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Padre Berti viene convocato da due censori, monsignor Giovanni Pepe, responsabile della censura dei libri, e padre Girolamo Berruti. Non gli è permesso parlare, ma solo firmare la lettera del Sant’Uffizio e consegnare i manoscritti in suo possesso. «Qui rimarranno come in una tomba», dice mons. Pepe. In quel momento, mentre Maria Valtorta non è a conoscenza di questo tentativo di distruzione, Gesù commenta profeticamente: «Quanto a te, gioisci, anima mia, perché così hai il segno che sei veramente mia. A coloro che mi appartengono, do il mio segno: essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricordati: interrogati sempre sulla verità delle persone che si fingono miei servitori o lo professano, se non le vedi perseguitate».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Mercoledì 23 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: giorno dell&#039;inizio della Quaresima (Mercoledì delle Ceneri), un suo amico laico andò ad annunciare a Maria Valtorta che l&#039;opera era stata condannata. Il Sant&#039;Uffizio aveva preso tutte le precauzioni affinché la notizia rimanesse segreta, ma era trapelata. Le inviava un avvocato per intimare ai Serviti di Maria di conformarsi a tale condanna. L&#039;avvocato, in quell&#039;occasione, informava Maria Valtorta di tutte le disposizioni del codice di diritto canonico che tale condanna aveva violato.&lt;br /&gt;
== Elementi di contesto ==&lt;br /&gt;
Nel 1952, il Sant&#039;Uffizio commissionò a padre Agostino Bea un parere sulla decisione da prendere riguardo all&#039;opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, esso concluderà che non è opportuno pubblicare un&#039;opera ambigua. Questo documento, per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, dimostra che la decisione non era stata presa in precedenza. Ciò invalida di conseguenza:&lt;br /&gt;
*La tesi secondo cui la decisione di vietarlo sarebbe stata presa il 17 febbraio 1949 con l&#039;approvazione del Santo Padre.&lt;br /&gt;
*La legittimità dell&#039;interrogatorio di Mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio 1949, in cui si chiedeva a padre Berti non solo di non pubblicare l&#039;opera, ma anche di restituire i manoscritti.&lt;br /&gt;
Ciò spiega anche perché l&#039;articolo dell&#039;Osservatore Romano del 1960, che commentava l&#039;inserimento nell&#039;Indice, faccia riferimento in modo impreciso e insolito a «ricordi di circa dieci anni fa». È quindi errato tradurre questa imprecisione con «1949» e confermare che la decisione del Sant&#039;Uffizio del 1959 si riferisse solo al proprio parere, non convalidato dal Santo Padre all&#039;epoca, come di diritto.&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Saint-Office - Tentative de destruction de l&#039;oeuvre de Maria Valtorta (1949)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Pio_XII_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6846</id>
		<title>Pio XII e Maria Valtorta</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Pio_XII_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6846"/>
		<updated>2026-03-30T17:56:47Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: corretto fonte&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Papa Pio XII di Michael Pitcairn.webp|miniatura|Papa Pio XII è stato il 260º pontefice della Chiesa cattolica, eletto il 2 marzo 1939 fino al 9 ottobre 1958]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eugenio Pacelli&#039;&#039;&#039;, nato il 2 marzo 1876 e morto il 9 ottobre 1958, fu il 260º pontefice della Chiesa cattolica con il nome di &#039;&#039;&#039;Pio XII&#039;&#039;&#039;. Il suo pontificato, dal 1939 al 1958, coincise con gli anni in cui la mistica italiana &#039;&#039;&#039;[[Maria Valtorta]]&#039;&#039;&#039; redasse i suoi scritti, poi pubblicati nella prima edizione dell&#039;opera (dal 1956 al 1959) con il titolo &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diverse testimonianze legate all’ambiente dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e ad ambienti ecclesiastici dell’epoca, Pio XII fu informato dell’esistenza degli scritti valtortiani e ne avrebbe seguito con interesse le vicende editoriali. La questione della loro pubblicazione si sviluppò tuttavia in un contesto complesso, segnato anche dall’intervento del [[Sant’Uffizio e Maria Valtorta|Sant’Uffizio]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La consegna degli scritti di Maria Valtorta in Vaticano ==&lt;br /&gt;
Durante il periodo in cui prestava servizio presso l’ospedale San Gallicano di Roma, &#039;&#039;&#039;padre Corrado Maria Berti&#039;&#039;&#039;, dei Servi di Maria, ebbe occasione di conoscere e diventare amico di Mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quel periodo gli scritti di Maria Valtorta non erano ancora stati pubblicati, ma circolavano in forma di copie dattiloscritte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo la testimonianza di padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 15 luglio 1947, pag. 124, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, mons. Norese aveva accesso al tavolo di lavoro del pontefice e consegnava abitualmente al Papa documenti e corrispondenza. Il 9 maggio 1947 padre Berti consegnò a mons. Norese alcuni fascicoli dell’opera (Prevangelo, 1° anno e gran parte del 2° anno della vita pubblica di Gesù), elegantemente legati in tela bianca con stemma in oro, egli dopo averli letti ed esserne rimasto favorevolmente impressionato, promise che gli avrebbe portati in Vaticano e sarebbero così giunti nelle mani di Pio XII.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli incontri successivi con padre Berti, mons. Norese riferì di aver notato che il segnalibro nei fascicoli avanzava progressivamente, interpretando ciò come segno che il Papa stesse leggendo il testo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’udienza papale del 26 febbraio 1948==&lt;br /&gt;
[[File:Osservatore romano 27 02 48.png|miniatura|180px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]]&lt;br /&gt;
Un episodio frequentemente citato nella letteratura valtortiana riguarda l’udienza concessa da Pio XII il 26 febbraio 1948. Secondo quanto riportato da [[L’Osservatore Romano del 27 febbraio 1948|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]], Pio XII ricevette in udienza privata:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Romualdo Maria Migliorini]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1884-1953), direttore spirituale di Maria Valtorta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Corrado Berti e Maria Valtorta|Corrado Maria Berti]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1911-1980), docente di teologia sacramentaria&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Andrea Cecchin e Maria Valtorta|Andrea Maria Cecchin]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;La causa di beatificazione del Servo di Dio Andrea M. Cecchin è stata aperta dalla Diocesi di Vicenza e dall&#039;Ordine dei Servi di Maria il 23 marzo 2002 e si è chiusa il 15 settembre 2008.&amp;lt;/ref&amp;gt; O.S.M. (1914-1995), priore del Collegio internazionale S. Alessio Falconieri dei Servi di Maria in Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Il Collegio internazionale S. Alessio, dal 1950, fu elevato da papa Pio XII a Pontificia Facoltà Teologica &#039;&#039;Marianum&#039;&#039;, riservata ai frati servi di Maria con specializzazione in Teologia Mariana (Mariologia).&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante l’udienza con Pio XII, secondo la testimonianza padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “L’assenso di Pio XII e il veto del Sant’Uffizio”, pag. 58, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, padre Migliorini avrebbe dovuto parlare al papa dell&#039;opera di Maria Valtorta, ma lasciò la parola al confratello più giovane perché troppo emozionato; il Papa mostrò di aver preso conoscenza degli Scritti, accettò il dono di altri fascicoli dattiloscritti dell&#039;opera di Maria Valtorta e infine avrebbe incoraggiato la pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il giudizio del Papa, pur essendo autorevole al sommo, rimase tuttavia informale e privato non assumendo la forma di un pronunciamento ufficiale. Pio XII aveva indicato ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/1949-2-2-Brevi-Notizie.pdf Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a norma del Diritto Canonico; nonostante che su una simile questione il Sommo Pontefice sia il giudice ultimo&amp;lt;ref&amp;gt;Secondo gli articoli 218 e 219 del [http://www.catho.org/9.php?d=bpl#w Codice di Diritto Canonico del 1917], il Papa acquisisce un supremo potere, per diritto divino, su tutta la Chiesa.&amp;lt;/ref&amp;gt;, il parere fu espresso a titolo personale, come richiede la prassi della Chiesa in questa materia. Nessun papa, infatti, ha mai concesso, in quanto tale, un &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; formale a un’opera di autore. La questione rimase pertanto soggetta alla competenza del Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Pio X nella sua Lettera Enciclica [https://www.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html#:~:text=Siffatte%20apparizioni%20o%20rivelazioni%20non%20furono%20n%C3%A9%20approvate%20n%C3%A9%20condannate%20dalla%20Sede%20Apostolica%2C%20ma%20solo%20passate%20come%20da%20piamente%20credersi%20con%20sola%20fede%20umana%2C%20conforme%20alla%20tradizione%20di%20cui%20godono%2C%20confermata%20pure%20da%20idonei%20testimoni%20e%20documenti &#039;&#039;Pascendi Dominici Gregis&#039;&#039;] sugli errori del Modernismo dell&#039;8 settembre 1907, ricordava che anche le apparizioni o rivelazioni private riconosciute: “&#039;&#039;non furono né approvate né condannate dalla Sede Apostolica, ma solo passate come da piamente credersi con sola fede umana&#039;&#039;”.&amp;lt;/ref&amp;gt;, che avrebbe manifestato forti riserve sull’opera di Maria Valtorta, arrivando – prima della pubblicazione – a bloccare gli sforzi dei padri Berti e Migliorini (1949), poi – dopo la pubblicazione – a inserirla nell’Indice dei Libri Proibiti (1959).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Va osservato che in quel periodo papa Pio XII era particolarmente sensibile alle distorsioni che potevano essere fatte del Vangelo. Egli lo affermò con fermezza nel 1950, nella sua Lettera Enciclica &#039;&#039;Humani Generis&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;testo in italiano della lettera enciclica &#039;&#039;[https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis.html Humani Generis]&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; dedicata a “&#039;&#039;circa alcune false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica&#039;&#039;”. Non avrebbe dunque chiesto di avviare il processo di pubblicazione se l’opera di Maria Valtorta avesse presentato un qualche pericolo in questo ambito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’ambiente vaticano e l’interesse per le rivelazioni private ==&lt;br /&gt;
[[File:Luigina Sinapi mod AI.webp|miniatura|250px|Luigina Sinapi (1916 - 1978)&amp;lt;ref&amp;gt;immagine rielaborata con AI&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Nel contesto della spiritualità cattolica del XX secolo, l’interesse per fenomeni mistici e rivelazioni private era relativamente diffuso. Anche papa Pio XII ebbe contatti con diverse figure considerate mistiche.&lt;br /&gt;
Tra queste la venerabile Serva di Dio &#039;&#039;&#039;[[Luigina Sinapi e Maria Valtorta|Luigina Sinapi]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Francesco l&#039;ha dichiarata Venerabile, [https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/01/27/0081/00165.html Decreto del 27 gennaio 2025]&amp;lt;/ref&amp;gt;, una Fedele laica romana che dichiarava di ricevere rivelazioni spirituali. Secondo alcune testimonianze, ella avrebbe avuto contatti con ambienti vaticani e con lo stesso Pio XII&amp;lt;ref&amp;gt;sito ufficiale del [https://www.causesanti.va/it/venerabili/luigia-sinapi.html Dicastero per le Cause dei Santi]: “&#039;&#039;godette la fiducia del Venerabile Servo di Dio Pio XII&#039;&#039;”&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;aprile del 1937, il cardinale Eugenio Pacelli (futuro papa Pio XII) era un collaboratore molto stretto di papa Pio XI e dirigeva la Segreteria di Stato, il dicastero più importante del Vaticano in quanto direttamente al servizio del Papa. In quel periodo, la sorella minore, la marchesa Elisabetta Pacelli, gli presentò una giovane di 21 anni che l’aveva avvicinata in Piazza San Pietro. Luigina Sinapi, questo il nome della ragazza, aveva ricevuto dalla [[Vergine Maria]], nel luogo detto delle Tre Fontane a Roma, il seguente messaggio&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/venerabile-serva-di-dio-luigina-sinapi/ Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Esattamente fra dieci anni, tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa e vuole uccidere il Papa... Ora tu va in piazza S. Pietro, troverai una signora vestita così... e le chiederai di condurti da suo fratello Cardinale: porterai a lui il mio messaggio. Da questo luogo, stabilirò a Roma il trono della mia gloria... Inoltre dirai al Cardinale che prestò sarà lui il nuovo Papa”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E così fece. La giovane veggente trasmise quindi il messaggio che aveva appena ricevuto al Cardinale Eugenio Pacelli.&lt;br /&gt;
[[File:PieXII-Menendez.jpg|sinistra|miniatura|Lettera autografa del card. Eugenio Pacelli]]&lt;br /&gt;
Nel periodo in cui la giovane Luigina Sinapi rivelò il messaggio ricevuto alle Tre Fontane, il cardinale Eugenio Pacelli stava scrivendo la prefazione al libro &#039;&#039;Invito all&#039;Amore&#039;&#039;, che raccoglieva le rivelazioni private attribuite alla Serva di Dio suor &#039;&#039;&#039;[[Josefa Menéndez e Maria Valtorta|Josefa Menéndez]]&#039;&#039;&#039; (1890-1923).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A partire dal 22 gennaio 1949 questo libro fu letto anche da Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 28 gennaio 1949, pag. 182, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo che i ‘dettati’ e le ‘visioni’ sulla Vita di Gesù si erano conclusi. Maria Valtorta riconobbe in tali rivelazioni a suor Josefa, lo stesso Autore divino che riteneva all’origine delle proprie esperienze mistiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le profezie attribuite a Luigina Sinapi si avverarono: prima l’elezione del cardinale Eugenio Pacelli al soglio di Pietro nel marzo del 1939, poi, nell’aprile del 1947, le apparizioni mariane alle Tre Fontane&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/la-storia-delle-tre-fontane/la-vergine-della-rivelazione// Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;  a Bruno Cornacchiola (1913-2001) che si convertì al cattolicesimo e confidò al Papa di aver avuto l’intenzione di ucciderlo. Pio XII avrebbe detto al gesuita padre Riccardo Lombardi (1908-1979), noto come “il microfono di Dio”, di essere già a conoscenza di tali eventi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diversi racconti biografici e testimonianze successive, papa Pio XII avrebbe mantenuto contatti con Luigina Sinapi, talvolta attraverso conversazioni telefoniche o incontri personali. Questi rapporti privilegiati sarebbero stati guardati con una certa diffidenza da alcuni ambienti del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In alcune lettere ricevute&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti del 20 marzo 1950, pag. 145, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt; e scritte&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera di Maria Valtorta [senza data], pp. 280-281, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai il 1° Maggio 1950 (ancora inedita), Archivio della &#039;&#039;Fondazione Erede di Maria Valtorta&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; da Maria Valtorta, viene fatta menzione di una mistica trentenne di nome &#039;&#039;&#039;Luciana&#039;&#039;&#039; che era in stretti rapporti con il Santo Padre e che perorò la pubblicazione dell&#039;opera di Maria Valtorta. In particolare, nel gennaio del 1950, durante una visita in Vaticano, Luciana portò al Sant’Uffizio un messaggio dal Cielo: li avvisava del male che stavano facendo alle anime ostacolando l’opera di Maria Valtorta all’insaputa del Papa. La reazione fu violenta, arrivando a minacce, brutalità fisiche e persino a una minaccia esplicita di stupro da parte di un prelato, che però rimase come paralizzato fino a quando non confessò pubblicamente quella violenza. È possibile congetturare che, dietro al nome di Luciana (magari utilizzato per motivi di discrezione), vi possa essere proprio la figura della mistica Luigina Sinapi che, effettivamente, ebbe in quegli stessi anni un intenso rapporto d&#039;amicizia con papa Pio XII e anche con Padre Pio.&lt;br /&gt;
[[File:San Pietro - tav - 38-1.webp|miniatura|&#039;&#039;San Pietro negli ultimi tempi&#039;&#039;, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri”]]&lt;br /&gt;
Nel complesso, questi episodi evidenziano l’interesse di Pio XII per i fenomeni mistici e il suo desiderio di esercitare personalmente il suo giudizio in questo ambito, al di là dei censori del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le riserve espresse da alcuni ambienti ecclesiastici, diverse testimonianze indicano che nell’entourage diretto del Papa vi fossero persone favorevoli alla diffusione degli scritti di Maria Valtorta. Anche alcuni prelati del Sant’Uffizio chiesero esplicitamente a padre Berti di rivolgersi direttamente a Maria Valtorta affinché fornisse indicazioni a riguardo del luogo della sepoltura di San Pietro a Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, lettera di P. Berti dell’11 luglio 1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *2, Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maria Valtorta, infatti, aveva ricevuto ‘dettati’ e ‘visioni’ inerenti la tomba dell’apostolo, includendo dettagli sul luogo di sepoltura e sulle reliquie, ancora ben conservate, in una inviolata catacomba del sottosuolo romano&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, a partire dal 25-7-1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *5 e sgg., Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In quegli anni la localizzazione della [[Tomba di san Pietro|tomba di san Pietro]] era oggetto di ricerche archeologiche, promosse durante il pontificato di papa Pio XII, nell&#039;area archeologica sotto il colle Vaticano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Maria Valtorta furono rivolte diverse richieste affinché rivelasse con maggiore precisione le informazioni contenute nella sua esperienza mistica. La mistica tuttavia sostenne di aver ricevuto l’ordine di non fornire indicazioni sull&#039;ubicazione della catacomba e si limitò, su pressione di padre Berti, a scrivere una lettera al Papa con le traslazioni del corpo di San Pietro, spiegando come il luogo del martirio non coincida con il luogo di sepoltura del primo papa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste richieste evidenziano chiaramente il grado di credibilità di cui godeva Maria Valtorta presso la Segreteria di Stato, la più alta autorità del Vaticano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’Opera progredisce in un clima favorevole ==&lt;br /&gt;
[[File:Alfonso Carinci color.png|miniatura|Mons. Alfonso Carinci (1862-1963)&amp;lt;ref&amp;gt;rielaborazione a colori di una foto di mons. Alfonso Carinci dell’11 novembre 1962&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Tra le figure ecclesiastiche vicine al Papa e coinvolte nella vicenda degli scritti valtortiani vi fu mons. &#039;&#039;&#039;[[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|Alfonso Carinci]]&#039;&#039;&#039;, Segretario della Congregazione dei Riti, organismo allora competente per le cause di beatificazione e canonizzazione. Mons. Carinci si recò personalmente a Viareggio per incontrare Maria Valtorta l’11 aprile 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 19, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; e, successivamente, il 28 e 29 giugno 1952 quando, in occasione della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, celebrò la Santa Messa nella camera della mistica&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 Agosto 1952, pag. 122, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, procurandole una gioia indicibile. Nel suo Attestato del 17 Gennaio 1952 mons. Alfonso Carinci scrisse&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “Gli Attestati del 1952 e una petizione a Pio XII”, pag. 68, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mentre la stampa immorale invade il mondo e le rappresentazioni corrompono la gioventù, viene spontaneo di ringraziare il Signore per averci dato, per mezzo di questa Sofferente, inchiodata in letto, un’Opera così letterariamente bella, così dottrinalmente e spiritualmente elevata, accessibile e profonda, attraente alla lettura e capace di essere riprodotta in rappresentazioni cinematografiche e di teatro sacro».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Carinci riconosceva così l’origine soprannaturale dell’Opera di Maria Valtorta e il suo grande valore spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante questo primo incontro dell’11 aprile 1948, Maria Valtorta – che nutriva una fiducia limitata nei Padri Serviti, a cui l’Opera era stata affidata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 12 gennaio 1947, pag. 21, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt; – chiese espressamente a mons. Carinci&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«l’approvazione dell’opera per il supremo interessamento del Santo Padre».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Proprio all’inizio del Quaderno autografo n° 111, “&#039;&#039;il III° Quaderno di Lezioni del Dolce Ospite sulle Epistole Paoline&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Catalogo dei Quaderni autografi di Maria Valtorta&#039;&#039;, annotazione di padre Berti sulla copertina, pag. 66, Centro Editoriale Valtortiano (2010)&amp;lt;/ref&amp;gt;, Maria Valtorta annota il clima di fiducia che ora regna scrivendo un elogio e un ringraziamento ai padri Migliorini e Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 20 maggio 1948 (lo scritto è senza data, il 20 maggio è una data presunta), pag. 442, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|sinistra|303x303px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
Nell’estate del 1948, un opuscolo che dell’Opera di Maria Valtorta riportava l’indice generale e alcune pagine di saggio, sotto un titolo cautamente provvisorio: &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039;, viene pubblicato con l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di monsignor &#039;&#039;&#039;[[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|Costantino M. Barneschi]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo titolare di Tagaste e Vicario Apostolico dello Swaziland.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; è solo una prima bozza che anticipava parti della futura Opera principale di Maria Valtorta: &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato|L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il 25 ottobre 1948 Maria Valtorta annuncia a &#039;&#039;&#039;[[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]]&#039;&#039;&#039;, la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In una successiva lettera dell’11 novembre 1948, Maria Valtorta informa Madre Teresa Maria che papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre &#039;&#039;&#039;Enrico M. Gargiani&#039;&#039;&#039; procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a mons. &#039;&#039;&#039;[[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|Michele Fontevecchia]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Pontecorvo, “&#039;&#039;per ottenere una seconda e &#039;&#039;più&#039;&#039; valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e &#039;&#039;sale non appartenenti alla Città del Vaticano&#039;&#039;, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si può pensare che tutto ciò possa essere accaduto nell’entourage del Vaticano senza il parere favorevole del Santo Padre. D’altronde, egli si prese cura dell’Opera non appena il Sant’Uffizio iniziò il suo atteggiamento ostile, che poi sfociò nella ben orchestrata messa all’Indice dei Libri Proibiti, ma solo dopo la morte di Pio XII e il termine delle funzioni di Segretario della Sacra Congregazione dei Riti di mons. Alfonso Carinci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le difficoltà con il Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
Alla fine del 1948 e nei primi mesi del 1949, il Sant’Uffizio intervenne nella questione della pubblicazione. Quando già si stava preparando la stampa dell’opera, padre Enrico M. Gargiani (1890-1965) Procuratore generale dei Servi di Maria, fu convocato dal Sant’Uffizio, che intimò ai padri Berti e Migliorini di cessare ogni attività editoriale riguardante gli scritti valtortiani.&lt;br /&gt;
L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; apposto da mons. Costantino M. Barneschi sull&#039;opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; non venne ritenuto valido dal Sant’Uffizio, a norma del Diritto canonico, perché come scrive Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma il 29 Novembre [1948], quando le rotative stavano per mettersi in moto, il Santo Uffizio fece chiamare il P. Procuratore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria e gli intimò di dire a P. Berti e P. Migliorini di non occuparsi più dell’opera se non volevano essere colpiti dai decreti del Santo Uffizio per avere abusivamente carpito (?) l’approvazione di Monsignor Barneschi contrariamente alle norme del Diritto Canonico, perché detto monsignore non è il vescovo della casa editrice né dell’Autore, e soprattutto perché: «È il vescovo degli zulù» (O che non hanno l’anima gli zulù? e un vescovo italiano, solo perché è in Africa, non è meno vescovo di uno che dimora in Italia?).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti si precipitò da P. Bea e dai Monsignori Carinci e Fontevecchia, nonché da altri monsignori e da altri P. Gesuiti, ed essi risposero concordemente: «Andate avanti lo stesso. Non possono farvi nulla».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, e non so dare loro torto, i Padri non si arrischiarono a spendere milioni per una pubblicazione che poi può venire fermata dal Santo Uffizio e neppure contravvenire agli ordini di quest’ultimo, dopo che esso ha minacciato una sospensione &#039;&#039;a Divinis&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In una lettera del 23 dicembre 1948&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 23 dicembre 1949, pag. 127, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo aver annunciato una sua visita a Viareggio per la sera di Natale, padre Berti informa Maria Valtorta della decisione presa “&#039;&#039;di portare in tipografia, il 3 gennaio 1949, i primi tre volumi&#039;&#039;” dell’Opera, ritenendo che “&#039;&#039;di tutte le difficoltà, mosseci dalla Segreteria di Stato e dal S. Ufficio, abbiamo fatto un accuratissimo esposto al Santo Padre&#039;&#039;” tramite padre &#039;&#039;&#039;[[Augustin Bea e Maria Valtorta|Augustin Bea]]&#039;&#039;&#039;, Confessore di Pio XII.&lt;br /&gt;
[[File:Eterno Padre di Giovanni Bellini.webp|miniatura|“&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;” di Giovanni Bellini]]&lt;br /&gt;
In quello stesso giorno del 23 dicembre 1948 Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’&#039;&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;&#039;, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per S. Santità. Dice l’Eterno Padre:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Invoca il mio Spirito e leggi. Leggi ciò che ti può illuminare. Leggi le parole di quelli che videro un tempo, un altro tempo, e un altro ancora. Il tempo prossimo a loro. Il tempo del mio Verbo fra gli uomini. Il tempo vostro. Questo. Leggi e vedi. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi Giovanni nella sua Apocalisse. E che sono le stelle che per una terza parte Satana riesce a far precipitare dal loro Cielo, dal Cielo della Chiesa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi se non coloro che, per avermi testimoniato fedelmente, vengono uccisi dalla Bestia uscente dall’abisso? E chi se non coloro che, eletti a luminari nella Chiesa, si sono fatti luci spente? Chi se non i pastori tramutati in idoli per il loro presumere? Chi se non il sale corrottosi in veleno per i piccoli che vedono e si allontanano con disgusto e languiscono o periscono? […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi, leggi, rileggi, medita, trema, piangi. Il tempo di Sebna sovrasta. Molta parte della Chiesa vi è già travolta, lanciata come palla in mezzo alle turbe scatenate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo da anni avevo già detto al portavoce, perché ti fosse detto. Questo dico oggi a Te, Vicario del mio Cristo e servo mio. Sì. Perché Io sono Iddio. E niuno è più grande di Me. Tutti servi rispetto a Me: il Signore. Tutti un nulla davanti al mio Divino Tutto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tu, tu almeno, non essere come troppi. Separa il tuo volere dal loro, onde non farti complice loro. Tu, mio servo; ma essi servi tuoi, e Tu Capo Supremo. E la tua parola scioglie e lega, seconda soltanto alla Mia che, poiché Tu mi servi in santità e amore, alla tua si unisce, &#039;&#039;perché sia Dio che parla sulle tue labbra di Pontefice&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hai nelle mani le verghe e nello spirito la Sapienza. Io te le ho date quando ti ho eletto. Usa il potere e il sapere come ti conviene, e non disgustare il tuo Signore che ha voluto contrassegnare il tuo Papato di un dono straordinario: la Buona Novella nuovamente evangelizzata, a conferma dell’antica di secoli, a tuo aiuto, o Padre della Cristianità, e ad aiuto di tutta la cristianità contro la quale avanza il Dragone maledetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non crollare Tu pure il capo. Non dire: “Non c’è proporzione fra il dono e l’insidia”, come dicono alcuni e ti tentano a dirlo. Non offendere Me che ho generato il Verbo. Me che sono il Potente, e tutto posso se voglio. E Padre sono, e se un figlio mi ubbidisce Io lo soccorro. Quale che sia la misura dell’insidia che lo assale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non guardare al mezzo per cui ti venne il dono della Parola che viene in soccorso di chi crede, di chi dubita, ed anche di chi non crede. Il mezzo ha ubbidito nel servire la Parola e agli ordini ricevuti da Dio. E per questo a Te si è rivolto. Perché Tu faccia ciò che Dio vuole. Ma se Tu respingi il mezzo, non tanto lui colpisci e contro lui, innocente, pecchi; quanto Me colpisci, &#039;&#039;Noi&#039;&#039;, ché siamo Un solo Dio nella Nostra mirabile Trinità, e pecchi contro l’Amore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché l’Amore, il nostro Trino Amore, volle dare al tuo Ponteficato questo: la Parola di Dio. E se Tu resisti al mio Volere d’amore ripeti il gesto dei Principi dei Sacerdoti, dei Sinedristi, dei Farisei, Sadducei e Scribi, che non si piegavano alla Carità evangelizzante e la perseguitavano e condannarono prima dell’ora segnata per il Suo Martirio. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Propiziati il Signore Iddio tuo. Tu puoi. Sei il Pontefice. Non hai scuse al tuo non fare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non imitare Pilato, o avrai la sorte di Pilato, che non fu giustificato dalla simbolica lavata di mani. Egli mancò&lt;br /&gt;
alla giustizia come e più che se avesse condannato senza  chiedere che altri condannasse. Più, perché essendo colui che poteva, doveva saper far tacere le lingue peccatrici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non disconoscere Colui che parla nell’opera. Sarebbe un giudizio per Te. E conoscendolo, servilo col farlo conoscere. Sarà una gloria per Te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sprezzare questo avviso, anche se ti viene col mezzo di una creatura. Altri tuoi predecessori ascoltarono i miei mezzi. E se la Chiesa è ancora Romana è perché un Pontefice si arrese a Caterina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sii giusto, onde avere alleato il tuo Signore contro l’Anticristo che avanza». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|Santo Uffizio - Brevi Notizie]]&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;, del 2 febbraio 1949 a firma di mons. Giovanni Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 gennaio 1949, prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Fu ben ispirata a farlo perché mons. Carinci era un uomo molto vicino a Pio XII, era stato Rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma, dove si era formato Eugenio Pacelli. Era un uomo di pietà e di compassione, seppe così neutralizzare con la diplomazia l’offensiva del Sant’Uffizio. Cercò di far risalire l’arbitrato della causa valtortiana al Santo Padre e mobilitò “personaggi illustri” che difesero l’Opera. Tra essi: il cardinale Augustin Bea, confessore di Pio XII e direttore dell’Istituto Biblico Pontificio; mons. [[Ugo Lattanzi e Maria Valtorta|Ugo Lattanzi]], decano dell’Università Pontificia Lateranense; [[Camillo Corsanego e Maria Valtorta|Camillo Corsanego]], decano dei consiglieri consistoriali incaricati dei processi di canonizzazione; [[Maurizio Raffa e Maria Valtorta|mons. Maurizio Raffa]], direttore del Centro internazionale di comparazione e sintesi, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://moked.it/blog/2009/11/23/maurizio-raffa-giusto-tra-le-nazioni/ Maurizio Raffa, Giusto tra le Nazioni]&amp;lt;/ref&amp;gt;); [[Vittorio Tredici e Maria Valtorta|Vittorio Tredici]], presidente dell’Associazione delle industrie minerarie italiane, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://trepassiavanti.wordpress.com/2016/02/20/i-giusti-sardi/ I Giusti sardi]&amp;lt;/ref&amp;gt;); prof. [[Lorenzo Ferri e Maria Valtorta|Lorenzo Ferri]], pittore e scultore soprattutto di arte sacra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia la sua prima reazione fu di prendere tempo e di minimizzare le intenzioni del Sant’Uffizio: le anime sante non immaginano il male, confidano in tutto&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta&#039;&#039;” ([https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/1Cor/13/?sel=13,7&amp;amp;vs=1Cor%2013,7 1 Corinzi 13,7])&amp;lt;/ref&amp;gt;. Così mons. Carinci, il 17 gennaio 1949, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 25, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Annotazione di mons. Alfonso Carinci 28 gennaio 1949.webp|miniatura|sinistra|Annotazione di mons. Alfonso Carinci sul margine della lettera di Maria Valtorta del 20 gennaio 1949]]&lt;br /&gt;
Ricevuta la lettera di mons. Carinci, Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pochi giorni dopo mons. Carinci mostrerà la lettera di Maria Valtorta al Santo Padre annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli dice che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il Papa in persona si occupava, davvero, del caso di Maria Valtorta. Ma la reazione del Sant’uffizio non fu una reazione di obbedienza alle indicazioni del papa: il 15 febbraio 1949 fu imposto il blocco della pubblicazione dell’opera e la consegna di tutti i manoscritti originali di Maria Valtorta!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La sentenza di blocco del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
Padre Corrado M. Berti, assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria, vengono convocati da due commissari del Sant&#039;Uffizio della sezione censura dei libri, tra cui mons. &#039;&#039;&#039;[[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|Giovanni Pepe]]&#039;&#039;&#039;, (lo stesso che sarà destituito da Pio XII tre anni più tardi per una colpa che dimostrava la scarsa importanza che il Sant’Uffizio attribuiva al parere del Papa&amp;lt;ref&amp;gt;François-Michel Debroise, &#039;&#039;À la rencontre de Maria Valtorta - Tome 1&#039;&#039;, pag. 105, Centro Editoriale Valtortiano (2019)&amp;lt;/ref&amp;gt;) e padre Cristoforo Bigazzi, O.P.&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla dichiarazione giurata&amp;lt;ref&amp;gt;documento [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978 di padre Corrado Berti&amp;lt;/ref&amp;gt; redatta dallo stesso padre Berti leggiamo:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma, nel 1949, il Sant&#039;Ufficio, del quale, allora, era segretario il Card. Alfredo Ottaviani e assessore Mons. Pietro Parente, chiamò il P. Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e il P. Corrado M. Berti, considerato il principale responsabile. Mons. Pepe e il P. Berruti, O.P., ufficiali del Sant&#039;Ufficio, lessero la sentenza e vollero che P. Berti la firmasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con questa sentenza comandarono che il P. Berti consegnasse al Sant&#039;Ufficio tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta, evidentemente per distruggerli o tenerli chiusi per sempre: &amp;quot;Qui rimarranno come in un sepolcro&amp;quot;, disse Mons. Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti portò tutti i dattiloscritti in suo possesso; ma non potè consegnare i manoscritti, perchè detenuti dalla scrittrice; e non potè consegnare la totalità dei dattiloscritti, perché posseduti da altre persone, che non vollero privarsene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, e finalmente, il Sant&#039;Ufficio proibì la pubblicazione dell&#039;Opera, comminandone il collocamento all&#039;Indice, in caso di eventuale pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti non potè manifestare al Sant&#039;Ufficio le parole dettegli da Papa Pio XII in udienza, perchè non gli fu permesso di parlare, ma gli fu concesso soltanto di ascoltare e firmare la sentenza senza commento. Erano i metodi di quel tempo preconciliare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Sant&#039;Ufficio, però, fu buono con l&#039;inferma Maria Valtorta e non le comunicò la sentenza. La seppe da P. Berti, per necessità di cose, e ne fu desolata. Si aggravò.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Alfonso Carinci cerca subito di rincuorare Maria Valtorta assicurandole che, né gli scritti né la sua persona sono stati condannati dal Sant’Uffizio, ma solo la pubblicazione è stata bloccata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 15 marzo 1949, pag. 46, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizia così un lungo periodo di attesa e di speranza, ma anche di grande sofferenza per Maria Valtorta, nel quale vengono inutilmente intraprese azioni volte a togliere la proibizione del Sant’Uffizio a pubblicare l’opera.&lt;br /&gt;
== Le iniziative successive e i tentativi di ricorso ==&lt;br /&gt;
Anche nel settembre del 1949 mons. Carinci comunica, nuovamente, che gli scritti presso il Sant’Uffizio sono “&#039;&#039;sotto un più accurato esame&#039;&#039;” e poi chiede a Maria Valtorta di rivelare dove riposi il corpo di San Pietro per comunicarlo al Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 29 settembre 1949, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ma Maria Valtorta risponde che già nel febbraio del 1949 aveva consegnato una lettera per il Papa, con le traslazioni del corpo del primo Pontefice-Martire, nonostante avesse avuto l’ordine di tacere. Maria Valtorta riconosce di aver disubbidito nel dare quelle informazioni, ma lo aveva fatto proprio perché persuasa che il papa desiderava tanto quelle informazioni per porre fine alle dispute con le confessioni protestanti. Ma l’Opera era stata ugualmente bloccata dal Sant’Uffizio, e a lei “&#039;&#039;ne è venuto del male, come Gesù diceva&#039;&#039;”. Adesso, nonostante che anch’essa desiderasse scaricarsi dal segreto, non può che mantenere l’ubbidienza al volere di Dio e tacere&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti, con l’aiuto di mons. Carinci, cercò di ottenere un’altra udienza con il Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma questa seconda udienza non ebbe luogo per due ragioni: perché l’Anno Santo del 1950 impegnò l’agenda del Sommo Pontefice e perché l’entourage del Papa, pur favorevole a Maria Valtorta, non desiderava uno scontro diretto con il Sant’Uffizio, che era assai temuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni successivi mons. Carinci continua ad operare a favore dell’opera di Maria Valtorta, cerca di ottenere una nuova udienza con il Santo Padre, conforta spiritualmente e sovviene materialmente Maria Valtorta, infine in data 29 gennaio 1952 si fa promotore di una [[Petizione al papa (29 gennaio 1952)|petizione a papa]] Pio XII, sottoscritta insieme ad altri “personaggi illustri” che difesero l’Opera, perchè convinto che solo un intervento personale del Sommo Pontefice avrebbe potuto sbloccare l’irrigidimento del Sant’Uffizio e arrivare a una pubblicazione favorevole degli Scritti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
[[File:Petizione a papa Pio XII.jpg|miniatura|destra|Petizione del 29 gennaio 1952 al papa Pio XII firmata da mons. Alfonso Carinci]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Beatissimo Padre,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prostrato ai piedi della Santità Vostra,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
umilmente imploro anche a nome del&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mo P. Agostino Bea, S.J., e dei&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mi M.ri:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Angelo Mercati&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ugo Lattanzi, Prof. di teologia fondamentale e biblica nel Pont. Ateneo Lateranense,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maurizio Raffa, Direttore del Centro di Comparazione e Sintesi; dei Signori:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avv. On. Camillo Corsanego, Prof. di Diritto al Pont. Ateneo Lateranense e di Teologia all’Università Internazionale “Pro Deo”,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Nicola Pende, dell’Università di Roma,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Lorenzo Ferri, scultore e pittore,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comm. Vittorio Tredici, mineralologo,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
le cui dichiarazioni si allegano a questa istanza, che l’opera «PAROLE DI VITA», scritta da Maria Valtorta (la quale da un ventennio giace in letto), “senza il nome dell’autrice, né come derivante da visioni o stati straordinari, ma semplicemente come Vita di Gesù raccontata e illustrata per il popolo cattolico, dopo una coscienziosa revisione fatta da un revisore competente in teologia ed esegesi” (vedi dichiarazione del Rev.mo P. Bea), da nominarsi da Vostra Santità, col debito “Imprimatur” possa pubblicarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al revisore che, spero, Vostra Santità vorrà nominare, potrei far leggere le lettere scrittemi dalla Valtorta, le quali mostrano&lt;br /&gt;
evidentemente il buono spirito della signorina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spero che Vostra Santità vorrà benignamente esaudire il desiderio degli oratori, i quali con me e la Valtorta implorano l’Apostolica Benedizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Roma, 29 Gennaio 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
+ Alfonso Carinci, Arc. di Seleucia d’Isauria,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Segr. della Sacra Congr. dei Riti.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È attestato che mons. Carinci intratteneva rapporti diretti con papa Pio XII; tuttavia, per senso di correttezza istituzionale, egli scelse di avvalersi dei canali ordinari della Curia romana per la trasmissione della Petizione. La documentazione disponibile indica che il testo fu esaminato dal Sant’Uffizio, che si farà beffe delle “personalità illustri” accusandole di ingenuità. Non risulta invece accertato che la petizione sia giunta direttamente all’attenzione del pontefice, né che egli ne abbia avuto conoscenza.&lt;br /&gt;
== L’intervento di Pio XII contro un decreto del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:Padre Pio da Pietrelcina.webp|sinistra|miniatura|Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968)]]&lt;br /&gt;
Nello stesso periodo accade un episodio significativo del pontificato di Pio XII, utile per comprendere il contesto ecclesiastico in cui maturarono vicende analoghe: riguarda il provvedimento emesso dal Sant’Uffizio contro &#039;&#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;&#039; nel 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine del 1951, mons. Giovanni Pepe, commissario del Sant’Uffizio per la censura dei libri, e l’abate benedettino Emanuele Caronti furono inviati dal Sant’Uffizio a San Giovanni Rotondo per svolgere un’indagine sul frate cappuccino, nell’ambito delle numerose visite ispettive a cui egli fu sottoposto nel corso degli anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordiamo come, appena divenuto papa, Pio XII aveva ordinato alle Congregazioni romane di “&#039;&#039;lasciare in pace Padre Pio&#039;&#039;”, e aveva definito Padre Pio: “&#039;&#039;la salvezza dell&#039;Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 3 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 3 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
In seguito alla relazione redatta dai due ispettori, il 16 gennaio 1952 il Sant’Uffizio comunicò ai superiori dell’Ordine dei Cappuccini alcune misure restrittive, tra cui la limitazione dei pellegrinaggi e il divieto di favorire la diffusione di scritti e immagini relativi a Padre Pio. Il 30 luglio 1952 lo stesso Sant’Uffizio emanò un decreto con cui venivano posti all’Indice dei Libri Proibiti ben otto volumi dedicati al frate, perché privi dell’approvazione ecclesiastica:&lt;br /&gt;
*Argentieri Domenico, &#039;&#039;La prodigiosa storia di Padre Pio&#039;&#039;, Milano, Tarantola, 1951.&lt;br /&gt;
*Apollonio Donato, &#039;&#039;Incontri con Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta &amp;amp; Figli, 1951.&lt;br /&gt;
*Fiorentini Guido Greco, &#039;&#039;Entità meravigliosa di Padre Pio&#039;&#039;, S. Maria Capua Vetere, Editore Beato, 1949.&lt;br /&gt;
*Lotti Franco, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, S. Giovanni Rotondo, Abresch, 1951.&lt;br /&gt;
*Camilleri Carmelo, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Città di Castello, Soc. Tip. “Leonardo da Vinci”, 1952.&lt;br /&gt;
*Pedriali Gian Carlo, &#039;&#039;Ho visto Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta, 1948.&lt;br /&gt;
*Delfino-Sessa Piera, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Genova, Demos, 1950.&lt;br /&gt;
*Trabucco Carlo, &#039;&#039;Il mondo di Padre Pio&#039;&#039;, Roma, Ernesto Giacomaniello, 1950.&lt;br /&gt;
[[File:L&#039;Osservatore della Domenica - 10 Agosto 1952.webp|sinistra|miniatura|140px|&#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039;, 10 agosto 1952, Anno XIX, pag. 2]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 5 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
Il provvedimento fu reso noto da &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; il 3 agosto 1952. La proscrizione sarebbe stata adottata senza alcuna informazione diretta al pontefice, che ne sarebbe venuto a conoscenza solo attraverso la stampa vaticana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La reazione di papa Pio XII fu significativa: egli dispose l’immediata pubblicazione di una «nota di accomodamento», redatta dal cardinale Giuseppe Pizzardo e apparsa su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 agosto 1952, ripresa anche da &#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039; del 10 agosto 1952; poi ordinò il trasferimento di mons. Giovanni Pepe rimuovendolo dal suo incarico al Sant’Uffizio. Per la prima volta, un decreto emanato e reso pubblico dal Sant’Uffizio veniva bloccato e quindi reso non esecutivo, infatti, il decreto non venne mai pubblicato negli &#039;&#039;Acta Apostolicae Sedis&#039;&#039;, la gazzetta ufficiale della Santa Sede.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello stesso contesto, la Segreteria di Stato, tramite mons. Angelo Dell’Acqua, trasmise al Sant’Uffizio una comunicazione in cui si auspicava che Padre Pio: “&#039;&#039;possa svolgere indisturbato il suo ministero sacerdotale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Luigi Peroni, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, nota 23 a pag. 471, Borla (1994); Emanuele Giannuzzo, &#039;&#039;San Pio da Pietrelcina&#039;&#039; pag. 332-333, BooksprintEdizioni (2012); Angelo M. Mischitelli, &#039;&#039;Padre Pio. Un uomo un santo&#039;&#039;, pag. 645, Sovera Edizioni (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo episodio viene proposto come rivelatore della complessità dei rapporti e delle tensioni esistenti all’interno della Curia romana, tra il Sant’Uffizio e altri organismi, in quel periodo storico. Occorre evidenziare come, durante l’ultima parte del pontificato di Pio XII, l’Opera di Maria Valtorta non fu più colpita da altri provvedimenti nonostante che venne anche pubblicata, in quattro volumi usciti tra il 1956 e il 1959, con il titolo: &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;. Ma fino alla morte di papa Pio XII e la successiva elezione del nuovo pontefice Giovanni XXIII, il Sant’Uffizio rimase fermo, forse memore di quello era accaduto dopo la messa all’Indice dei Libri Proibiti dei volumi su padre Pio da Pietrelcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La pubblicazione dell&#039;Opera di Maria Valtorta e la condanna del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|sinistra|150px|Notifica di Condanna su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Articolo.webp|miniatura|destra|150px|Articolo su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
Gli Scritti di Maria Valtorta, nella loro prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) furono pubblicati in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno. L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di inserire l’opera di Maria Valtorta nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]]&amp;lt;ref&amp;gt;nella sessione del 16 dicembre 1959&amp;lt;/ref&amp;gt; e la rese nota pubblicando il decreto di condanna su [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/L%E2%80%99Osservatore_Romano_-_6_Gennaio_1960.webp &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960], accompagnandolo con un articolo anonimo intitolato: “Una vita di Gesù malamente romanzata”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rileviamo come mons. Alfonso Carinci, tutore e difensore dell&#039;Opera di Maria Valtorta presso la Curia romana, termina le sue funzioni di segretario della Sacra Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; proprio il 5 gennaio 1960, il giorno precedente alla pubblicazione della notifica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante i lavori del Concilio Vaticano II, l’8 novembre 1963, il cardinale arcivescovo di Colonia mons. Josef Frings (1887-1978) intervenne criticamente sui metodi del Sant’Uffizio, allora guidato dal cardinale [[Alfredo Ottaviani e Maria Valtorta|Alfredo Ottaviani]] (1890-1979), denunciando i “metodi immorali” del Sant’Uffizio con queste parole pronunciate in latino&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 616; Francisco Gil Hellín, 474&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mi sembra molto importante che queste regole, soprattutto quelle sulla netta distinzione fra ambito amministrativo e ambito giudiziario, vengano estese a tutte le congregazioni, anche alla &#039;&#039;Suprema Congregatio Sancti Officii&#039;&#039;, la cui modalità procedurale per molti aspetti non si accorda più con il nostro tempo ed è per la Chiesa un danno e per molti uno scandalo».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Aggiungendo che&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 617; Francisco Gil Hellín, 474-475&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«… Nessuno dovrebbe essere giudicato e condannato a motivo di quanto a ragione o a torto crede, senza essere prima ascoltato, senza conoscere prima le accuse mosse contro di lui o contro qualcosa che ha scritto, senza che prima gli venga data la possibilità di correggere se stesso o quanto ha scritto».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tali osservazioni si inserivano in un più ampio dibattito sul funzionamento degli organismi dottrinali della Curia romana, ma le conseguenze furono considerevoli e già nel 1966, sotto il pontificato di Paolo VI, portarono alla riforma del Sant’Uffizio, con l’abolizione definitiva dell’Indice dei Libri Proibiti. Tale elenco cessò di avere valore giuridico, pur rimanendo il principio di una valutazione prudente delle opere di carattere religioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcune testimonianze hanno sostenuto che dopo la soppressione dell’Indice, l&#039;Opera di Maria Valtorta avrebbe illuminato il cammino di ben sette santi e beati, sulle orme del Venerabile Pio XII, che si sono avvalsi di questi Scritti:&lt;br /&gt;
*San [[Giovanni Paolo II e Maria Valtorta|Giovanni Paolo II]]&lt;br /&gt;
*San [[Paolo VI e Maria Valtorta|Paolo VI]]&lt;br /&gt;
*San [[Padre Pio e Maria Valtorta|Pio da Pietrelcina]]&lt;br /&gt;
*Santa [[Madre Teresa di Calcutta e Maria Valtorta|Madre Teresa di Calcutta]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Gabriele Allegra e Maria Valtorta|Gabriele M. Allegra]]&lt;br /&gt;
*Beata [[Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento e Maria Valtorta|Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Luigi Novarese e Maria Valtorta|Luigi Novarese]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e tutti lettori che nel mondo si fanno promotori del &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[fr:Pie XII et Maria Valtorta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
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		<updated>2026-03-30T17:35:41Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: Facciata maestra del Palazzo del Sant’Uffizio - Roma&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
Facciata maestra del Palazzo del Sant’Uffizio - Roma&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<title>Sant’Uffizio e Maria Valtorta</title>
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		<updated>2026-03-30T13:44:21Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Congregation for the Doctrine of the Faith.jpg|miniatura|Il Palazzo del Sant’Uffizio in Vaticano, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede]]&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio 1948, al termine di un’udienza privata concessa ai padri dell’Ordine dei Servi di Maria, promotori dell’[[Opera|opera]] di [[Maria Valtorta]], il pontefice [[Pio XII e Maria Valtorta|Pio XII]] avrebbe espresso un incoraggiamento alla pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tale giudizio, pur provenendo dalla suprema autorità ecclesiastica, ebbe carattere strettamente privato e informale, e non assunse la forma di un pronunciamento ufficiale. Lo stesso pontefice indicò ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; secondo le norme del diritto canonico.&lt;br /&gt;
L’iniziativa editoriale, resa possibile da questo orientamento, era tuttavia nota al Sant’Uffizio, che la guardava con disapprovazione. A distanza di quasi un anno, [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|nel febbraio del 1949]], il Sant’Uffizio tentò di bloccare definitivamente la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, cercando di confiscare  tutti i manoscritti originali e le copie degli scritti. Un ulteriore tentativo di bloccare la pubblicazione fu avviato [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|nel 1952]], ma anch’esso non raggiunse l’esito sperato.&lt;br /&gt;
Ulteriori tentativi non furono fatti mentre papa Pio XII era ancora in vita. L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di condannare l’opera di Maria Valtorta che nel frattempo, negli anni tra il 1956 e il 1959 era stata pubblicata. La inserì nell’Indice dei Libri Proibiti con la Notifica di Condanna pubblicata su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960.]] &lt;br /&gt;
== Cronologia degli eventi ==&lt;br /&gt;
=== Preparativi per la pubblicazione ===&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|150px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 aprile 1948&#039;&#039;&#039;: [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|Mons. Alfonso Carinci]], Segretario della Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta e accettò d’interessarsi affinchè l’approvazione dell’opera avvenisse “&#039;&#039;per il supremo interessamento del Santo Padre&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 giugno 1948&#039;&#039;&#039;: [[Corrado Berti e Maria Valtorta|Padre Corrado Berti]] scrive al Santo Padre che “&#039;&#039;avendo invano bussato alla porta di numerosi episcopi&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, decide di rivolgersi a [[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|mons. Costantino Barneschi]], un vescovo del suo Ordine dei Servi di Maria.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Estate 1948&#039;&#039;&#039;: Mons. Barneschi concede l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a un libretto di 32 pagine, intitolato &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; (&#039;&#039;Laboremus&#039;&#039;, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi e prenotazioni per poter realizzare la pubblicazione. L’autore degli scritti era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d&#039;Italia&#039;&#039; pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell’edizione delle opere di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai del 10 novembre 1948 (ancora inedita), Archivio della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta annuncia a [[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]], la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: Papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre Enrico M. Gargiani procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a [[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|mons. Michele Fontevecchia]], Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Pontecorvo: “&#039;&#039;per ottenere una seconda e più valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e sale non appartenenti alla Città del Vaticano, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
=== Le prime difficoltà con il Sant’Uffizio ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;24 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio si riunì e adottò un decreto con cui incaricava padre Enrico M. Gargiani, procuratore generale dei Servi di Maria, di intimare ai padri Berti e [[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Migliorini]] la cessazione di ogni attività editoriale relativa agli scritti di Maria Valtorta. Contestualmente, padre Alberto Vaccari fu incaricato di redigere un [[Sant’Uffizio - parere di padre Alberto Vaccari (26 gennaio 1949)|parere]] autorevole sull’opera. Nella medesima sessione si deliberò inoltre di fermare “&#039;&#039;la raccolta delle adesioni e delle quote per gli abbonamenti all’opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: Secondo quanto riferito da [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|mons. Giovanni Pepe]], il Santo Padre “&#039;&#039;approvò il decreto; e questo venne subito eseguito&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: il Sant’Uffizio intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; ottenuto non era ritenuto conforme alle norme del Diritto Canonico in quanto mons. Barneschi era solo il vescovo “&#039;&#039;degli zulù&#039;&#039;” e non era l’Ordinario né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore dell’opera. Si minacciavano gravi sanzioni disciplinari ai padri serviti in caso di disobbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta riceve un raro ‘dettato’&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; da l’Eterno Padre, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)]]&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; pubblica un articolo titolato: “La Nascita di Gesù, nel racconto e nella visione di un anonimo cristiano” con il testo degli attuali capitoli 29.1-5 e 207.1-7 del “&#039;&#039;L’Evangelo come mi è stato rivelato&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;pagina 3 del &#039;&#039;Il Giornale d’Italia&#039;&#039; del 25 12 1948, Archivio privato della Fondazione Erede di Maria Valtorta&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;WORK IN PROGRESS&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;9 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Sotto la pressione di eventi allarmanti, Maria Valtorta prende l’iniziativa di rivolgersi direttamente a mons. Alfonso Carinci. Gli comunica che «alcuni prelati stanno creando difficoltà, continue e sempre crescenti, per impedire il buon esito dell’opera». Mons. Carinci temporeggia, si tratta solo di una verifica, non di una condanna.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;20 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta gli risponde che approva tali verifiche poiché lei stessa aveva chiesto ai Serviti di Maria di non pubblicare l’opera prima dell’approvazione della Chiesa e che continuerà a scrivere finché il Cielo glielo chiederà. A margine di questa lettera, Mons. Carinci annota di averla mostrata, il 28 gennaio, al Santo Padre, il quale ne è rimasto impressionato e ha lodato il suo spirito di umiltà. Il Santo Padre disse a Mons. Carinci che se ne sarebbe occupato lui stesso presso il Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
=== Primo tentativo di condanna respinto dal Santo Padre ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;26 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Padre Alberto Vaccari conclude il suo studio parziale e molto critico sull’opera di Maria Valtorta, che riassume con l’ultima parola della relazione: «zero».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;2 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Mons. Giovanni Pepe, capo dell’Ufficio di censura, pubblica un rapporto «sui “dettati” e “visioni” dell’isterica Maria Valtorta di Viareggio, alla quale padre Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore, crede ciecamente». Il tono è dato. Lo stesso giorno, padre Berti riferisce a Maria Valtorta che «durante l’offerta dei ceri a Sua Santità, egli ha ribadito a padre Berti e a un allievo dei Servi di Maria la sua volontà di approvare rapidamente l’opera».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: L&#039;Ufficio di censura del Sant&#039;Uffizio decide di condannare l&#039;opera con un atto ufficiale (notifica): «Si pubblichi il divieto di pubblicazione dell&#039;opera poiché l&#039;Autorità ecclesiastica vi ha riscontrato degli errori e poiché in tali visioni non vi è nulla di soprannaturale» (punto n. 2).&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;16 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto. Lo stesso giorno, la direzione del Sant&#039;Uffizio, dal canto suo, conferma la condanna.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Il Santo Padre non accoglie la proposta di condanna, che giudica «eccessiva e superflua», ma approva le altre misure cautelari.&lt;br /&gt;
=== Tentativo segreto di distruzione ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;martedì 22 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Padre Berti viene convocato da due censori, monsignor Giovanni Pepe, responsabile della censura dei libri, e padre Girolamo Berruti. Non gli è permesso parlare, ma solo firmare la lettera del Sant’Uffizio e consegnare i manoscritti in suo possesso. «Qui rimarranno come in una tomba», dice mons. Pepe. In quel momento, mentre Maria Valtorta non è a conoscenza di questo tentativo di distruzione, Gesù commenta profeticamente: «Quanto a te, gioisci, anima mia, perché così hai il segno che sei veramente mia. A coloro che mi appartengono, do il mio segno: essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricordati: interrogati sempre sulla verità delle persone che si fingono miei servitori o lo professano, se non le vedi perseguitate».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Mercoledì 23 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: giorno dell&#039;inizio della Quaresima (Mercoledì delle Ceneri), un suo amico laico andò ad annunciare a Maria Valtorta che l&#039;opera era stata condannata. Il Sant&#039;Uffizio aveva preso tutte le precauzioni affinché la notizia rimanesse segreta, ma era trapelata. Le inviava un avvocato per intimare ai Serviti di Maria di conformarsi a tale condanna. L&#039;avvocato, in quell&#039;occasione, informava Maria Valtorta di tutte le disposizioni del codice di diritto canonico che tale condanna aveva violato.&lt;br /&gt;
== Elementi di contesto ==&lt;br /&gt;
Nel 1952, il Sant&#039;Uffizio commissionò a padre Agostino Bea un parere sulla decisione da prendere riguardo all&#039;opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, esso concluderà che non è opportuno pubblicare un&#039;opera ambigua. Questo documento, per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, dimostra che la decisione non era stata presa in precedenza. Ciò invalida di conseguenza:&lt;br /&gt;
*La tesi secondo cui la decisione di vietarlo sarebbe stata presa il 17 febbraio 1949 con l&#039;approvazione del Santo Padre.&lt;br /&gt;
*La legittimità dell&#039;interrogatorio di Mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio 1949, in cui si chiedeva a padre Berti non solo di non pubblicare l&#039;opera, ma anche di restituire i manoscritti.&lt;br /&gt;
Ciò spiega anche perché l&#039;articolo dell&#039;Osservatore Romano del 1960, che commentava l&#039;inserimento nell&#039;Indice, faccia riferimento in modo impreciso e insolito a «ricordi di circa dieci anni fa». È quindi errato tradurre questa imprecisione con «1949» e confermare che la decisione del Sant&#039;Uffizio del 1959 si riferisse solo al proprio parere, non convalidato dal Santo Padre all&#039;epoca, come di diritto.&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Saint-Office - Tentative de destruction de l&#039;oeuvre de Maria Valtorta (1949)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Pio_XII_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6843</id>
		<title>Pio XII e Maria Valtorta</title>
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		<updated>2026-03-30T09:22:00Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: corretto nome Montecorvo in Pontecorvo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Papa Pio XII di Michael Pitcairn.webp|miniatura|Papa Pio XII è stato il 260º pontefice della Chiesa cattolica, eletto il 2 marzo 1939 fino al 9 ottobre 1958]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eugenio Pacelli&#039;&#039;&#039;, nato il 2 marzo 1876 e morto il 9 ottobre 1958, fu il 260º pontefice della Chiesa cattolica con il nome di &#039;&#039;&#039;Pio XII&#039;&#039;&#039;. Il suo pontificato, dal 1939 al 1958, coincise con gli anni in cui la mistica italiana &#039;&#039;&#039;[[Maria Valtorta]]&#039;&#039;&#039; redasse i suoi scritti, poi pubblicati nella prima edizione dell&#039;opera (dal 1956 al 1959) con il titolo &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diverse testimonianze legate all’ambiente dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e ad ambienti ecclesiastici dell’epoca, Pio XII fu informato dell’esistenza degli scritti valtortiani e ne avrebbe seguito con interesse le vicende editoriali. La questione della loro pubblicazione si sviluppò tuttavia in un contesto complesso, segnato anche dall’intervento del [[Sant’Uffizio e Maria Valtorta|Sant’Uffizio]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La consegna degli scritti di Maria Valtorta in Vaticano ==&lt;br /&gt;
Durante il periodo in cui prestava servizio presso l’ospedale San Gallicano di Roma, &#039;&#039;&#039;padre Corrado Maria Berti&#039;&#039;&#039;, dei Servi di Maria, ebbe occasione di conoscere e diventare amico di Mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quel periodo gli scritti di Maria Valtorta non erano ancora stati pubblicati, ma circolavano in forma di copie dattiloscritte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo la testimonianza di padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 15 luglio 1947, pag. 124, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, mons. Norese aveva accesso al tavolo di lavoro del pontefice e consegnava abitualmente al Papa documenti e corrispondenza. Il 9 maggio 1947 padre Berti consegnò a mons. Norese alcuni fascicoli dell’opera (Prevangelo, 1° anno e gran parte del 2° anno della vita pubblica di Gesù), elegantemente legati in tela bianca con stemma in oro, egli dopo averli letti ed esserne rimasto favorevolmente impressionato, promise che gli avrebbe portati in Vaticano e sarebbero così giunti nelle mani di Pio XII.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli incontri successivi con padre Berti, mons. Norese riferì di aver notato che il segnalibro nei fascicoli avanzava progressivamente, interpretando ciò come segno che il Papa stesse leggendo il testo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’udienza papale del 26 febbraio 1948==&lt;br /&gt;
[[File:Osservatore romano 27 02 48.png|miniatura|180px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]]&lt;br /&gt;
Un episodio frequentemente citato nella letteratura valtortiana riguarda l’udienza concessa da Pio XII il 26 febbraio 1948. Secondo quanto riportato da [[L’Osservatore Romano del 27 febbraio 1948|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]], Pio XII ricevette in udienza privata:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Romualdo Maria Migliorini]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1884-1953), direttore spirituale di Maria Valtorta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Corrado Berti e Maria Valtorta|Corrado Maria Berti]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1911-1980), docente di teologia sacramentaria&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Andrea Cecchin e Maria Valtorta|Andrea Maria Cecchin]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;La causa di beatificazione del Servo di Dio Andrea M. Cecchin è stata aperta dalla Diocesi di Vicenza e dall&#039;Ordine dei Servi di Maria il 23 marzo 2002 e si è chiusa il 15 settembre 2008.&amp;lt;/ref&amp;gt; O.S.M. (1914-1995), priore del Collegio internazionale S. Alessio Falconieri dei Servi di Maria in Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Il Collegio internazionale S. Alessio, dal 1950, fu elevato da papa Pio XII a Pontificia Facoltà Teologica &#039;&#039;Marianum&#039;&#039;, riservata ai frati servi di Maria con specializzazione in Teologia Mariana (Mariologia).&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante l’udienza con Pio XII, secondo la testimonianza padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “L’assenso di Pio XII e il veto del Sant’Uffizio”, pag. 58, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, padre Migliorini avrebbe dovuto parlare al papa dell&#039;opera di Maria Valtorta, ma lasciò la parola al confratello più giovane perché troppo emozionato; il Papa mostrò di aver preso conoscenza degli Scritti, accettò il dono di altri fascicoli dattiloscritti dell&#039;opera di Maria Valtorta e infine avrebbe incoraggiato la pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il giudizio del Papa, pur essendo autorevole al sommo, rimase tuttavia informale e privato non assumendo la forma di un pronunciamento ufficiale. Pio XII aveva indicato ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/1949-2-2-Brevi-Notizie.pdf Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a norma del Diritto Canonico; nonostante che su una simile questione il Sommo Pontefice sia il giudice ultimo&amp;lt;ref&amp;gt;Secondo gli articoli 218 e 219 del [http://www.catho.org/9.php?d=bpl#w Codice di Diritto Canonico del 1917], il Papa acquisisce un supremo potere, per diritto divino, su tutta la Chiesa.&amp;lt;/ref&amp;gt;, il parere fu espresso a titolo personale, come richiede la prassi della Chiesa in questa materia. Nessun papa, infatti, ha mai concesso, in quanto tale, un &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; formale a un’opera di autore. La questione rimase pertanto soggetta alla competenza del Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Pio X nella sua Lettera Enciclica [https://www.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html#:~:text=Siffatte%20apparizioni%20o%20rivelazioni%20non%20furono%20n%C3%A9%20approvate%20n%C3%A9%20condannate%20dalla%20Sede%20Apostolica%2C%20ma%20solo%20passate%20come%20da%20piamente%20credersi%20con%20sola%20fede%20umana%2C%20conforme%20alla%20tradizione%20di%20cui%20godono%2C%20confermata%20pure%20da%20idonei%20testimoni%20e%20documenti &#039;&#039;Pascendi Dominici Gregis&#039;&#039;] sugli errori del Modernismo dell&#039;8 settembre 1907, ricordava che anche le apparizioni o rivelazioni private riconosciute: “&#039;&#039;non furono né approvate né condannate dalla Sede Apostolica, ma solo passate come da piamente credersi con sola fede umana&#039;&#039;”.&amp;lt;/ref&amp;gt;, che avrebbe manifestato forti riserve sull’opera di Maria Valtorta, arrivando – prima della pubblicazione – a bloccare gli sforzi dei padri Berti e Migliorini (1949), poi – dopo la pubblicazione – a inserirla nell’Indice dei Libri Proibiti (1959).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Va osservato che in quel periodo papa Pio XII era particolarmente sensibile alle distorsioni che potevano essere fatte del Vangelo. Egli lo affermò con fermezza nel 1950, nella sua Lettera Enciclica &#039;&#039;Humani Generis&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;testo in italiano della lettera enciclica &#039;&#039;[https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis.html Humani Generis]&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; dedicata a “&#039;&#039;circa alcune false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica&#039;&#039;”. Non avrebbe dunque chiesto di avviare il processo di pubblicazione se l’opera di Maria Valtorta avesse presentato un qualche pericolo in questo ambito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’ambiente vaticano e l’interesse per le rivelazioni private ==&lt;br /&gt;
[[File:Luigina Sinapi mod AI.webp|miniatura|250px|Luigina Sinapi (1916 - 1978)&amp;lt;ref&amp;gt;immagine rielaborata con AI&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Nel contesto della spiritualità cattolica del XX secolo, l’interesse per fenomeni mistici e rivelazioni private era relativamente diffuso. Anche papa Pio XII ebbe contatti con diverse figure considerate mistiche.&lt;br /&gt;
Tra queste la venerabile Serva di Dio &#039;&#039;&#039;[[Luigina Sinapi e Maria Valtorta|Luigina Sinapi]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Francesco l&#039;ha dichiarata Venerabile, [https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/01/27/0081/00165.html Decreto del 27 gennaio 2025]&amp;lt;/ref&amp;gt;, una Fedele laica romana che dichiarava di ricevere rivelazioni spirituali. Secondo alcune testimonianze, ella avrebbe avuto contatti con ambienti vaticani e con lo stesso Pio XII&amp;lt;ref&amp;gt;sito ufficiale del [https://www.causesanti.va/it/venerabili/luigia-sinapi.html Dicastero per le Cause dei Santi]: “&#039;&#039;godette la fiducia del Venerabile Servo di Dio Pio XII&#039;&#039;”&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;aprile del 1937, il cardinale Eugenio Pacelli (futuro papa Pio XII) era un collaboratore molto stretto di papa Pio XI e dirigeva la Segreteria di Stato, il dicastero più importante del Vaticano in quanto direttamente al servizio del Papa. In quel periodo, la sorella minore, la marchesa Elisabetta Pacelli, gli presentò una giovane di 21 anni che l’aveva avvicinata in Piazza San Pietro. Luigina Sinapi, questo il nome della ragazza, aveva ricevuto dalla [[Vergine Maria]], nel luogo detto delle Tre Fontane a Roma, il seguente messaggio&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/venerabile-serva-di-dio-luigina-sinapi/ Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Esattamente fra dieci anni, tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa e vuole uccidere il Papa... Ora tu va in piazza S. Pietro, troverai una signora vestita così... e le chiederai di condurti da suo fratello Cardinale: porterai a lui il mio messaggio. Da questo luogo, stabilirò a Roma il trono della mia gloria... Inoltre dirai al Cardinale che prestò sarà lui il nuovo Papa”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E così fece. La giovane veggente trasmise quindi il messaggio che aveva appena ricevuto al Cardinale Eugenio Pacelli.&lt;br /&gt;
[[File:PieXII-Menendez.jpg|sinistra|miniatura|Lettera autografa del card. Eugenio Pacelli]]&lt;br /&gt;
Nel periodo in cui la giovane Luigina Sinapi rivelò il messaggio ricevuto alle Tre Fontane, il cardinale Eugenio Pacelli stava scrivendo la prefazione al libro &#039;&#039;Invito all&#039;Amore&#039;&#039;, che raccoglieva le rivelazioni private attribuite alla Serva di Dio suor &#039;&#039;&#039;[[Josefa Menéndez e Maria Valtorta|Josefa Menéndez]]&#039;&#039;&#039; (1890-1923).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A partire dal 22 gennaio 1949 questo libro fu letto anche da Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 28 gennaio 1949, pag. 182, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo che i ‘dettati’ e le ‘visioni’ sulla Vita di Gesù si erano conclusi. Maria Valtorta riconobbe in tali rivelazioni a suor Josefa, lo stesso Autore divino che riteneva all’origine delle proprie esperienze mistiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le profezie attribuite a Luigina Sinapi si avverarono: prima l’elezione del cardinale Eugenio Pacelli al soglio di Pietro nel marzo del 1939, poi, nell’aprile del 1947, le apparizioni mariane alle Tre Fontane&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/la-storia-delle-tre-fontane/la-vergine-della-rivelazione// Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;  a Bruno Cornacchiola (1913-2001) che si convertì al cattolicesimo e confidò al Papa di aver avuto l’intenzione di ucciderlo. Pio XII avrebbe detto al gesuita padre Riccardo Lombardi (1908-1979), noto come “il microfono di Dio”, di essere già a conoscenza di tali eventi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diversi racconti biografici e testimonianze successive, papa Pio XII avrebbe mantenuto contatti con Luigina Sinapi, talvolta attraverso conversazioni telefoniche o incontri personali. Questi rapporti privilegiati sarebbero stati guardati con una certa diffidenza da alcuni ambienti del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In alcune lettere ricevute&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti del 20 marzo 1950, pag. 145, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt; e scritte&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera di Maria Valtorta [senza data], pp. 280-281, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai il 1° Maggio 1950 (ancora inedita), Archivio della &#039;&#039;Fondazione Erede di Maria Valtorta&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; da Maria Valtorta, viene fatta menzione di una mistica trentenne di nome &#039;&#039;&#039;Luciana&#039;&#039;&#039; che era in stretti rapporti con il Santo Padre e che perorò la pubblicazione dell&#039;opera di Maria Valtorta. In particolare, nel gennaio del 1950, durante una visita in Vaticano, Luciana portò al Sant’Uffizio un messaggio dal Cielo: li avvisava del male che stavano facendo alle anime ostacolando l’opera di Maria Valtorta all’insaputa del Papa. La reazione fu violenta, arrivando a minacce, brutalità fisiche e persino a una minaccia esplicita di stupro da parte di un prelato, che però rimase come paralizzato fino a quando non confessò pubblicamente quella violenza. È possibile congetturare che, dietro al nome di Luciana (magari utilizzato per motivi di discrezione), vi possa essere proprio la figura della mistica Luigina Sinapi che, effettivamente, ebbe in quegli stessi anni un intenso rapporto d&#039;amicizia con papa Pio XII e anche con Padre Pio.&lt;br /&gt;
[[File:San Pietro - tav - 38-1.webp|miniatura|&#039;&#039;San Pietro negli ultimi tempi&#039;&#039;, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri”]]&lt;br /&gt;
Nel complesso, questi episodi evidenziano l’interesse di Pio XII per i fenomeni mistici e il suo desiderio di esercitare personalmente il suo giudizio in questo ambito, al di là dei censori del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le riserve espresse da alcuni ambienti ecclesiastici, diverse testimonianze indicano che nell’entourage diretto del Papa vi fossero persone favorevoli alla diffusione degli scritti di Maria Valtorta. Anche alcuni prelati del Sant’Uffizio chiesero esplicitamente a padre Berti di rivolgersi direttamente a Maria Valtorta affinché fornisse indicazioni a riguardo del luogo della sepoltura di San Pietro a Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, lettera di P. Berti dell’11 luglio 1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *2, Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maria Valtorta, infatti, aveva ricevuto ‘dettati’ e ‘visioni’ inerenti la tomba dell’apostolo, includendo dettagli sul luogo di sepoltura e sulle reliquie, ancora ben conservate, in una inviolata catacomba del sottosuolo romano&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, a partire dal 25-7-1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *5 e sgg., Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In quegli anni la localizzazione della [[Tomba di san Pietro|tomba di san Pietro]] era oggetto di ricerche archeologiche, promosse durante il pontificato di papa Pio XII, nell&#039;area archeologica sotto il colle Vaticano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Maria Valtorta furono rivolte diverse richieste affinché rivelasse con maggiore precisione le informazioni contenute nella sua esperienza mistica. La mistica tuttavia sostenne di aver ricevuto l’ordine di non fornire indicazioni sull&#039;ubicazione della catacomba e si limitò, su pressione di padre Berti, a scrivere una lettera al Papa con le traslazioni del corpo di San Pietro, spiegando come il luogo del martirio non coincida con il luogo di sepoltura del primo papa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste richieste evidenziano chiaramente il grado di credibilità di cui godeva Maria Valtorta presso la Segreteria di Stato, la più alta autorità del Vaticano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’Opera progredisce in un clima favorevole ==&lt;br /&gt;
[[File:Alfonso Carinci color.png|miniatura|Mons. Alfonso Carinci (1862-1963)&amp;lt;ref&amp;gt;rielaborazione a colori di una foto di mons. Alfonso Carinci dell’11 novembre 1962&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Tra le figure ecclesiastiche vicine al Papa e coinvolte nella vicenda degli scritti valtortiani vi fu mons. &#039;&#039;&#039;[[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|Alfonso Carinci]]&#039;&#039;&#039;, Segretario della Congregazione dei Riti, organismo allora competente per le cause di beatificazione e canonizzazione. Mons. Carinci si recò personalmente a Viareggio per incontrare Maria Valtorta l’11 aprile 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 19, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; e, successivamente, il 28 e 29 giugno 1952 quando, in occasione della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, celebrò la Santa Messa nella camera della mistica&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 Agosto 1952, pag. 122, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, procurandole una gioia indicibile. Nel suo Attestato del 17 Gennaio 1952 mons. Alfonso Carinci scrisse&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “Gli Attestati del 1952 e una petizione a Pio XII”, pag. 68, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mentre la stampa immorale invade il mondo e le rappresentazioni corrompono la gioventù, viene spontaneo di ringraziare il Signore per averci dato, per mezzo di questa Sofferente, inchiodata in letto, un’Opera così letterariamente bella, così dottrinalmente e spiritualmente elevata, accessibile e profonda, attraente alla lettura e capace di essere riprodotta in rappresentazioni cinematografiche e di teatro sacro».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Carinci riconosceva così l’origine soprannaturale dell’Opera di Maria Valtorta e il suo grande valore spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante questo primo incontro dell’11 aprile 1948, Maria Valtorta – che nutriva una fiducia limitata nei Padri Serviti, a cui l’Opera era stata affidata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 12 gennaio 1947, pag. 21, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt; – chiese espressamente a mons. Carinci&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«l’approvazione dell’opera per il supremo interessamento del Santo Padre».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Proprio all’inizio del Quaderno autografo n° 111, “&#039;&#039;il III° Quaderno di Lezioni del Dolce Ospite sulle Epistole Paoline&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Catalogo dei Quaderni autografi di Maria Valtorta&#039;&#039;, annotazione di padre Berti sulla copertina, pag. 66, Centro Editoriale Valtortiano (2010)&amp;lt;/ref&amp;gt;, Maria Valtorta annota il clima di fiducia che ora regna scrivendo un elogio e un ringraziamento ai padri Migliorini e Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 20 maggio 1948 (lo scritto è senza data, il 20 maggio è una data presunta), pag. 442, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|sinistra|303x303px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
Nell’estate del 1948, un opuscolo che dell’Opera di Maria Valtorta riportava l’indice generale e alcune pagine di saggio, sotto un titolo cautamente provvisorio: &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039;, viene pubblicato con l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di monsignor &#039;&#039;&#039;[[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|Costantino M. Barneschi]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo titolare di Tagaste e Vicario Apostolico dello Swaziland.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; è solo una prima bozza che anticipava parti della futura Opera principale di Maria Valtorta: &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato|L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il 25 ottobre 1948 Maria Valtorta annuncia a &#039;&#039;&#039;[[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]]&#039;&#039;&#039;, la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In una successiva lettera dell’11 novembre 1948, Maria Valtorta informa Madre Teresa Maria che papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre &#039;&#039;&#039;Enrico M. Gargiani&#039;&#039;&#039; procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a mons. &#039;&#039;&#039;[[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|Michele Fontevecchia]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Pontecorvo, “&#039;&#039;per ottenere una seconda e &#039;&#039;più&#039;&#039; valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e &#039;&#039;sale non appartenenti alla Città del Vaticano&#039;&#039;, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si può pensare che tutto ciò possa essere accaduto nell’entourage del Vaticano senza il parere favorevole del Santo Padre. D’altronde, egli si prese cura dell’Opera non appena il Sant’Uffizio iniziò il suo atteggiamento ostile, che poi sfociò nella ben orchestrata messa all’Indice dei Libri Proibiti, ma solo dopo la morte di Pio XII e il termine delle funzioni di Segretario della Sacra Congregazione dei Riti di mons. Alfonso Carinci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le difficoltà con il Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
Alla fine del 1948 e nei primi mesi del 1949, il Sant’Uffizio intervenne nella questione della pubblicazione. Quando già si stava preparando la stampa dell’opera, padre Enrico M. Gargiani (1890-1965) Procuratore generale dei Servi di Maria, fu convocato dal Sant’Uffizio, che intimò ai padri Berti e Migliorini di cessare ogni attività editoriale riguardante gli scritti valtortiani.&lt;br /&gt;
L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; apposto da mons. Costantino M. Barneschi sull&#039;opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; non venne ritenuto valido dal Sant’Uffizio, a norma del Diritto canonico, perché come scrive Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma il 29 Novembre [1948], quando le rotative stavano per mettersi in moto, il Santo Uffizio fece chiamare il P. Procuratore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria e gli intimò di dire a P. Berti e P. Migliorini di non occuparsi più dell’opera se non volevano essere colpiti dai decreti del Santo Uffizio per avere abusivamente carpito (?) l’approvazione di Monsignor Barneschi contrariamente alle norme del Diritto Canonico, perché detto monsignore non è il vescovo della casa editrice né dell’Autore, e soprattutto perché: «È il vescovo degli zulù» (O che non hanno l’anima gli zulù? e un vescovo italiano, solo perché è in Africa, non è meno vescovo di uno che dimora in Italia?).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti si precipitò da P. Bea e dai Monsignori Carinci e Fontevecchia, nonché da altri monsignori e da altri P. Gesuiti, ed essi risposero concordemente: «Andate avanti lo stesso. Non possono farvi nulla».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, e non so dare loro torto, i Padri non si arrischiarono a spendere milioni per una pubblicazione che poi può venire fermata dal Santo Uffizio e neppure contravvenire agli ordini di quest’ultimo, dopo che esso ha minacciato una sospensione &#039;&#039;a Divinis&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In una lettera del 23 dicembre 1948&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 23 dicembre 1949, pag. 127, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo aver annunciato una sua visita a Viareggio per la sera di Natale, padre Berti informa Maria Valtorta della decisione presa “&#039;&#039;di portare in tipografia, il 3 gennaio 1949, i primi tre volumi&#039;&#039;” dell’Opera, ritenendo che “&#039;&#039;di tutte le difficoltà, mosseci dalla Segreteria di Stato e dal S. Ufficio, abbiamo fatto un accuratissimo esposto al Santo Padre&#039;&#039;” tramite padre &#039;&#039;&#039;[[Augustin Bea e Maria Valtorta|Augustin Bea]]&#039;&#039;&#039;, Confessore di Pio XII.&lt;br /&gt;
[[File:Eterno Padre di Giovanni Bellini.webp|miniatura|“&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;” di Giovanni Bellini]]&lt;br /&gt;
In quello stesso giorno del 23 dicembre 1948 Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’&#039;&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;&#039;, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per S. Santità. Dice l’Eterno Padre:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Invoca il mio Spirito e leggi. Leggi ciò che ti può illuminare. Leggi le parole di quelli che videro un tempo, un altro tempo, e un altro ancora. Il tempo prossimo a loro. Il tempo del mio Verbo fra gli uomini. Il tempo vostro. Questo. Leggi e vedi. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi Giovanni nella sua Apocalisse. E che sono le stelle che per una terza parte Satana riesce a far precipitare dal loro Cielo, dal Cielo della Chiesa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi se non coloro che, per avermi testimoniato fedelmente, vengono uccisi dalla Bestia uscente dall’abisso? E chi se non coloro che, eletti a luminari nella Chiesa, si sono fatti luci spente? Chi se non i pastori tramutati in idoli per il loro presumere? Chi se non il sale corrottosi in veleno per i piccoli che vedono e si allontanano con disgusto e languiscono o periscono? […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi, leggi, rileggi, medita, trema, piangi. Il tempo di Sebna sovrasta. Molta parte della Chiesa vi è già travolta, lanciata come palla in mezzo alle turbe scatenate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo da anni avevo già detto al portavoce, perché ti fosse detto. Questo dico oggi a Te, Vicario del mio Cristo e servo mio. Sì. Perché Io sono Iddio. E niuno è più grande di Me. Tutti servi rispetto a Me: il Signore. Tutti un nulla davanti al mio Divino Tutto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tu, tu almeno, non essere come troppi. Separa il tuo volere dal loro, onde non farti complice loro. Tu, mio servo; ma essi servi tuoi, e Tu Capo Supremo. E la tua parola scioglie e lega, seconda soltanto alla Mia che, poiché Tu mi servi in santità e amore, alla tua si unisce, &#039;&#039;perché sia Dio che parla sulle tue labbra di Pontefice&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hai nelle mani le verghe e nello spirito la Sapienza. Io te le ho date quando ti ho eletto. Usa il potere e il sapere come ti conviene, e non disgustare il tuo Signore che ha voluto contrassegnare il tuo Papato di un dono straordinario: la Buona Novella nuovamente evangelizzata, a conferma dell’antica di secoli, a tuo aiuto, o Padre della Cristianità, e ad aiuto di tutta la cristianità contro la quale avanza il Dragone maledetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non crollare Tu pure il capo. Non dire: “Non c’è proporzione fra il dono e l’insidia”, come dicono alcuni e ti tentano a dirlo. Non offendere Me che ho generato il Verbo. Me che sono il Potente, e tutto posso se voglio. E Padre sono, e se un figlio mi ubbidisce Io lo soccorro. Quale che sia la misura dell’insidia che lo assale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non guardare al mezzo per cui ti venne il dono della Parola che viene in soccorso di chi crede, di chi dubita, ed anche di chi non crede. Il mezzo ha ubbidito nel servire la Parola e agli ordini ricevuti da Dio. E per questo a Te si è rivolto. Perché Tu faccia ciò che Dio vuole. Ma se Tu respingi il mezzo, non tanto lui colpisci e contro lui, innocente, pecchi; quanto Me colpisci, &#039;&#039;Noi&#039;&#039;, ché siamo Un solo Dio nella Nostra mirabile Trinità, e pecchi contro l’Amore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché l’Amore, il nostro Trino Amore, volle dare al tuo Ponteficato questo: la Parola di Dio. E se Tu resisti al mio Volere d’amore ripeti il gesto dei Principi dei Sacerdoti, dei Sinedristi, dei Farisei, Sadducei e Scribi, che non si piegavano alla Carità evangelizzante e la perseguitavano e condannarono prima dell’ora segnata per il Suo Martirio. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Propiziati il Signore Iddio tuo. Tu puoi. Sei il Pontefice. Non hai scuse al tuo non fare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non imitare Pilato, o avrai la sorte di Pilato, che non fu giustificato dalla simbolica lavata di mani. Egli mancò&lt;br /&gt;
alla giustizia come e più che se avesse condannato senza  chiedere che altri condannasse. Più, perché essendo colui che poteva, doveva saper far tacere le lingue peccatrici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non disconoscere Colui che parla nell’opera. Sarebbe un giudizio per Te. E conoscendolo, servilo col farlo conoscere. Sarà una gloria per Te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sprezzare questo avviso, anche se ti viene col mezzo di una creatura. Altri tuoi predecessori ascoltarono i miei mezzi. E se la Chiesa è ancora Romana è perché un Pontefice si arrese a Caterina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sii giusto, onde avere alleato il tuo Signore contro l’Anticristo che avanza». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|Santo Uffizio - Brevi Notizie]]&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;, del 2 febbraio 1949 a firma di mons. Giovanni Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 gennaio 1949, prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Fu ben ispirata a farlo perché mons. Carinci era un uomo molto vicino a Pio XII, era stato Rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma, dove si era formato Eugenio Pacelli. Era un uomo di pietà e di compassione, seppe così neutralizzare con la diplomazia l’offensiva del Sant’Uffizio. Cercò di far risalire l’arbitrato della causa valtortiana al Santo Padre e mobilitò “personaggi illustri” che difesero l’Opera. Tra essi: il cardinale Augustin Bea, confessore di Pio XII e direttore dell’Istituto Biblico Pontificio; mons. [[Ugo Lattanzi e Maria Valtorta|Ugo Lattanzi]], decano dell’Università Pontificia Lateranense; [[Camillo Corsanego e Maria Valtorta|Camillo Corsanego]], decano dei consiglieri consistoriali incaricati dei processi di canonizzazione; [[Maurizio Raffa e Maria Valtorta|mons. Maurizio Raffa]], direttore del Centro internazionale di comparazione e sintesi, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://moked.it/blog/2009/11/23/maurizio-raffa-giusto-tra-le-nazioni/ Maurizio Raffa, Giusto tra le Nazioni]&amp;lt;/ref&amp;gt;); [[Vittorio Tredici e Maria Valtorta|Vittorio Tredici]], presidente dell’Associazione delle industrie minerarie italiane, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://trepassiavanti.wordpress.com/2016/02/20/i-giusti-sardi/ I Giusti sardi]&amp;lt;/ref&amp;gt;); prof. [[Lorenzo Ferri e Maria Valtorta|Lorenzo Ferri]], pittore e scultore soprattutto di arte sacra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia la sua prima reazione fu di prendere tempo e di minimizzare le intenzioni del Sant’Uffizio: le anime sante non immaginano il male, confidano in tutto&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta&#039;&#039;” ([https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/1Cor/13/?sel=13,7&amp;amp;vs=1Cor%2013,7 1 Corinzi 13,7])&amp;lt;/ref&amp;gt;. Così mons. Carinci, il 17 gennaio 1949, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Annotazione di mons. Alfonso Carinci 28 gennaio 1949.webp|miniatura|sinistra|Annotazione di mons. Alfonso Carinci sul margine della lettera di Maria Valtorta del 20 gennaio 1949]]&lt;br /&gt;
Ricevuta la lettera di mons. Carinci, Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pochi giorni dopo mons. Carinci mostrerà la lettera di Maria Valtorta al Santo Padre annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli dice che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il Papa in persona si occupava, davvero, del caso di Maria Valtorta. Ma la reazione del Sant’uffizio non fu una reazione di obbedienza alle indicazioni del papa: il 15 febbraio 1949 fu imposto il blocco della pubblicazione dell’opera e la consegna di tutti i manoscritti originali di Maria Valtorta!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La sentenza di blocco del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
Padre Corrado M. Berti, assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria, vengono convocati da due commissari del Sant&#039;Uffizio della sezione censura dei libri, tra cui mons. &#039;&#039;&#039;[[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|Giovanni Pepe]]&#039;&#039;&#039;, (lo stesso che sarà destituito da Pio XII tre anni più tardi per una colpa che dimostrava la scarsa importanza che il Sant’Uffizio attribuiva al parere del Papa&amp;lt;ref&amp;gt;François-Michel Debroise, &#039;&#039;À la rencontre de Maria Valtorta - Tome 1&#039;&#039;, pag. 105, Centro Editoriale Valtortiano (2019)&amp;lt;/ref&amp;gt;) e padre Cristoforo Bigazzi, O.P.&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla dichiarazione giurata&amp;lt;ref&amp;gt;documento [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978 di padre Corrado Berti&amp;lt;/ref&amp;gt; redatta dallo stesso padre Berti leggiamo:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma, nel 1949, il Sant&#039;Ufficio, del quale, allora, era segretario il Card. Alfredo Ottaviani e assessore Mons. Pietro Parente, chiamò il P. Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e il P. Corrado M. Berti, considerato il principale responsabile. Mons. Pepe e il P. Berruti, O.P., ufficiali del Sant&#039;Ufficio, lessero la sentenza e vollero che P. Berti la firmasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con questa sentenza comandarono che il P. Berti consegnasse al Sant&#039;Ufficio tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta, evidentemente per distruggerli o tenerli chiusi per sempre: &amp;quot;Qui rimarranno come in un sepolcro&amp;quot;, disse Mons. Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti portò tutti i dattiloscritti in suo possesso; ma non potè consegnare i manoscritti, perchè detenuti dalla scrittrice; e non potè consegnare la totalità dei dattiloscritti, perché posseduti da altre persone, che non vollero privarsene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, e finalmente, il Sant&#039;Ufficio proibì la pubblicazione dell&#039;Opera, comminandone il collocamento all&#039;Indice, in caso di eventuale pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti non potè manifestare al Sant&#039;Ufficio le parole dettegli da Papa Pio XII in udienza, perchè non gli fu permesso di parlare, ma gli fu concesso soltanto di ascoltare e firmare la sentenza senza commento. Erano i metodi di quel tempo preconciliare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Sant&#039;Ufficio, però, fu buono con l&#039;inferma Maria Valtorta e non le comunicò la sentenza. La seppe da P. Berti, per necessità di cose, e ne fu desolata. Si aggravò.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Alfonso Carinci cerca subito di rincuorare Maria Valtorta assicurandole che, né gli scritti né la sua persona sono stati condannati dal Sant’Uffizio, ma solo la pubblicazione è stata bloccata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 15 marzo 1949, pag. 46, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizia così un lungo periodo di attesa e di speranza, ma anche di grande sofferenza per Maria Valtorta, nel quale vengono inutilmente intraprese azioni volte a togliere la proibizione del Sant’Uffizio a pubblicare l’opera.&lt;br /&gt;
== Le iniziative successive e i tentativi di ricorso ==&lt;br /&gt;
Anche nel settembre del 1949 mons. Carinci comunica, nuovamente, che gli scritti presso il Sant’Uffizio sono “&#039;&#039;sotto un più accurato esame&#039;&#039;” e poi chiede a Maria Valtorta di rivelare dove riposi il corpo di San Pietro per comunicarlo al Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 29 settembre 1949, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ma Maria Valtorta risponde che già nel febbraio del 1949 aveva consegnato una lettera per il Papa, con le traslazioni del corpo del primo Pontefice-Martire, nonostante avesse avuto l’ordine di tacere. Maria Valtorta riconosce di aver disubbidito nel dare quelle informazioni, ma lo aveva fatto proprio perché persuasa che il papa desiderava tanto quelle informazioni per porre fine alle dispute con le confessioni protestanti. Ma l’Opera era stata ugualmente bloccata dal Sant’Uffizio, e a lei “&#039;&#039;ne è venuto del male, come Gesù diceva&#039;&#039;”. Adesso, nonostante che anch’essa desiderasse scaricarsi dal segreto, non può che mantenere l’ubbidienza al volere di Dio e tacere&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti, con l’aiuto di mons. Carinci, cercò di ottenere un’altra udienza con il Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma questa seconda udienza non ebbe luogo per due ragioni: perché l’Anno Santo del 1950 impegnò l’agenda del Sommo Pontefice e perché l’entourage del Papa, pur favorevole a Maria Valtorta, non desiderava uno scontro diretto con il Sant’Uffizio, che era assai temuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni successivi mons. Carinci continua ad operare a favore dell’opera di Maria Valtorta, cerca di ottenere una nuova udienza con il Santo Padre, conforta spiritualmente e sovviene materialmente Maria Valtorta, infine in data 29 gennaio 1952 si fa promotore di una [[Petizione al papa (29 gennaio 1952)|petizione a papa]] Pio XII, sottoscritta insieme ad altri “personaggi illustri” che difesero l’Opera, perchè convinto che solo un intervento personale del Sommo Pontefice avrebbe potuto sbloccare l’irrigidimento del Sant’Uffizio e arrivare a una pubblicazione favorevole degli Scritti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
[[File:Petizione a papa Pio XII.jpg|miniatura|destra|Petizione del 29 gennaio 1952 al papa Pio XII firmata da mons. Alfonso Carinci]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Beatissimo Padre,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prostrato ai piedi della Santità Vostra,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
umilmente imploro anche a nome del&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mo P. Agostino Bea, S.J., e dei&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mi M.ri:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Angelo Mercati&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ugo Lattanzi, Prof. di teologia fondamentale e biblica nel Pont. Ateneo Lateranense,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maurizio Raffa, Direttore del Centro di Comparazione e Sintesi; dei Signori:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avv. On. Camillo Corsanego, Prof. di Diritto al Pont. Ateneo Lateranense e di Teologia all’Università Internazionale “Pro Deo”,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Nicola Pende, dell’Università di Roma,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Lorenzo Ferri, scultore e pittore,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comm. Vittorio Tredici, mineralologo,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
le cui dichiarazioni si allegano a questa istanza, che l’opera «PAROLE DI VITA», scritta da Maria Valtorta (la quale da un ventennio giace in letto), “senza il nome dell’autrice, né come derivante da visioni o stati straordinari, ma semplicemente come Vita di Gesù raccontata e illustrata per il popolo cattolico, dopo una coscienziosa revisione fatta da un revisore competente in teologia ed esegesi” (vedi dichiarazione del Rev.mo P. Bea), da nominarsi da Vostra Santità, col debito “Imprimatur” possa pubblicarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al revisore che, spero, Vostra Santità vorrà nominare, potrei far leggere le lettere scrittemi dalla Valtorta, le quali mostrano&lt;br /&gt;
evidentemente il buono spirito della signorina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spero che Vostra Santità vorrà benignamente esaudire il desiderio degli oratori, i quali con me e la Valtorta implorano l’Apostolica Benedizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Roma, 29 Gennaio 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
+ Alfonso Carinci, Arc. di Seleucia d’Isauria,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Segr. della Sacra Congr. dei Riti.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È attestato che mons. Carinci intratteneva rapporti diretti con papa Pio XII; tuttavia, per senso di correttezza istituzionale, egli scelse di avvalersi dei canali ordinari della Curia romana per la trasmissione della Petizione. La documentazione disponibile indica che il testo fu esaminato dal Sant’Uffizio, che si farà beffe delle “personalità illustri” accusandole di ingenuità. Non risulta invece accertato che la petizione sia giunta direttamente all’attenzione del pontefice, né che egli ne abbia avuto conoscenza.&lt;br /&gt;
== L’intervento di Pio XII contro un decreto del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:Padre Pio da Pietrelcina.webp|sinistra|miniatura|Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968)]]&lt;br /&gt;
Nello stesso periodo accade un episodio significativo del pontificato di Pio XII, utile per comprendere il contesto ecclesiastico in cui maturarono vicende analoghe: riguarda il provvedimento emesso dal Sant’Uffizio contro &#039;&#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;&#039; nel 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine del 1951, mons. Giovanni Pepe, commissario del Sant’Uffizio per la censura dei libri, e l’abate benedettino Emanuele Caronti furono inviati dal Sant’Uffizio a San Giovanni Rotondo per svolgere un’indagine sul frate cappuccino, nell’ambito delle numerose visite ispettive a cui egli fu sottoposto nel corso degli anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordiamo come, appena divenuto papa, Pio XII aveva ordinato alle Congregazioni romane di “&#039;&#039;lasciare in pace Padre Pio&#039;&#039;”, e aveva definito Padre Pio: “&#039;&#039;la salvezza dell&#039;Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 3 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 3 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
In seguito alla relazione redatta dai due ispettori, il 16 gennaio 1952 il Sant’Uffizio comunicò ai superiori dell’Ordine dei Cappuccini alcune misure restrittive, tra cui la limitazione dei pellegrinaggi e il divieto di favorire la diffusione di scritti e immagini relativi a Padre Pio. Il 30 luglio 1952 lo stesso Sant’Uffizio emanò un decreto con cui venivano posti all’Indice dei Libri Proibiti ben otto volumi dedicati al frate, perché privi dell’approvazione ecclesiastica:&lt;br /&gt;
*Argentieri Domenico, &#039;&#039;La prodigiosa storia di Padre Pio&#039;&#039;, Milano, Tarantola, 1951.&lt;br /&gt;
*Apollonio Donato, &#039;&#039;Incontri con Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta &amp;amp; Figli, 1951.&lt;br /&gt;
*Fiorentini Guido Greco, &#039;&#039;Entità meravigliosa di Padre Pio&#039;&#039;, S. Maria Capua Vetere, Editore Beato, 1949.&lt;br /&gt;
*Lotti Franco, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, S. Giovanni Rotondo, Abresch, 1951.&lt;br /&gt;
*Camilleri Carmelo, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Città di Castello, Soc. Tip. “Leonardo da Vinci”, 1952.&lt;br /&gt;
*Pedriali Gian Carlo, &#039;&#039;Ho visto Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta, 1948.&lt;br /&gt;
*Delfino-Sessa Piera, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Genova, Demos, 1950.&lt;br /&gt;
*Trabucco Carlo, &#039;&#039;Il mondo di Padre Pio&#039;&#039;, Roma, Ernesto Giacomaniello, 1950.&lt;br /&gt;
[[File:L&#039;Osservatore della Domenica - 10 Agosto 1952.webp|sinistra|miniatura|140px|&#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039;, 10 agosto 1952, Anno XIX, pag. 2]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 5 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
Il provvedimento fu reso noto da &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; il 3 agosto 1952. La proscrizione sarebbe stata adottata senza alcuna informazione diretta al pontefice, che ne sarebbe venuto a conoscenza solo attraverso la stampa vaticana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La reazione di papa Pio XII fu significativa: egli dispose l’immediata pubblicazione di una «nota di accomodamento», redatta dal cardinale Giuseppe Pizzardo e apparsa su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 agosto 1952, ripresa anche da &#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039; del 10 agosto 1952; poi ordinò il trasferimento di mons. Giovanni Pepe rimuovendolo dal suo incarico al Sant’Uffizio. Per la prima volta, un decreto emanato e reso pubblico dal Sant’Uffizio veniva bloccato e quindi reso non esecutivo, infatti, il decreto non venne mai pubblicato negli &#039;&#039;Acta Apostolicae Sedis&#039;&#039;, la gazzetta ufficiale della Santa Sede.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello stesso contesto, la Segreteria di Stato, tramite mons. Angelo Dell’Acqua, trasmise al Sant’Uffizio una comunicazione in cui si auspicava che Padre Pio: “&#039;&#039;possa svolgere indisturbato il suo ministero sacerdotale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Luigi Peroni, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, nota 23 a pag. 471, Borla (1994); Emanuele Giannuzzo, &#039;&#039;San Pio da Pietrelcina&#039;&#039; pag. 332-333, BooksprintEdizioni (2012); Angelo M. Mischitelli, &#039;&#039;Padre Pio. Un uomo un santo&#039;&#039;, pag. 645, Sovera Edizioni (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo episodio viene proposto come rivelatore della complessità dei rapporti e delle tensioni esistenti all’interno della Curia romana, tra il Sant’Uffizio e altri organismi, in quel periodo storico. Occorre evidenziare come, durante l’ultima parte del pontificato di Pio XII, l’Opera di Maria Valtorta non fu più colpita da altri provvedimenti nonostante che venne anche pubblicata, in quattro volumi usciti tra il 1956 e il 1959, con il titolo: &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;. Ma fino alla morte di papa Pio XII e la successiva elezione del nuovo pontefice Giovanni XXIII, il Sant’Uffizio rimase fermo, forse memore di quello era accaduto dopo la messa all’Indice dei Libri Proibiti dei volumi su padre Pio da Pietrelcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La pubblicazione dell&#039;Opera di Maria Valtorta e la condanna del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|sinistra|150px|Notifica di Condanna su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Articolo.webp|miniatura|destra|150px|Articolo su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
Gli Scritti di Maria Valtorta, nella loro prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) furono pubblicati in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno. L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di inserire l’opera di Maria Valtorta nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]]&amp;lt;ref&amp;gt;nella sessione del 16 dicembre 1959&amp;lt;/ref&amp;gt; e la rese nota pubblicando il decreto di condanna su [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/L%E2%80%99Osservatore_Romano_-_6_Gennaio_1960.webp &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960], accompagnandolo con un articolo anonimo intitolato: “Una vita di Gesù malamente romanzata”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rileviamo come mons. Alfonso Carinci, tutore e difensore dell&#039;Opera di Maria Valtorta presso la Curia romana, termina le sue funzioni di segretario della Sacra Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; proprio il 5 gennaio 1960, il giorno precedente alla pubblicazione della notifica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante i lavori del Concilio Vaticano II, l’8 novembre 1963, il cardinale arcivescovo di Colonia mons. Josef Frings (1887-1978) intervenne criticamente sui metodi del Sant’Uffizio, allora guidato dal cardinale [[Alfredo Ottaviani e Maria Valtorta|Alfredo Ottaviani]] (1890-1979), denunciando i “metodi immorali” del Sant’Uffizio con queste parole pronunciate in latino&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 616; Francisco Gil Hellín, 474&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mi sembra molto importante che queste regole, soprattutto quelle sulla netta distinzione fra ambito amministrativo e ambito giudiziario, vengano estese a tutte le congregazioni, anche alla &#039;&#039;Suprema Congregatio Sancti Officii&#039;&#039;, la cui modalità procedurale per molti aspetti non si accorda più con il nostro tempo ed è per la Chiesa un danno e per molti uno scandalo».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Aggiungendo che&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 617; Francisco Gil Hellín, 474-475&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«… Nessuno dovrebbe essere giudicato e condannato a motivo di quanto a ragione o a torto crede, senza essere prima ascoltato, senza conoscere prima le accuse mosse contro di lui o contro qualcosa che ha scritto, senza che prima gli venga data la possibilità di correggere se stesso o quanto ha scritto».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tali osservazioni si inserivano in un più ampio dibattito sul funzionamento degli organismi dottrinali della Curia romana, ma le conseguenze furono considerevoli e già nel 1966, sotto il pontificato di Paolo VI, portarono alla riforma del Sant’Uffizio, con l’abolizione definitiva dell’Indice dei Libri Proibiti. Tale elenco cessò di avere valore giuridico, pur rimanendo il principio di una valutazione prudente delle opere di carattere religioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcune testimonianze hanno sostenuto che dopo la soppressione dell’Indice, l&#039;Opera di Maria Valtorta avrebbe illuminato il cammino di ben sette santi e beati, sulle orme del Venerabile Pio XII, che si sono avvalsi di questi Scritti:&lt;br /&gt;
*San [[Giovanni Paolo II e Maria Valtorta|Giovanni Paolo II]]&lt;br /&gt;
*San [[Paolo VI e Maria Valtorta|Paolo VI]]&lt;br /&gt;
*San [[Padre Pio e Maria Valtorta|Pio da Pietrelcina]]&lt;br /&gt;
*Santa [[Madre Teresa di Calcutta e Maria Valtorta|Madre Teresa di Calcutta]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Gabriele Allegra e Maria Valtorta|Gabriele M. Allegra]]&lt;br /&gt;
*Beata [[Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento e Maria Valtorta|Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Luigi Novarese e Maria Valtorta|Luigi Novarese]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e tutti lettori che nel mondo si fanno promotori del &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[fr:Pie XII et Maria Valtorta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Pio_XII_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6842</id>
		<title>Pio XII e Maria Valtorta</title>
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		<updated>2026-03-30T07:57:25Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Papa Pio XII di Michael Pitcairn.webp|miniatura|Papa Pio XII è stato il 260º pontefice della Chiesa cattolica, eletto il 2 marzo 1939 fino al 9 ottobre 1958]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eugenio Pacelli&#039;&#039;&#039;, nato il 2 marzo 1876 e morto il 9 ottobre 1958, fu il 260º pontefice della Chiesa cattolica con il nome di &#039;&#039;&#039;Pio XII&#039;&#039;&#039;. Il suo pontificato, dal 1939 al 1958, coincise con gli anni in cui la mistica italiana &#039;&#039;&#039;[[Maria Valtorta]]&#039;&#039;&#039; redasse i suoi scritti, poi pubblicati nella prima edizione dell&#039;opera (dal 1956 al 1959) con il titolo &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diverse testimonianze legate all’ambiente dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e ad ambienti ecclesiastici dell’epoca, Pio XII fu informato dell’esistenza degli scritti valtortiani e ne avrebbe seguito con interesse le vicende editoriali. La questione della loro pubblicazione si sviluppò tuttavia in un contesto complesso, segnato anche dall’intervento del [[Sant’Uffizio e Maria Valtorta|Sant’Uffizio]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La consegna degli scritti di Maria Valtorta in Vaticano ==&lt;br /&gt;
Durante il periodo in cui prestava servizio presso l’ospedale San Gallicano di Roma, &#039;&#039;&#039;padre Corrado Maria Berti&#039;&#039;&#039;, dei Servi di Maria, ebbe occasione di conoscere e diventare amico di Mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quel periodo gli scritti di Maria Valtorta non erano ancora stati pubblicati, ma circolavano in forma di copie dattiloscritte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo la testimonianza di padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 15 luglio 1947, pag. 124, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, mons. Norese aveva accesso al tavolo di lavoro del pontefice e consegnava abitualmente al Papa documenti e corrispondenza. Il 9 maggio 1947 padre Berti consegnò a mons. Norese alcuni fascicoli dell’opera (Prevangelo, 1° anno e gran parte del 2° anno della vita pubblica di Gesù), elegantemente legati in tela bianca con stemma in oro, egli dopo averli letti ed esserne rimasto favorevolmente impressionato, promise che gli avrebbe portati in Vaticano e sarebbero così giunti nelle mani di Pio XII.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli incontri successivi con padre Berti, mons. Norese riferì di aver notato che il segnalibro nei fascicoli avanzava progressivamente, interpretando ciò come segno che il Papa stesse leggendo il testo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’udienza papale del 26 febbraio 1948==&lt;br /&gt;
[[File:Osservatore romano 27 02 48.png|miniatura|180px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]]&lt;br /&gt;
Un episodio frequentemente citato nella letteratura valtortiana riguarda l’udienza concessa da Pio XII il 26 febbraio 1948. Secondo quanto riportato da [[L’Osservatore Romano del 27 febbraio 1948|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]], Pio XII ricevette in udienza privata:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Romualdo Maria Migliorini]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1884-1953), direttore spirituale di Maria Valtorta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Corrado Berti e Maria Valtorta|Corrado Maria Berti]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1911-1980), docente di teologia sacramentaria&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Andrea Cecchin e Maria Valtorta|Andrea Maria Cecchin]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;La causa di beatificazione del Servo di Dio Andrea M. Cecchin è stata aperta dalla Diocesi di Vicenza e dall&#039;Ordine dei Servi di Maria il 23 marzo 2002 e si è chiusa il 15 settembre 2008.&amp;lt;/ref&amp;gt; O.S.M. (1914-1995), priore del Collegio internazionale S. Alessio Falconieri dei Servi di Maria in Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Il Collegio internazionale S. Alessio, dal 1950, fu elevato da papa Pio XII a Pontificia Facoltà Teologica &#039;&#039;Marianum&#039;&#039;, riservata ai frati servi di Maria con specializzazione in Teologia Mariana (Mariologia).&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante l’udienza con Pio XII, secondo la testimonianza padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “L’assenso di Pio XII e il veto del Sant’Uffizio”, pag. 58, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, padre Migliorini avrebbe dovuto parlare al papa dell&#039;opera di Maria Valtorta, ma lasciò la parola al confratello più giovane perché troppo emozionato; il Papa mostrò di aver preso conoscenza degli Scritti, accettò il dono di altri fascicoli dattiloscritti dell&#039;opera di Maria Valtorta e infine avrebbe incoraggiato la pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il giudizio del Papa, pur essendo autorevole al sommo, rimase tuttavia informale e privato non assumendo la forma di un pronunciamento ufficiale. Pio XII aveva indicato ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/1949-2-2-Brevi-Notizie.pdf Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a norma del Diritto Canonico; nonostante che su una simile questione il Sommo Pontefice sia il giudice ultimo&amp;lt;ref&amp;gt;Secondo gli articoli 218 e 219 del [http://www.catho.org/9.php?d=bpl#w Codice di Diritto Canonico del 1917], il Papa acquisisce un supremo potere, per diritto divino, su tutta la Chiesa.&amp;lt;/ref&amp;gt;, il parere fu espresso a titolo personale, come richiede la prassi della Chiesa in questa materia. Nessun papa, infatti, ha mai concesso, in quanto tale, un &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; formale a un’opera di autore. La questione rimase pertanto soggetta alla competenza del Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Pio X nella sua Lettera Enciclica [https://www.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html#:~:text=Siffatte%20apparizioni%20o%20rivelazioni%20non%20furono%20n%C3%A9%20approvate%20n%C3%A9%20condannate%20dalla%20Sede%20Apostolica%2C%20ma%20solo%20passate%20come%20da%20piamente%20credersi%20con%20sola%20fede%20umana%2C%20conforme%20alla%20tradizione%20di%20cui%20godono%2C%20confermata%20pure%20da%20idonei%20testimoni%20e%20documenti &#039;&#039;Pascendi Dominici Gregis&#039;&#039;] sugli errori del Modernismo dell&#039;8 settembre 1907, ricordava che anche le apparizioni o rivelazioni private riconosciute: “&#039;&#039;non furono né approvate né condannate dalla Sede Apostolica, ma solo passate come da piamente credersi con sola fede umana&#039;&#039;”.&amp;lt;/ref&amp;gt;, che avrebbe manifestato forti riserve sull’opera di Maria Valtorta, arrivando – prima della pubblicazione – a bloccare gli sforzi dei padri Berti e Migliorini (1949), poi – dopo la pubblicazione – a inserirla nell’Indice dei Libri Proibiti (1959).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Va osservato che in quel periodo papa Pio XII era particolarmente sensibile alle distorsioni che potevano essere fatte del Vangelo. Egli lo affermò con fermezza nel 1950, nella sua Lettera Enciclica &#039;&#039;Humani Generis&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;testo in italiano della lettera enciclica &#039;&#039;[https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis.html Humani Generis]&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; dedicata a “&#039;&#039;circa alcune false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica&#039;&#039;”. Non avrebbe dunque chiesto di avviare il processo di pubblicazione se l’opera di Maria Valtorta avesse presentato un qualche pericolo in questo ambito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’ambiente vaticano e l’interesse per le rivelazioni private ==&lt;br /&gt;
[[File:Luigina Sinapi mod AI.webp|miniatura|250px|Luigina Sinapi (1916 - 1978)&amp;lt;ref&amp;gt;immagine rielaborata con AI&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Nel contesto della spiritualità cattolica del XX secolo, l’interesse per fenomeni mistici e rivelazioni private era relativamente diffuso. Anche papa Pio XII ebbe contatti con diverse figure considerate mistiche.&lt;br /&gt;
Tra queste la venerabile Serva di Dio &#039;&#039;&#039;[[Luigina Sinapi e Maria Valtorta|Luigina Sinapi]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Francesco l&#039;ha dichiarata Venerabile, [https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/01/27/0081/00165.html Decreto del 27 gennaio 2025]&amp;lt;/ref&amp;gt;, una Fedele laica romana che dichiarava di ricevere rivelazioni spirituali. Secondo alcune testimonianze, ella avrebbe avuto contatti con ambienti vaticani e con lo stesso Pio XII&amp;lt;ref&amp;gt;sito ufficiale del [https://www.causesanti.va/it/venerabili/luigia-sinapi.html Dicastero per le Cause dei Santi]: “&#039;&#039;godette la fiducia del Venerabile Servo di Dio Pio XII&#039;&#039;”&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;aprile del 1937, il cardinale Eugenio Pacelli (futuro papa Pio XII) era un collaboratore molto stretto di papa Pio XI e dirigeva la Segreteria di Stato, il dicastero più importante del Vaticano in quanto direttamente al servizio del Papa. In quel periodo, la sorella minore, la marchesa Elisabetta Pacelli, gli presentò una giovane di 21 anni che l’aveva avvicinata in Piazza San Pietro. Luigina Sinapi, questo il nome della ragazza, aveva ricevuto dalla [[Vergine Maria]], nel luogo detto delle Tre Fontane a Roma, il seguente messaggio&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/venerabile-serva-di-dio-luigina-sinapi/ Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Esattamente fra dieci anni, tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa e vuole uccidere il Papa... Ora tu va in piazza S. Pietro, troverai una signora vestita così... e le chiederai di condurti da suo fratello Cardinale: porterai a lui il mio messaggio. Da questo luogo, stabilirò a Roma il trono della mia gloria... Inoltre dirai al Cardinale che prestò sarà lui il nuovo Papa”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E così fece. La giovane veggente trasmise quindi il messaggio che aveva appena ricevuto al Cardinale Eugenio Pacelli.&lt;br /&gt;
[[File:PieXII-Menendez.jpg|sinistra|miniatura|Lettera autografa del card. Eugenio Pacelli]]&lt;br /&gt;
Nel periodo in cui la giovane Luigina Sinapi rivelò il messaggio ricevuto alle Tre Fontane, il cardinale Eugenio Pacelli stava scrivendo la prefazione al libro &#039;&#039;Invito all&#039;Amore&#039;&#039;, che raccoglieva le rivelazioni private attribuite alla Serva di Dio suor &#039;&#039;&#039;[[Josefa Menéndez e Maria Valtorta|Josefa Menéndez]]&#039;&#039;&#039; (1890-1923).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A partire dal 22 gennaio 1949 questo libro fu letto anche da Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 28 gennaio 1949, pag. 182, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo che i ‘dettati’ e le ‘visioni’ sulla Vita di Gesù si erano conclusi. Maria Valtorta riconobbe in tali rivelazioni a suor Josefa, lo stesso Autore divino che riteneva all’origine delle proprie esperienze mistiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le profezie attribuite a Luigina Sinapi si avverarono: prima l’elezione del cardinale Eugenio Pacelli al soglio di Pietro nel marzo del 1939, poi, nell’aprile del 1947, le apparizioni mariane alle Tre Fontane&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/la-storia-delle-tre-fontane/la-vergine-della-rivelazione// Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;  a Bruno Cornacchiola (1913-2001) che si convertì al cattolicesimo e confidò al Papa di aver avuto l’intenzione di ucciderlo. Pio XII avrebbe detto al gesuita padre Riccardo Lombardi (1908-1979), noto come “il microfono di Dio”, di essere già a conoscenza di tali eventi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diversi racconti biografici e testimonianze successive, papa Pio XII avrebbe mantenuto contatti con Luigina Sinapi, talvolta attraverso conversazioni telefoniche o incontri personali. Questi rapporti privilegiati sarebbero stati guardati con una certa diffidenza da alcuni ambienti del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In alcune lettere ricevute&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti del 20 marzo 1950, pag. 145, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt; e scritte&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera di Maria Valtorta [senza data], pp. 280-281, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai il 1° Maggio 1950 (ancora inedita), Archivio della &#039;&#039;Fondazione Erede di Maria Valtorta&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; da Maria Valtorta, viene fatta menzione di una mistica trentenne di nome &#039;&#039;&#039;Luciana&#039;&#039;&#039; che era in stretti rapporti con il Santo Padre e che perorò la pubblicazione dell&#039;opera di Maria Valtorta. In particolare, nel gennaio del 1950, durante una visita in Vaticano, Luciana portò al Sant’Uffizio un messaggio dal Cielo: li avvisava del male che stavano facendo alle anime ostacolando l’opera di Maria Valtorta all’insaputa del Papa. La reazione fu violenta, arrivando a minacce, brutalità fisiche e persino a una minaccia esplicita di stupro da parte di un prelato, che però rimase come paralizzato fino a quando non confessò pubblicamente quella violenza. È possibile congetturare che, dietro al nome di Luciana (magari utilizzato per motivi di discrezione), vi possa essere proprio la figura della mistica Luigina Sinapi che, effettivamente, ebbe in quegli stessi anni un intenso rapporto d&#039;amicizia con papa Pio XII e anche con Padre Pio.&lt;br /&gt;
[[File:San Pietro - tav - 38-1.webp|miniatura|&#039;&#039;San Pietro negli ultimi tempi&#039;&#039;, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri”]]&lt;br /&gt;
Nel complesso, questi episodi evidenziano l’interesse di Pio XII per i fenomeni mistici e il suo desiderio di esercitare personalmente il suo giudizio in questo ambito, al di là dei censori del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le riserve espresse da alcuni ambienti ecclesiastici, diverse testimonianze indicano che nell’entourage diretto del Papa vi fossero persone favorevoli alla diffusione degli scritti di Maria Valtorta. Anche alcuni prelati del Sant’Uffizio chiesero esplicitamente a padre Berti di rivolgersi direttamente a Maria Valtorta affinché fornisse indicazioni a riguardo del luogo della sepoltura di San Pietro a Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, lettera di P. Berti dell’11 luglio 1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *2, Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maria Valtorta, infatti, aveva ricevuto ‘dettati’ e ‘visioni’ inerenti la tomba dell’apostolo, includendo dettagli sul luogo di sepoltura e sulle reliquie, ancora ben conservate, in una inviolata catacomba del sottosuolo romano&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, a partire dal 25-7-1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *5 e sgg., Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In quegli anni la localizzazione della [[Tomba di san Pietro|tomba di san Pietro]] era oggetto di ricerche archeologiche, promosse durante il pontificato di papa Pio XII, nell&#039;area archeologica sotto il colle Vaticano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Maria Valtorta furono rivolte diverse richieste affinché rivelasse con maggiore precisione le informazioni contenute nella sua esperienza mistica. La mistica tuttavia sostenne di aver ricevuto l’ordine di non fornire indicazioni sull&#039;ubicazione della catacomba e si limitò, su pressione di padre Berti, a scrivere una lettera al Papa con le traslazioni del corpo di San Pietro, spiegando come il luogo del martirio non coincida con il luogo di sepoltura del primo papa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste richieste evidenziano chiaramente il grado di credibilità di cui godeva Maria Valtorta presso la Segreteria di Stato, la più alta autorità del Vaticano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’Opera progredisce in un clima favorevole ==&lt;br /&gt;
[[File:Alfonso Carinci color.png|miniatura|Mons. Alfonso Carinci (1862-1963)&amp;lt;ref&amp;gt;rielaborazione a colori di una foto di mons. Alfonso Carinci dell’11 novembre 1962&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Tra le figure ecclesiastiche vicine al Papa e coinvolte nella vicenda degli scritti valtortiani vi fu mons. &#039;&#039;&#039;[[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|Alfonso Carinci]]&#039;&#039;&#039;, Segretario della Congregazione dei Riti, organismo allora competente per le cause di beatificazione e canonizzazione. Mons. Carinci si recò personalmente a Viareggio per incontrare Maria Valtorta l’11 aprile 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 19, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; e, successivamente, il 28 e 29 giugno 1952 quando, in occasione della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, celebrò la Santa Messa nella camera della mistica&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 Agosto 1952, pag. 122, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, procurandole una gioia indicibile. Nel suo Attestato del 17 Gennaio 1952 mons. Alfonso Carinci scrisse&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “Gli Attestati del 1952 e una petizione a Pio XII”, pag. 68, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mentre la stampa immorale invade il mondo e le rappresentazioni corrompono la gioventù, viene spontaneo di ringraziare il Signore per averci dato, per mezzo di questa Sofferente, inchiodata in letto, un’Opera così letterariamente bella, così dottrinalmente e spiritualmente elevata, accessibile e profonda, attraente alla lettura e capace di essere riprodotta in rappresentazioni cinematografiche e di teatro sacro».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Carinci riconosceva così l’origine soprannaturale dell’Opera di Maria Valtorta e il suo grande valore spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante questo primo incontro dell’11 aprile 1948, Maria Valtorta – che nutriva una fiducia limitata nei Padri Serviti, a cui l’Opera era stata affidata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 12 gennaio 1947, pag. 21, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt; – chiese espressamente a mons. Carinci&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«l’approvazione dell’opera per il supremo interessamento del Santo Padre».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Proprio all’inizio del Quaderno autografo n° 111, “&#039;&#039;il III° Quaderno di Lezioni del Dolce Ospite sulle Epistole Paoline&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Catalogo dei Quaderni autografi di Maria Valtorta&#039;&#039;, annotazione di padre Berti sulla copertina, pag. 66, Centro Editoriale Valtortiano (2010)&amp;lt;/ref&amp;gt;, Maria Valtorta annota il clima di fiducia che ora regna scrivendo un elogio e un ringraziamento ai padri Migliorini e Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 20 maggio 1948 (lo scritto è senza data, il 20 maggio è una data presunta), pag. 442, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|sinistra|303x303px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
Nell’estate del 1948, un opuscolo che dell’Opera di Maria Valtorta riportava l’indice generale e alcune pagine di saggio, sotto un titolo cautamente provvisorio: &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039;, viene pubblicato con l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di monsignor &#039;&#039;&#039;[[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|Costantino M. Barneschi]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo titolare di Tagaste e Vicario Apostolico dello Swaziland.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; è solo una prima bozza che anticipava parti della futura Opera principale di Maria Valtorta: &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato|L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il 25 ottobre 1948 Maria Valtorta annuncia a &#039;&#039;&#039;[[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]]&#039;&#039;&#039;, la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In una successiva lettera dell’11 novembre 1948, Maria Valtorta informa Madre Teresa Maria che papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre &#039;&#039;&#039;Enrico M. Gargiani&#039;&#039;&#039; procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a mons. &#039;&#039;&#039;[[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|Michele Fontevecchia]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Montecorvo, “&#039;&#039;per ottenere una seconda e &#039;&#039;più&#039;&#039; valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e &#039;&#039;sale non appartenenti alla Città del Vaticano&#039;&#039;, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si può pensare che tutto ciò possa essere accaduto nell’entourage del Vaticano senza il parere favorevole del Santo Padre. D’altronde, egli si prese cura dell’Opera non appena il Sant’Uffizio iniziò il suo atteggiamento ostile, che poi sfociò nella ben orchestrata messa all’Indice dei Libri Proibiti, ma solo dopo la morte di Pio XII e il termine delle funzioni di Segretario della Sacra Congregazione dei Riti di mons. Alfonso Carinci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le difficoltà con il Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
Alla fine del 1948 e nei primi mesi del 1949, il Sant’Uffizio intervenne nella questione della pubblicazione. Quando già si stava preparando la stampa dell’opera, padre Enrico M. Gargiani (1890-1965) Procuratore generale dei Servi di Maria, fu convocato dal Sant’Uffizio, che intimò ai padri Berti e Migliorini di cessare ogni attività editoriale riguardante gli scritti valtortiani.&lt;br /&gt;
L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; apposto da mons. Costantino M. Barneschi sull&#039;opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; non venne ritenuto valido dal Sant’Uffizio, a norma del Diritto canonico, perché come scrive Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma il 29 Novembre [1948], quando le rotative stavano per mettersi in moto, il Santo Uffizio fece chiamare il P. Procuratore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria e gli intimò di dire a P. Berti e P. Migliorini di non occuparsi più dell’opera se non volevano essere colpiti dai decreti del Santo Uffizio per avere abusivamente carpito (?) l’approvazione di Monsignor Barneschi contrariamente alle norme del Diritto Canonico, perché detto monsignore non è il vescovo della casa editrice né dell’Autore, e soprattutto perché: «È il vescovo degli zulù» (O che non hanno l’anima gli zulù? e un vescovo italiano, solo perché è in Africa, non è meno vescovo di uno che dimora in Italia?).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti si precipitò da P. Bea e dai Monsignori Carinci e Fontevecchia, nonché da altri monsignori e da altri P. Gesuiti, ed essi risposero concordemente: «Andate avanti lo stesso. Non possono farvi nulla».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, e non so dare loro torto, i Padri non si arrischiarono a spendere milioni per una pubblicazione che poi può venire fermata dal Santo Uffizio e neppure contravvenire agli ordini di quest’ultimo, dopo che esso ha minacciato una sospensione &#039;&#039;a Divinis&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In una lettera del 23 dicembre 1948&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 23 dicembre 1949, pag. 127, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo aver annunciato una sua visita a Viareggio per la sera di Natale, padre Berti informa Maria Valtorta della decisione presa “&#039;&#039;di portare in tipografia, il 3 gennaio 1949, i primi tre volumi&#039;&#039;” dell’Opera, ritenendo che “&#039;&#039;di tutte le difficoltà, mosseci dalla Segreteria di Stato e dal S. Ufficio, abbiamo fatto un accuratissimo esposto al Santo Padre&#039;&#039;” tramite padre &#039;&#039;&#039;[[Augustin Bea e Maria Valtorta|Augustin Bea]]&#039;&#039;&#039;, Confessore di Pio XII.&lt;br /&gt;
[[File:Eterno Padre di Giovanni Bellini.webp|miniatura|“&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;” di Giovanni Bellini]]&lt;br /&gt;
In quello stesso giorno del 23 dicembre 1948 Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’&#039;&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;&#039;, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per S. Santità. Dice l’Eterno Padre:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Invoca il mio Spirito e leggi. Leggi ciò che ti può illuminare. Leggi le parole di quelli che videro un tempo, un altro tempo, e un altro ancora. Il tempo prossimo a loro. Il tempo del mio Verbo fra gli uomini. Il tempo vostro. Questo. Leggi e vedi. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi Giovanni nella sua Apocalisse. E che sono le stelle che per una terza parte Satana riesce a far precipitare dal loro Cielo, dal Cielo della Chiesa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi se non coloro che, per avermi testimoniato fedelmente, vengono uccisi dalla Bestia uscente dall’abisso? E chi se non coloro che, eletti a luminari nella Chiesa, si sono fatti luci spente? Chi se non i pastori tramutati in idoli per il loro presumere? Chi se non il sale corrottosi in veleno per i piccoli che vedono e si allontanano con disgusto e languiscono o periscono? […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi, leggi, rileggi, medita, trema, piangi. Il tempo di Sebna sovrasta. Molta parte della Chiesa vi è già travolta, lanciata come palla in mezzo alle turbe scatenate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo da anni avevo già detto al portavoce, perché ti fosse detto. Questo dico oggi a Te, Vicario del mio Cristo e servo mio. Sì. Perché Io sono Iddio. E niuno è più grande di Me. Tutti servi rispetto a Me: il Signore. Tutti un nulla davanti al mio Divino Tutto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tu, tu almeno, non essere come troppi. Separa il tuo volere dal loro, onde non farti complice loro. Tu, mio servo; ma essi servi tuoi, e Tu Capo Supremo. E la tua parola scioglie e lega, seconda soltanto alla Mia che, poiché Tu mi servi in santità e amore, alla tua si unisce, &#039;&#039;perché sia Dio che parla sulle tue labbra di Pontefice&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hai nelle mani le verghe e nello spirito la Sapienza. Io te le ho date quando ti ho eletto. Usa il potere e il sapere come ti conviene, e non disgustare il tuo Signore che ha voluto contrassegnare il tuo Papato di un dono straordinario: la Buona Novella nuovamente evangelizzata, a conferma dell’antica di secoli, a tuo aiuto, o Padre della Cristianità, e ad aiuto di tutta la cristianità contro la quale avanza il Dragone maledetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non crollare Tu pure il capo. Non dire: “Non c’è proporzione fra il dono e l’insidia”, come dicono alcuni e ti tentano a dirlo. Non offendere Me che ho generato il Verbo. Me che sono il Potente, e tutto posso se voglio. E Padre sono, e se un figlio mi ubbidisce Io lo soccorro. Quale che sia la misura dell’insidia che lo assale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non guardare al mezzo per cui ti venne il dono della Parola che viene in soccorso di chi crede, di chi dubita, ed anche di chi non crede. Il mezzo ha ubbidito nel servire la Parola e agli ordini ricevuti da Dio. E per questo a Te si è rivolto. Perché Tu faccia ciò che Dio vuole. Ma se Tu respingi il mezzo, non tanto lui colpisci e contro lui, innocente, pecchi; quanto Me colpisci, &#039;&#039;Noi&#039;&#039;, ché siamo Un solo Dio nella Nostra mirabile Trinità, e pecchi contro l’Amore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché l’Amore, il nostro Trino Amore, volle dare al tuo Ponteficato questo: la Parola di Dio. E se Tu resisti al mio Volere d’amore ripeti il gesto dei Principi dei Sacerdoti, dei Sinedristi, dei Farisei, Sadducei e Scribi, che non si piegavano alla Carità evangelizzante e la perseguitavano e condannarono prima dell’ora segnata per il Suo Martirio. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Propiziati il Signore Iddio tuo. Tu puoi. Sei il Pontefice. Non hai scuse al tuo non fare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non imitare Pilato, o avrai la sorte di Pilato, che non fu giustificato dalla simbolica lavata di mani. Egli mancò&lt;br /&gt;
alla giustizia come e più che se avesse condannato senza  chiedere che altri condannasse. Più, perché essendo colui che poteva, doveva saper far tacere le lingue peccatrici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non disconoscere Colui che parla nell’opera. Sarebbe un giudizio per Te. E conoscendolo, servilo col farlo conoscere. Sarà una gloria per Te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sprezzare questo avviso, anche se ti viene col mezzo di una creatura. Altri tuoi predecessori ascoltarono i miei mezzi. E se la Chiesa è ancora Romana è perché un Pontefice si arrese a Caterina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sii giusto, onde avere alleato il tuo Signore contro l’Anticristo che avanza». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|Santo Uffizio - Brevi Notizie]]&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;, del 2 febbraio 1949 a firma di mons. Giovanni Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 gennaio 1949, prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Fu ben ispirata a farlo perché mons. Carinci era un uomo molto vicino a Pio XII, era stato Rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma, dove si era formato Eugenio Pacelli. Era un uomo di pietà e di compassione, seppe così neutralizzare con la diplomazia l’offensiva del Sant’Uffizio. Cercò di far risalire l’arbitrato della causa valtortiana al Santo Padre e mobilitò “personaggi illustri” che difesero l’Opera. Tra essi: il cardinale Augustin Bea, confessore di Pio XII e direttore dell’Istituto Biblico Pontificio; mons. [[Ugo Lattanzi e Maria Valtorta|Ugo Lattanzi]], decano dell’Università Pontificia Lateranense; [[Camillo Corsanego e Maria Valtorta|Camillo Corsanego]], decano dei consiglieri consistoriali incaricati dei processi di canonizzazione; [[Maurizio Raffa e Maria Valtorta|mons. Maurizio Raffa]], direttore del Centro internazionale di comparazione e sintesi, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://moked.it/blog/2009/11/23/maurizio-raffa-giusto-tra-le-nazioni/ Maurizio Raffa, Giusto tra le Nazioni]&amp;lt;/ref&amp;gt;); [[Vittorio Tredici e Maria Valtorta|Vittorio Tredici]], presidente dell’Associazione delle industrie minerarie italiane, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://trepassiavanti.wordpress.com/2016/02/20/i-giusti-sardi/ I Giusti sardi]&amp;lt;/ref&amp;gt;); prof. [[Lorenzo Ferri e Maria Valtorta|Lorenzo Ferri]], pittore e scultore soprattutto di arte sacra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia la sua prima reazione fu di prendere tempo e di minimizzare le intenzioni del Sant’Uffizio: le anime sante non immaginano il male, confidano in tutto&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta&#039;&#039;” ([https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/1Cor/13/?sel=13,7&amp;amp;vs=1Cor%2013,7 1 Corinzi 13,7])&amp;lt;/ref&amp;gt;. Così mons. Carinci, il 17 gennaio 1949, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Annotazione di mons. Alfonso Carinci 28 gennaio 1949.webp|miniatura|sinistra|Annotazione di mons. Alfonso Carinci sul margine della lettera di Maria Valtorta del 20 gennaio 1949]]&lt;br /&gt;
Ricevuta la lettera di mons. Carinci, Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pochi giorni dopo mons. Carinci mostrerà la lettera di Maria Valtorta al Santo Padre annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli dice che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il Papa in persona si occupava, davvero, del caso di Maria Valtorta. Ma la reazione del Sant’uffizio non fu una reazione di obbedienza alle indicazioni del papa: il 15 febbraio 1949 fu imposto il blocco della pubblicazione dell’opera e la consegna di tutti i manoscritti originali di Maria Valtorta!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La sentenza di blocco del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
Padre Corrado M. Berti, assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria, vengono convocati da due commissari del Sant&#039;Uffizio della sezione censura dei libri, tra cui mons. &#039;&#039;&#039;[[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|Giovanni Pepe]]&#039;&#039;&#039;, (lo stesso che sarà destituito da Pio XII tre anni più tardi per una colpa che dimostrava la scarsa importanza che il Sant’Uffizio attribuiva al parere del Papa&amp;lt;ref&amp;gt;François-Michel Debroise, &#039;&#039;À la rencontre de Maria Valtorta - Tome 1&#039;&#039;, pag. 105, Centro Editoriale Valtortiano (2019)&amp;lt;/ref&amp;gt;) e padre Cristoforo Bigazzi, O.P.&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla dichiarazione giurata&amp;lt;ref&amp;gt;documento [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978 di padre Corrado Berti&amp;lt;/ref&amp;gt; redatta dallo stesso padre Berti leggiamo:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma, nel 1949, il Sant&#039;Ufficio, del quale, allora, era segretario il Card. Alfredo Ottaviani e assessore Mons. Pietro Parente, chiamò il P. Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e il P. Corrado M. Berti, considerato il principale responsabile. Mons. Pepe e il P. Berruti, O.P., ufficiali del Sant&#039;Ufficio, lessero la sentenza e vollero che P. Berti la firmasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con questa sentenza comandarono che il P. Berti consegnasse al Sant&#039;Ufficio tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta, evidentemente per distruggerli o tenerli chiusi per sempre: &amp;quot;Qui rimarranno come in un sepolcro&amp;quot;, disse Mons. Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti portò tutti i dattiloscritti in suo possesso; ma non potè consegnare i manoscritti, perchè detenuti dalla scrittrice; e non potè consegnare la totalità dei dattiloscritti, perché posseduti da altre persone, che non vollero privarsene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, e finalmente, il Sant&#039;Ufficio proibì la pubblicazione dell&#039;Opera, comminandone il collocamento all&#039;Indice, in caso di eventuale pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti non potè manifestare al Sant&#039;Ufficio le parole dettegli da Papa Pio XII in udienza, perchè non gli fu permesso di parlare, ma gli fu concesso soltanto di ascoltare e firmare la sentenza senza commento. Erano i metodi di quel tempo preconciliare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Sant&#039;Ufficio, però, fu buono con l&#039;inferma Maria Valtorta e non le comunicò la sentenza. La seppe da P. Berti, per necessità di cose, e ne fu desolata. Si aggravò.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Alfonso Carinci cerca subito di rincuorare Maria Valtorta assicurandole che, né gli scritti né la sua persona sono stati condannati dal Sant’Uffizio, ma solo la pubblicazione è stata bloccata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 15 marzo 1949, pag. 46, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizia così un lungo periodo di attesa e di speranza, ma anche di grande sofferenza per Maria Valtorta, nel quale vengono inutilmente intraprese azioni volte a togliere la proibizione del Sant’Uffizio a pubblicare l’opera.&lt;br /&gt;
== Le iniziative successive e i tentativi di ricorso ==&lt;br /&gt;
Anche nel settembre del 1949 mons. Carinci comunica, nuovamente, che gli scritti presso il Sant’Uffizio sono “&#039;&#039;sotto un più accurato esame&#039;&#039;” e poi chiede a Maria Valtorta di rivelare dove riposi il corpo di San Pietro per comunicarlo al Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 29 settembre 1949, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ma Maria Valtorta risponde che già nel febbraio del 1949 aveva consegnato una lettera per il Papa, con le traslazioni del corpo del primo Pontefice-Martire, nonostante avesse avuto l’ordine di tacere. Maria Valtorta riconosce di aver disubbidito nel dare quelle informazioni, ma lo aveva fatto proprio perché persuasa che il papa desiderava tanto quelle informazioni per porre fine alle dispute con le confessioni protestanti. Ma l’Opera era stata ugualmente bloccata dal Sant’Uffizio, e a lei “&#039;&#039;ne è venuto del male, come Gesù diceva&#039;&#039;”. Adesso, nonostante che anch’essa desiderasse scaricarsi dal segreto, non può che mantenere l’ubbidienza al volere di Dio e tacere&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti, con l’aiuto di mons. Carinci, cercò di ottenere un’altra udienza con il Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma questa seconda udienza non ebbe luogo per due ragioni: perché l’Anno Santo del 1950 impegnò l’agenda del Sommo Pontefice e perché l’entourage del Papa, pur favorevole a Maria Valtorta, non desiderava uno scontro diretto con il Sant’Uffizio, che era assai temuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni successivi mons. Carinci continua ad operare a favore dell’opera di Maria Valtorta, cerca di ottenere una nuova udienza con il Santo Padre, conforta spiritualmente e sovviene materialmente Maria Valtorta, infine in data 29 gennaio 1952 si fa promotore di una [[Petizione al papa (29 gennaio 1952)|petizione a papa]] Pio XII, sottoscritta insieme ad altri “personaggi illustri” che difesero l’Opera, perchè convinto che solo un intervento personale del Sommo Pontefice avrebbe potuto sbloccare l’irrigidimento del Sant’Uffizio e arrivare a una pubblicazione favorevole degli Scritti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
[[File:Petizione a papa Pio XII.jpg|miniatura|destra|Petizione del 29 gennaio 1952 al papa Pio XII firmata da mons. Alfonso Carinci]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Beatissimo Padre,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prostrato ai piedi della Santità Vostra,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
umilmente imploro anche a nome del&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mo P. Agostino Bea, S.J., e dei&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mi M.ri:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Angelo Mercati&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ugo Lattanzi, Prof. di teologia fondamentale e biblica nel Pont. Ateneo Lateranense,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maurizio Raffa, Direttore del Centro di Comparazione e Sintesi; dei Signori:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avv. On. Camillo Corsanego, Prof. di Diritto al Pont. Ateneo Lateranense e di Teologia all’Università Internazionale “Pro Deo”,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Nicola Pende, dell’Università di Roma,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Lorenzo Ferri, scultore e pittore,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comm. Vittorio Tredici, mineralologo,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
le cui dichiarazioni si allegano a questa istanza, che l’opera «PAROLE DI VITA», scritta da Maria Valtorta (la quale da un ventennio giace in letto), “senza il nome dell’autrice, né come derivante da visioni o stati straordinari, ma semplicemente come Vita di Gesù raccontata e illustrata per il popolo cattolico, dopo una coscienziosa revisione fatta da un revisore competente in teologia ed esegesi” (vedi dichiarazione del Rev.mo P. Bea), da nominarsi da Vostra Santità, col debito “Imprimatur” possa pubblicarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al revisore che, spero, Vostra Santità vorrà nominare, potrei far leggere le lettere scrittemi dalla Valtorta, le quali mostrano&lt;br /&gt;
evidentemente il buono spirito della signorina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spero che Vostra Santità vorrà benignamente esaudire il desiderio degli oratori, i quali con me e la Valtorta implorano l’Apostolica Benedizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Roma, 29 Gennaio 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
+ Alfonso Carinci, Arc. di Seleucia d’Isauria,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Segr. della Sacra Congr. dei Riti.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È attestato che mons. Carinci intratteneva rapporti diretti con papa Pio XII; tuttavia, per senso di correttezza istituzionale, egli scelse di avvalersi dei canali ordinari della Curia romana per la trasmissione della Petizione. La documentazione disponibile indica che il testo fu esaminato dal Sant’Uffizio, che si farà beffe delle “personalità illustri” accusandole di ingenuità. Non risulta invece accertato che la petizione sia giunta direttamente all’attenzione del pontefice, né che egli ne abbia avuto conoscenza.&lt;br /&gt;
== L’intervento di Pio XII contro un decreto del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:Padre Pio da Pietrelcina.webp|sinistra|miniatura|Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968)]]&lt;br /&gt;
Nello stesso periodo accade un episodio significativo del pontificato di Pio XII, utile per comprendere il contesto ecclesiastico in cui maturarono vicende analoghe: riguarda il provvedimento emesso dal Sant’Uffizio contro &#039;&#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;&#039; nel 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine del 1951, mons. Giovanni Pepe, commissario del Sant’Uffizio per la censura dei libri, e l’abate benedettino Emanuele Caronti furono inviati dal Sant’Uffizio a San Giovanni Rotondo per svolgere un’indagine sul frate cappuccino, nell’ambito delle numerose visite ispettive a cui egli fu sottoposto nel corso degli anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordiamo come, appena divenuto papa, Pio XII aveva ordinato alle Congregazioni romane di “&#039;&#039;lasciare in pace Padre Pio&#039;&#039;”, e aveva definito Padre Pio: “&#039;&#039;la salvezza dell&#039;Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 3 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 3 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
In seguito alla relazione redatta dai due ispettori, il 16 gennaio 1952 il Sant’Uffizio comunicò ai superiori dell’Ordine dei Cappuccini alcune misure restrittive, tra cui la limitazione dei pellegrinaggi e il divieto di favorire la diffusione di scritti e immagini relativi a Padre Pio. Il 30 luglio 1952 lo stesso Sant’Uffizio emanò un decreto con cui venivano posti all’Indice dei Libri Proibiti ben otto volumi dedicati al frate, perché privi dell’approvazione ecclesiastica:&lt;br /&gt;
*Argentieri Domenico, &#039;&#039;La prodigiosa storia di Padre Pio&#039;&#039;, Milano, Tarantola, 1951.&lt;br /&gt;
*Apollonio Donato, &#039;&#039;Incontri con Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta &amp;amp; Figli, 1951.&lt;br /&gt;
*Fiorentini Guido Greco, &#039;&#039;Entità meravigliosa di Padre Pio&#039;&#039;, S. Maria Capua Vetere, Editore Beato, 1949.&lt;br /&gt;
*Lotti Franco, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, S. Giovanni Rotondo, Abresch, 1951.&lt;br /&gt;
*Camilleri Carmelo, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Città di Castello, Soc. Tip. “Leonardo da Vinci”, 1952.&lt;br /&gt;
*Pedriali Gian Carlo, &#039;&#039;Ho visto Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta, 1948.&lt;br /&gt;
*Delfino-Sessa Piera, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Genova, Demos, 1950.&lt;br /&gt;
*Trabucco Carlo, &#039;&#039;Il mondo di Padre Pio&#039;&#039;, Roma, Ernesto Giacomaniello, 1950.&lt;br /&gt;
[[File:L&#039;Osservatore della Domenica - 10 Agosto 1952.webp|sinistra|miniatura|140px|&#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039;, 10 agosto 1952, Anno XIX, pag. 2]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 5 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
Il provvedimento fu reso noto da &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; il 3 agosto 1952. La proscrizione sarebbe stata adottata senza alcuna informazione diretta al pontefice, che ne sarebbe venuto a conoscenza solo attraverso la stampa vaticana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La reazione di papa Pio XII fu significativa: egli dispose l’immediata pubblicazione di una «nota di accomodamento», redatta dal cardinale Giuseppe Pizzardo e apparsa su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 agosto 1952, ripresa anche da &#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039; del 10 agosto 1952; poi ordinò il trasferimento di mons. Giovanni Pepe rimuovendolo dal suo incarico al Sant’Uffizio. Per la prima volta, un decreto emanato e reso pubblico dal Sant’Uffizio veniva bloccato e quindi reso non esecutivo, infatti, il decreto non venne mai pubblicato negli &#039;&#039;Acta Apostolicae Sedis&#039;&#039;, la gazzetta ufficiale della Santa Sede.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello stesso contesto, la Segreteria di Stato, tramite mons. Angelo Dell’Acqua, trasmise al Sant’Uffizio una comunicazione in cui si auspicava che Padre Pio: “&#039;&#039;possa svolgere indisturbato il suo ministero sacerdotale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Luigi Peroni, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, nota 23 a pag. 471, Borla (1994); Emanuele Giannuzzo, &#039;&#039;San Pio da Pietrelcina&#039;&#039; pag. 332-333, BooksprintEdizioni (2012); Angelo M. Mischitelli, &#039;&#039;Padre Pio. Un uomo un santo&#039;&#039;, pag. 645, Sovera Edizioni (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo episodio viene proposto come rivelatore della complessità dei rapporti e delle tensioni esistenti all’interno della Curia romana, tra il Sant’Uffizio e altri organismi, in quel periodo storico. Occorre evidenziare come, durante l’ultima parte del pontificato di Pio XII, l’Opera di Maria Valtorta non fu più colpita da altri provvedimenti nonostante che venne anche pubblicata, in quattro volumi usciti tra il 1956 e il 1959, con il titolo: &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;. Ma fino alla morte di papa Pio XII e la successiva elezione del nuovo pontefice Giovanni XXIII, il Sant’Uffizio rimase fermo, forse memore di quello era accaduto dopo la messa all’Indice dei Libri Proibiti dei volumi su padre Pio da Pietrelcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La pubblicazione dell&#039;Opera di Maria Valtorta e la condanna del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|sinistra|150px|Notifica di Condanna su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Articolo.webp|miniatura|destra|150px|Articolo su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
Gli Scritti di Maria Valtorta, nella loro prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) furono pubblicati in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno. L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di inserire l’opera di Maria Valtorta nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]]&amp;lt;ref&amp;gt;nella sessione del 16 dicembre 1959&amp;lt;/ref&amp;gt; e la rese nota pubblicando il decreto di condanna su [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/L%E2%80%99Osservatore_Romano_-_6_Gennaio_1960.webp &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960], accompagnandolo con un articolo anonimo intitolato: “Una vita di Gesù malamente romanzata”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rileviamo come mons. Alfonso Carinci, tutore e difensore dell&#039;Opera di Maria Valtorta presso la Curia romana, termina le sue funzioni di segretario della Sacra Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; proprio il 5 gennaio 1960, il giorno precedente alla pubblicazione della notifica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante i lavori del Concilio Vaticano II, l’8 novembre 1963, il cardinale arcivescovo di Colonia mons. Josef Frings (1887-1978) intervenne criticamente sui metodi del Sant’Uffizio, allora guidato dal cardinale [[Alfredo Ottaviani e Maria Valtorta|Alfredo Ottaviani]] (1890-1979), denunciando i “metodi immorali” del Sant’Uffizio con queste parole pronunciate in latino&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 616; Francisco Gil Hellín, 474&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mi sembra molto importante che queste regole, soprattutto quelle sulla netta distinzione fra ambito amministrativo e ambito giudiziario, vengano estese a tutte le congregazioni, anche alla &#039;&#039;Suprema Congregatio Sancti Officii&#039;&#039;, la cui modalità procedurale per molti aspetti non si accorda più con il nostro tempo ed è per la Chiesa un danno e per molti uno scandalo».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Aggiungendo che&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 617; Francisco Gil Hellín, 474-475&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«… Nessuno dovrebbe essere giudicato e condannato a motivo di quanto a ragione o a torto crede, senza essere prima ascoltato, senza conoscere prima le accuse mosse contro di lui o contro qualcosa che ha scritto, senza che prima gli venga data la possibilità di correggere se stesso o quanto ha scritto».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tali osservazioni si inserivano in un più ampio dibattito sul funzionamento degli organismi dottrinali della Curia romana, ma le conseguenze furono considerevoli e già nel 1966, sotto il pontificato di Paolo VI, portarono alla riforma del Sant’Uffizio, con l’abolizione definitiva dell’Indice dei Libri Proibiti. Tale elenco cessò di avere valore giuridico, pur rimanendo il principio di una valutazione prudente delle opere di carattere religioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcune testimonianze hanno sostenuto che dopo la soppressione dell’Indice, l&#039;Opera di Maria Valtorta avrebbe illuminato il cammino di ben sette santi e beati, sulle orme del Venerabile Pio XII, che si sono avvalsi di questi Scritti:&lt;br /&gt;
*San [[Giovanni Paolo II e Maria Valtorta|Giovanni Paolo II]]&lt;br /&gt;
*San [[Paolo VI e Maria Valtorta|Paolo VI]]&lt;br /&gt;
*San [[Padre Pio e Maria Valtorta|Pio da Pietrelcina]]&lt;br /&gt;
*Santa [[Madre Teresa di Calcutta e Maria Valtorta|Madre Teresa di Calcutta]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Gabriele Allegra e Maria Valtorta|Gabriele M. Allegra]]&lt;br /&gt;
*Beata [[Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento e Maria Valtorta|Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Luigi Novarese e Maria Valtorta|Luigi Novarese]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e tutti lettori che nel mondo si fanno promotori del &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[fr:Pie XII et Maria Valtorta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6841</id>
		<title>Sant’Uffizio e Maria Valtorta</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6841"/>
		<updated>2026-03-29T19:17:13Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Congregation for the Doctrine of the Faith.jpg|miniatura|Il Palazzo del Sant’Uffizio in Vaticano, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede]]&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio 1948, al termine di un’udienza privata concessa ai padri dell’Ordine dei Servi di Maria, promotori dell’[[Opera|opera]] di [[Maria Valtorta]], il pontefice [[Pio XII e Maria Valtorta|Pio XII]] avrebbe espresso un incoraggiamento alla pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tale giudizio, pur provenendo dalla suprema autorità ecclesiastica, ebbe carattere strettamente privato e informale, e non assunse la forma di un pronunciamento ufficiale. Lo stesso pontefice indicò ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/1949-2-2-Brevi-Notizie.pdf Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; secondo le norme del diritto canonico.&lt;br /&gt;
L’iniziativa editoriale, resa possibile da questo orientamento, era tuttavia nota al Sant’Uffizio, che la guardava con disapprovazione. A distanza di quasi un anno, [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|nel febbraio del 1949]], il Sant’Uffizio tentò di bloccare definitivamente la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, cercando di confiscare  tutti i manoscritti originali e le copie degli scritti. Un ulteriore tentativo di bloccare la pubblicazione fu avviato [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|nel 1952]], ma anch’esso non raggiunse l’esito sperato.&lt;br /&gt;
Ulteriori tentativi non furono fatti mentre papa Pio XII era ancora in vita. L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di condannare l’opera di Maria Valtorta che nel frattempo, negli anni tra il 1956 e il 1959 era stata pubblicata. La inserì nell’Indice dei Libri Proibiti con la Notifica di Condanna pubblicata su [[L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960.]] &lt;br /&gt;
== Cronologia degli eventi ==&lt;br /&gt;
=== Preparativi per la pubblicazione ===&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|150px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 aprile 1948&#039;&#039;&#039;: [[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|Mons. Alfonso Carinci]], Segretario della Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta e accettò d’interessarsi affinchè l’approvazione dell’opera avvenisse “&#039;&#039;per il supremo interessamento del Santo Padre&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 giugno 1948&#039;&#039;&#039;: [[Corrado Berti e Maria Valtorta|Padre Corrado Berti]] scrive al Santo Padre che “&#039;&#039;avendo invano bussato alla porta di numerosi episcopi&#039;&#039;”&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/1949-2-2-Brevi-Notizie.pdf Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt; per ottenere l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, decide di rivolgersi a [[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|mons. Costantino Barneschi]], un vescovo del suo Ordine dei Servi di Maria.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Estate 1948&#039;&#039;&#039;: Mons. Barneschi concede l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a un libretto di 32 pagine, intitolato &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; (&#039;&#039;Laboremus&#039;&#039;, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi e prenotazioni per poter realizzare la pubblicazione. L’autore degli scritti era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant’Uffizio. Tutto sembrava quindi ben avviato.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Il quotidiano storico italiano &#039;&#039;Il Giornale d&#039;Italia&#039;&#039; pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell’edizione delle opere di Maria Valtorta&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;WORK IN PROGRESS&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Segnali di allarme ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Padre Enrico M. Gargiani (1890-1965), Procuratore generale dei Servi di Maria, riceve una richiesta da Papa Pio XII trasmessa dai Mons. G.B. Montini (futuro Paolo VI) e Domenico Tardini (1888-1961): che la futura pubblicazione fosse garantita da un secondo imprimatur in buona e debita forma. La Segreteria di Stato vaticana proponeva di rivolgersi a uno stampatore al di fuori del Vaticano per evitare le reazioni di «alcuni prelati ostili». A tal fine suggeriva la casa editrice Michele Pisani (oggi Centro Editoriale Valtortiano). L’imprimatur doveva essere richiesto al vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo, diocesi dell’editore, il quale si propose di concederlo.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;24 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: su richiesta del Sant’Uffizio, mentre l&#039;opera di Maria Valtorta stava per essere pubblicata dai Serviti di Maria, padre Alberto Vaccari, un gesuita, viene invitato a fornire un parere sull&#039;opera di Maria Valtorta. Lo farà nel giro di due mesi. Contemporaneamente, il Sant&#039;Uffizio decise di rivolgersi al Priore Generale dei Serviti «riguardo a Padre Migliorini e C. [Cecchin] in relazione alla Valtorta... Nel frattempo, sospendere la raccolta di adesioni e quote per le sottoscrizioni all’opera. E ciò fu immediatamente eseguito».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: Secondo quanto riferito da mons. Giovanni Pepe, il Santo Padre approvò il decreto.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: Padre Alfonso Benedetti (1880-1958), Priore generale dei Serviti di Maria, riceve una telefonata (ma nessuna comunicazione scritta) dal Sant’Uffizio con cui si intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’imprimatur ottenuto non era, secondo l’interlocutore, conforme al diritto canonico. Per lui, mons. Barneschi era solo il vescovo «degli zulu». Non era il vescovo né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore. Si promettevano sanzioni in caso di disobbedienza.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: evento estremamente raro, Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’Eterno Padre destinato a Papa Pio XII, che lo ricevette effettivamente???. Il tono è grave e solenne: avverte il Sommo Pontefice dei progressi dell’Inferno nella sua Chiesa (l’insieme dei fedeli secondo Maria Valtorta), segno precursore dei tempi bui che essa sta per attraversare. Presenta l&#039;opera di Maria Valtorta come un antidoto a questo oscuramento e ingiunge a Pio XII di difenderla con la massima fermezza.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Il Giornale d’Italia pubblica nuovamente un appello per una raccolta fondi.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;9 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Sotto la pressione di eventi allarmanti, Maria Valtorta prende l’iniziativa di rivolgersi direttamente a mons. Alfonso Carinci. Gli comunica che «alcuni prelati stanno creando difficoltà, continue e sempre crescenti, per impedire il buon esito dell’opera». Mons. Carinci temporeggia, si tratta solo di una verifica, non di una condanna.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;20 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta gli risponde che approva tali verifiche poiché lei stessa aveva chiesto ai Serviti di Maria di non pubblicare l’opera prima dell’approvazione della Chiesa e che continuerà a scrivere finché il Cielo glielo chiederà. A margine di questa lettera, Mons. Carinci annota di averla mostrata, il 28 gennaio, al Santo Padre, il quale ne è rimasto impressionato e ha lodato il suo spirito di umiltà. Il Santo Padre disse a Mons. Carinci che se ne sarebbe occupato lui stesso presso il Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
=== Primo tentativo di condanna respinto dal Santo Padre ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;26 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Padre Alberto Vaccari conclude il suo studio parziale e molto critico sull’opera di Maria Valtorta, che riassume con l’ultima parola della relazione: «zero».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;2 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Mons. Giovanni Pepe, capo dell’Ufficio di censura, pubblica un rapporto «sui “dettati” e “visioni” dell’isterica Maria Valtorta di Viareggio, alla quale padre Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore, crede ciecamente». Il tono è dato. Lo stesso giorno, padre Berti riferisce a Maria Valtorta che «durante l’offerta dei ceri a Sua Santità, egli ha ribadito a padre Berti e a un allievo dei Servi di Maria la sua volontà di approvare rapidamente l’opera».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: L&#039;Ufficio di censura del Sant&#039;Uffizio decide di condannare l&#039;opera con un atto ufficiale (notifica): «Si pubblichi il divieto di pubblicazione dell&#039;opera poiché l&#039;Autorità ecclesiastica vi ha riscontrato degli errori e poiché in tali visioni non vi è nulla di soprannaturale» (punto n. 2).&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;16 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto. Lo stesso giorno, la direzione del Sant&#039;Uffizio, dal canto suo, conferma la condanna.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Il Santo Padre non accoglie la proposta di condanna, che giudica «eccessiva e superflua», ma approva le altre misure cautelari.&lt;br /&gt;
=== Tentativo segreto di distruzione ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;martedì 22 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Padre Berti viene convocato da due censori, monsignor Giovanni Pepe, responsabile della censura dei libri, e padre Girolamo Berruti. Non gli è permesso parlare, ma solo firmare la lettera del Sant’Uffizio e consegnare i manoscritti in suo possesso. «Qui rimarranno come in una tomba», dice mons. Pepe. In quel momento, mentre Maria Valtorta non è a conoscenza di questo tentativo di distruzione, Gesù commenta profeticamente: «Quanto a te, gioisci, anima mia, perché così hai il segno che sei veramente mia. A coloro che mi appartengono, do il mio segno: essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricordati: interrogati sempre sulla verità delle persone che si fingono miei servitori o lo professano, se non le vedi perseguitate».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Mercoledì 23 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: giorno dell&#039;inizio della Quaresima (Mercoledì delle Ceneri), un suo amico laico andò ad annunciare a Maria Valtorta che l&#039;opera era stata condannata. Il Sant&#039;Uffizio aveva preso tutte le precauzioni affinché la notizia rimanesse segreta, ma era trapelata. Le inviava un avvocato per intimare ai Serviti di Maria di conformarsi a tale condanna. L&#039;avvocato, in quell&#039;occasione, informava Maria Valtorta di tutte le disposizioni del codice di diritto canonico che tale condanna aveva violato.&lt;br /&gt;
== Elementi di contesto ==&lt;br /&gt;
Nel 1952, il Sant&#039;Uffizio commissionò a padre Agostino Bea un parere sulla decisione da prendere riguardo all&#039;opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, esso concluderà che non è opportuno pubblicare un&#039;opera ambigua. Questo documento, per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, dimostra che la decisione non era stata presa in precedenza. Ciò invalida di conseguenza:&lt;br /&gt;
*La tesi secondo cui la decisione di vietarlo sarebbe stata presa il 17 febbraio 1949 con l&#039;approvazione del Santo Padre.&lt;br /&gt;
*La legittimità dell&#039;interrogatorio di Mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio 1949, in cui si chiedeva a padre Berti non solo di non pubblicare l&#039;opera, ma anche di restituire i manoscritti.&lt;br /&gt;
Ciò spiega anche perché l&#039;articolo dell&#039;Osservatore Romano del 1960, che commentava l&#039;inserimento nell&#039;Indice, faccia riferimento in modo impreciso e insolito a «ricordi di circa dieci anni fa». È quindi errato tradurre questa imprecisione con «1949» e confermare che la decisione del Sant&#039;Uffizio del 1959 si riferisse solo al proprio parere, non convalidato dal Santo Padre all&#039;epoca, come di diritto.&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Saint-Office - Tentative de destruction de l&#039;oeuvre de Maria Valtorta (1949)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6840</id>
		<title>Sant’Uffizio e Maria Valtorta</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6840"/>
		<updated>2026-03-29T08:50:15Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Congregation for the Doctrine of the Faith.jpg|miniatura|Il Palazzo del Sant’Uffizio in Vaticano, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede]]&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio 1948, al termine di un’udienza privata concessa ai padri dell’Ordine dei Servi di Maria, promotori dell’[[Opera|opera]] di [[Maria Valtorta]], [[Pio XII e Maria Valtorta|papa Pio XII]] avrebbe espresso un incoraggiamento alla pubblicazione degli scritti, con parole riferite come segue&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;«Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere»&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tale giudizio, pur provenendo dalla suprema autorità ecclesiastica, ebbe carattere strettamente privato e informale, e non assunse la forma di un pronunciamento ufficiale. Lo stesso pontefice indicò ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/1949-2-2-Brevi-Notizie.pdf Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; secondo le norme del diritto canonico.&lt;br /&gt;
L’iniziativa editoriale, resa possibile da questo orientamento, era tuttavia nota al Sant’Uffizio, che la guardava con disapprovazione. A distanza di quasi un anno, [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|nel febbraio del 1949]], il Sant’Uffizio tentò di bloccare definitivamente la pubblicazione dell’opera di Maria Valtorta, cercando di confiscare  tutti i manoscritti originali e le copie degli scritti. Un ulteriore tentativo di bloccare la pubblicazione fu avviato [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|nel 1952]], ma anch’esso non raggiunse l’esito sperato.&lt;br /&gt;
Ulteriori tentativi non furono fatti mentre papa Pio XII era ancora in vita. L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di condannare l’opera di Maria Valtorta che nel frattempo, negli anni tra il 1956 e il 1959 era stata pubblicata. La inserì nell’Indice dei Libri Proibiti con la Notifica di Condanna pubblicata su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960.&lt;br /&gt;
== Cronologia degli eventi ==&lt;br /&gt;
=== Preparativi per la pubblicazione ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 aprile 1948&#039;&#039;&#039;: Mons. Alfonso Carinci, segretario della Congregazione per i Riti Sacri (oggi per le Cause dei Santi) e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 giugno 1948&#039;&#039;&#039;: Padre Berti scrive al Santo Padre che ha bussato invano alla porta di numerosi vescovi per ottenere l’imprimatur. Decide quindi di rivolgersi a mons. Costantino Barneschi, un vescovo della sua congregazione.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Estate 1948&#039;&#039;&#039;: Molto rapidamente questo vescovo aveva concesso l’imprimatur a un libretto di 32 pagine, intitolato Parole di Vita Eterna (Laboremus, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi per l’edizione. L’autore era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant&#039;Uffizio. Tutto sembrava quindi ben avviato.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Il Giornale d&#039;Italia pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell&#039;edizione delle opere di Maria Valtorta. L&#039;opuscolo di 32 pagine, contenente il sommario e alcuni estratti, riportava nell&#039;ultima pagina l&#039;imprimatur di Mons. Costantino Barneschi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Segnali di allarme ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Padre Enrico M. Gargiani (1890-1965), Procuratore generale dei Servi di Maria, riceve una richiesta da Papa Pio XII trasmessa dai Mons. G.B. Montini (futuro Paolo VI) e Domenico Tardini (1888-1961): che la futura pubblicazione fosse garantita da un secondo imprimatur in buona e debita forma. La Segreteria di Stato vaticana proponeva di rivolgersi a uno stampatore al di fuori del Vaticano per evitare le reazioni di «alcuni prelati ostili». A tal fine suggeriva la casa editrice Michele Pisani (oggi Centro Editoriale Valtortiano). L’imprimatur doveva essere richiesto al vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo, diocesi dell’editore, il quale si propose di concederlo.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;24 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: su richiesta del Sant’Uffizio, mentre l&#039;opera di Maria Valtorta stava per essere pubblicata dai Serviti di Maria, padre Alberto Vaccari, un gesuita, viene invitato a fornire un parere sull&#039;opera di Maria Valtorta. Lo farà nel giro di due mesi. Contemporaneamente, il Sant&#039;Uffizio decise di rivolgersi al Priore Generale dei Serviti «riguardo a Padre Migliorini e C. [Cecchin] in relazione alla Valtorta... Nel frattempo, sospendere la raccolta di adesioni e quote per le sottoscrizioni all’opera. E ciò fu immediatamente eseguito».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: Secondo quanto riferito da mons. Giovanni Pepe, il Santo Padre approvò il decreto.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: Padre Alfonso Benedetti (1880-1958), Priore generale dei Serviti di Maria, riceve una telefonata (ma nessuna comunicazione scritta) dal Sant’Uffizio con cui si intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’imprimatur ottenuto non era, secondo l’interlocutore, conforme al diritto canonico. Per lui, mons. Barneschi era solo il vescovo «degli zulu». Non era il vescovo né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore. Si promettevano sanzioni in caso di disobbedienza.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: evento estremamente raro, Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’Eterno Padre destinato a Papa Pio XII, che lo ricevette effettivamente???. Il tono è grave e solenne: avverte il Sommo Pontefice dei progressi dell’Inferno nella sua Chiesa (l’insieme dei fedeli secondo Maria Valtorta), segno precursore dei tempi bui che essa sta per attraversare. Presenta l&#039;opera di Maria Valtorta come un antidoto a questo oscuramento e ingiunge a Pio XII di difenderla con la massima fermezza.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Il Giornale d’Italia pubblica nuovamente un appello per una raccolta fondi.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;9 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Sotto la pressione di eventi allarmanti, Maria Valtorta prende l’iniziativa di rivolgersi direttamente a mons. Alfonso Carinci. Gli comunica che «alcuni prelati stanno creando difficoltà, continue e sempre crescenti, per impedire il buon esito dell’opera». Mons. Carinci temporeggia, si tratta solo di una verifica, non di una condanna.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;20 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta gli risponde che approva tali verifiche poiché lei stessa aveva chiesto ai Serviti di Maria di non pubblicare l’opera prima dell’approvazione della Chiesa e che continuerà a scrivere finché il Cielo glielo chiederà. A margine di questa lettera, Mons. Carinci annota di averla mostrata, il 28 gennaio, al Santo Padre, il quale ne è rimasto impressionato e ha lodato il suo spirito di umiltà. Il Santo Padre disse a Mons. Carinci che se ne sarebbe occupato lui stesso presso il Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
=== Primo tentativo di condanna respinto dal Santo Padre ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;26 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Padre Alberto Vaccari conclude il suo studio parziale e molto critico sull’opera di Maria Valtorta, che riassume con l’ultima parola della relazione: «zero».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;2 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Mons. Giovanni Pepe, capo dell’Ufficio di censura, pubblica un rapporto «sui “dettati” e “visioni” dell’isterica Maria Valtorta di Viareggio, alla quale padre Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore, crede ciecamente». Il tono è dato. Lo stesso giorno, padre Berti riferisce a Maria Valtorta che «durante l’offerta dei ceri a Sua Santità, egli ha ribadito a padre Berti e a un allievo dei Servi di Maria la sua volontà di approvare rapidamente l’opera».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: L&#039;Ufficio di censura del Sant&#039;Uffizio decide di condannare l&#039;opera con un atto ufficiale (notifica): «Si pubblichi il divieto di pubblicazione dell&#039;opera poiché l&#039;Autorità ecclesiastica vi ha riscontrato degli errori e poiché in tali visioni non vi è nulla di soprannaturale» (punto n. 2).&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;16 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto. Lo stesso giorno, la direzione del Sant&#039;Uffizio, dal canto suo, conferma la condanna.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Il Santo Padre non accoglie la proposta di condanna, che giudica «eccessiva e superflua», ma approva le altre misure cautelari.&lt;br /&gt;
=== Tentativo segreto di distruzione ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;martedì 22 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Padre Berti viene convocato da due censori, monsignor Giovanni Pepe, responsabile della censura dei libri, e padre Girolamo Berruti. Non gli è permesso parlare, ma solo firmare la lettera del Sant’Uffizio e consegnare i manoscritti in suo possesso. «Qui rimarranno come in una tomba», dice mons. Pepe. In quel momento, mentre Maria Valtorta non è a conoscenza di questo tentativo di distruzione, Gesù commenta profeticamente: «Quanto a te, gioisci, anima mia, perché così hai il segno che sei veramente mia. A coloro che mi appartengono, do il mio segno: essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricordati: interrogati sempre sulla verità delle persone che si fingono miei servitori o lo professano, se non le vedi perseguitate».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Mercoledì 23 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: giorno dell&#039;inizio della Quaresima (Mercoledì delle Ceneri), un suo amico laico andò ad annunciare a Maria Valtorta che l&#039;opera era stata condannata. Il Sant&#039;Uffizio aveva preso tutte le precauzioni affinché la notizia rimanesse segreta, ma era trapelata. Le inviava un avvocato per intimare ai Serviti di Maria di conformarsi a tale condanna. L&#039;avvocato, in quell&#039;occasione, informava Maria Valtorta di tutte le disposizioni del codice di diritto canonico che tale condanna aveva violato.&lt;br /&gt;
== Elementi di contesto ==&lt;br /&gt;
Nel 1952, il Sant&#039;Uffizio commissionò a padre Agostino Bea un parere sulla decisione da prendere riguardo all&#039;opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, esso concluderà che non è opportuno pubblicare un&#039;opera ambigua. Questo documento, per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, dimostra che la decisione non era stata presa in precedenza. Ciò invalida di conseguenza:&lt;br /&gt;
*La tesi secondo cui la decisione di vietarlo sarebbe stata presa il 17 febbraio 1949 con l&#039;approvazione del Santo Padre.&lt;br /&gt;
*La legittimità dell&#039;interrogatorio di Mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio 1949, in cui si chiedeva a padre Berti non solo di non pubblicare l&#039;opera, ma anche di restituire i manoscritti.&lt;br /&gt;
Ciò spiega anche perché l&#039;articolo dell&#039;Osservatore Romano del 1960, che commentava l&#039;inserimento nell&#039;Indice, faccia riferimento in modo impreciso e insolito a «ricordi di circa dieci anni fa». È quindi errato tradurre questa imprecisione con «1949» e confermare che la decisione del Sant&#039;Uffizio del 1959 si riferisse solo al proprio parere, non convalidato dal Santo Padre all&#039;epoca, come di diritto.&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Saint-Office - Tentative de destruction de l&#039;oeuvre de Maria Valtorta (1949)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
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		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Sant%E2%80%99Uffizio_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6839</id>
		<title>Sant’Uffizio e Maria Valtorta</title>
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		<updated>2026-03-28T19:28:07Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: creazione della voce&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Congregation for the Doctrine of the Faith.jpg|miniatura|Il Palazzo del Sant’Uffizio in Vaticano, sede del Dicastero per la Dottrina della Fede]]&lt;br /&gt;
Il 26 febbraio 1948, Pio XII, al termine della sua udienza con i promotori dell’[[Opera|opera]], ne aveva espressamente incoraggiato la pubblicazione, chiedendo tuttavia che fossero rispettate le norme vigenti e che un vescovo concedesse l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;. Tale &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;, che apriva la strada alla pubblicazione, era noto al Sant’Uffizio, che lo deplorava. L’udienza papale era stata ottenuta attraverso un altro canale. Quasi un anno dopo, il [[Sant’Uffizio - verbale delle decisioni (17 febbraio 1949)|17 febbraio 1949]], tentò di distruggere l’opera, cosa che il Santo Padre rifiutò. Tentò nuovamente, [[Sant’Uffizio - parere di padre Augustin Bea (17 ottobre 1952)|nel 1952]], di condannare l’opera: tentativo fallito quando Pio XII era ancora in vita.&lt;br /&gt;
== Cronologia degli eventi ==&lt;br /&gt;
=== Preparativi per la pubblicazione ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;11 aprile 1948&#039;&#039;&#039;: Mons. Alfonso Carinci, segretario della Congregazione per i Riti Sacri (oggi per le Cause dei Santi) e stretto collaboratore di Pio XII, si recò a Viareggio per incontrare Maria Valtorta.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 giugno 1948&#039;&#039;&#039;: Padre Berti scrive al Santo Padre che ha bussato invano alla porta di numerosi vescovi per ottenere l’imprimatur. Decide quindi di rivolgersi a mons. Costantino Barneschi, un vescovo della sua congregazione.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Estate 1948&#039;&#039;&#039;: Molto rapidamente questo vescovo aveva concesso l’imprimatur a un libretto di 32 pagine, intitolato Parole di Vita Eterna (Laboremus, Roma, 1948). Questo opuscolo conteneva alcuni estratti e la struttura dell’opera di Maria Valtorta che doveva essere pubblicata a breve. Era destinato a raccogliere fondi per l’edizione. L’autore era anonimo. Questo libretto circolava liberamente in Vaticano, compreso il Sant&#039;Uffizio. Tutto sembrava quindi ben avviato.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Il Giornale d&#039;Italia pubblica un appello per una sottoscrizione a favore dell&#039;edizione delle opere di Maria Valtorta. L&#039;opuscolo di 32 pagine, contenente il sommario e alcuni estratti, riportava nell&#039;ultima pagina l&#039;imprimatur di Mons. Costantino Barneschi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
=== Segnali di allarme ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 ottobre 1948&#039;&#039;&#039;: Padre Enrico M. Gargiani (1890-1965), Procuratore generale dei Servi di Maria, riceve una richiesta da Papa Pio XII trasmessa dai Mons. G.B. Montini (futuro Paolo VI) e Domenico Tardini (1888-1961): che la futura pubblicazione fosse garantita da un secondo imprimatur in buona e debita forma. La Segreteria di Stato vaticana proponeva di rivolgersi a uno stampatore al di fuori del Vaticano per evitare le reazioni di «alcuni prelati ostili». A tal fine suggeriva la casa editrice Michele Pisani (oggi Centro Editoriale Valtortiano). L’imprimatur doveva essere richiesto al vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo, diocesi dell’editore, il quale si propose di concederlo.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;24 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: su richiesta del Sant’Uffizio, mentre l&#039;opera di Maria Valtorta stava per essere pubblicata dai Serviti di Maria, padre Alberto Vaccari, un gesuita, viene invitato a fornire un parere sull&#039;opera di Maria Valtorta. Lo farà nel giro di due mesi. Contemporaneamente, il Sant&#039;Uffizio decise di rivolgersi al Priore Generale dei Serviti «riguardo a Padre Migliorini e C. [Cecchin] in relazione alla Valtorta... Nel frattempo, sospendere la raccolta di adesioni e quote per le sottoscrizioni all’opera. E ciò fu immediatamente eseguito».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: Secondo quanto riferito da mons. Giovanni Pepe, il Santo Padre approvò il decreto.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;29 novembre 1948&#039;&#039;&#039;: Padre Alfonso Benedetti (1880-1958), Priore generale dei Serviti di Maria, riceve una telefonata (ma nessuna comunicazione scritta) dal Sant’Uffizio con cui si intimava ai Padri Berti e Migliorini di non occuparsi più della diffusione dell’opera. L’imprimatur ottenuto non era, secondo l’interlocutore, conforme al diritto canonico. Per lui, mons. Barneschi era solo il vescovo «degli zulu». Non era il vescovo né del luogo dell’autore, né dell’editore, né dello stampatore. Si promettevano sanzioni in caso di disobbedienza.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;23 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: evento estremamente raro, Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’Eterno Padre destinato a Papa Pio XII, che lo ricevette effettivamente???. Il tono è grave e solenne: avverte il Sommo Pontefice dei progressi dell’Inferno nella sua Chiesa (l’insieme dei fedeli secondo Maria Valtorta), segno precursore dei tempi bui che essa sta per attraversare. Presenta l&#039;opera di Maria Valtorta come un antidoto a questo oscuramento e ingiunge a Pio XII di difenderla con la massima fermezza.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;25 dicembre 1948&#039;&#039;&#039;: Il Giornale d’Italia pubblica nuovamente un appello per una raccolta fondi.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;9 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Sotto la pressione di eventi allarmanti, Maria Valtorta prende l’iniziativa di rivolgersi direttamente a mons. Alfonso Carinci. Gli comunica che «alcuni prelati stanno creando difficoltà, continue e sempre crescenti, per impedire il buon esito dell’opera». Mons. Carinci temporeggia, si tratta solo di una verifica, non di una condanna.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;20 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Maria Valtorta gli risponde che approva tali verifiche poiché lei stessa aveva chiesto ai Serviti di Maria di non pubblicare l’opera prima dell’approvazione della Chiesa e che continuerà a scrivere finché il Cielo glielo chiederà. A margine di questa lettera, Mons. Carinci annota di averla mostrata, il 28 gennaio, al Santo Padre, il quale ne è rimasto impressionato e ha lodato il suo spirito di umiltà. Il Santo Padre disse a Mons. Carinci che se ne sarebbe occupato lui stesso presso il Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
=== Primo tentativo di condanna respinto dal Santo Padre ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;26 gennaio 1949&#039;&#039;&#039;: Padre Alberto Vaccari conclude il suo studio parziale e molto critico sull’opera di Maria Valtorta, che riassume con l’ultima parola della relazione: «zero».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;2 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Mons. Giovanni Pepe, capo dell’Ufficio di censura, pubblica un rapporto «sui “dettati” e “visioni” dell’isterica Maria Valtorta di Viareggio, alla quale padre Migliorini, dei Servi di Maria, suo confessore, crede ciecamente». Il tono è dato. Lo stesso giorno, padre Berti riferisce a Maria Valtorta che «durante l’offerta dei ceri a Sua Santità, egli ha ribadito a padre Berti e a un allievo dei Servi di Maria la sua volontà di approvare rapidamente l’opera».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;14 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: L&#039;Ufficio di censura del Sant&#039;Uffizio decide di condannare l&#039;opera con un atto ufficiale (notifica): «Si pubblichi il divieto di pubblicazione dell&#039;opera poiché l&#039;Autorità ecclesiastica vi ha riscontrato degli errori e poiché in tali visioni non vi è nulla di soprannaturale» (punto n. 2).&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;16 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: padre Berti scrive a Maria Valtorta che tutto sembra andare per il verso giusto. Lo stesso giorno, la direzione del Sant&#039;Uffizio, dal canto suo, conferma la condanna.&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;17 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Il Santo Padre non accoglie la proposta di condanna, che giudica «eccessiva e superflua», ma approva le altre misure cautelari.&lt;br /&gt;
=== Tentativo segreto di distruzione ===&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;martedì 22 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: Padre Berti viene convocato da due censori, monsignor Giovanni Pepe, responsabile della censura dei libri, e padre Girolamo Berruti. Non gli è permesso parlare, ma solo firmare la lettera del Sant’Uffizio e consegnare i manoscritti in suo possesso. «Qui rimarranno come in una tomba», dice mons. Pepe. In quel momento, mentre Maria Valtorta non è a conoscenza di questo tentativo di distruzione, Gesù commenta profeticamente: «Quanto a te, gioisci, anima mia, perché così hai il segno che sei veramente mia. A coloro che mi appartengono, do il mio segno: essere perseguitati, accusati, condannati ingiustamente. Ricordati: interrogati sempre sulla verità delle persone che si fingono miei servitori o lo professano, se non le vedi perseguitate».&lt;br /&gt;
*&#039;&#039;&#039;Mercoledì 23 febbraio 1949&#039;&#039;&#039;: giorno dell&#039;inizio della Quaresima (Mercoledì delle Ceneri), un suo amico laico andò ad annunciare a Maria Valtorta che l&#039;opera era stata condannata. Il Sant&#039;Uffizio aveva preso tutte le precauzioni affinché la notizia rimanesse segreta, ma era trapelata. Le inviava un avvocato per intimare ai Serviti di Maria di conformarsi a tale condanna. L&#039;avvocato, in quell&#039;occasione, informava Maria Valtorta di tutte le disposizioni del codice di diritto canonico che tale condanna aveva violato.&lt;br /&gt;
== Elementi di contesto ==&lt;br /&gt;
Nel 1952, il Sant&#039;Uffizio commissionò a padre Agostino Bea un parere sulla decisione da prendere riguardo all&#039;opera di Maria Valtorta. Il 17 ottobre 1952, esso concluderà che non è opportuno pubblicare un&#039;opera ambigua. Questo documento, per la sua natura, il suo destinatario e le sue conclusioni, dimostra che la decisione non era stata presa in precedenza. Ciò invalida di conseguenza:&lt;br /&gt;
*La tesi secondo cui la decisione di vietarlo sarebbe stata presa il 17 febbraio 1949 con l&#039;approvazione del Santo Padre.&lt;br /&gt;
*La legittimità dell&#039;interrogatorio di Mons. Giovanni Pepe del 22 febbraio 1949, in cui si chiedeva a padre Berti non solo di non pubblicare l&#039;opera, ma anche di restituire i manoscritti.&lt;br /&gt;
Ciò spiega anche perché l&#039;articolo dell&#039;Osservatore Romano del 1960, che commentava l&#039;inserimento nell&#039;Indice, faccia riferimento in modo impreciso e insolito a «ricordi di circa dieci anni fa». È quindi errato tradurre questa imprecisione con «1949» e confermare che la decisione del Sant&#039;Uffizio del 1959 si riferisse solo al proprio parere, non convalidato dal Santo Padre all&#039;epoca, come di diritto.&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;br /&gt;
[[fr:Saint-Office - Tentative de destruction de l&#039;oeuvre de Maria Valtorta (1949)]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Pio_XII_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6838</id>
		<title>Pio XII e Maria Valtorta</title>
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		<updated>2026-03-28T19:00:57Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: aggiunto nuova foto di papa Pio XII&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Papa Pio XII di Michael Pitcairn.webp|miniatura|Papa Pio XII è stato il 260º pontefice della Chiesa cattolica, eletto il 2 marzo 1939 fino al 9 ottobre 1958]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eugenio Pacelli&#039;&#039;&#039;, nato il 2 marzo 1876 e morto il 9 ottobre 1958, fu il 260º pontefice della Chiesa cattolica con il nome di &#039;&#039;&#039;Pio XII&#039;&#039;&#039;. Il suo pontificato, dal 1939 al 1958, coincise con gli anni in cui la mistica italiana &#039;&#039;&#039;[[Maria Valtorta]]&#039;&#039;&#039; redasse i suoi scritti, poi pubblicati nella prima edizione dell&#039;opera (dal 1956 al 1959) con il titolo &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diverse testimonianze legate all’ambiente dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e ad ambienti ecclesiastici dell’epoca, Pio XII fu informato dell’esistenza degli scritti valtortiani e ne avrebbe seguito con interesse le vicende editoriali. La questione della loro pubblicazione si sviluppò tuttavia in un contesto complesso, segnato anche dall’intervento del [[Sant’Uffizio e Maria Valtorta|Sant’Uffizio]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La consegna degli scritti di Maria Valtorta in Vaticano ==&lt;br /&gt;
Durante il periodo in cui prestava servizio presso l’ospedale San Gallicano di Roma, &#039;&#039;&#039;padre Corrado Maria Berti&#039;&#039;&#039;, dei Servi di Maria, ebbe occasione di conoscere e diventare amico di Mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quel periodo gli scritti di Maria Valtorta non erano ancora stati pubblicati, ma circolavano in forma di copie dattiloscritte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo la testimonianza di padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 15 luglio 1947, pag. 124, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, mons. Norese aveva accesso al tavolo di lavoro del pontefice e consegnava abitualmente al Papa documenti e corrispondenza. Il 9 maggio 1947 padre Berti consegnò a mons. Norese alcuni fascicoli dell’opera (Prevangelo, 1° anno e gran parte del 2° anno della vita pubblica di Gesù), elegantemente legati in tela bianca con stemma in oro, egli dopo averli letti ed esserne rimasto favorevolmente impressionato, promise che gli avrebbe portati in Vaticano e sarebbero così giunti nelle mani di Pio XII.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli incontri successivi con padre Berti, mons. Norese riferì di aver notato che il segnalibro nei fascicoli avanzava progressivamente, interpretando ciò come segno che il Papa stesse leggendo il testo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’udienza papale del 26 febbraio 1948==&lt;br /&gt;
[[File:Osservatore romano 27 02 48.png|miniatura|180px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]]&lt;br /&gt;
Un episodio frequentemente citato nella letteratura valtortiana riguarda l’udienza concessa da Pio XII il 26 febbraio 1948. Secondo quanto riportato da [[L’Osservatore Romano del 27 febbraio 1948|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]], Pio XII ricevette in udienza privata:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Romualdo Maria Migliorini]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1884-1953), direttore spirituale di Maria Valtorta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Corrado Berti e Maria Valtorta|Corrado Maria Berti]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1911-1980), docente di teologia sacramentaria&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Andrea Cecchin e Maria Valtorta|Andrea Maria Cecchin]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;La causa di beatificazione del Servo di Dio Andrea M. Cecchin è stata aperta dalla Diocesi di Vicenza e dall&#039;Ordine dei Servi di Maria il 23 marzo 2002 e si è chiusa il 15 settembre 2008.&amp;lt;/ref&amp;gt; O.S.M. (1914-1995), priore del Collegio internazionale S. Alessio Falconieri dei Servi di Maria in Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Il Collegio internazionale S. Alessio, dal 1950, fu elevato da papa Pio XII a Pontificia Facoltà Teologica &#039;&#039;Marianum&#039;&#039;, riservata ai frati servi di Maria con specializzazione in Teologia Mariana (Mariologia).&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante l’udienza con Pio XII, secondo la testimonianza padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “L’assenso di Pio XII e il veto del Sant’Uffizio”, pag. 58, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, padre Migliorini avrebbe dovuto parlare al papa dell&#039;opera di Maria Valtorta, ma lasciò la parola al confratello più giovane perché troppo emozionato; il Papa mostrò di aver preso conoscenza degli Scritti, accettò il dono di altri fascicoli dattiloscritti dell&#039;opera di Maria Valtorta e infine avrebbe incoraggiato la pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il giudizio del Papa, pur essendo autorevole al sommo, rimase tuttavia informale e privato non assumendo la forma di un pronunciamento ufficiale. Pio XII aveva indicato ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/1949-2-2-Brevi-Notizie.pdf Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a norma del Diritto Canonico; nonostante che su una simile questione il Sommo Pontefice sia il giudice ultimo&amp;lt;ref&amp;gt;Secondo gli articoli 218 e 219 del [http://www.catho.org/9.php?d=bpl#w Codice di Diritto Canonico del 1917], il Papa acquisisce un supremo potere, per diritto divino, su tutta la Chiesa.&amp;lt;/ref&amp;gt;, il parere fu espresso a titolo personale, come richiede la prassi della Chiesa in questa materia. Nessun papa, infatti, ha mai concesso, in quanto tale, un &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; formale a un’opera di autore. La questione rimase pertanto soggetta alla competenza del Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Pio X nella sua Lettera Enciclica [https://www.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html#:~:text=Siffatte%20apparizioni%20o%20rivelazioni%20non%20furono%20n%C3%A9%20approvate%20n%C3%A9%20condannate%20dalla%20Sede%20Apostolica%2C%20ma%20solo%20passate%20come%20da%20piamente%20credersi%20con%20sola%20fede%20umana%2C%20conforme%20alla%20tradizione%20di%20cui%20godono%2C%20confermata%20pure%20da%20idonei%20testimoni%20e%20documenti &#039;&#039;Pascendi Dominici Gregis&#039;&#039;] sugli errori del Modernismo dell&#039;8 settembre 1907, ricordava che anche le apparizioni o rivelazioni private riconosciute: “&#039;&#039;non furono né approvate né condannate dalla Sede Apostolica, ma solo passate come da piamente credersi con sola fede umana&#039;&#039;”.&amp;lt;/ref&amp;gt;, che avrebbe manifestato forti riserve sull’opera di Maria Valtorta, arrivando – prima della pubblicazione – a bloccare gli sforzi dei padri Berti e Migliorini (1949), poi – dopo la pubblicazione – a inserirla nell’Indice dei Libri Proibiti (1959).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Va osservato che in quel periodo papa Pio XII era particolarmente sensibile alle distorsioni che potevano essere fatte del Vangelo. Egli lo affermò con fermezza nel 1950, nella sua Lettera Enciclica &#039;&#039;Humani Generis&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;testo in italiano della lettera enciclica &#039;&#039;[https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis.html Humani Generis]&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; dedicata a “&#039;&#039;circa alcune false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica&#039;&#039;”. Non avrebbe dunque chiesto di avviare il processo di pubblicazione se l’opera di Maria Valtorta avesse presentato un qualche pericolo in questo ambito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’ambiente vaticano e l’interesse per le rivelazioni private ==&lt;br /&gt;
[[File:Luigina Sinapi mod AI.webp|miniatura|250px|Luigina Sinapi (1916 - 1978)&amp;lt;ref&amp;gt;immagine rielaborata con AI&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Nel contesto della spiritualità cattolica del XX secolo, l’interesse per fenomeni mistici e rivelazioni private era relativamente diffuso. Anche papa Pio XII ebbe contatti con diverse figure considerate mistiche.&lt;br /&gt;
Tra queste la venerabile Serva di Dio &#039;&#039;&#039;[[Luigina Sinapi e Maria Valtorta|Luigina Sinapi]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Francesco l&#039;ha dichiarata Venerabile, [https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/01/27/0081/00165.html Decreto del 27 gennaio 2025]&amp;lt;/ref&amp;gt;, una Fedele laica romana che dichiarava di ricevere rivelazioni spirituali. Secondo alcune testimonianze, ella avrebbe avuto contatti con ambienti vaticani e con lo stesso Pio XII&amp;lt;ref&amp;gt;sito ufficiale del [https://www.causesanti.va/it/venerabili/luigia-sinapi.html Dicastero per le Cause dei Santi]: “&#039;&#039;godette la fiducia del Venerabile Servo di Dio Pio XII&#039;&#039;”&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;aprile del 1937, il cardinale Eugenio Pacelli (futuro papa Pio XII) era un collaboratore molto stretto di papa Pio XI e dirigeva la Segreteria di Stato, il dicastero più importante del Vaticano in quanto direttamente al servizio del Papa. In quel periodo, la sorella minore, la marchesa Elisabetta Pacelli, gli presentò una giovane di 21 anni che l’aveva avvicinata in Piazza San Pietro. Luigina Sinapi, questo il nome della ragazza, aveva ricevuto dalla [[Vergine Maria]], nel luogo detto delle Tre Fontane a Roma, il seguente messaggio&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/venerabile-serva-di-dio-luigina-sinapi/ Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Esattamente fra dieci anni, tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa e vuole uccidere il Papa... Ora tu va in piazza S. Pietro, troverai una signora vestita così... e le chiederai di condurti da suo fratello Cardinale: porterai a lui il mio messaggio. Da questo luogo, stabilirò a Roma il trono della mia gloria... Inoltre dirai al Cardinale che prestò sarà lui il nuovo Papa”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E così fece. La giovane veggente trasmise quindi il messaggio che aveva appena ricevuto al Cardinale Eugenio Pacelli.&lt;br /&gt;
[[File:PieXII-Menendez.jpg|sinistra|miniatura|Lettera autografa del card. Eugenio Pacelli]]&lt;br /&gt;
Nel periodo in cui la giovane Luigina Sinapi rivelò il messaggio ricevuto alle Tre Fontane, il cardinale Eugenio Pacelli stava scrivendo la prefazione al libro &#039;&#039;Invito all&#039;Amore&#039;&#039;, che raccoglieva le rivelazioni private attribuite alla Serva di Dio suor &#039;&#039;&#039;[[Josefa Menéndez e Maria Valtorta|Josefa Menéndez]]&#039;&#039;&#039; (1890-1923).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A partire dal 22 gennaio 1949 questo libro fu letto anche da Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 28 gennaio 1949, pag. 182, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo che i ‘dettati’ e le ‘visioni’ sulla Vita di Gesù si erano conclusi. Maria Valtorta riconobbe in tali rivelazioni a suor Josefa, lo stesso Autore divino che riteneva all’origine delle proprie esperienze mistiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le profezie attribuite a Luigina Sinapi si avverarono: prima l’elezione del cardinale Eugenio Pacelli al soglio di Pietro nel marzo del 1939, poi, nell’aprile del 1947, le apparizioni mariane alle Tre Fontane&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/la-storia-delle-tre-fontane/la-vergine-della-rivelazione// Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;  a Bruno Cornacchiola (1913-2001) che si convertì al cattolicesimo e confidò al Papa di aver avuto l’intenzione di ucciderlo. Pio XII avrebbe detto al gesuita padre Riccardo Lombardi (1908-1979), noto come “il microfono di Dio”, di essere già a conoscenza di tali eventi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diversi racconti biografici e testimonianze successive, papa Pio XII avrebbe mantenuto contatti con Luigina Sinapi, talvolta attraverso conversazioni telefoniche o incontri personali. Questi rapporti privilegiati sarebbero stati guardati con una certa diffidenza da alcuni ambienti del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In alcune lettere ricevute&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti del 20 marzo 1950, pag. 145, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt; e scritte&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera di Maria Valtorta [senza data], pp. 280-281, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai il 1° Maggio 1950 (ancora inedita), Archivio della &#039;&#039;Fondazione Erede di Maria Valtorta&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; da Maria Valtorta, viene fatta menzione di una mistica trentenne di nome &#039;&#039;&#039;Luciana&#039;&#039;&#039; che era in stretti rapporti con il Santo Padre e che perorò la pubblicazione dell&#039;opera di Maria Valtorta. In particolare, nel gennaio del 1950, durante una visita in Vaticano, Luciana portò al Sant’Uffizio un messaggio dal Cielo: li avvisava del male che stavano facendo alle anime ostacolando l’opera di Maria Valtorta all’insaputa del Papa. La reazione fu violenta, arrivando a minacce, brutalità fisiche e persino a una minaccia esplicita di stupro da parte di un prelato, che però rimase come paralizzato fino a quando non confessò pubblicamente quella violenza. È possibile congetturare che, dietro al nome di Luciana (magari utilizzato per motivi di discrezione), vi possa essere proprio la figura della mistica Luigina Sinapi che, effettivamente, ebbe in quegli stessi anni un intenso rapporto d&#039;amicizia con papa Pio XII e anche con Padre Pio.&lt;br /&gt;
[[File:San Pietro - tav - 38-1.webp|miniatura|&#039;&#039;San Pietro negli ultimi tempi&#039;&#039;, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri”]]&lt;br /&gt;
Nel complesso, questi episodi evidenziano l’interesse di Pio XII per i fenomeni mistici e il suo desiderio di esercitare personalmente il suo giudizio in questo ambito, al di là dei censori del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le riserve espresse da alcuni ambienti ecclesiastici, diverse testimonianze indicano che nell’entourage diretto del Papa vi fossero persone favorevoli alla diffusione degli scritti di Maria Valtorta. Anche alcuni prelati del Sant’Uffizio chiesero esplicitamente a padre Berti di rivolgersi direttamente a Maria Valtorta affinché fornisse indicazioni a riguardo del luogo della sepoltura di San Pietro a Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, lettera di P. Berti dell’11 luglio 1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *2, Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maria Valtorta, infatti, aveva ricevuto ‘dettati’ e ‘visioni’ inerenti la tomba dell’apostolo, includendo dettagli sul luogo di sepoltura e sulle reliquie, ancora ben conservate, in una inviolata catacomba del sottosuolo romano&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, a partire dal 25-7-1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *5 e sgg., Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In quegli anni la localizzazione della [[Tomba di san Pietro|tomba di san Pietro]] era oggetto di ricerche archeologiche, promosse durante il pontificato di papa Pio XII, nell&#039;area archeologica sotto il colle Vaticano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Maria Valtorta furono rivolte diverse richieste affinché rivelasse con maggiore precisione le informazioni contenute nella sua esperienza mistica. La mistica tuttavia sostenne di aver ricevuto l’ordine di non fornire indicazioni sull&#039;ubicazione della catacomba e si limitò, su pressione di padre Berti, a scrivere una lettera al Papa con le traslazioni del corpo di San Pietro, spiegando come il luogo del martirio non coincida con il luogo di sepoltura del primo papa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste richieste evidenziano chiaramente il grado di credibilità di cui godeva Maria Valtorta presso la Segreteria di Stato, la più alta autorità del Vaticano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’Opera progredisce in un clima favorevole ==&lt;br /&gt;
[[File:Alfonso Carinci color.png|miniatura|Mons. Alfonso Carinci (1862-1963)&amp;lt;ref&amp;gt;rielaborazione a colori di una foto di mons. Alfonso Carinci dell’11 novembre 1962&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Tra le figure ecclesiastiche vicine al Papa e coinvolte nella vicenda degli scritti valtortiani vi fu mons. &#039;&#039;&#039;[[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|Alfonso Carinci]]&#039;&#039;&#039;, Segretario della Congregazione dei Riti, organismo allora competente per le cause di beatificazione e canonizzazione. Mons. Carinci si recò personalmente a Viareggio per incontrare Maria Valtorta l’11 aprile 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 19, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; e, successivamente, il 28 e 29 giugno 1952 quando, in occasione della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, celebrò la Santa Messa nella camera della mistica&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 Agosto 1952, pag. 122, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, procurandole una gioia indicibile. Nel suo Attestato del 17 Gennaio 1952 mons. Alfonso Carinci scrisse&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “Gli Attestati del 1952 e una petizione a Pio XII”, pag. 68, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mentre la stampa immorale invade il mondo e le rappresentazioni corrompono la gioventù, viene spontaneo di ringraziare il Signore per averci dato, per mezzo di questa Sofferente, inchiodata in letto, un’Opera così letterariamente bella, così dottrinalmente e spiritualmente elevata, accessibile e profonda, attraente alla lettura e capace di essere riprodotta in rappresentazioni cinematografiche e di teatro sacro».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Carinci riconosceva così l’origine soprannaturale dell’Opera di Maria Valtorta e il suo grande valore spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante questo primo incontro dell’11 aprile 1948, Maria Valtorta – che nutriva una fiducia limitata nei Padri Serviti, a cui l’Opera era stata affidata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 12 gennaio 1947, pag. 21, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt; – chiese espressamente a mons. Carinci&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«l’approvazione dell’opera per il supremo interessamento del Santo Padre».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Proprio all’inizio del Quaderno autografo n° 111, “&#039;&#039;il III° Quaderno di Lezioni del Dolce Ospite sulle Epistole Paoline&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Catalogo dei Quaderni autografi di Maria Valtorta&#039;&#039;, annotazione di padre Berti sulla copertina, pag. 66, Centro Editoriale Valtortiano (2010)&amp;lt;/ref&amp;gt;, Maria Valtorta annota il clima di fiducia che ora regna scrivendo un elogio e un ringraziamento ai padri Migliorini e Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 20 maggio 1948 (lo scritto è senza data, il 20 maggio è una data presunta), pag. 442, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|sinistra|303x303px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
Nell’estate del 1948, un opuscolo che dell’Opera di Maria Valtorta riportava l’indice generale e alcune pagine di saggio, sotto un titolo cautamente provvisorio: &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039;, viene pubblicato con l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di monsignor &#039;&#039;&#039;[[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|Costantino M. Barneschi]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo titolare di Tagaste e Vicario Apostolico dello Swaziland.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; è solo una prima bozza che anticipava parti della futura Opera principale di Maria Valtorta: &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato|L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il 25 ottobre 1948 Maria Valtorta annuncia a &#039;&#039;&#039;[[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]]&#039;&#039;&#039;, la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In una successiva lettera dell’11 novembre 1948, Maria Valtorta informa Madre Teresa Maria che papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre &#039;&#039;&#039;Enrico M. Gargiani&#039;&#039;&#039; procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a mons. &#039;&#039;&#039;[[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|Michele Fontevecchia]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Montecorvo, “&#039;&#039;per ottenere una seconda e &#039;&#039;più&#039;&#039; valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e &#039;&#039;sale non appartenenti alla Città del Vaticano&#039;&#039;, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si può pensare che tutto ciò possa essere accaduto nell’entourage del Vaticano senza il parere favorevole del Santo Padre. D’altronde, egli si prese cura dell’Opera non appena il Sant’Uffizio iniziò il suo atteggiamento ostile, che poi sfociò nella ben orchestrata messa all’Indice dei Libri Proibiti, ma solo dopo la morte di Pio XII e il termine delle funzioni di Segretario della Sacra Congregazione dei Riti di mons. Alfonso Carinci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le difficoltà con il Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
Alla fine del 1948 e nei primi mesi del 1949, il Sant’Uffizio intervenne nella questione della pubblicazione. Quando già si stava preparando la stampa dell’opera, padre Enrico M. Gargiani Procuratore generale dei Servi di Maria, fu convocato dal Sant’Uffizio, che intimò ai padri Berti e Migliorini di cessare ogni attività editoriale riguardante gli scritti valtortiani.&lt;br /&gt;
L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; apposto da mons. Costantino M. Barneschi sull&#039;opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; non venne ritenuto valido dal Sant’Uffizio, a norma del Diritto canonico, perché come scrive Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma il 29 Novembre [1948], quando le rotative stavano per mettersi in moto, il Santo Uffizio fece chiamare il P. Procuratore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria e gli intimò di dire a P. Berti e P. Migliorini di non occuparsi più dell’opera se non volevano essere colpiti dai decreti del Santo Uffizio per avere abusivamente carpito (?) l’approvazione di Monsignor Barneschi contrariamente alle norme del Diritto Canonico, perché detto monsignore non è il vescovo della casa editrice né dell’Autore, e soprattutto perché: «È il vescovo degli zulù» (O che non hanno l’anima gli zulù? e un vescovo italiano, solo perché è in Africa, non è meno vescovo di uno che dimora in Italia?).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti si precipitò da P. Bea e dai Monsignori Carinci e Fontevecchia, nonché da altri monsignori e da altri P. Gesuiti, ed essi risposero concordemente: «Andate avanti lo stesso. Non possono farvi nulla».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, e non so dare loro torto, i Padri non si arrischiarono a spendere milioni per una pubblicazione che poi può venire fermata dal Santo Uffizio e neppure contravvenire agli ordini di quest’ultimo, dopo che esso ha minacciato una sospensione &#039;&#039;a Divinis&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In una lettera del 23 dicembre 1948&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 23 dicembre 1949, pag. 127, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo aver annunciato una sua visita a Viareggio per la sera di Natale, padre Berti informa Maria Valtorta della decisione presa “&#039;&#039;di portare in tipografia, il 3 gennaio 1949, i primi tre volumi&#039;&#039;” dell’Opera, ritenendo che “&#039;&#039;di tutte le difficoltà, mosseci dalla Segreteria di Stato e dal S. Ufficio, abbiamo fatto un accuratissimo esposto al Santo Padre&#039;&#039;” tramite padre &#039;&#039;&#039;[[Augustin Bea e Maria Valtorta|Augustin Bea]]&#039;&#039;&#039;, Confessore di Pio XII.&lt;br /&gt;
[[File:Eterno Padre di Giovanni Bellini.webp|miniatura|“&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;” di Giovanni Bellini]]&lt;br /&gt;
In quello stesso giorno del 23 dicembre 1948 Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’&#039;&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;&#039;, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per S. Santità. Dice l’Eterno Padre:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Invoca il mio Spirito e leggi. Leggi ciò che ti può illuminare. Leggi le parole di quelli che videro un tempo, un altro tempo, e un altro ancora. Il tempo prossimo a loro. Il tempo del mio Verbo fra gli uomini. Il tempo vostro. Questo. Leggi e vedi. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi Giovanni nella sua Apocalisse. E che sono le stelle che per una terza parte Satana riesce a far precipitare dal loro Cielo, dal Cielo della Chiesa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi se non coloro che, per avermi testimoniato fedelmente, vengono uccisi dalla Bestia uscente dall’abisso? E chi se non coloro che, eletti a luminari nella Chiesa, si sono fatti luci spente? Chi se non i pastori tramutati in idoli per il loro presumere? Chi se non il sale corrottosi in veleno per i piccoli che vedono e si allontanano con disgusto e languiscono o periscono? […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi, leggi, rileggi, medita, trema, piangi. Il tempo di Sebna sovrasta. Molta parte della Chiesa vi è già travolta, lanciata come palla in mezzo alle turbe scatenate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo da anni avevo già detto al portavoce, perché ti fosse detto. Questo dico oggi a Te, Vicario del mio Cristo e servo mio. Sì. Perché Io sono Iddio. E niuno è più grande di Me. Tutti servi rispetto a Me: il Signore. Tutti un nulla davanti al mio Divino Tutto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tu, tu almeno, non essere come troppi. Separa il tuo volere dal loro, onde non farti complice loro. Tu, mio servo; ma essi servi tuoi, e Tu Capo Supremo. E la tua parola scioglie e lega, seconda soltanto alla Mia che, poiché Tu mi servi in santità e amore, alla tua si unisce, &#039;&#039;perché sia Dio che parla sulle tue labbra di Pontefice&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hai nelle mani le verghe e nello spirito la Sapienza. Io te le ho date quando ti ho eletto. Usa il potere e il sapere come ti conviene, e non disgustare il tuo Signore che ha voluto contrassegnare il tuo Papato di un dono straordinario: la Buona Novella nuovamente evangelizzata, a conferma dell’antica di secoli, a tuo aiuto, o Padre della Cristianità, e ad aiuto di tutta la cristianità contro la quale avanza il Dragone maledetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non crollare Tu pure il capo. Non dire: “Non c’è proporzione fra il dono e l’insidia”, come dicono alcuni e ti tentano a dirlo. Non offendere Me che ho generato il Verbo. Me che sono il Potente, e tutto posso se voglio. E Padre sono, e se un figlio mi ubbidisce Io lo soccorro. Quale che sia la misura dell’insidia che lo assale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non guardare al mezzo per cui ti venne il dono della Parola che viene in soccorso di chi crede, di chi dubita, ed anche di chi non crede. Il mezzo ha ubbidito nel servire la Parola e agli ordini ricevuti da Dio. E per questo a Te si è rivolto. Perché Tu faccia ciò che Dio vuole. Ma se Tu respingi il mezzo, non tanto lui colpisci e contro lui, innocente, pecchi; quanto Me colpisci, &#039;&#039;Noi&#039;&#039;, ché siamo Un solo Dio nella Nostra mirabile Trinità, e pecchi contro l’Amore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché l’Amore, il nostro Trino Amore, volle dare al tuo Ponteficato questo: la Parola di Dio. E se Tu resisti al mio Volere d’amore ripeti il gesto dei Principi dei Sacerdoti, dei Sinedristi, dei Farisei, Sadducei e Scribi, che non si piegavano alla Carità evangelizzante e la perseguitavano e condannarono prima dell’ora segnata per il Suo Martirio. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Propiziati il Signore Iddio tuo. Tu puoi. Sei il Pontefice. Non hai scuse al tuo non fare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non imitare Pilato, o avrai la sorte di Pilato, che non fu giustificato dalla simbolica lavata di mani. Egli mancò&lt;br /&gt;
alla giustizia come e più che se avesse condannato senza  chiedere che altri condannasse. Più, perché essendo colui che poteva, doveva saper far tacere le lingue peccatrici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non disconoscere Colui che parla nell’opera. Sarebbe un giudizio per Te. E conoscendolo, servilo col farlo conoscere. Sarà una gloria per Te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sprezzare questo avviso, anche se ti viene col mezzo di una creatura. Altri tuoi predecessori ascoltarono i miei mezzi. E se la Chiesa è ancora Romana è perché un Pontefice si arrese a Caterina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sii giusto, onde avere alleato il tuo Signore contro l’Anticristo che avanza». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|Santo Uffizio - Brevi Notizie]]&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;, del 2 febbraio 1949 a firma di mons. Giovanni Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 gennaio 1949, prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Fu ben ispirata a farlo perché mons. Carinci era un uomo molto vicino a Pio XII, era stato Rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma, dove si era formato Eugenio Pacelli. Era un uomo di pietà e di compassione, seppe così neutralizzare con la diplomazia l’offensiva del Sant’Uffizio. Cercò di far risalire l’arbitrato della causa valtortiana al Santo Padre e mobilitò “personaggi illustri” che difesero l’Opera. Tra essi: il cardinale Augustin Bea, confessore di Pio XII e direttore dell’Istituto Biblico Pontificio; mons. [[Ugo Lattanzi e Maria Valtorta|Ugo Lattanzi]], decano dell’Università Pontificia Lateranense; [[Camillo Corsanego e Maria Valtorta|Camillo Corsanego]], decano dei consiglieri consistoriali incaricati dei processi di canonizzazione; [[Maurizio Raffa e Maria Valtorta|mons. Maurizio Raffa]], direttore del Centro internazionale di comparazione e sintesi, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://moked.it/blog/2009/11/23/maurizio-raffa-giusto-tra-le-nazioni/ Maurizio Raffa, Giusto tra le Nazioni]&amp;lt;/ref&amp;gt;); [[Vittorio Tredici e Maria Valtorta|Vittorio Tredici]], presidente dell’Associazione delle industrie minerarie italiane, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://trepassiavanti.wordpress.com/2016/02/20/i-giusti-sardi/ I Giusti sardi]&amp;lt;/ref&amp;gt;); prof. [[Lorenzo Ferri e Maria Valtorta|Lorenzo Ferri]], pittore e scultore soprattutto di arte sacra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia la sua prima reazione fu di prendere tempo e di minimizzare le intenzioni del Sant’Uffizio: le anime sante non immaginano il male, confidano in tutto&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta&#039;&#039;” ([https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/1Cor/13/?sel=13,7&amp;amp;vs=1Cor%2013,7 1 Corinzi 13,7])&amp;lt;/ref&amp;gt;. Così mons. Carinci, il 17 gennaio 1949, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Annotazione di mons. Alfonso Carinci 28 gennaio 1949.webp|miniatura|sinistra|Annotazione di mons. Alfonso Carinci sul margine della lettera di Maria Valtorta del 20 gennaio 1949]]&lt;br /&gt;
Ricevuta la lettera di mons. Carinci, Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pochi giorni dopo mons. Carinci mostrerà la lettera di Maria Valtorta al Santo Padre annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli dice che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il Papa in persona si occupava, davvero, del caso di Maria Valtorta. Ma la reazione del Sant’uffizio non fu una reazione di obbedienza alle indicazioni del papa: il 15 febbraio 1949 fu imposto il blocco della pubblicazione dell’opera e la consegna di tutti i manoscritti originali di Maria Valtorta!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La sentenza di blocco del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
Padre Corrado M. Berti, assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria, vengono convocati da due commissari del Sant&#039;Uffizio della sezione censura dei libri, tra cui mons. &#039;&#039;&#039;[[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|Giovanni Pepe]]&#039;&#039;&#039;, (lo stesso che sarà destituito da Pio XII tre anni più tardi per una colpa che dimostrava la scarsa importanza che il Sant’Uffizio attribuiva al parere del Papa&amp;lt;ref&amp;gt;François-Michel Debroise, &#039;&#039;À la rencontre de Maria Valtorta - Tome 1&#039;&#039;, pag. 105, Centro Editoriale Valtortiano (2019)&amp;lt;/ref&amp;gt;) e padre Cristoforo Bigazzi, O.P.&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla dichiarazione giurata&amp;lt;ref&amp;gt;documento [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978 di padre Corrado Berti&amp;lt;/ref&amp;gt; redatta dallo stesso padre Berti leggiamo:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma, nel 1949, il Sant&#039;Ufficio, del quale, allora, era segretario il Card. Alfredo Ottaviani e assessore Mons. Pietro Parente, chiamò il P. Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e il P. Corrado M. Berti, considerato il principale responsabile. Mons. Pepe e il P. Berruti, O.P., ufficiali del Sant&#039;Ufficio, lessero la sentenza e vollero che P. Berti la firmasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con questa sentenza comandarono che il P. Berti consegnasse al Sant&#039;Ufficio tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta, evidentemente per distruggerli o tenerli chiusi per sempre: &amp;quot;Qui rimarranno come in un sepolcro&amp;quot;, disse Mons. Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti portò tutti i dattiloscritti in suo possesso; ma non potè consegnare i manoscritti, perchè detenuti dalla scrittrice; e non potè consegnare la totalità dei dattiloscritti, perché posseduti da altre persone, che non vollero privarsene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, e finalmente, il Sant&#039;Ufficio proibì la pubblicazione dell&#039;Opera, comminandone il collocamento all&#039;Indice, in caso di eventuale pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti non potè manifestare al Sant&#039;Ufficio le parole dettegli da Papa Pio XII in udienza, perchè non gli fu permesso di parlare, ma gli fu concesso soltanto di ascoltare e firmare la sentenza senza commento. Erano i metodi di quel tempo preconciliare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Sant&#039;Ufficio, però, fu buono con l&#039;inferma Maria Valtorta e non le comunicò la sentenza. La seppe da P. Berti, per necessità di cose, e ne fu desolata. Si aggravò.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Alfonso Carinci cerca subito di rincuorare Maria Valtorta assicurandole che, né gli scritti né la sua persona sono stati condannati dal Sant’Uffizio, ma solo la pubblicazione è stata bloccata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 15 marzo 1949, pag. 46, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizia così un lungo periodo di attesa e di speranza, ma anche di grande sofferenza per Maria Valtorta, nel quale vengono inutilmente intraprese azioni volte a togliere la proibizione del Sant’Uffizio a pubblicare l’opera.&lt;br /&gt;
== Le iniziative successive e i tentativi di ricorso ==&lt;br /&gt;
Anche nel settembre del 1949 mons. Carinci comunica, nuovamente, che gli scritti presso il Sant’Uffizio sono “&#039;&#039;sotto un più accurato esame&#039;&#039;” e poi chiede a Maria Valtorta di rivelare dove riposi il corpo di San Pietro per comunicarlo al Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 29 settembre 1949, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ma Maria Valtorta risponde che già nel febbraio del 1949 aveva consegnato una lettera per il Papa, con le traslazioni del corpo del primo Pontefice-Martire, nonostante avesse avuto l’ordine di tacere. Maria Valtorta riconosce di aver disubbidito nel dare quelle informazioni, ma lo aveva fatto proprio perché persuasa che il papa desiderava tanto quelle informazioni per porre fine alle dispute con le confessioni protestanti. Ma l’Opera era stata ugualmente bloccata dal Sant’Uffizio, e a lei “&#039;&#039;ne è venuto del male, come Gesù diceva&#039;&#039;”. Adesso, nonostante che anch’essa desiderasse scaricarsi dal segreto, non può che mantenere l’ubbidienza al volere di Dio e tacere&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti, con l’aiuto di mons. Carinci, cercò di ottenere un’altra udienza con il Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma questa seconda udienza non ebbe luogo per due ragioni: perché l’Anno Santo del 1950 impegnò l’agenda del Sommo Pontefice e perché l’entourage del Papa, pur favorevole a Maria Valtorta, non desiderava uno scontro diretto con il Sant’Uffizio, che era assai temuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni successivi mons. Carinci continua ad operare a favore dell’opera di Maria Valtorta, cerca di ottenere una nuova udienza con il Santo Padre, conforta spiritualmente e sovviene materialmente Maria Valtorta, infine in data 29 gennaio 1952 si fa promotore di una [[Petizione al papa (29 gennaio 1952)|petizione a papa]] Pio XII, sottoscritta insieme ad altri “personaggi illustri” che difesero l’Opera, perchè convinto che solo un intervento personale del Sommo Pontefice avrebbe potuto sbloccare l’irrigidimento del Sant’Uffizio e arrivare a una pubblicazione favorevole degli Scritti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
[[File:Petizione a papa Pio XII.jpg|miniatura|destra|Petizione del 29 gennaio 1952 al papa Pio XII firmata da mons. Alfonso Carinci]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Beatissimo Padre,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prostrato ai piedi della Santità Vostra,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
umilmente imploro anche a nome del&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mo P. Agostino Bea, S.J., e dei&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mi M.ri:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Angelo Mercati&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ugo Lattanzi, Prof. di teologia fondamentale e biblica nel Pont. Ateneo Lateranense,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maurizio Raffa, Direttore del Centro di Comparazione e Sintesi; dei Signori:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avv. On. Camillo Corsanego, Prof. di Diritto al Pont. Ateneo Lateranense e di Teologia all’Università Internazionale “Pro Deo”,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Nicola Pende, dell’Università di Roma,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Lorenzo Ferri, scultore e pittore,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comm. Vittorio Tredici, mineralologo,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
le cui dichiarazioni si allegano a questa istanza, che l’opera «PAROLE DI VITA», scritta da Maria Valtorta (la quale da un ventennio giace in letto), “senza il nome dell’autrice, né come derivante da visioni o stati straordinari, ma semplicemente come Vita di Gesù raccontata e illustrata per il popolo cattolico, dopo una coscienziosa revisione fatta da un revisore competente in teologia ed esegesi” (vedi dichiarazione del Rev.mo P. Bea), da nominarsi da Vostra Santità, col debito “Imprimatur” possa pubblicarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al revisore che, spero, Vostra Santità vorrà nominare, potrei far leggere le lettere scrittemi dalla Valtorta, le quali mostrano&lt;br /&gt;
evidentemente il buono spirito della signorina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spero che Vostra Santità vorrà benignamente esaudire il desiderio degli oratori, i quali con me e la Valtorta implorano l’Apostolica Benedizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Roma, 29 Gennaio 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
+ Alfonso Carinci, Arc. di Seleucia d’Isauria,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Segr. della Sacra Congr. dei Riti.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È attestato che mons. Carinci intratteneva rapporti diretti con papa Pio XII; tuttavia, per senso di correttezza istituzionale, egli scelse di avvalersi dei canali ordinari della Curia romana per la trasmissione della Petizione. La documentazione disponibile indica che il testo fu esaminato dal Sant’Uffizio, che si farà beffe delle “personalità illustri” accusandole di ingenuità. Non risulta invece accertato che la petizione sia giunta direttamente all’attenzione del pontefice, né che egli ne abbia avuto conoscenza.&lt;br /&gt;
== L’intervento di Pio XII contro un decreto del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:Padre Pio da Pietrelcina.webp|sinistra|miniatura|Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968)]]&lt;br /&gt;
Nello stesso periodo accade un episodio significativo del pontificato di Pio XII, utile per comprendere il contesto ecclesiastico in cui maturarono vicende analoghe: riguarda il provvedimento emesso dal Sant’Uffizio contro &#039;&#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;&#039; nel 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine del 1951, mons. Giovanni Pepe, commissario del Sant’Uffizio per la censura dei libri, e l’abate benedettino Emanuele Caronti furono inviati dal Sant’Uffizio a San Giovanni Rotondo per svolgere un’indagine sul frate cappuccino, nell’ambito delle numerose visite ispettive a cui egli fu sottoposto nel corso degli anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordiamo come, appena divenuto papa, Pio XII aveva ordinato alle Congregazioni romane di “&#039;&#039;lasciare in pace Padre Pio&#039;&#039;”, e aveva definito Padre Pio: “&#039;&#039;la salvezza dell&#039;Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 3 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 3 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
In seguito alla relazione redatta dai due ispettori, il 16 gennaio 1952 il Sant’Uffizio comunicò ai superiori dell’Ordine dei Cappuccini alcune misure restrittive, tra cui la limitazione dei pellegrinaggi e il divieto di favorire la diffusione di scritti e immagini relativi a Padre Pio. Il 30 luglio 1952 lo stesso Sant’Uffizio emanò un decreto con cui venivano posti all’Indice dei Libri Proibiti ben otto volumi dedicati al frate, perché privi dell’approvazione ecclesiastica:&lt;br /&gt;
*Argentieri Domenico, &#039;&#039;La prodigiosa storia di Padre Pio&#039;&#039;, Milano, Tarantola, 1951.&lt;br /&gt;
*Apollonio Donato, &#039;&#039;Incontri con Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta &amp;amp; Figli, 1951.&lt;br /&gt;
*Fiorentini Guido Greco, &#039;&#039;Entità meravigliosa di Padre Pio&#039;&#039;, S. Maria Capua Vetere, Editore Beato, 1949.&lt;br /&gt;
*Lotti Franco, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, S. Giovanni Rotondo, Abresch, 1951.&lt;br /&gt;
*Camilleri Carmelo, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Città di Castello, Soc. Tip. “Leonardo da Vinci”, 1952.&lt;br /&gt;
*Pedriali Gian Carlo, &#039;&#039;Ho visto Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta, 1948.&lt;br /&gt;
*Delfino-Sessa Piera, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Genova, Demos, 1950.&lt;br /&gt;
*Trabucco Carlo, &#039;&#039;Il mondo di Padre Pio&#039;&#039;, Roma, Ernesto Giacomaniello, 1950.&lt;br /&gt;
[[File:L&#039;Osservatore della Domenica - 10 Agosto 1952.webp|sinistra|miniatura|140px|&#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039;, 10 agosto 1952, Anno XIX, pag. 2]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 5 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
Il provvedimento fu reso noto da &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; il 3 agosto 1952. La proscrizione sarebbe stata adottata senza alcuna informazione diretta al pontefice, che ne sarebbe venuto a conoscenza solo attraverso la stampa vaticana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La reazione di papa Pio XII fu significativa: egli dispose l’immediata pubblicazione di una «nota di accomodamento», redatta dal cardinale Giuseppe Pizzardo e apparsa su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 agosto 1952, ripresa anche da &#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039; del 10 agosto 1952; poi ordinò il trasferimento di mons. Giovanni Pepe rimuovendolo dal suo incarico al Sant’Uffizio. Per la prima volta, un decreto emanato e reso pubblico dal Sant’Uffizio veniva bloccato e quindi reso non esecutivo, infatti, il decreto non venne mai pubblicato negli &#039;&#039;Acta Apostolicae Sedis&#039;&#039;, la gazzetta ufficiale della Santa Sede.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello stesso contesto, la Segreteria di Stato, tramite mons. Angelo Dell’Acqua, trasmise al Sant’Uffizio una comunicazione in cui si auspicava che Padre Pio: “&#039;&#039;possa svolgere indisturbato il suo ministero sacerdotale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Luigi Peroni, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, nota 23 a pag. 471, Borla (1994); Emanuele Giannuzzo, &#039;&#039;San Pio da Pietrelcina&#039;&#039; pag. 332-333, BooksprintEdizioni (2012); Angelo M. Mischitelli, &#039;&#039;Padre Pio. Un uomo un santo&#039;&#039;, pag. 645, Sovera Edizioni (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo episodio viene proposto come rivelatore della complessità dei rapporti e delle tensioni esistenti all’interno della Curia romana, tra il Sant’Uffizio e altri organismi, in quel periodo storico. Occorre evidenziare come, durante l’ultima parte del pontificato di Pio XII, l’Opera di Maria Valtorta non fu più colpita da altri provvedimenti nonostante che venne anche pubblicata, in quattro volumi usciti tra il 1956 e il 1959, con il titolo: &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;. Ma fino alla morte di papa Pio XII e la successiva elezione del nuovo pontefice Giovanni XXIII, il Sant’Uffizio rimase fermo, forse memore di quello era accaduto dopo la messa all’Indice dei Libri Proibiti dei volumi su padre Pio da Pietrelcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La pubblicazione dell&#039;Opera di Maria Valtorta e la condanna del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|sinistra|150px|Notifica di Condanna su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Articolo.webp|miniatura|destra|150px|Articolo su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
Gli Scritti di Maria Valtorta, nella loro prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) furono pubblicati in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno. L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di inserire l’opera di Maria Valtorta nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]]&amp;lt;ref&amp;gt;nella sessione del 16 dicembre 1959&amp;lt;/ref&amp;gt; e la rese nota pubblicando il decreto di condanna su [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/L%E2%80%99Osservatore_Romano_-_6_Gennaio_1960.webp &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960], accompagnandolo con un articolo anonimo intitolato: “Una vita di Gesù malamente romanzata”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rileviamo come mons. Alfonso Carinci, tutore e difensore dell&#039;Opera di Maria Valtorta presso la Curia romana, termina le sue funzioni di segretario della Sacra Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; proprio il 5 gennaio 1960, il giorno precedente alla pubblicazione della notifica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante i lavori del Concilio Vaticano II, l’8 novembre 1963, il cardinale arcivescovo di Colonia mons. Josef Frings (1887-1978) intervenne criticamente sui metodi del Sant’Uffizio, allora guidato dal cardinale [[Alfredo Ottaviani e Maria Valtorta|Alfredo Ottaviani]] (1890-1979), denunciando i “metodi immorali” del Sant’Uffizio con queste parole pronunciate in latino&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 616; Francisco Gil Hellín, 474&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mi sembra molto importante che queste regole, soprattutto quelle sulla netta distinzione fra ambito amministrativo e ambito giudiziario, vengano estese a tutte le congregazioni, anche alla &#039;&#039;Suprema Congregatio Sancti Officii&#039;&#039;, la cui modalità procedurale per molti aspetti non si accorda più con il nostro tempo ed è per la Chiesa un danno e per molti uno scandalo».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Aggiungendo che&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 617; Francisco Gil Hellín, 474-475&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«… Nessuno dovrebbe essere giudicato e condannato a motivo di quanto a ragione o a torto crede, senza essere prima ascoltato, senza conoscere prima le accuse mosse contro di lui o contro qualcosa che ha scritto, senza che prima gli venga data la possibilità di correggere se stesso o quanto ha scritto».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tali osservazioni si inserivano in un più ampio dibattito sul funzionamento degli organismi dottrinali della Curia romana, ma le conseguenze furono considerevoli e già nel 1966, sotto il pontificato di Paolo VI, portarono alla riforma del Sant’Uffizio, con l’abolizione definitiva dell’Indice dei Libri Proibiti. Tale elenco cessò di avere valore giuridico, pur rimanendo il principio di una valutazione prudente delle opere di carattere religioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcune testimonianze hanno sostenuto che dopo la soppressione dell’Indice, l&#039;Opera di Maria Valtorta avrebbe illuminato il cammino di ben sette santi e beati, sulle orme del Venerabile Pio XII, che si sono avvalsi di questi Scritti:&lt;br /&gt;
*San [[Giovanni Paolo II e Maria Valtorta|Giovanni Paolo II]]&lt;br /&gt;
*San [[Paolo VI e Maria Valtorta|Paolo VI]]&lt;br /&gt;
*San [[Padre Pio e Maria Valtorta|Pio da Pietrelcina]]&lt;br /&gt;
*Santa [[Madre Teresa di Calcutta e Maria Valtorta|Madre Teresa di Calcutta]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Gabriele Allegra e Maria Valtorta|Gabriele M. Allegra]]&lt;br /&gt;
*Beata [[Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento e Maria Valtorta|Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Luigi Novarese e Maria Valtorta|Luigi Novarese]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e tutti lettori che nel mondo si fanno promotori del &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[fr:Pie XII et Maria Valtorta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
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		<updated>2026-03-28T19:00:28Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: Papa Pio XII (1951 circa) di Michael Pitcairn . Questa è una immagine ritoccata, il che significa che è stata modificata digitalmente dalla sua versione originale.&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
Papa Pio XII (1951 circa) di Michael Pitcairn . Questa è una immagine ritoccata, il che significa che è stata modificata digitalmente dalla sua versione originale.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<title>Pio XII e Maria Valtorta</title>
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		<updated>2026-03-28T18:54:23Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: corretto link&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Pope_Pius_XII_–_Michael_Pitcairn_(1951).jpg|miniatura|Papa Pio XII è stato il 260º pontefice della Chiesa cattolica, eletto il 2 marzo 1939 fino al 9 ottobre 1958]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eugenio Pacelli&#039;&#039;&#039;, nato il 2 marzo 1876 e morto il 9 ottobre 1958, fu il 260º pontefice della Chiesa cattolica con il nome di &#039;&#039;&#039;Pio XII&#039;&#039;&#039;. Il suo pontificato, dal 1939 al 1958, coincise con gli anni in cui la mistica italiana &#039;&#039;&#039;[[Maria Valtorta]]&#039;&#039;&#039; redasse i suoi scritti, poi pubblicati nella prima edizione dell&#039;opera (dal 1956 al 1959) con il titolo &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diverse testimonianze legate all’ambiente dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e ad ambienti ecclesiastici dell’epoca, Pio XII fu informato dell’esistenza degli scritti valtortiani e ne avrebbe seguito con interesse le vicende editoriali. La questione della loro pubblicazione si sviluppò tuttavia in un contesto complesso, segnato anche dall’intervento del [[Sant’Uffizio e Maria Valtorta|Sant’Uffizio]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La consegna degli scritti di Maria Valtorta in Vaticano ==&lt;br /&gt;
Durante il periodo in cui prestava servizio presso l’ospedale San Gallicano di Roma, &#039;&#039;&#039;padre Corrado Maria Berti&#039;&#039;&#039;, dei Servi di Maria, ebbe occasione di conoscere e diventare amico di Mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quel periodo gli scritti di Maria Valtorta non erano ancora stati pubblicati, ma circolavano in forma di copie dattiloscritte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo la testimonianza di padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 15 luglio 1947, pag. 124, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, mons. Norese aveva accesso al tavolo di lavoro del pontefice e consegnava abitualmente al Papa documenti e corrispondenza. Il 9 maggio 1947 padre Berti consegnò a mons. Norese alcuni fascicoli dell’opera (Prevangelo, 1° anno e gran parte del 2° anno della vita pubblica di Gesù), elegantemente legati in tela bianca con stemma in oro, egli dopo averli letti ed esserne rimasto favorevolmente impressionato, promise che gli avrebbe portati in Vaticano e sarebbero così giunti nelle mani di Pio XII.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli incontri successivi con padre Berti, mons. Norese riferì di aver notato che il segnalibro nei fascicoli avanzava progressivamente, interpretando ciò come segno che il Papa stesse leggendo il testo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’udienza papale del 26 febbraio 1948==&lt;br /&gt;
[[File:Osservatore romano 27 02 48.png|miniatura|180px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]]&lt;br /&gt;
Un episodio frequentemente citato nella letteratura valtortiana riguarda l’udienza concessa da Pio XII il 26 febbraio 1948. Secondo quanto riportato da [[L’Osservatore Romano del 27 febbraio 1948|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]], Pio XII ricevette in udienza privata:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Romualdo Maria Migliorini]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1884-1953), direttore spirituale di Maria Valtorta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Corrado Berti e Maria Valtorta|Corrado Maria Berti]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1911-1980), docente di teologia sacramentaria&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Andrea Cecchin e Maria Valtorta|Andrea Maria Cecchin]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;La causa di beatificazione del Servo di Dio Andrea M. Cecchin è stata aperta dalla Diocesi di Vicenza e dall&#039;Ordine dei Servi di Maria il 23 marzo 2002 e si è chiusa il 15 settembre 2008.&amp;lt;/ref&amp;gt; O.S.M. (1914-1995), priore del Collegio internazionale S. Alessio Falconieri dei Servi di Maria in Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Il Collegio internazionale S. Alessio, dal 1950, fu elevato da papa Pio XII a Pontificia Facoltà Teologica &#039;&#039;Marianum&#039;&#039;, riservata ai frati servi di Maria con specializzazione in Teologia Mariana (Mariologia).&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante l’udienza con Pio XII, secondo la testimonianza padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “L’assenso di Pio XII e il veto del Sant’Uffizio”, pag. 58, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, padre Migliorini avrebbe dovuto parlare al papa dell&#039;opera di Maria Valtorta, ma lasciò la parola al confratello più giovane perché troppo emozionato; il Papa mostrò di aver preso conoscenza degli Scritti, accettò il dono di altri fascicoli dattiloscritti dell&#039;opera di Maria Valtorta e infine avrebbe incoraggiato la pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il giudizio del Papa, pur essendo autorevole al sommo, rimase tuttavia informale e privato non assumendo la forma di un pronunciamento ufficiale. Pio XII aveva indicato ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/1949-2-2-Brevi-Notizie.pdf Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a norma del Diritto Canonico; nonostante che su una simile questione il Sommo Pontefice sia il giudice ultimo&amp;lt;ref&amp;gt;Secondo gli articoli 218 e 219 del [http://www.catho.org/9.php?d=bpl#w Codice di Diritto Canonico del 1917], il Papa acquisisce un supremo potere, per diritto divino, su tutta la Chiesa.&amp;lt;/ref&amp;gt;, il parere fu espresso a titolo personale, come richiede la prassi della Chiesa in questa materia. Nessun papa, infatti, ha mai concesso, in quanto tale, un &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; formale a un’opera di autore. La questione rimase pertanto soggetta alla competenza del Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Pio X nella sua Lettera Enciclica [https://www.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html#:~:text=Siffatte%20apparizioni%20o%20rivelazioni%20non%20furono%20n%C3%A9%20approvate%20n%C3%A9%20condannate%20dalla%20Sede%20Apostolica%2C%20ma%20solo%20passate%20come%20da%20piamente%20credersi%20con%20sola%20fede%20umana%2C%20conforme%20alla%20tradizione%20di%20cui%20godono%2C%20confermata%20pure%20da%20idonei%20testimoni%20e%20documenti &#039;&#039;Pascendi Dominici Gregis&#039;&#039;] sugli errori del Modernismo dell&#039;8 settembre 1907, ricordava che anche le apparizioni o rivelazioni private riconosciute: “&#039;&#039;non furono né approvate né condannate dalla Sede Apostolica, ma solo passate come da piamente credersi con sola fede umana&#039;&#039;”.&amp;lt;/ref&amp;gt;, che avrebbe manifestato forti riserve sull’opera di Maria Valtorta, arrivando – prima della pubblicazione – a bloccare gli sforzi dei padri Berti e Migliorini (1949), poi – dopo la pubblicazione – a inserirla nell’Indice dei Libri Proibiti (1959).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Va osservato che in quel periodo papa Pio XII era particolarmente sensibile alle distorsioni che potevano essere fatte del Vangelo. Egli lo affermò con fermezza nel 1950, nella sua Lettera Enciclica &#039;&#039;Humani Generis&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;testo in italiano della lettera enciclica &#039;&#039;[https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis.html Humani Generis]&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; dedicata a “&#039;&#039;circa alcune false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica&#039;&#039;”. Non avrebbe dunque chiesto di avviare il processo di pubblicazione se l’opera di Maria Valtorta avesse presentato un qualche pericolo in questo ambito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’ambiente vaticano e l’interesse per le rivelazioni private ==&lt;br /&gt;
[[File:Luigina Sinapi mod AI.webp|miniatura|250px|Luigina Sinapi (1916 - 1978)&amp;lt;ref&amp;gt;immagine rielaborata con AI&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Nel contesto della spiritualità cattolica del XX secolo, l’interesse per fenomeni mistici e rivelazioni private era relativamente diffuso. Anche papa Pio XII ebbe contatti con diverse figure considerate mistiche.&lt;br /&gt;
Tra queste la venerabile Serva di Dio &#039;&#039;&#039;[[Luigina Sinapi e Maria Valtorta|Luigina Sinapi]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Francesco l&#039;ha dichiarata Venerabile, [https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/01/27/0081/00165.html Decreto del 27 gennaio 2025]&amp;lt;/ref&amp;gt;, una Fedele laica romana che dichiarava di ricevere rivelazioni spirituali. Secondo alcune testimonianze, ella avrebbe avuto contatti con ambienti vaticani e con lo stesso Pio XII&amp;lt;ref&amp;gt;sito ufficiale del [https://www.causesanti.va/it/venerabili/luigia-sinapi.html Dicastero per le Cause dei Santi]: “&#039;&#039;godette la fiducia del Venerabile Servo di Dio Pio XII&#039;&#039;”&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;aprile del 1937, il cardinale Eugenio Pacelli (futuro papa Pio XII) era un collaboratore molto stretto di papa Pio XI e dirigeva la Segreteria di Stato, il dicastero più importante del Vaticano in quanto direttamente al servizio del Papa. In quel periodo, la sorella minore, la marchesa Elisabetta Pacelli, gli presentò una giovane di 21 anni che l’aveva avvicinata in Piazza San Pietro. Luigina Sinapi, questo il nome della ragazza, aveva ricevuto dalla [[Vergine Maria]], nel luogo detto delle Tre Fontane a Roma, il seguente messaggio&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/venerabile-serva-di-dio-luigina-sinapi/ Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Esattamente fra dieci anni, tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa e vuole uccidere il Papa... Ora tu va in piazza S. Pietro, troverai una signora vestita così... e le chiederai di condurti da suo fratello Cardinale: porterai a lui il mio messaggio. Da questo luogo, stabilirò a Roma il trono della mia gloria... Inoltre dirai al Cardinale che prestò sarà lui il nuovo Papa”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E così fece. La giovane veggente trasmise quindi il messaggio che aveva appena ricevuto al Cardinale Eugenio Pacelli.&lt;br /&gt;
[[File:PieXII-Menendez.jpg|sinistra|miniatura|Lettera autografa del card. Eugenio Pacelli]]&lt;br /&gt;
Nel periodo in cui la giovane Luigina Sinapi rivelò il messaggio ricevuto alle Tre Fontane, il cardinale Eugenio Pacelli stava scrivendo la prefazione al libro &#039;&#039;Invito all&#039;Amore&#039;&#039;, che raccoglieva le rivelazioni private attribuite alla Serva di Dio suor &#039;&#039;&#039;[[Josefa Menéndez e Maria Valtorta|Josefa Menéndez]]&#039;&#039;&#039; (1890-1923).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A partire dal 22 gennaio 1949 questo libro fu letto anche da Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 28 gennaio 1949, pag. 182, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo che i ‘dettati’ e le ‘visioni’ sulla Vita di Gesù si erano conclusi. Maria Valtorta riconobbe in tali rivelazioni a suor Josefa, lo stesso Autore divino che riteneva all’origine delle proprie esperienze mistiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le profezie attribuite a Luigina Sinapi si avverarono: prima l’elezione del cardinale Eugenio Pacelli al soglio di Pietro nel marzo del 1939, poi, nell’aprile del 1947, le apparizioni mariane alle Tre Fontane&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/la-storia-delle-tre-fontane/la-vergine-della-rivelazione// Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;  a Bruno Cornacchiola (1913-2001) che si convertì al cattolicesimo e confidò al Papa di aver avuto l’intenzione di ucciderlo. Pio XII avrebbe detto al gesuita padre Riccardo Lombardi (1908-1979), noto come “il microfono di Dio”, di essere già a conoscenza di tali eventi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diversi racconti biografici e testimonianze successive, papa Pio XII avrebbe mantenuto contatti con Luigina Sinapi, talvolta attraverso conversazioni telefoniche o incontri personali. Questi rapporti privilegiati sarebbero stati guardati con una certa diffidenza da alcuni ambienti del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In alcune lettere ricevute&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti del 20 marzo 1950, pag. 145, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt; e scritte&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera di Maria Valtorta [senza data], pp. 280-281, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai il 1° Maggio 1950 (ancora inedita), Archivio della &#039;&#039;Fondazione Erede di Maria Valtorta&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; da Maria Valtorta, viene fatta menzione di una mistica trentenne di nome &#039;&#039;&#039;Luciana&#039;&#039;&#039; che era in stretti rapporti con il Santo Padre e che perorò la pubblicazione dell&#039;opera di Maria Valtorta. In particolare, nel gennaio del 1950, durante una visita in Vaticano, Luciana portò al Sant’Uffizio un messaggio dal Cielo: li avvisava del male che stavano facendo alle anime ostacolando l’opera di Maria Valtorta all’insaputa del Papa. La reazione fu violenta, arrivando a minacce, brutalità fisiche e persino a una minaccia esplicita di stupro da parte di un prelato, che però rimase come paralizzato fino a quando non confessò pubblicamente quella violenza. È possibile congetturare che, dietro al nome di Luciana (magari utilizzato per motivi di discrezione), vi possa essere proprio la figura della mistica Luigina Sinapi che, effettivamente, ebbe in quegli stessi anni un intenso rapporto d&#039;amicizia con papa Pio XII e anche con Padre Pio.&lt;br /&gt;
[[File:San Pietro - tav - 38-1.webp|miniatura|&#039;&#039;San Pietro negli ultimi tempi&#039;&#039;, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri”]]&lt;br /&gt;
Nel complesso, questi episodi evidenziano l’interesse di Pio XII per i fenomeni mistici e il suo desiderio di esercitare personalmente il suo giudizio in questo ambito, al di là dei censori del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le riserve espresse da alcuni ambienti ecclesiastici, diverse testimonianze indicano che nell’entourage diretto del Papa vi fossero persone favorevoli alla diffusione degli scritti di Maria Valtorta. Anche alcuni prelati del Sant’Uffizio chiesero esplicitamente a padre Berti di rivolgersi direttamente a Maria Valtorta affinché fornisse indicazioni a riguardo del luogo della sepoltura di San Pietro a Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, lettera di P. Berti dell’11 luglio 1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *2, Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maria Valtorta, infatti, aveva ricevuto ‘dettati’ e ‘visioni’ inerenti la tomba dell’apostolo, includendo dettagli sul luogo di sepoltura e sulle reliquie, ancora ben conservate, in una inviolata catacomba del sottosuolo romano&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, a partire dal 25-7-1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *5 e sgg., Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In quegli anni la localizzazione della [[Tomba di san Pietro|tomba di san Pietro]] era oggetto di ricerche archeologiche, promosse durante il pontificato di papa Pio XII, nell&#039;area archeologica sotto il colle Vaticano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Maria Valtorta furono rivolte diverse richieste affinché rivelasse con maggiore precisione le informazioni contenute nella sua esperienza mistica. La mistica tuttavia sostenne di aver ricevuto l’ordine di non fornire indicazioni sull&#039;ubicazione della catacomba e si limitò, su pressione di padre Berti, a scrivere una lettera al Papa con le traslazioni del corpo di San Pietro, spiegando come il luogo del martirio non coincida con il luogo di sepoltura del primo papa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste richieste evidenziano chiaramente il grado di credibilità di cui godeva Maria Valtorta presso la Segreteria di Stato, la più alta autorità del Vaticano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’Opera progredisce in un clima favorevole ==&lt;br /&gt;
[[File:Alfonso Carinci color.png|miniatura|Mons. Alfonso Carinci (1862-1963)&amp;lt;ref&amp;gt;rielaborazione a colori di una foto di mons. Alfonso Carinci dell’11 novembre 1962&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Tra le figure ecclesiastiche vicine al Papa e coinvolte nella vicenda degli scritti valtortiani vi fu mons. &#039;&#039;&#039;[[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|Alfonso Carinci]]&#039;&#039;&#039;, Segretario della Congregazione dei Riti, organismo allora competente per le cause di beatificazione e canonizzazione. Mons. Carinci si recò personalmente a Viareggio per incontrare Maria Valtorta l’11 aprile 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 19, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; e, successivamente, il 28 e 29 giugno 1952 quando, in occasione della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, celebrò la Santa Messa nella camera della mistica&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 Agosto 1952, pag. 122, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, procurandole una gioia indicibile. Nel suo Attestato del 17 Gennaio 1952 mons. Alfonso Carinci scrisse&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “Gli Attestati del 1952 e una petizione a Pio XII”, pag. 68, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mentre la stampa immorale invade il mondo e le rappresentazioni corrompono la gioventù, viene spontaneo di ringraziare il Signore per averci dato, per mezzo di questa Sofferente, inchiodata in letto, un’Opera così letterariamente bella, così dottrinalmente e spiritualmente elevata, accessibile e profonda, attraente alla lettura e capace di essere riprodotta in rappresentazioni cinematografiche e di teatro sacro».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Carinci riconosceva così l’origine soprannaturale dell’Opera di Maria Valtorta e il suo grande valore spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante questo primo incontro dell’11 aprile 1948, Maria Valtorta – che nutriva una fiducia limitata nei Padri Serviti, a cui l’Opera era stata affidata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 12 gennaio 1947, pag. 21, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt; – chiese espressamente a mons. Carinci&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«l’approvazione dell’opera per il supremo interessamento del Santo Padre».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Proprio all’inizio del Quaderno autografo n° 111, “&#039;&#039;il III° Quaderno di Lezioni del Dolce Ospite sulle Epistole Paoline&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Catalogo dei Quaderni autografi di Maria Valtorta&#039;&#039;, annotazione di padre Berti sulla copertina, pag. 66, Centro Editoriale Valtortiano (2010)&amp;lt;/ref&amp;gt;, Maria Valtorta annota il clima di fiducia che ora regna scrivendo un elogio e un ringraziamento ai padri Migliorini e Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 20 maggio 1948 (lo scritto è senza data, il 20 maggio è una data presunta), pag. 442, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|sinistra|303x303px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
Nell’estate del 1948, un opuscolo che dell’Opera di Maria Valtorta riportava l’indice generale e alcune pagine di saggio, sotto un titolo cautamente provvisorio: &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039;, viene pubblicato con l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di monsignor &#039;&#039;&#039;[[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|Costantino M. Barneschi]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo titolare di Tagaste e Vicario Apostolico dello Swaziland.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; è solo una prima bozza che anticipava parti della futura Opera principale di Maria Valtorta: &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato|L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il 25 ottobre 1948 Maria Valtorta annuncia a &#039;&#039;&#039;[[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]]&#039;&#039;&#039;, la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In una successiva lettera dell’11 novembre 1948, Maria Valtorta informa Madre Teresa Maria che papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre &#039;&#039;&#039;Enrico M. Gargiani&#039;&#039;&#039; procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a mons. &#039;&#039;&#039;[[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|Michele Fontevecchia]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Montecorvo, “&#039;&#039;per ottenere una seconda e &#039;&#039;più&#039;&#039; valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e &#039;&#039;sale non appartenenti alla Città del Vaticano&#039;&#039;, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si può pensare che tutto ciò possa essere accaduto nell’entourage del Vaticano senza il parere favorevole del Santo Padre. D’altronde, egli si prese cura dell’Opera non appena il Sant’Uffizio iniziò il suo atteggiamento ostile, che poi sfociò nella ben orchestrata messa all’Indice dei Libri Proibiti, ma solo dopo la morte di Pio XII e il termine delle funzioni di Segretario della Sacra Congregazione dei Riti di mons. Alfonso Carinci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le difficoltà con il Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
Alla fine del 1948 e nei primi mesi del 1949, il Sant’Uffizio intervenne nella questione della pubblicazione. Quando già si stava preparando la stampa dell’opera, padre Enrico M. Gargiani Procuratore generale dei Servi di Maria, fu convocato dal Sant’Uffizio, che intimò ai padri Berti e Migliorini di cessare ogni attività editoriale riguardante gli scritti valtortiani.&lt;br /&gt;
L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; apposto da mons. Costantino M. Barneschi sull&#039;opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; non venne ritenuto valido dal Sant’Uffizio, a norma del Diritto canonico, perché come scrive Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma il 29 Novembre [1948], quando le rotative stavano per mettersi in moto, il Santo Uffizio fece chiamare il P. Procuratore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria e gli intimò di dire a P. Berti e P. Migliorini di non occuparsi più dell’opera se non volevano essere colpiti dai decreti del Santo Uffizio per avere abusivamente carpito (?) l’approvazione di Monsignor Barneschi contrariamente alle norme del Diritto Canonico, perché detto monsignore non è il vescovo della casa editrice né dell’Autore, e soprattutto perché: «È il vescovo degli zulù» (O che non hanno l’anima gli zulù? e un vescovo italiano, solo perché è in Africa, non è meno vescovo di uno che dimora in Italia?).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti si precipitò da P. Bea e dai Monsignori Carinci e Fontevecchia, nonché da altri monsignori e da altri P. Gesuiti, ed essi risposero concordemente: «Andate avanti lo stesso. Non possono farvi nulla».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, e non so dare loro torto, i Padri non si arrischiarono a spendere milioni per una pubblicazione che poi può venire fermata dal Santo Uffizio e neppure contravvenire agli ordini di quest’ultimo, dopo che esso ha minacciato una sospensione &#039;&#039;a Divinis&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In una lettera del 23 dicembre 1948&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 23 dicembre 1949, pag. 127, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo aver annunciato una sua visita a Viareggio per la sera di Natale, padre Berti informa Maria Valtorta della decisione presa “&#039;&#039;di portare in tipografia, il 3 gennaio 1949, i primi tre volumi&#039;&#039;” dell’Opera, ritenendo che “&#039;&#039;di tutte le difficoltà, mosseci dalla Segreteria di Stato e dal S. Ufficio, abbiamo fatto un accuratissimo esposto al Santo Padre&#039;&#039;” tramite padre &#039;&#039;&#039;[[Augustin Bea e Maria Valtorta|Augustin Bea]]&#039;&#039;&#039;, Confessore di Pio XII.&lt;br /&gt;
[[File:Eterno Padre di Giovanni Bellini.webp|miniatura|“&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;” di Giovanni Bellini]]&lt;br /&gt;
In quello stesso giorno del 23 dicembre 1948 Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’&#039;&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;&#039;, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per S. Santità. Dice l’Eterno Padre:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Invoca il mio Spirito e leggi. Leggi ciò che ti può illuminare. Leggi le parole di quelli che videro un tempo, un altro tempo, e un altro ancora. Il tempo prossimo a loro. Il tempo del mio Verbo fra gli uomini. Il tempo vostro. Questo. Leggi e vedi. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi Giovanni nella sua Apocalisse. E che sono le stelle che per una terza parte Satana riesce a far precipitare dal loro Cielo, dal Cielo della Chiesa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi se non coloro che, per avermi testimoniato fedelmente, vengono uccisi dalla Bestia uscente dall’abisso? E chi se non coloro che, eletti a luminari nella Chiesa, si sono fatti luci spente? Chi se non i pastori tramutati in idoli per il loro presumere? Chi se non il sale corrottosi in veleno per i piccoli che vedono e si allontanano con disgusto e languiscono o periscono? […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi, leggi, rileggi, medita, trema, piangi. Il tempo di Sebna sovrasta. Molta parte della Chiesa vi è già travolta, lanciata come palla in mezzo alle turbe scatenate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo da anni avevo già detto al portavoce, perché ti fosse detto. Questo dico oggi a Te, Vicario del mio Cristo e servo mio. Sì. Perché Io sono Iddio. E niuno è più grande di Me. Tutti servi rispetto a Me: il Signore. Tutti un nulla davanti al mio Divino Tutto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tu, tu almeno, non essere come troppi. Separa il tuo volere dal loro, onde non farti complice loro. Tu, mio servo; ma essi servi tuoi, e Tu Capo Supremo. E la tua parola scioglie e lega, seconda soltanto alla Mia che, poiché Tu mi servi in santità e amore, alla tua si unisce, &#039;&#039;perché sia Dio che parla sulle tue labbra di Pontefice&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hai nelle mani le verghe e nello spirito la Sapienza. Io te le ho date quando ti ho eletto. Usa il potere e il sapere come ti conviene, e non disgustare il tuo Signore che ha voluto contrassegnare il tuo Papato di un dono straordinario: la Buona Novella nuovamente evangelizzata, a conferma dell’antica di secoli, a tuo aiuto, o Padre della Cristianità, e ad aiuto di tutta la cristianità contro la quale avanza il Dragone maledetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non crollare Tu pure il capo. Non dire: “Non c’è proporzione fra il dono e l’insidia”, come dicono alcuni e ti tentano a dirlo. Non offendere Me che ho generato il Verbo. Me che sono il Potente, e tutto posso se voglio. E Padre sono, e se un figlio mi ubbidisce Io lo soccorro. Quale che sia la misura dell’insidia che lo assale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non guardare al mezzo per cui ti venne il dono della Parola che viene in soccorso di chi crede, di chi dubita, ed anche di chi non crede. Il mezzo ha ubbidito nel servire la Parola e agli ordini ricevuti da Dio. E per questo a Te si è rivolto. Perché Tu faccia ciò che Dio vuole. Ma se Tu respingi il mezzo, non tanto lui colpisci e contro lui, innocente, pecchi; quanto Me colpisci, &#039;&#039;Noi&#039;&#039;, ché siamo Un solo Dio nella Nostra mirabile Trinità, e pecchi contro l’Amore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché l’Amore, il nostro Trino Amore, volle dare al tuo Ponteficato questo: la Parola di Dio. E se Tu resisti al mio Volere d’amore ripeti il gesto dei Principi dei Sacerdoti, dei Sinedristi, dei Farisei, Sadducei e Scribi, che non si piegavano alla Carità evangelizzante e la perseguitavano e condannarono prima dell’ora segnata per il Suo Martirio. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Propiziati il Signore Iddio tuo. Tu puoi. Sei il Pontefice. Non hai scuse al tuo non fare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non imitare Pilato, o avrai la sorte di Pilato, che non fu giustificato dalla simbolica lavata di mani. Egli mancò&lt;br /&gt;
alla giustizia come e più che se avesse condannato senza  chiedere che altri condannasse. Più, perché essendo colui che poteva, doveva saper far tacere le lingue peccatrici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non disconoscere Colui che parla nell’opera. Sarebbe un giudizio per Te. E conoscendolo, servilo col farlo conoscere. Sarà una gloria per Te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sprezzare questo avviso, anche se ti viene col mezzo di una creatura. Altri tuoi predecessori ascoltarono i miei mezzi. E se la Chiesa è ancora Romana è perché un Pontefice si arrese a Caterina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sii giusto, onde avere alleato il tuo Signore contro l’Anticristo che avanza». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del [[Sant’Uffizio - Brevi Notizie (2 febbraio 1949)|Santo Uffizio - Brevi Notizie]]&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;, del 2 febbraio 1949 a firma di mons. Giovanni Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 gennaio 1949, prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Fu ben ispirata a farlo perché mons. Carinci era un uomo molto vicino a Pio XII, era stato Rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma, dove si era formato Eugenio Pacelli. Era un uomo di pietà e di compassione, seppe così neutralizzare con la diplomazia l’offensiva del Sant’Uffizio. Cercò di far risalire l’arbitrato della causa valtortiana al Santo Padre e mobilitò “personaggi illustri” che difesero l’Opera. Tra essi: il cardinale Augustin Bea, confessore di Pio XII e direttore dell’Istituto Biblico Pontificio; mons. [[Ugo Lattanzi e Maria Valtorta|Ugo Lattanzi]], decano dell’Università Pontificia Lateranense; [[Camillo Corsanego e Maria Valtorta|Camillo Corsanego]], decano dei consiglieri consistoriali incaricati dei processi di canonizzazione; [[Maurizio Raffa e Maria Valtorta|mons. Maurizio Raffa]], direttore del Centro internazionale di comparazione e sintesi, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://moked.it/blog/2009/11/23/maurizio-raffa-giusto-tra-le-nazioni/ Maurizio Raffa, Giusto tra le Nazioni]&amp;lt;/ref&amp;gt;); [[Vittorio Tredici e Maria Valtorta|Vittorio Tredici]], presidente dell’Associazione delle industrie minerarie italiane, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://trepassiavanti.wordpress.com/2016/02/20/i-giusti-sardi/ I Giusti sardi]&amp;lt;/ref&amp;gt;); prof. [[Lorenzo Ferri e Maria Valtorta|Lorenzo Ferri]], pittore e scultore soprattutto di arte sacra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia la sua prima reazione fu di prendere tempo e di minimizzare le intenzioni del Sant’Uffizio: le anime sante non immaginano il male, confidano in tutto&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta&#039;&#039;” ([https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/1Cor/13/?sel=13,7&amp;amp;vs=1Cor%2013,7 1 Corinzi 13,7])&amp;lt;/ref&amp;gt;. Così mons. Carinci, il 17 gennaio 1949, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Annotazione di mons. Alfonso Carinci 28 gennaio 1949.webp|miniatura|sinistra|Annotazione di mons. Alfonso Carinci sul margine della lettera di Maria Valtorta del 20 gennaio 1949]]&lt;br /&gt;
Ricevuta la lettera di mons. Carinci, Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pochi giorni dopo mons. Carinci mostrerà la lettera di Maria Valtorta al Santo Padre annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli dice che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il Papa in persona si occupava, davvero, del caso di Maria Valtorta. Ma la reazione del Sant’uffizio non fu una reazione di obbedienza alle indicazioni del papa: il 15 febbraio 1949 fu imposto il blocco della pubblicazione dell’opera e la consegna di tutti i manoscritti originali di Maria Valtorta!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La sentenza di blocco del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
Padre Corrado M. Berti, assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria, vengono convocati da due commissari del Sant&#039;Uffizio della sezione censura dei libri, tra cui mons. &#039;&#039;&#039;[[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|Giovanni Pepe]]&#039;&#039;&#039;, (lo stesso che sarà destituito da Pio XII tre anni più tardi per una colpa che dimostrava la scarsa importanza che il Sant’Uffizio attribuiva al parere del Papa&amp;lt;ref&amp;gt;François-Michel Debroise, &#039;&#039;À la rencontre de Maria Valtorta - Tome 1&#039;&#039;, pag. 105, Centro Editoriale Valtortiano (2019)&amp;lt;/ref&amp;gt;) e padre Cristoforo Bigazzi, O.P.&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla dichiarazione giurata&amp;lt;ref&amp;gt;documento [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978 di padre Corrado Berti&amp;lt;/ref&amp;gt; redatta dallo stesso padre Berti leggiamo:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma, nel 1949, il Sant&#039;Ufficio, del quale, allora, era segretario il Card. Alfredo Ottaviani e assessore Mons. Pietro Parente, chiamò il P. Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e il P. Corrado M. Berti, considerato il principale responsabile. Mons. Pepe e il P. Berruti, O.P., ufficiali del Sant&#039;Ufficio, lessero la sentenza e vollero che P. Berti la firmasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con questa sentenza comandarono che il P. Berti consegnasse al Sant&#039;Ufficio tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta, evidentemente per distruggerli o tenerli chiusi per sempre: &amp;quot;Qui rimarranno come in un sepolcro&amp;quot;, disse Mons. Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti portò tutti i dattiloscritti in suo possesso; ma non potè consegnare i manoscritti, perchè detenuti dalla scrittrice; e non potè consegnare la totalità dei dattiloscritti, perché posseduti da altre persone, che non vollero privarsene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, e finalmente, il Sant&#039;Ufficio proibì la pubblicazione dell&#039;Opera, comminandone il collocamento all&#039;Indice, in caso di eventuale pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti non potè manifestare al Sant&#039;Ufficio le parole dettegli da Papa Pio XII in udienza, perchè non gli fu permesso di parlare, ma gli fu concesso soltanto di ascoltare e firmare la sentenza senza commento. Erano i metodi di quel tempo preconciliare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Sant&#039;Ufficio, però, fu buono con l&#039;inferma Maria Valtorta e non le comunicò la sentenza. La seppe da P. Berti, per necessità di cose, e ne fu desolata. Si aggravò.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Alfonso Carinci cerca subito di rincuorare Maria Valtorta assicurandole che, né gli scritti né la sua persona sono stati condannati dal Sant’Uffizio, ma solo la pubblicazione è stata bloccata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 15 marzo 1949, pag. 46, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizia così un lungo periodo di attesa e di speranza, ma anche di grande sofferenza per Maria Valtorta, nel quale vengono inutilmente intraprese azioni volte a togliere la proibizione del Sant’Uffizio a pubblicare l’opera.&lt;br /&gt;
== Le iniziative successive e i tentativi di ricorso ==&lt;br /&gt;
Anche nel settembre del 1949 mons. Carinci comunica, nuovamente, che gli scritti presso il Sant’Uffizio sono “&#039;&#039;sotto un più accurato esame&#039;&#039;” e poi chiede a Maria Valtorta di rivelare dove riposi il corpo di San Pietro per comunicarlo al Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 29 settembre 1949, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ma Maria Valtorta risponde che già nel febbraio del 1949 aveva consegnato una lettera per il Papa, con le traslazioni del corpo del primo Pontefice-Martire, nonostante avesse avuto l’ordine di tacere. Maria Valtorta riconosce di aver disubbidito nel dare quelle informazioni, ma lo aveva fatto proprio perché persuasa che il papa desiderava tanto quelle informazioni per porre fine alle dispute con le confessioni protestanti. Ma l’Opera era stata ugualmente bloccata dal Sant’Uffizio, e a lei “&#039;&#039;ne è venuto del male, come Gesù diceva&#039;&#039;”. Adesso, nonostante che anch’essa desiderasse scaricarsi dal segreto, non può che mantenere l’ubbidienza al volere di Dio e tacere&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti, con l’aiuto di mons. Carinci, cercò di ottenere un’altra udienza con il Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma questa seconda udienza non ebbe luogo per due ragioni: perché l’Anno Santo del 1950 impegnò l’agenda del Sommo Pontefice e perché l’entourage del Papa, pur favorevole a Maria Valtorta, non desiderava uno scontro diretto con il Sant’Uffizio, che era assai temuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni successivi mons. Carinci continua ad operare a favore dell’opera di Maria Valtorta, cerca di ottenere una nuova udienza con il Santo Padre, conforta spiritualmente e sovviene materialmente Maria Valtorta, infine in data 29 gennaio 1952 si fa promotore di una [[Petizione al papa (29 gennaio 1952)|petizione a papa]] Pio XII, sottoscritta insieme ad altri “personaggi illustri” che difesero l’Opera, perchè convinto che solo un intervento personale del Sommo Pontefice avrebbe potuto sbloccare l’irrigidimento del Sant’Uffizio e arrivare a una pubblicazione favorevole degli Scritti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
[[File:Petizione a papa Pio XII.jpg|miniatura|destra|Petizione del 29 gennaio 1952 al papa Pio XII firmata da mons. Alfonso Carinci]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Beatissimo Padre,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prostrato ai piedi della Santità Vostra,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
umilmente imploro anche a nome del&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mo P. Agostino Bea, S.J., e dei&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mi M.ri:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Angelo Mercati&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ugo Lattanzi, Prof. di teologia fondamentale e biblica nel Pont. Ateneo Lateranense,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maurizio Raffa, Direttore del Centro di Comparazione e Sintesi; dei Signori:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avv. On. Camillo Corsanego, Prof. di Diritto al Pont. Ateneo Lateranense e di Teologia all’Università Internazionale “Pro Deo”,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Nicola Pende, dell’Università di Roma,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Lorenzo Ferri, scultore e pittore,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comm. Vittorio Tredici, mineralologo,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
le cui dichiarazioni si allegano a questa istanza, che l’opera «PAROLE DI VITA», scritta da Maria Valtorta (la quale da un ventennio giace in letto), “senza il nome dell’autrice, né come derivante da visioni o stati straordinari, ma semplicemente come Vita di Gesù raccontata e illustrata per il popolo cattolico, dopo una coscienziosa revisione fatta da un revisore competente in teologia ed esegesi” (vedi dichiarazione del Rev.mo P. Bea), da nominarsi da Vostra Santità, col debito “Imprimatur” possa pubblicarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al revisore che, spero, Vostra Santità vorrà nominare, potrei far leggere le lettere scrittemi dalla Valtorta, le quali mostrano&lt;br /&gt;
evidentemente il buono spirito della signorina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spero che Vostra Santità vorrà benignamente esaudire il desiderio degli oratori, i quali con me e la Valtorta implorano l’Apostolica Benedizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Roma, 29 Gennaio 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
+ Alfonso Carinci, Arc. di Seleucia d’Isauria,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Segr. della Sacra Congr. dei Riti.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È attestato che mons. Carinci intratteneva rapporti diretti con papa Pio XII; tuttavia, per senso di correttezza istituzionale, egli scelse di avvalersi dei canali ordinari della Curia romana per la trasmissione della Petizione. La documentazione disponibile indica che il testo fu esaminato dal Sant’Uffizio, che si farà beffe delle “personalità illustri” accusandole di ingenuità. Non risulta invece accertato che la petizione sia giunta direttamente all’attenzione del pontefice, né che egli ne abbia avuto conoscenza.&lt;br /&gt;
== L’intervento di Pio XII contro un decreto del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:Padre Pio da Pietrelcina.webp|sinistra|miniatura|Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968)]]&lt;br /&gt;
Nello stesso periodo accade un episodio significativo del pontificato di Pio XII, utile per comprendere il contesto ecclesiastico in cui maturarono vicende analoghe: riguarda il provvedimento emesso dal Sant’Uffizio contro &#039;&#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;&#039; nel 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine del 1951, mons. Giovanni Pepe, commissario del Sant’Uffizio per la censura dei libri, e l’abate benedettino Emanuele Caronti furono inviati dal Sant’Uffizio a San Giovanni Rotondo per svolgere un’indagine sul frate cappuccino, nell’ambito delle numerose visite ispettive a cui egli fu sottoposto nel corso degli anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordiamo come, appena divenuto papa, Pio XII aveva ordinato alle Congregazioni romane di “&#039;&#039;lasciare in pace Padre Pio&#039;&#039;”, e aveva definito Padre Pio: “&#039;&#039;la salvezza dell&#039;Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 3 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 3 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
In seguito alla relazione redatta dai due ispettori, il 16 gennaio 1952 il Sant’Uffizio comunicò ai superiori dell’Ordine dei Cappuccini alcune misure restrittive, tra cui la limitazione dei pellegrinaggi e il divieto di favorire la diffusione di scritti e immagini relativi a Padre Pio. Il 30 luglio 1952 lo stesso Sant’Uffizio emanò un decreto con cui venivano posti all’Indice dei Libri Proibiti ben otto volumi dedicati al frate, perché privi dell’approvazione ecclesiastica:&lt;br /&gt;
*Argentieri Domenico, &#039;&#039;La prodigiosa storia di Padre Pio&#039;&#039;, Milano, Tarantola, 1951.&lt;br /&gt;
*Apollonio Donato, &#039;&#039;Incontri con Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta &amp;amp; Figli, 1951.&lt;br /&gt;
*Fiorentini Guido Greco, &#039;&#039;Entità meravigliosa di Padre Pio&#039;&#039;, S. Maria Capua Vetere, Editore Beato, 1949.&lt;br /&gt;
*Lotti Franco, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, S. Giovanni Rotondo, Abresch, 1951.&lt;br /&gt;
*Camilleri Carmelo, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Città di Castello, Soc. Tip. “Leonardo da Vinci”, 1952.&lt;br /&gt;
*Pedriali Gian Carlo, &#039;&#039;Ho visto Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta, 1948.&lt;br /&gt;
*Delfino-Sessa Piera, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Genova, Demos, 1950.&lt;br /&gt;
*Trabucco Carlo, &#039;&#039;Il mondo di Padre Pio&#039;&#039;, Roma, Ernesto Giacomaniello, 1950.&lt;br /&gt;
[[File:L&#039;Osservatore della Domenica - 10 Agosto 1952.webp|sinistra|miniatura|140px|&#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039;, 10 agosto 1952, Anno XIX, pag. 2]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 5 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
Il provvedimento fu reso noto da &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; il 3 agosto 1952. La proscrizione sarebbe stata adottata senza alcuna informazione diretta al pontefice, che ne sarebbe venuto a conoscenza solo attraverso la stampa vaticana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La reazione di papa Pio XII fu significativa: egli dispose l’immediata pubblicazione di una «nota di accomodamento», redatta dal cardinale Giuseppe Pizzardo e apparsa su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 agosto 1952, ripresa anche da &#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039; del 10 agosto 1952; poi ordinò il trasferimento di mons. Giovanni Pepe rimuovendolo dal suo incarico al Sant’Uffizio. Per la prima volta, un decreto emanato e reso pubblico dal Sant’Uffizio veniva bloccato e quindi reso non esecutivo, infatti, il decreto non venne mai pubblicato negli &#039;&#039;Acta Apostolicae Sedis&#039;&#039;, la gazzetta ufficiale della Santa Sede.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello stesso contesto, la Segreteria di Stato, tramite mons. Angelo Dell’Acqua, trasmise al Sant’Uffizio una comunicazione in cui si auspicava che Padre Pio: “&#039;&#039;possa svolgere indisturbato il suo ministero sacerdotale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Luigi Peroni, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, nota 23 a pag. 471, Borla (1994); Emanuele Giannuzzo, &#039;&#039;San Pio da Pietrelcina&#039;&#039; pag. 332-333, BooksprintEdizioni (2012); Angelo M. Mischitelli, &#039;&#039;Padre Pio. Un uomo un santo&#039;&#039;, pag. 645, Sovera Edizioni (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo episodio viene proposto come rivelatore della complessità dei rapporti e delle tensioni esistenti all’interno della Curia romana, tra il Sant’Uffizio e altri organismi, in quel periodo storico. Occorre evidenziare come, durante l’ultima parte del pontificato di Pio XII, l’Opera di Maria Valtorta non fu più colpita da altri provvedimenti nonostante che venne anche pubblicata, in quattro volumi usciti tra il 1956 e il 1959, con il titolo: &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;. Ma fino alla morte di papa Pio XII e la successiva elezione del nuovo pontefice Giovanni XXIII, il Sant’Uffizio rimase fermo, forse memore di quello era accaduto dopo la messa all’Indice dei Libri Proibiti dei volumi su padre Pio da Pietrelcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La pubblicazione dell&#039;Opera di Maria Valtorta e la condanna del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|sinistra|150px|Notifica di Condanna su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Articolo.webp|miniatura|destra|150px|Articolo su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
Gli Scritti di Maria Valtorta, nella loro prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) furono pubblicati in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno. L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di inserire l’opera di Maria Valtorta nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]]&amp;lt;ref&amp;gt;nella sessione del 16 dicembre 1959&amp;lt;/ref&amp;gt; e la rese nota pubblicando il decreto di condanna su [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/L%E2%80%99Osservatore_Romano_-_6_Gennaio_1960.webp &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960], accompagnandolo con un articolo anonimo intitolato: “Una vita di Gesù malamente romanzata”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rileviamo come mons. Alfonso Carinci, tutore e difensore dell&#039;Opera di Maria Valtorta presso la Curia romana, termina le sue funzioni di segretario della Sacra Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; proprio il 5 gennaio 1960, il giorno precedente alla pubblicazione della notifica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante i lavori del Concilio Vaticano II, l’8 novembre 1963, il cardinale arcivescovo di Colonia mons. Josef Frings (1887-1978) intervenne criticamente sui metodi del Sant’Uffizio, allora guidato dal cardinale [[Alfredo Ottaviani e Maria Valtorta|Alfredo Ottaviani]] (1890-1979), denunciando i “metodi immorali” del Sant’Uffizio con queste parole pronunciate in latino&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 616; Francisco Gil Hellín, 474&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mi sembra molto importante che queste regole, soprattutto quelle sulla netta distinzione fra ambito amministrativo e ambito giudiziario, vengano estese a tutte le congregazioni, anche alla &#039;&#039;Suprema Congregatio Sancti Officii&#039;&#039;, la cui modalità procedurale per molti aspetti non si accorda più con il nostro tempo ed è per la Chiesa un danno e per molti uno scandalo».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Aggiungendo che&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 617; Francisco Gil Hellín, 474-475&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«… Nessuno dovrebbe essere giudicato e condannato a motivo di quanto a ragione o a torto crede, senza essere prima ascoltato, senza conoscere prima le accuse mosse contro di lui o contro qualcosa che ha scritto, senza che prima gli venga data la possibilità di correggere se stesso o quanto ha scritto».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tali osservazioni si inserivano in un più ampio dibattito sul funzionamento degli organismi dottrinali della Curia romana, ma le conseguenze furono considerevoli e già nel 1966, sotto il pontificato di Paolo VI, portarono alla riforma del Sant’Uffizio, con l’abolizione definitiva dell’Indice dei Libri Proibiti. Tale elenco cessò di avere valore giuridico, pur rimanendo il principio di una valutazione prudente delle opere di carattere religioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcune testimonianze hanno sostenuto che dopo la soppressione dell’Indice, l&#039;Opera di Maria Valtorta avrebbe illuminato il cammino di ben sette santi e beati, sulle orme del Venerabile Pio XII, che si sono avvalsi di questi Scritti:&lt;br /&gt;
*San [[Giovanni Paolo II e Maria Valtorta|Giovanni Paolo II]]&lt;br /&gt;
*San [[Paolo VI e Maria Valtorta|Paolo VI]]&lt;br /&gt;
*San [[Padre Pio e Maria Valtorta|Pio da Pietrelcina]]&lt;br /&gt;
*Santa [[Madre Teresa di Calcutta e Maria Valtorta|Madre Teresa di Calcutta]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Gabriele Allegra e Maria Valtorta|Gabriele M. Allegra]]&lt;br /&gt;
*Beata [[Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento e Maria Valtorta|Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Luigi Novarese e Maria Valtorta|Luigi Novarese]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e tutti lettori che nel mondo si fanno promotori del &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[fr:Pie XII et Maria Valtorta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
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		<updated>2026-03-28T18:17:52Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: Eterno Padre di Giovanni Bellini - tempera e olio su tavola - Musei Civici - Pesaro&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
Eterno Padre di Giovanni Bellini - tempera e olio su tavola - Musei Civici - Pesaro&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
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		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Pio_XII_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6834</id>
		<title>Pio XII e Maria Valtorta</title>
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		<updated>2026-03-28T18:00:22Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: corretto link&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Pope_Pius_XII_%E2%80%93_Michael_Pitcairn_%281951%29.jpg|miniatura|Papa Pio XII è stato il 260º pontefice della Chiesa cattolica, eletto il 2 marzo 1939 fino al 9 ottobre 1958]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eugenio Pacelli&#039;&#039;&#039;, nato il 2 marzo 1876 e morto il 9 ottobre 1958, fu il 260º pontefice della Chiesa cattolica con il nome di &#039;&#039;&#039;Pio XII&#039;&#039;&#039;. Il suo pontificato, dal 1939 al 1958, coincise con gli anni in cui la mistica italiana &#039;&#039;&#039;[[Maria Valtorta]]&#039;&#039;&#039; redasse i suoi scritti, poi pubblicati nella prima edizione dell&#039;opera (dal 1956 al 1959) con il titolo &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diverse testimonianze legate all’ambiente dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e ad ambienti ecclesiastici dell’epoca, Pio XII fu informato dell’esistenza degli scritti valtortiani e ne avrebbe seguito con interesse le vicende editoriali. La questione della loro pubblicazione si sviluppò tuttavia in un contesto complesso, segnato anche dall’intervento del [[Sant’Uffizio e Maria Valtorta|Sant’Uffizio]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La consegna degli scritti di Maria Valtorta in Vaticano ==&lt;br /&gt;
Durante il periodo in cui prestava servizio presso l’ospedale San Gallicano di Roma, &#039;&#039;&#039;padre Corrado Maria Berti&#039;&#039;&#039;, dei Servi di Maria, ebbe occasione di conoscere e diventare amico di Mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quel periodo gli scritti di Maria Valtorta non erano ancora stati pubblicati, ma circolavano in forma di copie dattiloscritte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo la testimonianza di padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 15 luglio 1947, pag. 124, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, mons. Norese aveva accesso al tavolo di lavoro del pontefice e consegnava abitualmente al Papa documenti e corrispondenza. Il 9 maggio 1947 padre Berti consegnò a mons. Norese alcuni fascicoli dell’opera (Prevangelo, 1° anno e gran parte del 2° anno della vita pubblica di Gesù), elegantemente legati in tela bianca con stemma in oro, egli dopo averli letti ed esserne rimasto favorevolmente impressionato, promise che gli avrebbe portati in Vaticano e sarebbero così giunti nelle mani di Pio XII.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli incontri successivi con padre Berti, mons. Norese riferì di aver notato che il segnalibro nei fascicoli avanzava progressivamente, interpretando ciò come segno che il Papa stesse leggendo il testo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’udienza papale del 26 febbraio 1948==&lt;br /&gt;
[[File:Osservatore romano 27 02 48.png|miniatura|180px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]]&lt;br /&gt;
Un episodio frequentemente citato nella letteratura valtortiana riguarda l’udienza concessa da Pio XII il 26 febbraio 1948. Secondo quanto riportato da [[L’Osservatore Romano del 27 febbraio 1948|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]], Pio XII ricevette in udienza privata:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Romualdo Maria Migliorini]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1884-1953), direttore spirituale di Maria Valtorta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Corrado Berti e Maria Valtorta|Corrado Maria Berti]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1911-1980), docente di teologia sacramentaria&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Andrea Cecchin e Maria Valtorta|Andrea Maria Cecchin]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;La causa di beatificazione del Servo di Dio Andrea M. Cecchin è stata aperta dalla Diocesi di Vicenza e dall&#039;Ordine dei Servi di Maria il 23 marzo 2002 e si è chiusa il 15 settembre 2008.&amp;lt;/ref&amp;gt; O.S.M. (1914-1995), priore del Collegio internazionale S. Alessio Falconieri dei Servi di Maria in Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Il Collegio internazionale S. Alessio, dal 1950, fu elevato da papa Pio XII a Pontificia Facoltà Teologica &#039;&#039;Marianum&#039;&#039;, riservata ai frati servi di Maria con specializzazione in Teologia Mariana (Mariologia).&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante l’udienza con Pio XII, secondo la testimonianza padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “L’assenso di Pio XII e il veto del Sant’Uffizio”, pag. 58, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, padre Migliorini avrebbe dovuto parlare al papa dell&#039;opera di Maria Valtorta, ma lasciò la parola al confratello più giovane perché troppo emozionato; il Papa mostrò di aver preso conoscenza degli Scritti, accettò il dono di altri fascicoli dattiloscritti dell&#039;opera di Maria Valtorta e infine avrebbe incoraggiato la pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il giudizio del Papa, pur essendo autorevole al sommo, rimase tuttavia informale e privato non assumendo la forma di un pronunciamento ufficiale. Pio XII aveva indicato ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/1949-2-2-Brevi-Notizie.pdf Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a norma del Diritto Canonico; nonostante che su una simile questione il Sommo Pontefice sia il giudice ultimo&amp;lt;ref&amp;gt;Secondo gli articoli 218 e 219 del [http://www.catho.org/9.php?d=bpl#w Codice di Diritto Canonico del 1917], il Papa acquisisce un supremo potere, per diritto divino, su tutta la Chiesa.&amp;lt;/ref&amp;gt;, il parere fu espresso a titolo personale, come richiede la prassi della Chiesa in questa materia. Nessun papa, infatti, ha mai concesso, in quanto tale, un &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; formale a un’opera di autore. La questione rimase pertanto soggetta alla competenza del Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Pio X nella sua Lettera Enciclica [https://www.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html#:~:text=Siffatte%20apparizioni%20o%20rivelazioni%20non%20furono%20n%C3%A9%20approvate%20n%C3%A9%20condannate%20dalla%20Sede%20Apostolica%2C%20ma%20solo%20passate%20come%20da%20piamente%20credersi%20con%20sola%20fede%20umana%2C%20conforme%20alla%20tradizione%20di%20cui%20godono%2C%20confermata%20pure%20da%20idonei%20testimoni%20e%20documenti &#039;&#039;Pascendi Dominici Gregis&#039;&#039;] sugli errori del Modernismo dell&#039;8 settembre 1907, ricordava che anche le apparizioni o rivelazioni private riconosciute: “&#039;&#039;non furono né approvate né condannate dalla Sede Apostolica, ma solo passate come da piamente credersi con sola fede umana&#039;&#039;”.&amp;lt;/ref&amp;gt;, che avrebbe manifestato forti riserve sull’opera di Maria Valtorta, arrivando – prima della pubblicazione – a bloccare gli sforzi dei padri Berti e Migliorini (1949), poi – dopo la pubblicazione – a inserirla nell’Indice dei Libri Proibiti (1959).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Va osservato che in quel periodo papa Pio XII era particolarmente sensibile alle distorsioni che potevano essere fatte del Vangelo. Egli lo affermò con fermezza nel 1950, nella sua Lettera Enciclica &#039;&#039;Humani Generis&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;testo in italiano della lettera enciclica &#039;&#039;[https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis.html Humani Generis]&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; dedicata a “&#039;&#039;circa alcune false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica&#039;&#039;”. Non avrebbe dunque chiesto di avviare il processo di pubblicazione se l’opera di Maria Valtorta avesse presentato un qualche pericolo in questo ambito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’ambiente vaticano e l’interesse per le rivelazioni private ==&lt;br /&gt;
[[File:Luigina Sinapi mod AI.webp|miniatura|250px|Luigina Sinapi (1916 - 1978)&amp;lt;ref&amp;gt;immagine rielaborata con AI&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Nel contesto della spiritualità cattolica del XX secolo, l’interesse per fenomeni mistici e rivelazioni private era relativamente diffuso. Anche papa Pio XII ebbe contatti con diverse figure considerate mistiche.&lt;br /&gt;
Tra queste la venerabile Serva di Dio &#039;&#039;&#039;[[Luigina Sinapi e Maria Valtorta|Luigina Sinapi]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Francesco l&#039;ha dichiarata Venerabile, [https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/01/27/0081/00165.html Decreto del 27 gennaio 2025]&amp;lt;/ref&amp;gt;, una Fedele laica romana che dichiarava di ricevere rivelazioni spirituali. Secondo alcune testimonianze, ella avrebbe avuto contatti con ambienti vaticani e con lo stesso Pio XII&amp;lt;ref&amp;gt;sito ufficiale del [https://www.causesanti.va/it/venerabili/luigia-sinapi.html Dicastero per le Cause dei Santi]: “&#039;&#039;godette la fiducia del Venerabile Servo di Dio Pio XII&#039;&#039;”&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;aprile del 1937, il cardinale Eugenio Pacelli (futuro papa Pio XII) era un collaboratore molto stretto di papa Pio XI e dirigeva la Segreteria di Stato, il dicastero più importante del Vaticano in quanto direttamente al servizio del Papa. In quel periodo, la sorella minore, la marchesa Elisabetta Pacelli, gli presentò una giovane di 21 anni che l’aveva avvicinata in Piazza San Pietro. Luigina Sinapi, questo il nome della ragazza, aveva ricevuto dalla [[Vergine Maria]], nel luogo detto delle Tre Fontane a Roma, il seguente messaggio&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/venerabile-serva-di-dio-luigina-sinapi/ Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Esattamente fra dieci anni, tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa e vuole uccidere il Papa... Ora tu va in piazza S. Pietro, troverai una signora vestita così... e le chiederai di condurti da suo fratello Cardinale: porterai a lui il mio messaggio. Da questo luogo, stabilirò a Roma il trono della mia gloria... Inoltre dirai al Cardinale che prestò sarà lui il nuovo Papa”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E così fece. La giovane veggente trasmise quindi il messaggio che aveva appena ricevuto al Cardinale Eugenio Pacelli.&lt;br /&gt;
[[File:PieXII-Menendez.jpg|sinistra|miniatura|Lettera autografa del card. Eugenio Pacelli]]&lt;br /&gt;
Nel periodo in cui la giovane Luigina Sinapi rivelò il messaggio ricevuto alle Tre Fontane, il cardinale Eugenio Pacelli stava scrivendo la prefazione al libro &#039;&#039;Invito all&#039;Amore&#039;&#039;, che raccoglieva le rivelazioni private attribuite alla Serva di Dio suor &#039;&#039;&#039;Josefa Menéndez&#039;&#039;&#039; (1890-1923).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A partire dal 22 gennaio 1949 questo libro fu letto anche da Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 28 gennaio 1949, pag. 182, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo che i ‘dettati’ e le ‘visioni’ sulla Vita di Gesù si erano conclusi. Maria Valtorta riconobbe in tali rivelazioni a suor Josefa, lo stesso Autore divino che riteneva all’origine delle proprie esperienze mistiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le profezie attribuite a Luigina Sinapi si avverarono: prima l’elezione del cardinale Eugenio Pacelli al soglio di Pietro nel marzo del 1939, poi, nell’aprile del 1947, le apparizioni mariane alle Tre Fontane&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/la-storia-delle-tre-fontane/la-vergine-della-rivelazione// Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;  a Bruno Cornacchiola (1913-2001) che si convertì al cattolicesimo e confidò al Papa di aver avuto l’intenzione di ucciderlo. Pio XII avrebbe detto al gesuita padre Riccardo Lombardi (1908-1979), noto come “il microfono di Dio”, di essere già a conoscenza di tali eventi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diversi racconti biografici e testimonianze successive, papa Pio XII avrebbe mantenuto contatti con Luigina Sinapi, talvolta attraverso conversazioni telefoniche o incontri personali. Questi rapporti privilegiati sarebbero stati guardati con una certa diffidenza da alcuni ambienti del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In alcune lettere ricevute&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti del 20 marzo 1950, pag. 145, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt; e scritte&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera di Maria Valtorta [senza data], pp. 280-281, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai il 1° Maggio 1950 (ancora inedita), Archivio della &#039;&#039;Fondazione Erede di Maria Valtorta&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; da Maria Valtorta, viene fatta menzione di una mistica trentenne di nome &#039;&#039;&#039;Luciana&#039;&#039;&#039; che era in stretti rapporti con il Santo Padre e che perorò la pubblicazione dell&#039;opera di Maria Valtorta. In particolare, nel gennaio del 1950, durante una visita in Vaticano, Luciana portò al Sant’Uffizio un messaggio dal Cielo: li avvisava del male che stavano facendo alle anime ostacolando l’opera di Maria Valtorta all’insaputa del Papa. La reazione fu violenta, arrivando a minacce, brutalità fisiche e persino a una minaccia esplicita di stupro da parte di un prelato, che però rimase come paralizzato fino a quando non confessò pubblicamente quella violenza. È possibile congetturare che, dietro al nome di Luciana (magari utilizzato per motivi di discrezione), vi possa essere proprio la figura della mistica Luigina Sinapi che, effettivamente, ebbe in quegli stessi anni un intenso rapporto d&#039;amicizia con papa Pio XII e anche con Padre Pio.&lt;br /&gt;
[[File:San Pietro - tav - 38-1.webp|miniatura|&#039;&#039;San Pietro negli ultimi tempi&#039;&#039;, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri”]]&lt;br /&gt;
Nel complesso, questi episodi evidenziano l’interesse di Pio XII per i fenomeni mistici e il suo desiderio di esercitare personalmente il suo giudizio in questo ambito, al di là dei censori del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le riserve espresse da alcuni ambienti ecclesiastici, diverse testimonianze indicano che nell’entourage diretto del Papa vi fossero persone favorevoli alla diffusione degli scritti di Maria Valtorta. Anche alcuni prelati del Sant’Uffizio chiesero esplicitamente a padre Berti di rivolgersi direttamente a Maria Valtorta affinché fornisse indicazioni a riguardo del luogo della sepoltura di San Pietro a Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, lettera di P. Berti dell’11 luglio 1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *2, Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maria Valtorta, infatti, aveva ricevuto ‘dettati’ e ‘visioni’ inerenti la tomba dell’apostolo, includendo dettagli sul luogo di sepoltura e sulle reliquie, ancora ben conservate, in una inviolata catacomba del sottosuolo romano&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, a partire dal 25-7-1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *5 e sgg., Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In quegli anni la localizzazione della [[Tomba di san Pietro|tomba di san Pietro]] era oggetto di ricerche archeologiche, promosse durante il pontificato di papa Pio XII, nell&#039;area archeologica sotto il colle Vaticano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Maria Valtorta furono rivolte diverse richieste affinché rivelasse con maggiore precisione le informazioni contenute nella sua esperienza mistica. La mistica tuttavia sostenne di aver ricevuto l’ordine di non fornire indicazioni sull&#039;ubicazione della catacomba e si limitò, su pressione di padre Berti, a scrivere una lettera al Papa con le traslazioni del corpo di San Pietro, spiegando come il luogo del martirio non coincida con il luogo di sepoltura del primo papa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste richieste evidenziano chiaramente il grado di credibilità di cui godeva Maria Valtorta presso la Segreteria di Stato, la più alta autorità del Vaticano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’Opera progredisce in un clima favorevole ==&lt;br /&gt;
[[File:Alfonso Carinci color.png|miniatura|Mons. Alfonso Carinci (1862-1963)&amp;lt;ref&amp;gt;rielaborazione a colori di una foto di mons. Alfonso Carinci dell’11 novembre 1962&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Tra le figure ecclesiastiche vicine al Papa e coinvolte nella vicenda degli scritti valtortiani vi fu mons. &#039;&#039;&#039;[[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|Alfonso Carinci]]&#039;&#039;&#039;, Segretario della Congregazione dei Riti, organismo allora competente per le cause di beatificazione e canonizzazione. Mons. Carinci si recò personalmente a Viareggio per incontrare Maria Valtorta l’11 aprile 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 19, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; e, successivamente, il 28 e 29 giugno 1952 quando, in occasione della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, celebrò la Santa Messa nella camera della mistica&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 Agosto 1952, pag. 122, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, procurandole una gioia indicibile. Nel suo Attestato del 17 Gennaio 1952 mons. Alfonso Carinci scrisse&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “Gli Attestati del 1952 e una petizione a Pio XII”, pag. 68, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mentre la stampa immorale invade il mondo e le rappresentazioni corrompono la gioventù, viene spontaneo di ringraziare il Signore per averci dato, per mezzo di questa Sofferente, inchiodata in letto, un’Opera così letterariamente bella, così dottrinalmente e spiritualmente elevata, accessibile e profonda, attraente alla lettura e capace di essere riprodotta in rappresentazioni cinematografiche e di teatro sacro».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Carinci riconosceva così l’origine soprannaturale dell’Opera di Maria Valtorta e il suo grande valore spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante questo primo incontro dell’11 aprile 1948, Maria Valtorta – che nutriva una fiducia limitata nei Padri Serviti, a cui l’Opera era stata affidata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 12 gennaio 1947, pag. 21, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt; – chiese espressamente a mons. Carinci&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«l’approvazione dell’opera per il supremo interessamento del Santo Padre».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Proprio all’inizio del Quaderno autografo n° 111, “&#039;&#039;il III° Quaderno di Lezioni del Dolce Ospite sulle Epistole Paoline&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Catalogo dei Quaderni autografi di Maria Valtorta&#039;&#039;, annotazione di padre Berti sulla copertina, pag. 66, Centro Editoriale Valtortiano (2010)&amp;lt;/ref&amp;gt;, Maria Valtorta annota il clima di fiducia che ora regna scrivendo un elogio e un ringraziamento ai padri Migliorini e Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 20 maggio 1948 (lo scritto è senza data, il 20 maggio è una data presunta), pag. 442, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|sinistra|303x303px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
Nell’estate del 1948, un opuscolo che dell’Opera di Maria Valtorta riportava l’indice generale e alcune pagine di saggio, sotto un titolo cautamente provvisorio: &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039;, viene pubblicato con l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di monsignor &#039;&#039;&#039;[[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|Costantino M. Barneschi]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo titolare di Tagaste e Vicario Apostolico dello Swaziland.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; è solo una prima bozza che anticipava parti della futura Opera principale di Maria Valtorta: &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato|L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il 25 ottobre 1948 Maria Valtorta annuncia a &#039;&#039;&#039;[[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]]&#039;&#039;&#039;, la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In una successiva lettera dell’11 novembre 1948, Maria Valtorta informa Madre Teresa Maria che papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre &#039;&#039;&#039;Enrico M. Gargiani&#039;&#039;&#039; procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a mons. &#039;&#039;&#039;[[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|Michele Fontevecchia]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Montecorvo, “&#039;&#039;per ottenere una seconda e &#039;&#039;più&#039;&#039; valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e &#039;&#039;sale non appartenenti alla Città del Vaticano&#039;&#039;, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si può pensare che tutto ciò possa essere accaduto nell’entourage del Vaticano senza il parere favorevole del Santo Padre. D’altronde, egli si prese cura dell’Opera non appena il Sant’Uffizio iniziò il suo atteggiamento ostile, che poi sfociò nella ben orchestrata messa all’Indice dei Libri Proibiti, ma solo dopo la morte di Pio XII e il termine delle funzioni di Segretario della Sacra Congregazione dei Riti di mons. Alfonso Carinci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le difficoltà con il Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
Alla fine del 1948 e nei primi mesi del 1949, il Sant’Uffizio intervenne nella questione della pubblicazione. Quando già si stava preparando la stampa dell’opera, padre Enrico M. Gargiani Procuratore generale dei Servi di Maria, fu convocato dal Sant’Uffizio, che intimò ai padri Berti e Migliorini di cessare ogni attività editoriale riguardante gli scritti valtortiani.&lt;br /&gt;
L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; apposto da mons. Costantino M. Barneschi sull&#039;opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; non venne ritenuto valido dal Sant’Uffizio, a norma del Diritto canonico, perché come scrive Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma il 29 Novembre [1948], quando le rotative stavano per mettersi in moto, il Santo Uffizio fece chiamare il P. Procuratore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria e gli intimò di dire a P. Berti e P. Migliorini di non occuparsi più dell’opera se non volevano essere colpiti dai decreti del Santo Uffizio per avere abusivamente carpito (?) l’approvazione di Monsignor Barneschi contrariamente alle norme del Diritto Canonico, perché detto monsignore non è il vescovo della casa editrice né dell’Autore, e soprattutto perché: «È il vescovo degli zulù» (O che non hanno l’anima gli zulù? e un vescovo italiano, solo perché è in Africa, non è meno vescovo di uno che dimora in Italia?).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti si precipitò da P. Bea e dai Monsignori Carinci e Fontevecchia, nonché da altri monsignori e da altri P. Gesuiti, ed essi risposero concordemente: «Andate avanti lo stesso. Non possono farvi nulla».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, e non so dare loro torto, i Padri non si arrischiarono a spendere milioni per una pubblicazione che poi può venire fermata dal Santo Uffizio e neppure contravvenire agli ordini di quest’ultimo, dopo che esso ha minacciato una sospensione &#039;&#039;a Divinis&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In una lettera del 23 dicembre 1948&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 23 dicembre 1949, pag. 127, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo aver annunciato una sua visita a Viareggio per la sera di Natale, padre Berti informa Maria Valtorta della decisione presa “&#039;&#039;di portare in tipografia, il 3 gennaio 1949, i primi tre volumi&#039;&#039;” dell’Opera, ritenendo che “&#039;&#039;di tutte le difficoltà, mosseci dalla Segreteria di Stato e dal S. Ufficio, abbiamo fatto un accuratissimo esposto al Santo Padre&#039;&#039;” tramite padre &#039;&#039;&#039;[[Augustin Bea e Maria Valtorta|Augustin Bea]]&#039;&#039;&#039;, Confessore di Pio XII.&lt;br /&gt;
[[File:Giovanni Bellini - Padre Eterno (2) - Musei Civici Pesaro.jpg|miniatura|“&#039;&#039;Padre Eterno&#039;&#039;” di Giovanni Bellini (1430-1516) - Musei Civici di Pesaro]]&lt;br /&gt;
In quello stesso giorno del 23 dicembre 1948 Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’&#039;&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;&#039;, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per S. Santità. Dice l’Eterno Padre:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Invoca il mio Spirito e leggi. Leggi ciò che ti può illuminare. Leggi le parole di quelli che videro un tempo, un altro tempo, e un altro ancora. Il tempo prossimo a loro. Il tempo del mio Verbo fra gli uomini. Il tempo vostro. Questo. Leggi e vedi. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi Giovanni nella sua Apocalisse. E che sono le stelle che per una terza parte Satana riesce a far precipitare dal loro Cielo, dal Cielo della Chiesa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi se non coloro che, per avermi testimoniato fedelmente, vengono uccisi dalla Bestia uscente dall’abisso? E chi se non coloro che, eletti a luminari nella Chiesa, si sono fatti luci spente? Chi se non i pastori tramutati in idoli per il loro presumere? Chi se non il sale corrottosi in veleno per i piccoli che vedono e si allontanano con disgusto e languiscono o periscono? […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi, leggi, rileggi, medita, trema, piangi. Il tempo di Sebna sovrasta. Molta parte della Chiesa vi è già travolta, lanciata come palla in mezzo alle turbe scatenate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo da anni avevo già detto al portavoce, perché ti fosse detto. Questo dico oggi a Te, Vicario del mio Cristo e servo mio. Sì. Perché Io sono Iddio. E niuno è più grande di Me. Tutti servi rispetto a Me: il Signore. Tutti un nulla davanti al mio Divino Tutto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tu, tu almeno, non essere come troppi. Separa il tuo volere dal loro, onde non farti complice loro. Tu, mio servo; ma essi servi tuoi, e Tu Capo Supremo. E la tua parola scioglie e lega, seconda soltanto alla Mia che, poiché Tu mi servi in santità e amore, alla tua si unisce, &#039;&#039;perché sia Dio che parla sulle tue labbra di Pontefice&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hai nelle mani le verghe e nello spirito la Sapienza. Io te le ho date quando ti ho eletto. Usa il potere e il sapere come ti conviene, e non disgustare il tuo Signore che ha voluto contrassegnare il tuo Papato di un dono straordinario: la Buona Novella nuovamente evangelizzata, a conferma dell’antica di secoli, a tuo aiuto, o Padre della Cristianità, e ad aiuto di tutta la cristianità contro la quale avanza il Dragone maledetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non crollare Tu pure il capo. Non dire: “Non c’è proporzione fra il dono e l’insidia”, come dicono alcuni e ti tentano a dirlo. Non offendere Me che ho generato il Verbo. Me che sono il Potente, e tutto posso se voglio. E Padre sono, e se un figlio mi ubbidisce Io lo soccorro. Quale che sia la misura dell’insidia che lo assale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non guardare al mezzo per cui ti venne il dono della Parola che viene in soccorso di chi crede, di chi dubita, ed anche di chi non crede. Il mezzo ha ubbidito nel servire la Parola e agli ordini ricevuti da Dio. E per questo a Te si è rivolto. Perché Tu faccia ciò che Dio vuole. Ma se Tu respingi il mezzo, non tanto lui colpisci e contro lui, innocente, pecchi; quanto Me colpisci, &#039;&#039;Noi&#039;&#039;, ché siamo Un solo Dio nella Nostra mirabile Trinità, e pecchi contro l’Amore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché l’Amore, il nostro Trino Amore, volle dare al tuo Ponteficato questo: la Parola di Dio. E se Tu resisti al mio Volere d’amore ripeti il gesto dei Principi dei Sacerdoti, dei Sinedristi, dei Farisei, Sadducei e Scribi, che non si piegavano alla Carità evangelizzante e la perseguitavano e condannarono prima dell’ora segnata per il Suo Martirio. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Propiziati il Signore Iddio tuo. Tu puoi. Sei il Pontefice. Non hai scuse al tuo non fare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non imitare Pilato, o avrai la sorte di Pilato, che non fu giustificato dalla simbolica lavata di mani. Egli mancò&lt;br /&gt;
alla giustizia come e più che se avesse condannato senza  chiedere che altri condannasse. Più, perché essendo colui che poteva, doveva saper far tacere le lingue peccatrici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non disconoscere Colui che parla nell’opera. Sarebbe un giudizio per Te. E conoscendolo, servilo col farlo conoscere. Sarà una gloria per Te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sprezzare questo avviso, anche se ti viene col mezzo di una creatura. Altri tuoi predecessori ascoltarono i miei mezzi. E se la Chiesa è ancora Romana è perché un Pontefice si arrese a Caterina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sii giusto, onde avere alleato il tuo Signore contro l’Anticristo che avanza». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del Santo Uffizio - Brevi Notizie&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;, del 2 febbraio 1949 a firma di mons. Giovanni Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 gennaio 1949, prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Fu ben ispirata a farlo perché mons. Carinci era un uomo molto vicino a Pio XII, era stato Rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma, dove si era formato Eugenio Pacelli. Era un uomo di pietà e di compassione, seppe così neutralizzare con la diplomazia l’offensiva del Sant’Uffizio. Cercò di far risalire l’arbitrato della causa valtortiana al Santo Padre e mobilitò “personaggi illustri” che difesero l’Opera. Tra essi: il cardinale Augustin Bea, confessore di Pio XII e direttore dell’Istituto Biblico Pontificio; mons. Ugo Lattanzi, decano dell’Università Pontificia Lateranense; Camillo Corsànego, decano dei consiglieri consistoriali incaricati dei processi di canonizzazione; mons. Maurizio Raffa, direttore del Centro internazionale di comparazione e sintesi, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://moked.it/blog/2009/11/23/maurizio-raffa-giusto-tra-le-nazioni/ Maurizio Raffa, Giusto tra le Nazioni]&amp;lt;/ref&amp;gt;); Vittorio Tredici, presidente dell’Associazione delle industrie minerarie italiane, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://trepassiavanti.wordpress.com/2016/02/20/i-giusti-sardi/ I Giusti sardi]&amp;lt;/ref&amp;gt;); prof. Lorenzo Ferri, pittore e scultore soprattutto di arte sacra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia la sua prima reazione fu di prendere tempo e di minimizzare le intenzioni del Sant’Uffizio: le anime sante non immaginano il male, confidano in tutto&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta&#039;&#039;” ([https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/1Cor/13/?sel=13,7&amp;amp;vs=1Cor%2013,7 1 Corinzi 13,7])&amp;lt;/ref&amp;gt;. Così mons. Carinci, il 17 gennaio 1949, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Annotazione di mons. Alfonso Carinci 28 gennaio 1949.webp|miniatura|sinistra|Annotazione di mons. Alfonso Carinci sul margine della lettera di Maria Valtorta del 20 gennaio 1949]]&lt;br /&gt;
Ricevuta la lettera di mons. Carinci, Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pochi giorni dopo mons. Carinci mostrerà la lettera di Maria Valtorta al Santo Padre annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli dice che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il Papa in persona si occupava, davvero, del caso di Maria Valtorta. Ma la reazione del Sant’uffizio non fu una reazione di obbedienza alle indicazioni del papa: il 15 febbraio 1949 fu imposto il blocco della pubblicazione dell’opera e la consegna di tutti i manoscritti originali di Maria Valtorta!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La sentenza di blocco del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
Padre Corrado M. Berti, assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria, vengono convocati da due commissari del Sant&#039;Uffizio della sezione censura dei libri, tra cui mons. &#039;&#039;&#039;[[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|Giovanni Pepe]]&#039;&#039;&#039;, (lo stesso che sarà destituito da Pio XII tre anni più tardi per una colpa che dimostrava la scarsa importanza che il Sant’Uffizio attribuiva al parere del Papa&amp;lt;ref&amp;gt;François-Michel Debroise, &#039;&#039;À la rencontre de Maria Valtorta - Tome 1&#039;&#039;, pag. 105, Centro Editoriale Valtortiano (2019)&amp;lt;/ref&amp;gt;) e padre Cristoforo Bigazzi, O.P.&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla dichiarazione giurata&amp;lt;ref&amp;gt;documento [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978 di padre Corrado Berti&amp;lt;/ref&amp;gt; redatta dallo stesso padre Berti leggiamo:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma, nel 1949, il Sant&#039;Ufficio, del quale, allora, era segretario il Card. Alfredo Ottaviani e assessore Mons. Pietro Parente, chiamò il P. Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e il P. Corrado M. Berti, considerato il principale responsabile. Mons. Pepe e il P. Berruti, O.P., ufficiali del Sant&#039;Ufficio, lessero la sentenza e vollero che P. Berti la firmasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con questa sentenza comandarono che il P. Berti consegnasse al Sant&#039;Ufficio tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta, evidentemente per distruggerli o tenerli chiusi per sempre: &amp;quot;Qui rimarranno come in un sepolcro&amp;quot;, disse Mons. Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti portò tutti i dattiloscritti in suo possesso; ma non potè consegnare i manoscritti, perchè detenuti dalla scrittrice; e non potè consegnare la totalità dei dattiloscritti, perché posseduti da altre persone, che non vollero privarsene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, e finalmente, il Sant&#039;Ufficio proibì la pubblicazione dell&#039;Opera, comminandone il collocamento all&#039;Indice, in caso di eventuale pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti non potè manifestare al Sant&#039;Ufficio le parole dettegli da Papa Pio XII in udienza, perchè non gli fu permesso di parlare, ma gli fu concesso soltanto di ascoltare e firmare la sentenza senza commento. Erano i metodi di quel tempo preconciliare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Sant&#039;Ufficio, però, fu buono con l&#039;inferma Maria Valtorta e non le comunicò la sentenza. La seppe da P. Berti, per necessità di cose, e ne fu desolata. Si aggravò.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Alfonso Carinci cerca subito di rincuorare Maria Valtorta assicurandole che, né gli scritti né la sua persona sono stati condannati dal Sant’Uffizio, ma solo la pubblicazione è stata bloccata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 15 marzo 1949, pag. 46, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizia così un lungo periodo di attesa e di speranza, ma anche di grande sofferenza per Maria Valtorta, nel quale vengono inutilmente intraprese azioni volte a togliere la proibizione del Sant’Uffizio a pubblicare l’opera.&lt;br /&gt;
== Le iniziative successive e i tentativi di ricorso ==&lt;br /&gt;
Anche nel settembre del 1949 mons. Carinci comunica, nuovamente, che gli scritti presso il Sant’Uffizio sono “&#039;&#039;sotto un più accurato esame&#039;&#039;” e poi chiede a Maria Valtorta di rivelare dove riposi il corpo di San Pietro per comunicarlo al Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 29 settembre 1949, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ma Maria Valtorta risponde che già nel febbraio del 1949 aveva consegnato una lettera per il Papa, con le traslazioni del corpo del primo Pontefice-Martire, nonostante avesse avuto l’ordine di tacere. Maria Valtorta riconosce di aver disubbidito nel dare quelle informazioni, ma lo aveva fatto proprio perché persuasa che il papa desiderava tanto quelle informazioni per porre fine alle dispute con le confessioni protestanti. Ma l’Opera era stata ugualmente bloccata dal Sant’Uffizio, e a lei “&#039;&#039;ne è venuto del male, come Gesù diceva&#039;&#039;”. Adesso, nonostante che anch’essa desiderasse scaricarsi dal segreto, non può che mantenere l’ubbidienza al volere di Dio e tacere&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti, con l’aiuto di mons. Carinci, cercò di ottenere un’altra udienza con il Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma questa seconda udienza non ebbe luogo per due ragioni: perché l’Anno Santo del 1950 impegnò l’agenda del Sommo Pontefice e perché l’entourage del Papa, pur favorevole a Maria Valtorta, non desiderava uno scontro diretto con il Sant’Uffizio, che era assai temuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni successivi mons. Carinci continua ad operare a favore dell’opera di Maria Valtorta, cerca di ottenere una nuova udienza con il Santo Padre, conforta spiritualmente e sovviene materialmente Maria Valtorta, infine in data 29 gennaio 1952 si fa promotore di una [[Petizione al papa|petizione a papa]] Pio XII, sottoscritta insieme ad altri “personaggi illustri” che difesero l’Opera, perchè convinto che solo un intervento personale del Sommo Pontefice avrebbe potuto sbloccare l’irrigidimento del Sant’Uffizio e arrivare a una pubblicazione favorevole degli Scritti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
[[File:Petizione a papa Pio XII.jpg|miniatura|destra|Petizione del 29 gennaio 1952 al papa Pio XII firmata da mons. Alfonso Carinci]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Beatissimo Padre,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prostrato ai piedi della Santità Vostra,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
umilmente imploro anche a nome del&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mo P. Agostino Bea, S.J., e dei&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mi M.ri:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Angelo Mercati&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ugo Lattanzi, Prof. di teologia fondamentale e biblica nel Pont. Ateneo Lateranense,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maurizio Raffa, Direttore del Centro di Comparazione e Sintesi; dei Signori:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avv. On. Camillo Corsanego, Prof. di Diritto al Pont. Ateneo Lateranense e di Teologia all’Università Internazionale “Pro Deo”,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Nicola Pende, dell’Università di Roma,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Lorenzo Ferri, scultore e pittore,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comm. Vittorio Tredici, mineralologo,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
le cui dichiarazioni si allegano a questa istanza, che l’opera «PAROLE DI VITA», scritta da Maria Valtorta (la quale da un ventennio giace in letto), “senza il nome dell’autrice, né come derivante da visioni o stati straordinari, ma semplicemente come Vita di Gesù raccontata e illustrata per il popolo cattolico, dopo una coscienziosa revisione fatta da un revisore competente in teologia ed esegesi” (vedi dichiarazione del Rev.mo P. Bea), da nominarsi da Vostra Santità, col debito “Imprimatur” possa pubblicarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al revisore che, spero, Vostra Santità vorrà nominare, potrei far leggere le lettere scrittemi dalla Valtorta, le quali mostrano&lt;br /&gt;
evidentemente il buono spirito della signorina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spero che Vostra Santità vorrà benignamente esaudire il desiderio degli oratori, i quali con me e la Valtorta implorano l’Apostolica Benedizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Roma, 29 Gennaio 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
+ Alfonso Carinci, Arc. di Seleucia d’Isauria,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Segr. della Sacra Congr. dei Riti.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È attestato che mons. Carinci intratteneva rapporti diretti con papa Pio XII; tuttavia, per senso di correttezza istituzionale, egli scelse di avvalersi dei canali ordinari della Curia romana per la trasmissione della Petizione. La documentazione disponibile indica che il testo fu esaminato dal Sant’Uffizio, che si farà beffe delle “personalità illustri” accusandole di ingenuità. Non risulta invece accertato che la petizione sia giunta direttamente all’attenzione del pontefice, né che egli ne abbia avuto conoscenza.&lt;br /&gt;
== L’intervento di Pio XII contro un decreto del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:Padre Pio da Pietrelcina.webp|sinistra|miniatura|Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968)]]&lt;br /&gt;
Nello stesso periodo accade un episodio significativo del pontificato di Pio XII, utile per comprendere il contesto ecclesiastico in cui maturarono vicende analoghe: riguarda il provvedimento emesso dal Sant’Uffizio contro &#039;&#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;&#039; nel 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine del 1951, mons. Giovanni Pepe, commissario del Sant’Uffizio per la censura dei libri, e l’abate benedettino Emanuele Caronti furono inviati dal Sant’Uffizio a San Giovanni Rotondo per svolgere un’indagine sul frate cappuccino, nell’ambito delle numerose visite ispettive a cui egli fu sottoposto nel corso degli anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordiamo come, appena divenuto papa, Pio XII aveva ordinato alle Congregazioni romane di “&#039;&#039;lasciare in pace Padre Pio&#039;&#039;”, e aveva definito Padre Pio: “&#039;&#039;la salvezza dell&#039;Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 3 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 3 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
In seguito alla relazione redatta dai due ispettori, il 16 gennaio 1952 il Sant’Uffizio comunicò ai superiori dell’Ordine dei Cappuccini alcune misure restrittive, tra cui la limitazione dei pellegrinaggi e il divieto di favorire la diffusione di scritti e immagini relativi a Padre Pio. Il 30 luglio 1952 lo stesso Sant’Uffizio emanò un decreto con cui venivano posti all’Indice dei Libri Proibiti ben otto volumi dedicati al frate, perché privi dell’approvazione ecclesiastica:&lt;br /&gt;
*Argentieri Domenico, &#039;&#039;La prodigiosa storia di Padre Pio&#039;&#039;, Milano, Tarantola, 1951.&lt;br /&gt;
*Apollonio Donato, &#039;&#039;Incontri con Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta &amp;amp; Figli, 1951.&lt;br /&gt;
*Fiorentini Guido Greco, &#039;&#039;Entità meravigliosa di Padre Pio&#039;&#039;, S. Maria Capua Vetere, Editore Beato, 1949.&lt;br /&gt;
*Lotti Franco, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, S. Giovanni Rotondo, Abresch, 1951.&lt;br /&gt;
*Camilleri Carmelo, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Città di Castello, Soc. Tip. “Leonardo da Vinci”, 1952.&lt;br /&gt;
*Pedriali Gian Carlo, &#039;&#039;Ho visto Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta, 1948.&lt;br /&gt;
*Delfino-Sessa Piera, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Genova, Demos, 1950.&lt;br /&gt;
*Trabucco Carlo, &#039;&#039;Il mondo di Padre Pio&#039;&#039;, Roma, Ernesto Giacomaniello, 1950.&lt;br /&gt;
[[File:L&#039;Osservatore della Domenica - 10 Agosto 1952.webp|sinistra|miniatura|140px|&#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039;, 10 agosto 1952, Anno XIX, pag. 2]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 5 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
Il provvedimento fu reso noto da &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; il 3 agosto 1952. La proscrizione sarebbe stata adottata senza alcuna informazione diretta al pontefice, che ne sarebbe venuto a conoscenza solo attraverso la stampa vaticana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La reazione di papa Pio XII fu significativa: egli dispose l’immediata pubblicazione di una «nota di accomodamento», redatta dal cardinale Giuseppe Pizzardo e apparsa su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 agosto 1952, ripresa anche da &#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039; del 10 agosto 1952; poi ordinò il trasferimento di mons. Giovanni Pepe rimuovendolo dal suo incarico al Sant’Uffizio. Per la prima volta, un decreto emanato e reso pubblico dal Sant’Uffizio veniva bloccato e quindi reso non esecutivo, infatti, il decreto non venne mai pubblicato negli &#039;&#039;Acta Apostolicae Sedis&#039;&#039;, la gazzetta ufficiale della Santa Sede.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello stesso contesto, la Segreteria di Stato, tramite mons. Angelo Dell’Acqua, trasmise al Sant’Uffizio una comunicazione in cui si auspicava che Padre Pio: “&#039;&#039;possa svolgere indisturbato il suo ministero sacerdotale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Luigi Peroni, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, nota 23 a pag. 471, Borla (1994); Emanuele Giannuzzo, &#039;&#039;San Pio da Pietrelcina&#039;&#039; pag. 332-333, BooksprintEdizioni (2012); Angelo M. Mischitelli, &#039;&#039;Padre Pio. Un uomo un santo&#039;&#039;, pag. 645, Sovera Edizioni (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo episodio viene proposto come rivelatore della complessità dei rapporti e delle tensioni esistenti all’interno della Curia romana, tra il Sant’Uffizio e altri organismi, in quel periodo storico. Occorre evidenziare come, durante l’ultima parte del pontificato di Pio XII, l’Opera di Maria Valtorta non fu più colpita da altri provvedimenti nonostante che venne anche pubblicata, in quattro volumi usciti tra il 1956 e il 1959, con il titolo: &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;. Ma fino alla morte di papa Pio XII e la successiva elezione del nuovo pontefice Giovanni XXIII, il Sant’Uffizio rimase fermo, forse memore di quello era accaduto dopo la messa all’Indice dei Libri Proibiti dei volumi su padre Pio da Pietrelcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La pubblicazione dell&#039;Opera di Maria Valtorta e la condanna del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|sinistra|150px|Notifica di Condanna su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Articolo.webp|miniatura|destra|150px|Articolo su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
Gli Scritti di Maria Valtorta, nella loro prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) furono pubblicati in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno. L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di inserire l’opera di Maria Valtorta nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]]&amp;lt;ref&amp;gt;nella sessione del 16 dicembre 1959&amp;lt;/ref&amp;gt; e la rese nota pubblicando il decreto di condanna su [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/L%E2%80%99Osservatore_Romano_-_6_Gennaio_1960.webp &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960], accompagnandolo con un articolo anonimo intitolato: “Una vita di Gesù malamente romanzata”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rileviamo come mons. Alfonso Carinci, tutore e difensore dell&#039;Opera di Maria Valtorta presso la Curia romana, termina le sue funzioni di segretario della Sacra Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; proprio il 5 gennaio 1960, il giorno precedente alla pubblicazione della notifica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante i lavori del Concilio Vaticano II, l’8 novembre 1963, il cardinale arcivescovo di Colonia mons. Josef Frings (1887-1978) intervenne criticamente sui metodi del Sant’Uffizio, allora guidato dal cardinale [[Alfredo Ottaviani e Maria Valtorta|Alfredo Ottaviani]] (1890-1979), denunciando i “metodi immorali” del Sant’Uffizio con queste parole pronunciate in latino&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 616; Francisco Gil Hellín, 474&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mi sembra molto importante che queste regole, soprattutto quelle sulla netta distinzione fra ambito amministrativo e ambito giudiziario, vengano estese a tutte le congregazioni, anche alla &#039;&#039;Suprema Congregatio Sancti Officii&#039;&#039;, la cui modalità procedurale per molti aspetti non si accorda più con il nostro tempo ed è per la Chiesa un danno e per molti uno scandalo».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Aggiungendo che&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 617; Francisco Gil Hellín, 474-475&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«… Nessuno dovrebbe essere giudicato e condannato a motivo di quanto a ragione o a torto crede, senza essere prima ascoltato, senza conoscere prima le accuse mosse contro di lui o contro qualcosa che ha scritto, senza che prima gli venga data la possibilità di correggere se stesso o quanto ha scritto».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tali osservazioni si inserivano in un più ampio dibattito sul funzionamento degli organismi dottrinali della Curia romana, ma le conseguenze furono considerevoli e già nel 1966, sotto il pontificato di Paolo VI, portarono alla riforma del Sant’Uffizio, con l’abolizione definitiva dell’Indice dei Libri Proibiti. Tale elenco cessò di avere valore giuridico, pur rimanendo il principio di una valutazione prudente delle opere di carattere religioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcune testimonianze hanno sostenuto che dopo la soppressione dell’Indice, l&#039;Opera di Maria Valtorta avrebbe illuminato il cammino di ben sette santi e beati, sulle orme del Venerabile Pio XII, che si sono avvalsi di questi Scritti:&lt;br /&gt;
*San [[Giovanni Paolo II e Maria Valtorta|Giovanni Paolo II]]&lt;br /&gt;
*San [[Paolo VI e Maria Valtorta|Paolo VI]]&lt;br /&gt;
*San [[Padre Pio e Maria Valtorta|Pio da Pietrelcina]]&lt;br /&gt;
*Santa [[Madre Teresa di Calcutta e Maria Valtorta|Madre Teresa di Calcutta]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Gabriele M. Allegra e Maria Valtorta|Gabriele M. Allegra]]&lt;br /&gt;
*Beata [[Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento e Maria Valtorta|Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Luigi Novarese e Maria Valtorta|Luigi Novarese]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e tutti lettori che nel mondo si fanno promotori del &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[fr:Pie XII et Maria Valtorta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Pio_XII_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6833</id>
		<title>Pio XII e Maria Valtorta</title>
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		<updated>2026-03-27T19:02:29Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: aggiunto collegamenti ipertestuali&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Pope_Pius_XII_%E2%80%93_Michael_Pitcairn_%281951%29.jpg|miniatura|Papa Pio XII è stato il 260º pontefice della Chiesa cattolica, eletto il 2 marzo 1939 fino al 9 ottobre 1958]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eugenio Pacelli&#039;&#039;&#039;, nato il 2 marzo 1876 e morto il 9 ottobre 1958, fu il 260º pontefice della Chiesa cattolica con il nome di &#039;&#039;&#039;Pio XII&#039;&#039;&#039;. Il suo pontificato, dal 1939 al 1958, coincise con gli anni in cui la mistica italiana &#039;&#039;&#039;[[Maria Valtorta]]&#039;&#039;&#039; redasse i suoi scritti, poi pubblicati nella prima edizione dell&#039;opera (dal 1956 al 1959) con il titolo &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diverse testimonianze legate all’ambiente dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e ad ambienti ecclesiastici dell’epoca, Pio XII fu informato dell’esistenza degli scritti valtortiani e ne avrebbe seguito con interesse le vicende editoriali. La questione della loro pubblicazione si sviluppò tuttavia in un contesto complesso, segnato anche dall’intervento del [[Sant’Uffizio e Maria Valtorta|Sant’Uffizio]].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La consegna degli scritti di Maria Valtorta in Vaticano ==&lt;br /&gt;
Durante il periodo in cui prestava servizio presso l’ospedale San Gallicano di Roma, &#039;&#039;&#039;padre Corrado Maria Berti&#039;&#039;&#039;, dei Servi di Maria, ebbe occasione di conoscere e diventare amico di Mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quel periodo gli scritti di Maria Valtorta non erano ancora stati pubblicati, ma circolavano in forma di copie dattiloscritte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo la testimonianza di padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 15 luglio 1947, pag. 124, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, mons. Norese aveva accesso al tavolo di lavoro del pontefice e consegnava abitualmente al Papa documenti e corrispondenza. Il 9 maggio 1947 padre Berti consegnò a mons. Norese alcuni fascicoli dell’opera (Prevangelo, 1° anno e gran parte del 2° anno della vita pubblica di Gesù), elegantemente legati in tela bianca con stemma in oro, egli dopo averli letti ed esserne rimasto favorevolmente impressionato, promise che gli avrebbe portati in Vaticano e sarebbero così giunti nelle mani di Pio XII.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli incontri successivi con padre Berti, mons. Norese riferì di aver notato che il segnalibro nei fascicoli avanzava progressivamente, interpretando ciò come segno che il Papa stesse leggendo il testo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’udienza papale del 26 febbraio 1948==&lt;br /&gt;
[[File:Osservatore romano 27 02 48.png|miniatura|180px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]]&lt;br /&gt;
Un episodio frequentemente citato nella letteratura valtortiana riguarda l’udienza concessa da Pio XII il 26 febbraio 1948. Secondo quanto riportato da [[L’Osservatore Romano del 27 febbraio 1948|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]], Pio XII ricevette in udienza privata:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Romualdo Migliorini e Maria Valtorta|Romualdo Maria Migliorini]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1884-1953), direttore spirituale di Maria Valtorta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Corrado Berti e Maria Valtorta|Corrado Maria Berti]]&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1911-1980), docente di teologia sacramentaria&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;[[Andrea Cecchin e Maria Valtorta|Andrea Maria Cecchin]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;La causa di beatificazione del Servo di Dio Andrea M. Cecchin è stata aperta dalla Diocesi di Vicenza e dall&#039;Ordine dei Servi di Maria il 23 marzo 2002 e si è chiusa il 15 settembre 2008.&amp;lt;/ref&amp;gt; O.S.M. (1914-1995), priore del Collegio internazionale S. Alessio Falconieri dei Servi di Maria in Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Il Collegio internazionale S. Alessio, dal 1950, fu elevato da papa Pio XII a Pontificia Facoltà Teologica &#039;&#039;Marianum&#039;&#039;, riservata ai frati servi di Maria con specializzazione in Teologia Mariana (Mariologia).&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante l’udienza con Pio XII, secondo la testimonianza padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “L’assenso di Pio XII e il veto del Sant’Uffizio”, pag. 58, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, padre Migliorini avrebbe dovuto parlare al papa dell&#039;opera di Maria Valtorta, ma lasciò la parola al confratello più giovane perché troppo emozionato; il Papa mostrò di aver preso conoscenza degli Scritti, accettò il dono di altri fascicoli dattiloscritti dell&#039;opera di Maria Valtorta e infine avrebbe incoraggiato la pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il giudizio del Papa, pur essendo autorevole al sommo, rimase tuttavia informale e privato non assumendo la forma di un pronunciamento ufficiale. Pio XII aveva indicato ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/1949-2-2-Brevi-Notizie.pdf Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a norma del Diritto Canonico; nonostante che su una simile questione il Sommo Pontefice sia il giudice ultimo&amp;lt;ref&amp;gt;Secondo gli articoli 218 e 219 del [http://www.catho.org/9.php?d=bpl#w Codice di Diritto Canonico del 1917], il Papa acquisisce un supremo potere, per diritto divino, su tutta la Chiesa.&amp;lt;/ref&amp;gt;, il parere fu espresso a titolo personale, come richiede la prassi della Chiesa in questa materia. Nessun papa, infatti, ha mai concesso, in quanto tale, un &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; formale a un’opera di autore. La questione rimase pertanto soggetta alla competenza del Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Pio X nella sua Lettera Enciclica [https://www.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html#:~:text=Siffatte%20apparizioni%20o%20rivelazioni%20non%20furono%20n%C3%A9%20approvate%20n%C3%A9%20condannate%20dalla%20Sede%20Apostolica%2C%20ma%20solo%20passate%20come%20da%20piamente%20credersi%20con%20sola%20fede%20umana%2C%20conforme%20alla%20tradizione%20di%20cui%20godono%2C%20confermata%20pure%20da%20idonei%20testimoni%20e%20documenti &#039;&#039;Pascendi Dominici Gregis&#039;&#039;] sugli errori del Modernismo dell&#039;8 settembre 1907, ricordava che anche le apparizioni o rivelazioni private riconosciute: “&#039;&#039;non furono né approvate né condannate dalla Sede Apostolica, ma solo passate come da piamente credersi con sola fede umana&#039;&#039;”.&amp;lt;/ref&amp;gt;, che avrebbe manifestato forti riserve sull’opera di Maria Valtorta, arrivando – prima della pubblicazione – a bloccare gli sforzi dei padri Berti e Migliorini (1949), poi – dopo la pubblicazione – a inserirla nell’Indice dei Libri Proibiti (1959).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Va osservato che in quel periodo papa Pio XII era particolarmente sensibile alle distorsioni che potevano essere fatte del Vangelo. Egli lo affermò con fermezza nel 1950, nella sua Lettera Enciclica &#039;&#039;Humani Generis&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;testo in italiano della lettera enciclica &#039;&#039;[https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis.html Humani Generis]&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; dedicata a “&#039;&#039;circa alcune false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica&#039;&#039;”. Non avrebbe dunque chiesto di avviare il processo di pubblicazione se l’opera di Maria Valtorta avesse presentato un qualche pericolo in questo ambito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’ambiente vaticano e l’interesse per le rivelazioni private ==&lt;br /&gt;
[[File:Luigina Sinapi mod AI.webp|miniatura|250px|Luigina Sinapi (1916 - 1978)&amp;lt;ref&amp;gt;immagine rielaborata con AI&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Nel contesto della spiritualità cattolica del XX secolo, l’interesse per fenomeni mistici e rivelazioni private era relativamente diffuso. Anche papa Pio XII ebbe contatti con diverse figure considerate mistiche.&lt;br /&gt;
Tra queste la venerabile Serva di Dio &#039;&#039;&#039;[[Luigina Sinapi e Maria Valtorta|Luigina Sinapi]]&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Francesco l&#039;ha dichiarata Venerabile, [https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/01/27/0081/00165.html Decreto del 27 gennaio 2025]&amp;lt;/ref&amp;gt;, una Fedele laica romana che dichiarava di ricevere rivelazioni spirituali. Secondo alcune testimonianze, ella avrebbe avuto contatti con ambienti vaticani e con lo stesso Pio XII&amp;lt;ref&amp;gt;sito ufficiale del [https://www.causesanti.va/it/venerabili/luigia-sinapi.html Dicastero per le Cause dei Santi]: “&#039;&#039;godette la fiducia del Venerabile Servo di Dio Pio XII&#039;&#039;”&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;aprile del 1937, il cardinale Eugenio Pacelli (futuro papa Pio XII) era un collaboratore molto stretto di papa Pio XI e dirigeva la Segreteria di Stato, il dicastero più importante del Vaticano in quanto direttamente al servizio del Papa. In quel periodo, la sorella minore, la marchesa Elisabetta Pacelli, gli presentò una giovane di 21 anni che l’aveva avvicinata in Piazza San Pietro. Luigina Sinapi, questo il nome della ragazza, aveva ricevuto dalla [[Vergine Maria]], nel luogo detto delle Tre Fontane a Roma, il seguente messaggio&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/venerabile-serva-di-dio-luigina-sinapi/ Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Esattamente fra dieci anni, tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa e vuole uccidere il Papa... Ora tu va in piazza S. Pietro, troverai una signora vestita così... e le chiederai di condurti da suo fratello Cardinale: porterai a lui il mio messaggio. Da questo luogo, stabilirò a Roma il trono della mia gloria... Inoltre dirai al Cardinale che prestò sarà lui il nuovo Papa”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E così fece. La giovane veggente trasmise quindi il messaggio che aveva appena ricevuto al Cardinale Eugenio Pacelli.&lt;br /&gt;
[[File:PieXII-Menendez.jpg|sinistra|miniatura|Lettera autografa del card. Eugenio Pacelli]]&lt;br /&gt;
Nel periodo in cui la giovane Luigina Sinapi rivelò il messaggio ricevuto alle Tre Fontane, il cardinale Eugenio Pacelli stava scrivendo la prefazione al libro &#039;&#039;Invito all&#039;Amore&#039;&#039;, che raccoglieva le rivelazioni private attribuite alla Serva di Dio suor &#039;&#039;&#039;Josefa Menéndez&#039;&#039;&#039; (1890-1923).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A partire dal 22 gennaio 1949 questo libro fu letto anche da Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 28 gennaio 1949, pag. 182, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo che i ‘dettati’ e le ‘visioni’ sulla Vita di Gesù si erano conclusi. Maria Valtorta riconobbe in tali rivelazioni a suor Josefa, lo stesso Autore divino che riteneva all’origine delle proprie esperienze mistiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le profezie attribuite a Luigina Sinapi si avverarono: prima l’elezione del cardinale Eugenio Pacelli al soglio di Pietro nel marzo del 1939, poi, nell’aprile del 1947, le apparizioni mariane alle Tre Fontane&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/la-storia-delle-tre-fontane/la-vergine-della-rivelazione// Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;  a Bruno Cornacchiola (1913-2001) che si convertì al cattolicesimo e confidò al Papa di aver avuto l’intenzione di ucciderlo. Pio XII avrebbe detto al gesuita padre Riccardo Lombardi (1908-1979), noto come “il microfono di Dio”, di essere già a conoscenza di tali eventi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diversi racconti biografici e testimonianze successive, papa Pio XII avrebbe mantenuto contatti con Luigina Sinapi, talvolta attraverso conversazioni telefoniche o incontri personali. Questi rapporti privilegiati sarebbero stati guardati con una certa diffidenza da alcuni ambienti del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In alcune lettere ricevute&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti del 20 marzo 1950, pag. 145, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt; e scritte&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera di Maria Valtorta [senza data], pp. 280-281, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai il 1° Maggio 1950 (ancora inedita), Archivio della &#039;&#039;Fondazione Erede di Maria Valtorta&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; da Maria Valtorta, viene fatta menzione di una mistica trentenne di nome &#039;&#039;&#039;Luciana&#039;&#039;&#039; che era in stretti rapporti con il Santo Padre e che perorò la pubblicazione dell&#039;opera di Maria Valtorta. In particolare, nel gennaio del 1950, durante una visita in Vaticano, Luciana portò al Sant’Uffizio un messaggio dal Cielo: li avvisava del male che stavano facendo alle anime ostacolando l’opera di Maria Valtorta all’insaputa del Papa. La reazione fu violenta, arrivando a minacce, brutalità fisiche e persino a una minaccia esplicita di stupro da parte di un prelato, che però rimase come paralizzato fino a quando non confessò pubblicamente quella violenza. È possibile congetturare che, dietro al nome di Luciana (magari utilizzato per motivi di discrezione), vi possa essere proprio la figura della mistica Luigina Sinapi che, effettivamente, ebbe in quegli stessi anni un intenso rapporto d&#039;amicizia con papa Pio XII e anche con Padre Pio.&lt;br /&gt;
[[File:San Pietro - tav - 38-1.webp|miniatura|&#039;&#039;San Pietro negli ultimi tempi&#039;&#039;, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri”]]&lt;br /&gt;
Nel complesso, questi episodi evidenziano l’interesse di Pio XII per i fenomeni mistici e il suo desiderio di esercitare personalmente il suo giudizio in questo ambito, al di là dei censori del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le riserve espresse da alcuni ambienti ecclesiastici, diverse testimonianze indicano che nell’entourage diretto del Papa vi fossero persone favorevoli alla diffusione degli scritti di Maria Valtorta. Anche alcuni prelati del Sant’Uffizio chiesero esplicitamente a padre Berti di rivolgersi direttamente a Maria Valtorta affinché fornisse indicazioni a riguardo del luogo della sepoltura di San Pietro a Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, lettera di P. Berti dell’11 luglio 1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *2, Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maria Valtorta, infatti, aveva ricevuto ‘dettati’ e ‘visioni’ inerenti la tomba dell’apostolo, includendo dettagli sul luogo di sepoltura e sulle reliquie, ancora ben conservate, in una inviolata catacomba del sottosuolo romano&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, a partire dal 25-7-1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *5 e sgg., Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In quegli anni la localizzazione della [[Tomba di san Pietro|tomba di san Pietro]] era oggetto di ricerche archeologiche, promosse durante il pontificato di papa Pio XII, nell&#039;area archeologica sotto il colle Vaticano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Maria Valtorta furono rivolte diverse richieste affinché rivelasse con maggiore precisione le informazioni contenute nella sua esperienza mistica. La mistica tuttavia sostenne di aver ricevuto l’ordine di non fornire indicazioni sull&#039;ubicazione della catacomba e si limitò, su pressione di padre Berti, a scrivere una lettera al Papa con le traslazioni del corpo di San Pietro, spiegando come il luogo del martirio non coincida con il luogo di sepoltura del primo papa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste richieste evidenziano chiaramente il grado di credibilità di cui godeva Maria Valtorta presso la Segreteria di Stato, la più alta autorità del Vaticano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’Opera progredisce in un clima favorevole ==&lt;br /&gt;
[[File:Alfonso Carinci color.png|miniatura|Mons. Alfonso Carinci (1862-1963)&amp;lt;ref&amp;gt;rielaborazione a colori di una foto di mons. Alfonso Carinci dell’11 novembre 1962&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Tra le figure ecclesiastiche vicine al Papa e coinvolte nella vicenda degli scritti valtortiani vi fu mons. &#039;&#039;&#039;[[Alfonso Carinci e Maria Valtorta|Alfonso Carinci]]&#039;&#039;&#039;, Segretario della Congregazione dei Riti, organismo allora competente per le cause di beatificazione e canonizzazione. Mons. Carinci si recò personalmente a Viareggio per incontrare Maria Valtorta l’11 aprile 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 19, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; e, successivamente, il 28 e 29 giugno 1952 quando, in occasione della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, celebrò la Santa Messa nella camera della mistica&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 Agosto 1952, pag. 122, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, procurandole una gioia indicibile. Nel suo Attestato del 17 Gennaio 1952 mons. Alfonso Carinci scrisse&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “Gli Attestati del 1952 e una petizione a Pio XII”, pag. 68, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mentre la stampa immorale invade il mondo e le rappresentazioni corrompono la gioventù, viene spontaneo di ringraziare il Signore per averci dato, per mezzo di questa Sofferente, inchiodata in letto, un’Opera così letterariamente bella, così dottrinalmente e spiritualmente elevata, accessibile e profonda, attraente alla lettura e capace di essere riprodotta in rappresentazioni cinematografiche e di teatro sacro».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Carinci riconosceva così l’origine soprannaturale dell’Opera di Maria Valtorta e il suo grande valore spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante questo primo incontro dell’11 aprile 1948, Maria Valtorta – che nutriva una fiducia limitata nei Padri Serviti, a cui l’Opera era stata affidata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 12 gennaio 1947, pag. 21, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt; – chiese espressamente a mons. Carinci&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«l’approvazione dell’opera per il supremo interessamento del Santo Padre».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Proprio all’inizio del Quaderno autografo n° 111, “&#039;&#039;il III° Quaderno di Lezioni del Dolce Ospite sulle Epistole Paoline&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Catalogo dei Quaderni autografi di Maria Valtorta&#039;&#039;, annotazione di padre Berti sulla copertina, pag. 66, Centro Editoriale Valtortiano (2010)&amp;lt;/ref&amp;gt;, Maria Valtorta annota il clima di fiducia che ora regna scrivendo un elogio e un ringraziamento ai padri Migliorini e Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 20 maggio 1948 (lo scritto è senza data, il 20 maggio è una data presunta), pag. 442, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|sinistra|303x303px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
Nell’estate del 1948, un opuscolo che dell’Opera di Maria Valtorta riportava l’indice generale e alcune pagine di saggio, sotto un titolo cautamente provvisorio: &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039;, viene pubblicato con l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di monsignor &#039;&#039;&#039;[[Constantino Barneschi e Maria Valtorta|Costantino M. Barneschi]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo titolare di Tagaste e Vicario Apostolico dello Swaziland.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; è solo una prima bozza che anticipava parti della futura Opera principale di Maria Valtorta: &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato|L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il 25 ottobre 1948 Maria Valtorta annuncia a &#039;&#039;&#039;[[Madre Teresa Maria e Maria Valtorta|Madre Teresa Maria]]&#039;&#039;&#039;, la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In una successiva lettera dell’11 novembre 1948, Maria Valtorta informa Madre Teresa Maria che papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre &#039;&#039;&#039;Enrico M. Gargiani&#039;&#039;&#039; procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a mons. &#039;&#039;&#039;[[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|Michele Fontevecchia]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Montecorvo, “&#039;&#039;per ottenere una seconda e &#039;&#039;più&#039;&#039; valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e &#039;&#039;sale non appartenenti alla Città del Vaticano&#039;&#039;, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si può pensare che tutto ciò possa essere accaduto nell’entourage del Vaticano senza il parere favorevole del Santo Padre. D’altronde, egli si prese cura dell’Opera non appena il Sant’Uffizio iniziò il suo atteggiamento ostile, che poi sfociò nella ben orchestrata messa all’Indice dei Libri Proibiti, ma solo dopo la morte di Pio XII e il termine delle funzioni di Segretario della Sacra Congregazione dei Riti di mons. Alfonso Carinci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le difficoltà con il Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
Alla fine del 1948 e nei primi mesi del 1949, il Sant’Uffizio intervenne nella questione della pubblicazione. Quando già si stava preparando la stampa dell’opera, padre Enrico M. Gargiani Procuratore generale dei Servi di Maria, fu convocato dal Sant’Uffizio, che intimò ai padri Berti e Migliorini di cessare ogni attività editoriale riguardante gli scritti valtortiani.&lt;br /&gt;
L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; apposto da mons. Costantino M. Barneschi sull&#039;opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; non venne ritenuto valido dal Sant’Uffizio, a norma del Diritto canonico, perché come scrive Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma il 29 Novembre [1948], quando le rotative stavano per mettersi in moto, il Santo Uffizio fece chiamare il P. Procuratore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria e gli intimò di dire a P. Berti e P. Migliorini di non occuparsi più dell’opera se non volevano essere colpiti dai decreti del Santo Uffizio per avere abusivamente carpito (?) l’approvazione di Monsignor Barneschi contrariamente alle norme del Diritto Canonico, perché detto monsignore non è il vescovo della casa editrice né dell’Autore, e soprattutto perché: «È il vescovo degli zulù» (O che non hanno l’anima gli zulù? e un vescovo italiano, solo perché è in Africa, non è meno vescovo di uno che dimora in Italia?).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti si precipitò da P. Bea e dai Monsignori Carinci e Fontevecchia, nonché da altri monsignori e da altri P. Gesuiti, ed essi risposero concordemente: «Andate avanti lo stesso. Non possono farvi nulla».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, e non so dare loro torto, i Padri non si arrischiarono a spendere milioni per una pubblicazione che poi può venire fermata dal Santo Uffizio e neppure contravvenire agli ordini di quest’ultimo, dopo che esso ha minacciato una sospensione &#039;&#039;a Divinis&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In una lettera del 23 dicembre 1948&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 23 dicembre 1949, pag. 127, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo aver annunciato una sua visita a Viareggio per la sera di Natale, padre Berti informa Maria Valtorta della decisione presa “&#039;&#039;di portare in tipografia, il 3 gennaio 1949, i primi tre volumi&#039;&#039;” dell’Opera, ritenendo che “&#039;&#039;di tutte le difficoltà, mosseci dalla Segreteria di Stato e dal S. Ufficio, abbiamo fatto un accuratissimo esposto al Santo Padre&#039;&#039;” tramite padre Bea, Confessore di Pio XII.&lt;br /&gt;
[[File:Giovanni Bellini - Padre Eterno (2) - Musei Civici Pesaro.jpg|miniatura|“&#039;&#039;Padre Eterno&#039;&#039;” di Giovanni Bellini (1430-1516) - Musei Civici di Pesaro]]&lt;br /&gt;
In quello stesso giorno del 23 dicembre 1948 Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’&#039;&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;&#039;, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per S. Santità. Dice l’Eterno Padre:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Invoca il mio Spirito e leggi. Leggi ciò che ti può illuminare. Leggi le parole di quelli che videro un tempo, un altro tempo, e un altro ancora. Il tempo prossimo a loro. Il tempo del mio Verbo fra gli uomini. Il tempo vostro. Questo. Leggi e vedi. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi Giovanni nella sua Apocalisse. E che sono le stelle che per una terza parte Satana riesce a far precipitare dal loro Cielo, dal Cielo della Chiesa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi se non coloro che, per avermi testimoniato fedelmente, vengono uccisi dalla Bestia uscente dall’abisso? E chi se non coloro che, eletti a luminari nella Chiesa, si sono fatti luci spente? Chi se non i pastori tramutati in idoli per il loro presumere? Chi se non il sale corrottosi in veleno per i piccoli che vedono e si allontanano con disgusto e languiscono o periscono? […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi, leggi, rileggi, medita, trema, piangi. Il tempo di Sebna sovrasta. Molta parte della Chiesa vi è già travolta, lanciata come palla in mezzo alle turbe scatenate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo da anni avevo già detto al portavoce, perché ti fosse detto. Questo dico oggi a Te, Vicario del mio Cristo e servo mio. Sì. Perché Io sono Iddio. E niuno è più grande di Me. Tutti servi rispetto a Me: il Signore. Tutti un nulla davanti al mio Divino Tutto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tu, tu almeno, non essere come troppi. Separa il tuo volere dal loro, onde non farti complice loro. Tu, mio servo; ma essi servi tuoi, e Tu Capo Supremo. E la tua parola scioglie e lega, seconda soltanto alla Mia che, poiché Tu mi servi in santità e amore, alla tua si unisce, &#039;&#039;perché sia Dio che parla sulle tue labbra di Pontefice&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hai nelle mani le verghe e nello spirito la Sapienza. Io te le ho date quando ti ho eletto. Usa il potere e il sapere come ti conviene, e non disgustare il tuo Signore che ha voluto contrassegnare il tuo Papato di un dono straordinario: la Buona Novella nuovamente evangelizzata, a conferma dell’antica di secoli, a tuo aiuto, o Padre della Cristianità, e ad aiuto di tutta la cristianità contro la quale avanza il Dragone maledetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non crollare Tu pure il capo. Non dire: “Non c’è proporzione fra il dono e l’insidia”, come dicono alcuni e ti tentano a dirlo. Non offendere Me che ho generato il Verbo. Me che sono il Potente, e tutto posso se voglio. E Padre sono, e se un figlio mi ubbidisce Io lo soccorro. Quale che sia la misura dell’insidia che lo assale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non guardare al mezzo per cui ti venne il dono della Parola che viene in soccorso di chi crede, di chi dubita, ed anche di chi non crede. Il mezzo ha ubbidito nel servire la Parola e agli ordini ricevuti da Dio. E per questo a Te si è rivolto. Perché Tu faccia ciò che Dio vuole. Ma se Tu respingi il mezzo, non tanto lui colpisci e contro lui, innocente, pecchi; quanto Me colpisci, &#039;&#039;Noi&#039;&#039;, ché siamo Un solo Dio nella Nostra mirabile Trinità, e pecchi contro l’Amore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché l’Amore, il nostro Trino Amore, volle dare al tuo Ponteficato questo: la Parola di Dio. E se Tu resisti al mio Volere d’amore ripeti il gesto dei Principi dei Sacerdoti, dei Sinedristi, dei Farisei, Sadducei e Scribi, che non si piegavano alla Carità evangelizzante e la perseguitavano e condannarono prima dell’ora segnata per il Suo Martirio. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Propiziati il Signore Iddio tuo. Tu puoi. Sei il Pontefice. Non hai scuse al tuo non fare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non imitare Pilato, o avrai la sorte di Pilato, che non fu giustificato dalla simbolica lavata di mani. Egli mancò&lt;br /&gt;
alla giustizia come e più che se avesse condannato senza  chiedere che altri condannasse. Più, perché essendo colui che poteva, doveva saper far tacere le lingue peccatrici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non disconoscere Colui che parla nell’opera. Sarebbe un giudizio per Te. E conoscendolo, servilo col farlo conoscere. Sarà una gloria per Te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sprezzare questo avviso, anche se ti viene col mezzo di una creatura. Altri tuoi predecessori ascoltarono i miei mezzi. E se la Chiesa è ancora Romana è perché un Pontefice si arrese a Caterina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sii giusto, onde avere alleato il tuo Signore contro l’Anticristo che avanza». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del Santo Uffizio - Brevi Notizie&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;, del 2 febbraio 1949 a firma di mons. Giovanni Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 gennaio 1949, prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Fu ben ispirata a farlo perché mons. Carinci era un uomo molto vicino a Pio XII, era stato Rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma, dove si era formato Eugenio Pacelli. Era un uomo di pietà e di compassione, seppe così neutralizzare con la diplomazia l’offensiva del Sant’Uffizio. Cercò di far risalire l’arbitrato della causa valtortiana al Santo Padre e mobilitò “personaggi illustri” che difesero l’Opera. Tra essi: il cardinale Augustin Bea, confessore di Pio XII e direttore dell’Istituto Biblico Pontificio; mons. Ugo Lattanzi, decano dell’Università Pontificia Lateranense; Camillo Corsànego, decano dei consiglieri consistoriali incaricati dei processi di canonizzazione; mons. Maurizio Raffa, direttore del Centro internazionale di comparazione e sintesi, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://moked.it/blog/2009/11/23/maurizio-raffa-giusto-tra-le-nazioni/ Maurizio Raffa, Giusto tra le Nazioni]&amp;lt;/ref&amp;gt;); Vittorio Tredici, presidente dell’Associazione delle industrie minerarie italiane, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://trepassiavanti.wordpress.com/2016/02/20/i-giusti-sardi/ I Giusti sardi]&amp;lt;/ref&amp;gt;); prof. Lorenzo Ferri, pittore e scultore soprattutto di arte sacra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia la sua prima reazione fu di prendere tempo e di minimizzare le intenzioni del Sant’Uffizio: le anime sante non immaginano il male, confidano in tutto&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta&#039;&#039;” ([https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/1Cor/13/?sel=13,7&amp;amp;vs=1Cor%2013,7 1 Corinzi 13,7])&amp;lt;/ref&amp;gt;. Così mons. Carinci, il 17 gennaio 1949, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Annotazione di mons. Alfonso Carinci 28 gennaio 1949.webp|miniatura|sinistra|Annotazione di mons. Alfonso Carinci sul margine della lettera di Maria Valtorta del 20 gennaio 1949]]&lt;br /&gt;
Ricevuta la lettera di mons. Carinci, Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pochi giorni dopo mons. Carinci mostrerà la lettera di Maria Valtorta al Santo Padre annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli dice che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il Papa in persona si occupava, davvero, del caso di Maria Valtorta. Ma la reazione del Sant’uffizio non fu una reazione di obbedienza alle indicazioni del papa: il 15 febbraio 1949 fu imposto il blocco della pubblicazione dell’opera e la consegna di tutti i manoscritti originali di Maria Valtorta!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La sentenza di blocco del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
Padre Corrado M. Berti, assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria, vengono convocati da due commissari del Sant&#039;Uffizio della sezione censura dei libri, tra cui mons. &#039;&#039;&#039;[[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|Giovanni Pepe]]&#039;&#039;&#039;, (lo stesso che sarà destituito da Pio XII tre anni più tardi per una colpa che dimostrava la scarsa importanza che il Sant’Uffizio attribuiva al parere del Papa&amp;lt;ref&amp;gt;François-Michel Debroise, &#039;&#039;À la rencontre de Maria Valtorta - Tome 1&#039;&#039;, pag. 105, Centro Editoriale Valtortiano (2019)&amp;lt;/ref&amp;gt;) e padre Cristoforo Bigazzi, O.P.&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla dichiarazione giurata&amp;lt;ref&amp;gt;documento [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978 di padre Corrado Berti&amp;lt;/ref&amp;gt; redatta dallo stesso padre Berti leggiamo:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma, nel 1949, il Sant&#039;Ufficio, del quale, allora, era segretario il Card. Alfredo Ottaviani e assessore Mons. Pietro Parente, chiamò il P. Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e il P. Corrado M. Berti, considerato il principale responsabile. Mons. Pepe e il P. Berruti, O.P., ufficiali del Sant&#039;Ufficio, lessero la sentenza e vollero che P. Berti la firmasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con questa sentenza comandarono che il P. Berti consegnasse al Sant&#039;Ufficio tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta, evidentemente per distruggerli o tenerli chiusi per sempre: &amp;quot;Qui rimarranno come in un sepolcro&amp;quot;, disse Mons. Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti portò tutti i dattiloscritti in suo possesso; ma non potè consegnare i manoscritti, perchè detenuti dalla scrittrice; e non potè consegnare la totalità dei dattiloscritti, perché posseduti da altre persone, che non vollero privarsene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, e finalmente, il Sant&#039;Ufficio proibì la pubblicazione dell&#039;Opera, comminandone il collocamento all&#039;Indice, in caso di eventuale pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti non potè manifestare al Sant&#039;Ufficio le parole dettegli da Papa Pio XII in udienza, perchè non gli fu permesso di parlare, ma gli fu concesso soltanto di ascoltare e firmare la sentenza senza commento. Erano i metodi di quel tempo preconciliare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Sant&#039;Ufficio, però, fu buono con l&#039;inferma Maria Valtorta e non le comunicò la sentenza. La seppe da P. Berti, per necessità di cose, e ne fu desolata. Si aggravò.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Alfonso Carinci cerca subito di rincuorare Maria Valtorta assicurandole che, né gli scritti né la sua persona sono stati condannati dal Sant’Uffizio, ma solo la pubblicazione è stata bloccata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 15 marzo 1949, pag. 46, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizia così un lungo periodo di attesa e di speranza, ma anche di grande sofferenza per Maria Valtorta, nel quale vengono inutilmente intraprese azioni volte a togliere la proibizione del Sant’Uffizio a pubblicare l’opera.&lt;br /&gt;
== Le iniziative successive e i tentativi di ricorso ==&lt;br /&gt;
Anche nel settembre del 1949 mons. Carinci comunica, nuovamente, che gli scritti presso il Sant’Uffizio sono “&#039;&#039;sotto un più accurato esame&#039;&#039;” e poi chiede a Maria Valtorta di rivelare dove riposi il corpo di San Pietro per comunicarlo al Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 29 settembre 1949, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ma Maria Valtorta risponde che già nel febbraio del 1949 aveva consegnato una lettera per il Papa, con le traslazioni del corpo del primo Pontefice-Martire, nonostante avesse avuto l’ordine di tacere. Maria Valtorta riconosce di aver disubbidito nel dare quelle informazioni, ma lo aveva fatto proprio perché persuasa che il papa desiderava tanto quelle informazioni per porre fine alle dispute con le confessioni protestanti. Ma l’Opera era stata ugualmente bloccata dal Sant’Uffizio, e a lei “&#039;&#039;ne è venuto del male, come Gesù diceva&#039;&#039;”. Adesso, nonostante che anch’essa desiderasse scaricarsi dal segreto, non può che mantenere l’ubbidienza al volere di Dio e tacere&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti, con l’aiuto di mons. Carinci, cercò di ottenere un’altra udienza con il Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma questa seconda udienza non ebbe luogo per due ragioni: perché l’Anno Santo del 1950 impegnò l’agenda del Sommo Pontefice e perché l’entourage del Papa, pur favorevole a Maria Valtorta, non desiderava uno scontro diretto con il Sant’Uffizio, che era assai temuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni successivi mons. Carinci continua ad operare a favore dell’opera di Maria Valtorta, cerca di ottenere una nuova udienza con il Santo Padre, conforta spiritualmente e sovviene materialmente Maria Valtorta, infine in data 29 gennaio 1952 si fa promotore di una [[Petizione al papa|petizione a papa]] Pio XII, sottoscritta insieme ad altri “personaggi illustri” che difesero l’Opera, perchè convinto che solo un intervento personale del Sommo Pontefice avrebbe potuto sbloccare l’irrigidimento del Sant’Uffizio e arrivare a una pubblicazione favorevole degli Scritti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
[[File:Petizione a papa Pio XII.jpg|miniatura|destra|Petizione del 29 gennaio 1952 al papa Pio XII firmata da mons. Alfonso Carinci]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Beatissimo Padre,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prostrato ai piedi della Santità Vostra,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
umilmente imploro anche a nome del&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mo P. Agostino Bea, S.J., e dei&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mi M.ri:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Angelo Mercati&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ugo Lattanzi, Prof. di teologia fondamentale e biblica nel Pont. Ateneo Lateranense,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maurizio Raffa, Direttore del Centro di Comparazione e Sintesi; dei Signori:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avv. On. Camillo Corsanego, Prof. di Diritto al Pont. Ateneo Lateranense e di Teologia all’Università Internazionale “Pro Deo”,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Nicola Pende, dell’Università di Roma,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Lorenzo Ferri, scultore e pittore,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comm. Vittorio Tredici, mineralologo,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
le cui dichiarazioni si allegano a questa istanza, che l’opera «PAROLE DI VITA», scritta da Maria Valtorta (la quale da un ventennio giace in letto), “senza il nome dell’autrice, né come derivante da visioni o stati straordinari, ma semplicemente come Vita di Gesù raccontata e illustrata per il popolo cattolico, dopo una coscienziosa revisione fatta da un revisore competente in teologia ed esegesi” (vedi dichiarazione del Rev.mo P. Bea), da nominarsi da Vostra Santità, col debito “Imprimatur” possa pubblicarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al revisore che, spero, Vostra Santità vorrà nominare, potrei far leggere le lettere scrittemi dalla Valtorta, le quali mostrano&lt;br /&gt;
evidentemente il buono spirito della signorina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spero che Vostra Santità vorrà benignamente esaudire il desiderio degli oratori, i quali con me e la Valtorta implorano l’Apostolica Benedizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Roma, 29 Gennaio 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
+ Alfonso Carinci, Arc. di Seleucia d’Isauria,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Segr. della Sacra Congr. dei Riti.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È attestato che mons. Carinci intratteneva rapporti diretti con papa Pio XII; tuttavia, per senso di correttezza istituzionale, egli scelse di avvalersi dei canali ordinari della Curia romana per la trasmissione della Petizione. La documentazione disponibile indica che il testo fu esaminato dal Sant’Uffizio, che si farà beffe delle “personalità illustri” accusandole di ingenuità. Non risulta invece accertato che la petizione sia giunta direttamente all’attenzione del pontefice, né che egli ne abbia avuto conoscenza.&lt;br /&gt;
== L’intervento di Pio XII contro un decreto del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:Padre Pio da Pietrelcina.webp|sinistra|miniatura|Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968)]]&lt;br /&gt;
Nello stesso periodo accade un episodio significativo del pontificato di Pio XII, utile per comprendere il contesto ecclesiastico in cui maturarono vicende analoghe: riguarda il provvedimento emesso dal Sant’Uffizio contro &#039;&#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;&#039; nel 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine del 1951, mons. Giovanni Pepe, commissario del Sant’Uffizio per la censura dei libri, e l’abate benedettino Emanuele Caronti furono inviati dal Sant’Uffizio a San Giovanni Rotondo per svolgere un’indagine sul frate cappuccino, nell’ambito delle numerose visite ispettive a cui egli fu sottoposto nel corso degli anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordiamo come, appena divenuto papa, Pio XII aveva ordinato alle Congregazioni romane di “&#039;&#039;lasciare in pace Padre Pio&#039;&#039;”, e aveva definito Padre Pio: “&#039;&#039;la salvezza dell&#039;Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 3 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 3 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
In seguito alla relazione redatta dai due ispettori, il 16 gennaio 1952 il Sant’Uffizio comunicò ai superiori dell’Ordine dei Cappuccini alcune misure restrittive, tra cui la limitazione dei pellegrinaggi e il divieto di favorire la diffusione di scritti e immagini relativi a Padre Pio. Il 30 luglio 1952 lo stesso Sant’Uffizio emanò un decreto con cui venivano posti all’Indice dei Libri Proibiti ben otto volumi dedicati al frate, perché privi dell’approvazione ecclesiastica:&lt;br /&gt;
*Argentieri Domenico, &#039;&#039;La prodigiosa storia di Padre Pio&#039;&#039;, Milano, Tarantola, 1951.&lt;br /&gt;
*Apollonio Donato, &#039;&#039;Incontri con Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta &amp;amp; Figli, 1951.&lt;br /&gt;
*Fiorentini Guido Greco, &#039;&#039;Entità meravigliosa di Padre Pio&#039;&#039;, S. Maria Capua Vetere, Editore Beato, 1949.&lt;br /&gt;
*Lotti Franco, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, S. Giovanni Rotondo, Abresch, 1951.&lt;br /&gt;
*Camilleri Carmelo, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Città di Castello, Soc. Tip. “Leonardo da Vinci”, 1952.&lt;br /&gt;
*Pedriali Gian Carlo, &#039;&#039;Ho visto Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta, 1948.&lt;br /&gt;
*Delfino-Sessa Piera, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Genova, Demos, 1950.&lt;br /&gt;
*Trabucco Carlo, &#039;&#039;Il mondo di Padre Pio&#039;&#039;, Roma, Ernesto Giacomaniello, 1950.&lt;br /&gt;
[[File:L&#039;Osservatore della Domenica - 10 Agosto 1952.webp|sinistra|miniatura|140px|&#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039;, 10 agosto 1952, Anno XIX, pag. 2]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 5 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
Il provvedimento fu reso noto da &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; il 3 agosto 1952. La proscrizione sarebbe stata adottata senza alcuna informazione diretta al pontefice, che ne sarebbe venuto a conoscenza solo attraverso la stampa vaticana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La reazione di papa Pio XII fu significativa: egli dispose l’immediata pubblicazione di una «nota di accomodamento», redatta dal cardinale Giuseppe Pizzardo e apparsa su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 agosto 1952, ripresa anche da &#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039; del 10 agosto 1952; poi ordinò il trasferimento di mons. Giovanni Pepe rimuovendolo dal suo incarico al Sant’Uffizio. Per la prima volta, un decreto emanato e reso pubblico dal Sant’Uffizio veniva bloccato e quindi reso non esecutivo, infatti, il decreto non venne mai pubblicato negli &#039;&#039;Acta Apostolicae Sedis&#039;&#039;, la gazzetta ufficiale della Santa Sede.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello stesso contesto, la Segreteria di Stato, tramite mons. Angelo Dell’Acqua, trasmise al Sant’Uffizio una comunicazione in cui si auspicava che Padre Pio: “&#039;&#039;possa svolgere indisturbato il suo ministero sacerdotale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Luigi Peroni, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, nota 23 a pag. 471, Borla (1994); Emanuele Giannuzzo, &#039;&#039;San Pio da Pietrelcina&#039;&#039; pag. 332-333, BooksprintEdizioni (2012); Angelo M. Mischitelli, &#039;&#039;Padre Pio. Un uomo un santo&#039;&#039;, pag. 645, Sovera Edizioni (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo episodio viene proposto come rivelatore della complessità dei rapporti e delle tensioni esistenti all’interno della Curia romana, tra il Sant’Uffizio e altri organismi, in quel periodo storico. Occorre evidenziare come, durante l’ultima parte del pontificato di Pio XII, l’Opera di Maria Valtorta non fu più colpita da altri provvedimenti nonostante che venne anche pubblicata, in quattro volumi usciti tra il 1956 e il 1959, con il titolo: &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;. Ma fino alla morte di papa Pio XII e la successiva elezione del nuovo pontefice Giovanni XXIII, il Sant’Uffizio rimase fermo, forse memore di quello era accaduto dopo la messa all’Indice dei Libri Proibiti dei volumi su padre Pio da Pietrelcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La pubblicazione dell&#039;Opera di Maria Valtorta e la condanna del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|sinistra|150px|Notifica di Condanna su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Articolo.webp|miniatura|destra|150px|Articolo su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
Gli Scritti di Maria Valtorta, nella loro prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) furono pubblicati in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno. L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di inserire l’opera di Maria Valtorta nell’[[Indice dei Libri Proibiti e Maria Valtorta|Indice dei Libri Proibiti]]&amp;lt;ref&amp;gt;nella sessione del 16 dicembre 1959&amp;lt;/ref&amp;gt; e la rese nota pubblicando il decreto di condanna su [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/L%E2%80%99Osservatore_Romano_-_6_Gennaio_1960.webp &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960], accompagnandolo con un articolo anonimo intitolato: “Una vita di Gesù malamente romanzata”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rileviamo come mons. Alfonso Carinci, tutore e difensore dell&#039;Opera di Maria Valtorta presso la Curia romana, termina le sue funzioni di segretario della Sacra Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; proprio il 5 gennaio 1960, il giorno precedente alla pubblicazione della notifica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante i lavori del Concilio Vaticano II, l’8 novembre 1963, il cardinale arcivescovo di Colonia mons. Josef Frings (1887-1978) intervenne criticamente sui metodi del Sant’Uffizio, allora guidato dal cardinale [[Alfredo Ottaviani e Maria Valtorta|Alfredo Ottaviani]][[Augustin Bea e Maria Valtorta]] (1890-1979), denunciando i “metodi immorali” del Sant’Uffizio con queste parole pronunciate in latino&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 616; Francisco Gil Hellín, 474&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mi sembra molto importante che queste regole, soprattutto quelle sulla netta distinzione fra ambito amministrativo e ambito giudiziario, vengano estese a tutte le congregazioni, anche alla &#039;&#039;Suprema Congregatio Sancti Officii&#039;&#039;, la cui modalità procedurale per molti aspetti non si accorda più con il nostro tempo ed è per la Chiesa un danno e per molti uno scandalo».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Aggiungendo che&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 617; Francisco Gil Hellín, 474-475&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«… Nessuno dovrebbe essere giudicato e condannato a motivo di quanto a ragione o a torto crede, senza essere prima ascoltato, senza conoscere prima le accuse mosse contro di lui o contro qualcosa che ha scritto, senza che prima gli venga data la possibilità di correggere se stesso o quanto ha scritto».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tali osservazioni si inserivano in un più ampio dibattito sul funzionamento degli organismi dottrinali della Curia romana, ma le conseguenze furono considerevoli e già nel 1966, sotto il pontificato di Paolo VI, portarono alla riforma del Sant’Uffizio, con l’abolizione definitiva dell’Indice dei Libri Proibiti. Tale elenco cessò di avere valore giuridico, pur rimanendo il principio di una valutazione prudente delle opere di carattere religioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcune testimonianze hanno sostenuto che dopo la soppressione dell’Indice, l&#039;Opera di Maria Valtorta avrebbe illuminato il cammino di ben sette santi e beati, sulle orme del Venerabile Pio XII, che si sono avvalsi di questi Scritti:&lt;br /&gt;
*San [[Giovanni Paolo II e Maria Valtorta|Giovanni Paolo II]]&lt;br /&gt;
*San [[Paolo VI e Maria Valtorta|Paolo VI]]&lt;br /&gt;
*San [[Padre Pio e Maria Valtorta|Pio da Pietrelcina]]&lt;br /&gt;
*Santa [[Madre Teresa di Calcutta e Maria Valtorta|Madre Teresa di Calcutta]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Gabriele M. Allegra e Maria Valtorta|Gabriele M. Allegra]]&lt;br /&gt;
*Beata [[Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento e Maria Valtorta|Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Luigi Novarese e Maria Valtorta|Luigi Novarese]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e tutti lettori che nel mondo si fanno promotori del &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[fr:Pie XII et Maria Valtorta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Pio_XII_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6832</id>
		<title>Pio XII e Maria Valtorta</title>
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		<updated>2026-03-27T14:58:19Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Pope_Pius_XII_%E2%80%93_Michael_Pitcairn_%281951%29.jpg|miniatura|Papa Pio XII è stato il 260º pontefice della Chiesa cattolica, eletto il 2 marzo 1939 fino al 9 ottobre 1958]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eugenio Pacelli&#039;&#039;&#039;, nato il 2 marzo 1876 e morto il 9 ottobre 1958, fu il 260º pontefice della Chiesa cattolica con il nome di &#039;&#039;&#039;Pio XII&#039;&#039;&#039;. Il suo pontificato, dal 1939 al 1958, coincise con gli anni in cui la mistica italiana &#039;&#039;&#039;[[Maria Valtorta]]&#039;&#039;&#039; redasse i suoi scritti, poi pubblicati nella prima edizione dell&#039;opera (dal 1956 al 1959) con il titolo &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diverse testimonianze legate all’ambiente dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e ad ambienti ecclesiastici dell’epoca, Pio XII fu informato dell’esistenza degli scritti valtortiani e ne avrebbe seguito con interesse le vicende editoriali. La questione della loro pubblicazione si sviluppò tuttavia in un contesto complesso, segnato anche dall’intervento del Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La consegna degli scritti di Maria Valtorta in Vaticano ==&lt;br /&gt;
Durante il periodo in cui prestava servizio presso l’ospedale San Gallicano di Roma, &#039;&#039;&#039;padre Corrado Maria Berti&#039;&#039;&#039;, dei Servi di Maria, ebbe occasione di conoscere e diventare amico di Mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quel periodo gli scritti di Maria Valtorta non erano ancora stati pubblicati, ma circolavano in forma di copie dattiloscritte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo la testimonianza di padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 15 luglio 1947, pag. 124, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, mons. Norese aveva accesso al tavolo di lavoro del pontefice e consegnava abitualmente al Papa documenti e corrispondenza. Il 9 maggio 1947 padre Berti consegnò a mons. Norese alcuni fascicoli dell’opera (Prevangelo, 1° anno e gran parte del 2° anno della vita pubblica di Gesù), elegantemente legati in tela bianca con stemma in oro, egli dopo averli letti ed esserne rimasto favorevolmente impressionato, promise che gli avrebbe portati in Vaticano e sarebbero così giunti nelle mani di Pio XII.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli incontri successivi con padre Berti, mons. Norese riferì di aver notato che il segnalibro nei fascicoli avanzava progressivamente, interpretando ciò come segno che il Papa stesse leggendo il testo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’udienza papale del 26 febbraio 1948==&lt;br /&gt;
[[File:Osservatore romano 27 02 48.png|miniatura|180px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]]&lt;br /&gt;
Un episodio frequentemente citato nella letteratura valtortiana riguarda l’udienza concessa da Pio XII il 26 febbraio 1948. Secondo quanto riportato da &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948, Pio XII ricevette in udienza privata:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;Romualdo Maria Migliorini&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1884-1953), direttore spirituale di Maria Valtorta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;Corrado Maria Berti&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1911-1980), docente di teologia sacramentaria&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;Andrea Maria Cecchin&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;La causa di beatificazione del Servo di Dio Andrea M. Cecchin è stata aperta dalla Diocesi di Vicenza e dall&#039;Ordine dei Servi di Maria il 23 marzo 2002 e si è chiusa il 15 settembre 2008.&amp;lt;/ref&amp;gt; O.S.M. (1914-1995), priore del Collegio internazionale S. Alessio Falconieri dei Servi di Maria in Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Il Collegio internazionale S. Alessio, dal 1950, fu elevato da papa Pio XII a Pontificia Facoltà Teologica &#039;&#039;Marianum&#039;&#039;, riservata ai frati servi di Maria con specializzazione in Teologia Mariana (Mariologia).&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante l’udienza con Pio XII, secondo la testimonianza padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “L’assenso di Pio XII e il veto del Sant’Uffizio”, pag. 58, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, padre Migliorini avrebbe dovuto parlare al papa dell&#039;opera di Maria Valtorta, ma lasciò la parola al confratello più giovane perché troppo emozionato; il Papa mostrò di aver preso conoscenza dell’Opera, accettò il dono di altri fascicoli dattiloscritti dell&#039;opera di Maria Valtorta e infine avrebbe incoraggiato la pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il giudizio del Papa, pur essendo autorevole al sommo, rimase tuttavia informale e privato non assumendo la forma di un pronunciamento ufficiale. Pio XII aveva indicato ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/1949-2-2-Brevi-Notizie.pdf Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a norma del Diritto Canonico; nonostante che su una simile questione il Sommo Pontefice sia il giudice ultimo&amp;lt;ref&amp;gt;Secondo gli articoli 218 e 219 del [http://www.catho.org/9.php?d=bpl#w Codice di Diritto Canonico del 1917], il Papa acquisisce un supremo potere, per diritto divino, su tutta la Chiesa.&amp;lt;/ref&amp;gt;, il parere fu espresso a titolo personale, come richiede la prassi della Chiesa in questa materia. Nessun papa, infatti, ha mai concesso, in quanto tale, un &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; formale a un’opera di autore. La questione rimase pertanto soggetta alla competenza del Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Pio X nella sua Lettera Enciclica [https://www.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html#:~:text=Siffatte%20apparizioni%20o%20rivelazioni%20non%20furono%20n%C3%A9%20approvate%20n%C3%A9%20condannate%20dalla%20Sede%20Apostolica%2C%20ma%20solo%20passate%20come%20da%20piamente%20credersi%20con%20sola%20fede%20umana%2C%20conforme%20alla%20tradizione%20di%20cui%20godono%2C%20confermata%20pure%20da%20idonei%20testimoni%20e%20documenti &#039;&#039;Pascendi Dominici Gregis&#039;&#039;] sugli errori del Modernismo dell&#039;8 settembre 1907, ricordava che anche le apparizioni o rivelazioni private riconosciute: “&#039;&#039;non furono né approvate né condannate dalla Sede Apostolica, ma solo passate come da piamente credersi con sola fede umana&#039;&#039;”.&amp;lt;/ref&amp;gt;, che avrebbe manifestato forti riserve sull’opera di Maria Valtorta, arrivando – prima della pubblicazione – a bloccare gli sforzi dei padri Berti e Migliorini (1949), poi – dopo la pubblicazione – a inserirla nell’Indice dei Libri Proibiti (1959).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Va osservato che in quel periodo papa Pio XII era particolarmente sensibile alle distorsioni che potevano essere fatte del Vangelo. Egli lo affermò con fermezza nel 1950, nella sua Lettera Enciclica &#039;&#039;Humani Generis&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;testo in italiano della lettera enciclica &#039;&#039;[https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis.html Humani Generis]&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; dedicata a “&#039;&#039;circa alcune false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica&#039;&#039;”. Non avrebbe dunque chiesto di avviare il processo di pubblicazione se l’opera di Maria Valtorta avesse presentato un qualche pericolo in questo ambito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’ambiente vaticano e l’interesse per le rivelazioni private ==&lt;br /&gt;
[[File:Luigina Sinapi mod AI.webp|miniatura|250px|Luigina Sinapi (1916 - 1978)&amp;lt;ref&amp;gt;immagine rielaborata con AI&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Nel contesto della spiritualità cattolica del XX secolo, l’interesse per fenomeni mistici e rivelazioni private era relativamente diffuso. Anche papa Pio XII ebbe contatti con diverse figure considerate mistiche.&lt;br /&gt;
Tra queste la venerabile Serva di Dio &#039;&#039;&#039;Luigina Sinapi&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Francesco l&#039;ha dichiarata Venerabile, [https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/01/27/0081/00165.html Decreto del 27 gennaio 2025]&amp;lt;/ref&amp;gt;, una Fedele laica romana che dichiarava di ricevere rivelazioni spirituali. Secondo alcune testimonianze, ella avrebbe avuto contatti con ambienti vaticani e con lo stesso Pio XII&amp;lt;ref&amp;gt;sito ufficiale del [https://www.causesanti.va/it/venerabili/luigia-sinapi.html Dicastero per le Cause dei Santi]: “&#039;&#039;godette la fiducia del Venerabile Servo di Dio Pio XII&#039;&#039;”&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;aprile del 1937, il cardinale Eugenio Pacelli (futuro papa Pio XII) era un collaboratore molto stretto di papa Pio XI e dirigeva la Segreteria di Stato, il dicastero più importante del Vaticano in quanto direttamente al servizio del Papa. In quel periodo, la sorella minore, la marchesa Elisabetta Pacelli, gli presentò una giovane di 21 anni che l’aveva avvicinata in Piazza San Pietro. Luigina Sinapi, questo il nome della ragazza, aveva ricevuto dalla [[Vergine Maria]], nel luogo detto delle Tre Fontane a Roma, il seguente messaggio&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/venerabile-serva-di-dio-luigina-sinapi/ Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Esattamente fra dieci anni, tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa e vuole uccidere il Papa... Ora tu va in piazza S. Pietro, troverai una signora vestita così... e le chiederai di condurti da suo fratello Cardinale: porterai a lui il mio messaggio. Da questo luogo, stabilirò a Roma il trono della mia gloria... Inoltre dirai al Cardinale che prestò sarà lui il nuovo Papa”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E così fece. La giovane veggente trasmise quindi il messaggio che aveva appena ricevuto al Cardinale Eugenio Pacelli.&lt;br /&gt;
[[File:PieXII-Menendez.jpg|sinistra|miniatura|Lettera autografa del card. Eugenio Pacelli]]&lt;br /&gt;
Nel periodo in cui la giovane Luigina Sinapi rivelò il messaggio ricevuto alle Tre Fontane, il cardinale Eugenio Pacelli stava scrivendo la prefazione al libro &#039;&#039;Invito all&#039;Amore&#039;&#039;, che raccoglieva le rivelazioni private attribuite alla Serva di Dio suor &#039;&#039;&#039;Josefa Menéndez&#039;&#039;&#039; (1890-1923).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A partire dal 22 gennaio 1949 questo libro fu letto anche da Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 28 gennaio 1949, pag. 182, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo che i ‘dettati’ e le ‘visioni’ sulla Vita di Gesù si erano conclusi. Maria Valtorta riconobbe in tali rivelazioni a suor Josefa, lo stesso Autore divino che riteneva all’origine delle proprie esperienze mistiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le profezie attribuite a Luigina Sinapi si avverarono: prima l’elezione del cardinale Eugenio Pacelli al soglio di Pietro nel marzo del 1939, poi, nell’aprile del 1947, le apparizioni mariane alle Tre Fontane&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/la-storia-delle-tre-fontane/la-vergine-della-rivelazione// Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;  a Bruno Cornacchiola (1913-2001) che si convertì al cattolicesimo e confidò al Papa di aver avuto l’intenzione di ucciderlo. Pio XII avrebbe detto al gesuita padre Riccardo Lombardi (1908-1979), noto come “il microfono di Dio”, di essere già a conoscenza di tali eventi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diversi racconti biografici e testimonianze successive, papa Pio XII avrebbe mantenuto contatti con Luigina Sinapi, talvolta attraverso conversazioni telefoniche o incontri personali. Questi rapporti privilegiati sarebbero stati guardati con una certa diffidenza da alcuni ambienti del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In alcune lettere ricevute&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti del 20 marzo 1950, pag. 145, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt; e scritte&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera di Maria Valtorta [senza data], pp. 280-281, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai il 1° Maggio 1950 (ancora inedita), Archivio della &#039;&#039;Fondazione Erede di Maria Valtorta&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; da Maria Valtorta, viene fatta menzione di una mistica trentenne di nome &#039;&#039;&#039;Luciana&#039;&#039;&#039; che era in stretti rapporti con il Santo Padre e che perorò la pubblicazione dell&#039;opera di Maria Valtorta. In particolare, nel gennaio del 1950, durante una visita in Vaticano, Luciana portò al Sant’Uffizio un messaggio dal Cielo: li avvisava del male che stavano facendo alle anime ostacolando l’opera di Maria Valtorta all’insaputa del Papa. La reazione fu violenta, arrivando a minacce, brutalità fisiche e persino a una minaccia esplicita di stupro da parte di un prelato, che però rimase come paralizzato fino a quando non confessò pubblicamente quella violenza. È possibile congetturare che, dietro al nome di Luciana (magari utilizzato per motivi di discrezione), vi possa essere proprio la figura della mistica Luigina Sinapi che, effettivamente, ebbe in quegli stessi anni un intenso rapporto d&#039;amicizia con papa Pio XII e anche con Padre Pio.&lt;br /&gt;
[[File:San Pietro - tav - 38-1.webp|miniatura|&#039;&#039;San Pietro negli ultimi tempi&#039;&#039;, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri”]]&lt;br /&gt;
Nel complesso, questi episodi evidenziano l’interesse di Pio XII per i fenomeni mistici e il suo desiderio di esercitare personalmente il suo giudizio in questo ambito, al di là dei censori del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le riserve espresse da alcuni ambienti ecclesiastici, diverse testimonianze indicano che nell’entourage diretto del Papa vi fossero persone favorevoli alla diffusione degli scritti di Maria Valtorta. Anche alcuni prelati del Sant’Uffizio chiesero esplicitamente a padre Berti di rivolgersi direttamente a Maria Valtorta affinché fornisse indicazioni a riguardo del luogo della sepoltura di San Pietro a Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, lettera di P. Berti dell’11 luglio 1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *2, Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maria Valtorta, infatti, aveva ricevuto ‘dettati’ e ‘visioni’ inerenti la tomba dell’apostolo, includendo dettagli sul luogo di sepoltura e sulle reliquie, ancora ben conservate, in una inviolata catacomba del sottosuolo romano&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, a partire dal 25-7-1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *5 e sgg., Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In quegli anni la localizzazione della tomba di san Pietro era oggetto di ricerche archeologiche, promosse durante il pontificato di papa Pio XII, nell&#039;area archeologica sotto il colle Vaticano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Maria Valtorta furono rivolte diverse richieste affinché rivelasse con maggiore precisione le informazioni contenute nella sua esperienza mistica. La mistica tuttavia sostenne di aver ricevuto l’ordine di non fornire indicazioni sull&#039;ubicazione della catacomba e si limitò, su pressione di padre Berti, a scrivere una lettera al Papa con le traslazioni del corpo di San Pietro, spiegando come il luogo del martirio non coincida con il luogo di sepoltura del primo papa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste richieste evidenziano chiaramente il grado di credibilità di cui godeva Maria Valtorta presso la Segreteria di Stato, la più alta autorità del Vaticano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’Opera progredisce in un clima favorevole ==&lt;br /&gt;
[[File:Alfonso Carinci color.png|miniatura|Mons. Alfonso Carinci (1862-1963)&amp;lt;ref&amp;gt;rielaborazione a colori di una foto di mons. Alfonso Carinci dell’11 novembre 1962&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Tra le figure ecclesiastiche vicine al Papa e coinvolte nella vicenda degli scritti valtortiani vi fu mons. &#039;&#039;&#039;Alfonso Carinci&#039;&#039;&#039;, Segretario della Congregazione dei Riti, organismo allora competente per le cause di beatificazione e canonizzazione. Mons. Carinci si recò personalmente a Viareggio per incontrare Maria Valtorta l’11 aprile 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 19, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; e, successivamente, il 28 e 29 giugno 1952 quando, in occasione della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, celebrò la Santa Messa nella camera della mistica&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 Agosto 1952, pag. 122, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, procurandole una gioia indicibile. Nel suo Attestato del 17 Gennaio 1952 mons. Alfonso Carinci scrisse&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “Gli Attestati del 1952 e una petizione a Pio XII”, pag. 68, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mentre la stampa immorale invade il mondo e le rappresentazioni corrompono la gioventù, viene spontaneo di ringraziare il Signore per averci dato, per mezzo di questa Sofferente, inchiodata in letto, un’Opera così letterariamente bella, così dottrinalmente e spiritualmente elevata, accessibile e profonda, attraente alla lettura e capace di essere riprodotta in rappresentazioni cinematografiche e di teatro sacro».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Carinci riconosceva così l’origine soprannaturale dell’Opera di Maria Valtorta e il suo grande valore spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante questo primo incontro dell’11 aprile 1948, Maria Valtorta – che nutriva una fiducia limitata nei Padri Serviti, a cui l’Opera era stata affidata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 12 gennaio 1947, pag. 21, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt; – chiese espressamente a mons. Carinci&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«l’approvazione dell’opera per il supremo interessamento del Santo Padre».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Proprio all’inizio del Quaderno autografo n° 111, “&#039;&#039;il III° Quaderno di Lezioni del Dolce Ospite sulle Epistole Paoline&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Catalogo dei Quaderni autografi di Maria Valtorta&#039;&#039;, annotazione di padre Berti sulla copertina, pag. 66, Centro Editoriale Valtortiano (2010)&amp;lt;/ref&amp;gt;, Maria Valtorta annota il clima di fiducia che ora regna scrivendo un elogio e un ringraziamento ai padri Migliorini e Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 20 maggio 1948 (lo scritto è senza data, il 20 maggio è una data presunta), pag. 442, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|sinistra|303x303px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
Nell’estate del 1948, un opuscolo che dell’Opera di Maria Valtorta riportava l’indice generale e alcune pagine di saggio, sotto un titolo cautamente provvisorio: &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039;, viene pubblicato con l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di monsignor &#039;&#039;&#039;Costantino M. Barneschi&#039;&#039;&#039;, Vescovo titolare di Tagaste e Vicario Apostolico dello Swaziland.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; è solo una prima bozza che anticipava parti della futura Opera principale di Maria Valtorta: &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato|L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il 25 ottobre 1948 Maria Valtorta annuncia a &#039;&#039;&#039;Madre Teresa Maria&#039;&#039;&#039;, la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In una successiva lettera dell’11 novembre 1948, Maria Valtorta informa Madre Teresa Maria che papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre &#039;&#039;&#039;Enrico M. Gargiani&#039;&#039;&#039; procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a mons. &#039;&#039;&#039;[[Michele Fontevecchia e Maria Valtorta|Michele Fontevecchia]]&#039;&#039;&#039;, Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Montecorvo, “&#039;&#039;per ottenere una seconda e &#039;&#039;più&#039;&#039; valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e &#039;&#039;sale non appartenenti alla Città del Vaticano&#039;&#039;, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si può pensare che tutto ciò possa essere accaduto nell’entourage del Vaticano senza il parere favorevole del Santo Padre. D’altronde, egli si prese cura dell’Opera non appena il Sant’Uffizio iniziò il suo atteggiamento ostile, che poi sfociò nella ben orchestrata messa all’Indice dei Libri Proibiti, ma solo dopo la morte di Pio XII e il termine delle funzioni di Segretario della Sacra Congregazione dei Riti di mons. Alfonso Carinci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le difficoltà con il Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
Alla fine del 1948 e nei primi mesi del 1949, il Sant’Uffizio intervenne nella questione della pubblicazione. Quando già si stava preparando la stampa dell’opera, padre Enrico M. Gargiani Procuratore generale dei Servi di Maria, fu convocato dal Sant’Uffizio, che intimò ai padri Berti e Migliorini di cessare ogni attività editoriale riguardante gli scritti valtortiani.&lt;br /&gt;
L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; apposto da mons. Costantino M. Barneschi sull&#039;opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; non venne ritenuto valido dal Sant’Uffizio, a norma del Diritto canonico, perché come scrive Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma il 29 Novembre [1948], quando le rotative stavano per mettersi in moto, il Santo Uffizio fece chiamare il P. Procuratore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria e gli intimò di dire a P. Berti e P. Migliorini di non occuparsi più dell’opera se non volevano essere colpiti dai decreti del Santo Uffizio per avere abusivamente carpito (?) l’approvazione di Monsignor Barneschi contrariamente alle norme del Diritto Canonico, perché detto monsignore non è il vescovo della casa editrice né dell’Autore, e soprattutto perché: «È il vescovo degli zulù» (O che non hanno l’anima gli zulù? e un vescovo italiano, solo perché è in Africa, non è meno vescovo di uno che dimora in Italia?).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti si precipitò da P. Bea e dai Monsignori Carinci e Fontevecchia, nonché da altri monsignori e da altri P. Gesuiti, ed essi risposero concordemente: «Andate avanti lo stesso. Non possono farvi nulla».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, e non so dare loro torto, i Padri non si arrischiarono a spendere milioni per una pubblicazione che poi può venire fermata dal Santo Uffizio e neppure contravvenire agli ordini di quest’ultimo, dopo che esso ha minacciato una sospensione &#039;&#039;a Divinis&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In una lettera del 23 dicembre 1948&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 23 dicembre 1949, pag. 127, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo aver annunciato una sua visita a Viareggio per la sera di Natale, padre Berti informa Maria Valtorta della decisione presa “&#039;&#039;di portare in tipografia, il 3 gennaio 1949, i primi tre volumi&#039;&#039;” dell’Opera, ritenendo che “&#039;&#039;di tutte le difficoltà, mosseci dalla Segreteria di Stato e dal S. Ufficio, abbiamo fatto un accuratissimo esposto al Santo Padre&#039;&#039;” tramite padre Bea, Confessore di Pio XII.&lt;br /&gt;
[[File:Giovanni Bellini - Padre Eterno (2) - Musei Civici Pesaro.jpg|miniatura|“&#039;&#039;Padre Eterno&#039;&#039;” di Giovanni Bellini (1430-1516) - Musei Civici di Pesaro]]&lt;br /&gt;
In quello stesso giorno del 23 dicembre 1948 Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’&#039;&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;&#039;, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per S. Santità. Dice l’Eterno Padre:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Invoca il mio Spirito e leggi. Leggi ciò che ti può illuminare. Leggi le parole di quelli che videro un tempo, un altro tempo, e un altro ancora. Il tempo prossimo a loro. Il tempo del mio Verbo fra gli uomini. Il tempo vostro. Questo. Leggi e vedi. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi Giovanni nella sua Apocalisse. E che sono le stelle che per una terza parte Satana riesce a far precipitare dal loro Cielo, dal Cielo della Chiesa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi se non coloro che, per avermi testimoniato fedelmente, vengono uccisi dalla Bestia uscente dall’abisso? E chi se non coloro che, eletti a luminari nella Chiesa, si sono fatti luci spente? Chi se non i pastori tramutati in idoli per il loro presumere? Chi se non il sale corrottosi in veleno per i piccoli che vedono e si allontanano con disgusto e languiscono o periscono? […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi, leggi, rileggi, medita, trema, piangi. Il tempo di Sebna sovrasta. Molta parte della Chiesa vi è già travolta, lanciata come palla in mezzo alle turbe scatenate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo da anni avevo già detto al portavoce, perché ti fosse detto. Questo dico oggi a Te, Vicario del mio Cristo e servo mio. Sì. Perché Io sono Iddio. E niuno è più grande di Me. Tutti servi rispetto a Me: il Signore. Tutti un nulla davanti al mio Divino Tutto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tu, tu almeno, non essere come troppi. Separa il tuo volere dal loro, onde non farti complice loro. Tu, mio servo; ma essi servi tuoi, e Tu Capo Supremo. E la tua parola scioglie e lega, seconda soltanto alla Mia che, poiché Tu mi servi in santità e amore, alla tua si unisce, &#039;&#039;perché sia Dio che parla sulle tue labbra di Pontefice&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hai nelle mani le verghe e nello spirito la Sapienza. Io te le ho date quando ti ho eletto. Usa il potere e il sapere come ti conviene, e non disgustare il tuo Signore che ha voluto contrassegnare il tuo Papato di un dono straordinario: la Buona Novella nuovamente evangelizzata, a conferma dell’antica di secoli, a tuo aiuto, o Padre della Cristianità, e ad aiuto di tutta la cristianità contro la quale avanza il Dragone maledetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non crollare Tu pure il capo. Non dire: “Non c’è proporzione fra il dono e l’insidia”, come dicono alcuni e ti tentano a dirlo. Non offendere Me che ho generato il Verbo. Me che sono il Potente, e tutto posso se voglio. E Padre sono, e se un figlio mi ubbidisce Io lo soccorro. Quale che sia la misura dell’insidia che lo assale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non guardare al mezzo per cui ti venne il dono della Parola che viene in soccorso di chi crede, di chi dubita, ed anche di chi non crede. Il mezzo ha ubbidito nel servire la Parola e agli ordini ricevuti da Dio. E per questo a Te si è rivolto. Perché Tu faccia ciò che Dio vuole. Ma se Tu respingi il mezzo, non tanto lui colpisci e contro lui, innocente, pecchi; quanto Me colpisci, &#039;&#039;Noi&#039;&#039;, ché siamo Un solo Dio nella Nostra mirabile Trinità, e pecchi contro l’Amore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché l’Amore, il nostro Trino Amore, volle dare al tuo Ponteficato questo: la Parola di Dio. E se Tu resisti al mio Volere d’amore ripeti il gesto dei Principi dei Sacerdoti, dei Sinedristi, dei Farisei, Sadducei e Scribi, che non si piegavano alla Carità evangelizzante e la perseguitavano e condannarono prima dell’ora segnata per il Suo Martirio. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Propiziati il Signore Iddio tuo. Tu puoi. Sei il Pontefice. Non hai scuse al tuo non fare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non imitare Pilato, o avrai la sorte di Pilato, che non fu giustificato dalla simbolica lavata di mani. Egli mancò&lt;br /&gt;
alla giustizia come e più che se avesse condannato senza  chiedere che altri condannasse. Più, perché essendo colui che poteva, doveva saper far tacere le lingue peccatrici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non disconoscere Colui che parla nell’opera. Sarebbe un giudizio per Te. E conoscendolo, servilo col farlo conoscere. Sarà una gloria per Te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sprezzare questo avviso, anche se ti viene col mezzo di una creatura. Altri tuoi predecessori ascoltarono i miei mezzi. E se la Chiesa è ancora Romana è perché un Pontefice si arrese a Caterina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sii giusto, onde avere alleato il tuo Signore contro l’Anticristo che avanza». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del Santo Uffizio - Brevi Notizie&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;, del 2 febbraio 1949 a firma di mons. Giovanni Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 gennaio 1949, prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Fu ben ispirata a farlo perché mons. Carinci era un uomo molto vicino a Pio XII, era stato Rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma, dove si era formato Eugenio Pacelli. Era un uomo di pietà e di compassione, seppe così neutralizzare con la diplomazia l’offensiva del Sant’Uffizio. Cercò di far risalire l’arbitrato della causa valtortiana al Santo Padre e mobilitò “personaggi illustri” che difesero l’Opera. Tra essi: il cardinale Augustin Bea, confessore di Pio XII e direttore dell’Istituto Biblico Pontificio; mons. Ugo Lattanzi, decano dell’Università Pontificia Lateranense; Camillo Corsànego, decano dei consiglieri consistoriali incaricati dei processi di canonizzazione; mons. Maurizio Raffa, direttore del Centro internazionale di comparazione e sintesi, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://moked.it/blog/2009/11/23/maurizio-raffa-giusto-tra-le-nazioni/ Maurizio Raffa, Giusto tra le Nazioni]&amp;lt;/ref&amp;gt;); Vittorio Tredici, presidente dell’Associazione delle industrie minerarie italiane, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://trepassiavanti.wordpress.com/2016/02/20/i-giusti-sardi/ I Giusti sardi]&amp;lt;/ref&amp;gt;); prof. Lorenzo Ferri, pittore e scultore soprattutto di arte sacra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia la sua prima reazione fu di prendere tempo e di minimizzare le intenzioni del Sant’Uffizio: le anime sante non immaginano il male, confidano in tutto&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta&#039;&#039;” ([https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/1Cor/13/?sel=13,7&amp;amp;vs=1Cor%2013,7 1 Corinzi 13,7])&amp;lt;/ref&amp;gt;. Così mons. Carinci, il 17 gennaio 1949, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Annotazione di mons. Alfonso Carinci 28 gennaio 1949.webp|miniatura|sinistra|Annotazione di mons. Alfonso Carinci sul margine della lettera di Maria Valtorta del 20 gennaio 1949]]&lt;br /&gt;
Ricevuta la lettera di mons. Carinci, Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pochi giorni dopo mons. Carinci mostrerà la lettera di Maria Valtorta al Santo Padre annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli dice che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il Papa in persona si occupava, davvero, del caso di Maria Valtorta. Ma la reazione del Sant’uffizio non fu una reazione di obbedienza alle indicazioni del papa: il 15 febbraio 1949 fu imposto il blocco della pubblicazione dell’opera e la consegna di tutti i manoscritti originali di Maria Valtorta!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La sentenza di blocco del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
Padre Corrado M. Berti, assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria, vengono convocati da due commissari del Sant&#039;Uffizio della sezione censura dei libri, tra cui mons. &#039;&#039;&#039;[[Giovanni Pepe e Maria Valtorta|Giovanni Pepe]]&#039;&#039;&#039;, (lo stesso che sarà destituito da Pio XII tre anni più tardi per una colpa che dimostrava la scarsa importanza che il Sant’Uffizio attribuiva al parere del Papa&amp;lt;ref&amp;gt;François-Michel Debroise, &#039;&#039;À la rencontre de Maria Valtorta - Tome 1&#039;&#039;, pag. 105, Centro Editoriale Valtortiano (2019)&amp;lt;/ref&amp;gt;) e padre Cristoforo Bigazzi, O.P.&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla dichiarazione giurata&amp;lt;ref&amp;gt;documento [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978 di padre Corrado Berti&amp;lt;/ref&amp;gt; redatta dallo stesso padre Berti leggiamo:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma, nel 1949, il Sant&#039;Ufficio, del quale, allora, era segretario il Card. Alfredo Ottaviani e assessore Mons. Pietro Parente, chiamò il P. Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e il P. Corrado M. Berti, considerato il principale responsabile. Mons. Pepe e il P. Berruti, O.P., ufficiali del Sant&#039;Ufficio, lessero la sentenza e vollero che P. Berti la firmasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con questa sentenza comandarono che il P. Berti consegnasse al Sant&#039;Ufficio tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta, evidentemente per distruggerli o tenerli chiusi per sempre: &amp;quot;Qui rimarranno come in un sepolcro&amp;quot;, disse Mons. Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti portò tutti i dattiloscritti in suo possesso; ma non potè consegnare i manoscritti, perchè detenuti dalla scrittrice; e non potè consegnare la totalità dei dattiloscritti, perché posseduti da altre persone, che non vollero privarsene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, e finalmente, il Sant&#039;Ufficio proibì la pubblicazione dell&#039;Opera, comminandone il collocamento all&#039;Indice, in caso di eventuale pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti non potè manifestare al Sant&#039;Ufficio le parole dettegli da Papa Pio XII in udienza, perchè non gli fu permesso di parlare, ma gli fu concesso soltanto di ascoltare e firmare la sentenza senza commento. Erano i metodi di quel tempo preconciliare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Sant&#039;Ufficio, però, fu buono con l&#039;inferma Maria Valtorta e non le comunicò la sentenza. La seppe da P. Berti, per necessità di cose, e ne fu desolata. Si aggravò.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Alfonso Carinci cerca subito di rincuorare Maria Valtorta assicurandole che, né gli scritti né la sua persona sono stati condannati dal Sant’Uffizio, ma solo la pubblicazione è stata bloccata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 15 marzo 1949, pag. 46, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizia così un lungo periodo di attesa e di speranza, ma anche di grande sofferenza per Maria Valtorta, nel quale vengono inutilmente intraprese azioni volte a togliere la proibizione del Sant’Uffizio a pubblicare l’opera.&lt;br /&gt;
== Le iniziative successive e i tentativi di ricorso ==&lt;br /&gt;
Anche nel settembre del 1949 mons. Carinci comunica, nuovamente, che gli scritti presso il Sant’Uffizio sono “&#039;&#039;sotto un più accurato esame&#039;&#039;” e poi chiede a Maria Valtorta di rivelare dove riposi il corpo di San Pietro per comunicarlo al Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 29 settembre 1949, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ma Maria Valtorta risponde che già nel febbraio del 1949 aveva consegnato una lettera per il Papa, con le traslazioni del corpo del primo Pontefice-Martire, nonostante avesse avuto l’ordine di tacere. Maria Valtorta riconosce di aver disubbidito nel dare quelle informazioni, ma lo aveva fatto proprio perché persuasa che il papa desiderava tanto quelle informazioni per porre fine alle dispute con le confessioni protestanti. Ma l’Opera era stata ugualmente bloccata dal Sant’Uffizio, e a lei “&#039;&#039;ne è venuto del male, come Gesù diceva&#039;&#039;”. Adesso, nonostante che anch’essa desiderasse scaricarsi dal segreto, non può che mantenere l’ubbidienza al volere di Dio e tacere&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti, con l’aiuto di mons. Carinci, cercò di ottenere un’altra udienza con il Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma questa seconda udienza non ebbe luogo per due ragioni: perché l’Anno Santo del 1950 impegnò l’agenda del Sommo Pontefice e perché l’entourage del Papa, pur favorevole a Maria Valtorta, non desiderava uno scontro diretto con il Sant’Uffizio, che era assai temuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni successivi mons. Carinci continua ad operare a favore dell’opera di Maria Valtorta, cerca di ottenere una nuova udienza con il Santo Padre, conforta spiritualmente e sovviene materialmente Maria Valtorta, infine in data 29 gennaio 1952 si fa promotore di una [[Petizione al papa|petizione a papa]] Pio XII, sottoscritta insieme ad altri “personaggi illustri” che difesero l’Opera, perchè convinto che solo un intervento personale del Sommo Pontefice avrebbe potuto sbloccare l’irrigidimento del Sant’Uffizio e arrivare a una pubblicazione favorevole degli Scritti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
[[File:Petizione a papa Pio XII.jpg|miniatura|destra|Petizione del 29 gennaio 1952 al papa Pio XII firmata da mons. Alfonso Carinci]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Beatissimo Padre,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prostrato ai piedi della Santità Vostra,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
umilmente imploro anche a nome del&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mo P. Agostino Bea, S.J., e dei&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mi M.ri:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Angelo Mercati&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ugo Lattanzi, Prof. di teologia fondamentale e biblica nel Pont. Ateneo Lateranense,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maurizio Raffa, Direttore del Centro di Comparazione e Sintesi; dei Signori:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avv. On. Camillo Corsanego, Prof. di Diritto al Pont. Ateneo Lateranense e di Teologia all’Università Internazionale “Pro Deo”,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Nicola Pende, dell’Università di Roma,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Lorenzo Ferri, scultore e pittore,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comm. Vittorio Tredici, mineralologo,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
le cui dichiarazioni si allegano a questa istanza, che l’opera «PAROLE DI VITA», scritta da Maria Valtorta (la quale da un ventennio giace in letto), “senza il nome dell’autrice, né come derivante da visioni o stati straordinari, ma semplicemente come Vita di Gesù raccontata e illustrata per il popolo cattolico, dopo una coscienziosa revisione fatta da un revisore competente in teologia ed esegesi” (vedi dichiarazione del Rev.mo P. Bea), da nominarsi da Vostra Santità, col debito “Imprimatur” possa pubblicarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al revisore che, spero, Vostra Santità vorrà nominare, potrei far leggere le lettere scrittemi dalla Valtorta, le quali mostrano&lt;br /&gt;
evidentemente il buono spirito della signorina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spero che Vostra Santità vorrà benignamente esaudire il desiderio degli oratori, i quali con me e la Valtorta implorano l’Apostolica Benedizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Roma, 29 Gennaio 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
+ Alfonso Carinci, Arc. di Seleucia d’Isauria,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Segr. della Sacra Congr. dei Riti.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È attestato che mons. Carinci intratteneva rapporti diretti con papa Pio XII; tuttavia, per senso di correttezza istituzionale, egli scelse di avvalersi dei canali ordinari della Curia romana per la trasmissione della Petizione. La documentazione disponibile indica che il testo fu esaminato dal Sant’Uffizio, che si farà beffe delle “personalità illustri” accusandole di ingenuità. Non risulta invece accertato che la petizione sia giunta direttamente all’attenzione del pontefice, né che egli ne abbia avuto conoscenza.&lt;br /&gt;
== L’intervento di Pio XII contro un decreto del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:Padre Pio da Pietrelcina.webp|sinistra|miniatura|Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968)]]&lt;br /&gt;
Nello stesso periodo accade un episodio significativo del pontificato di Pio XII, utile per comprendere il contesto ecclesiastico in cui maturarono vicende analoghe: riguarda il provvedimento emesso dal Sant’Uffizio contro &#039;&#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;&#039; nel 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine del 1951, mons. Giovanni Pepe, commissario del Sant’Uffizio per la censura dei libri, e l’abate benedettino Emanuele Caronti furono inviati dal Sant’Uffizio a San Giovanni Rotondo per svolgere un’indagine sul frate cappuccino, nell’ambito delle numerose visite ispettive a cui egli fu sottoposto nel corso degli anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordiamo come, appena divenuto papa, Pio XII aveva ordinato alle Congregazioni romane di “&#039;&#039;lasciare in pace Padre Pio&#039;&#039;”, e aveva definito Padre Pio: “&#039;&#039;la salvezza dell&#039;Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 3 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 3 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
In seguito alla relazione redatta dai due ispettori, il 16 gennaio 1952 il Sant’Uffizio comunicò ai superiori dell’Ordine dei Cappuccini alcune misure restrittive, tra cui la limitazione dei pellegrinaggi e il divieto di favorire la diffusione di scritti e immagini relativi a Padre Pio. Il 30 luglio 1952 lo stesso Sant’Uffizio emanò un decreto con cui venivano posti all’Indice dei Libri Proibiti ben otto volumi dedicati al frate, perché privi dell’approvazione ecclesiastica:&lt;br /&gt;
*Argentieri Domenico, &#039;&#039;La prodigiosa storia di Padre Pio&#039;&#039;, Milano, Tarantola, 1951.&lt;br /&gt;
*Apollonio Donato, &#039;&#039;Incontri con Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta &amp;amp; Figli, 1951.&lt;br /&gt;
*Fiorentini Guido Greco, &#039;&#039;Entità meravigliosa di Padre Pio&#039;&#039;, S. Maria Capua Vetere, Editore Beato, 1949.&lt;br /&gt;
*Lotti Franco, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, S. Giovanni Rotondo, Abresch, 1951.&lt;br /&gt;
*Camilleri Carmelo, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Città di Castello, Soc. Tip. “Leonardo da Vinci”, 1952.&lt;br /&gt;
*Pedriali Gian Carlo, &#039;&#039;Ho visto Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta, 1948.&lt;br /&gt;
*Delfino-Sessa Piera, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Genova, Demos, 1950.&lt;br /&gt;
*Trabucco Carlo, &#039;&#039;Il mondo di Padre Pio&#039;&#039;, Roma, Ernesto Giacomaniello, 1950.&lt;br /&gt;
[[File:L&#039;Osservatore della Domenica - 10 Agosto 1952.webp|sinistra|miniatura|140px|&#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039;, 10 agosto 1952, Anno XIX, pag. 2]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 5 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
Il provvedimento fu reso noto da &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; il 3 agosto 1952. La proscrizione sarebbe stata adottata senza alcuna informazione diretta al pontefice, che ne sarebbe venuto a conoscenza solo attraverso la stampa vaticana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La reazione di papa Pio XII fu significativa: egli dispose l’immediata pubblicazione di una «nota di accomodamento», redatta dal cardinale Giuseppe Pizzardo e apparsa su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 agosto 1952, ripresa anche da &#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039; del 10 agosto 1952; poi ordinò il trasferimento di mons. Giovanni Pepe rimuovendolo dal suo incarico al Sant’Uffizio. Per la prima volta, un decreto emanato e reso pubblico dal Sant’Uffizio veniva bloccato e quindi reso non esecutivo, infatti, il decreto non venne mai pubblicato negli &#039;&#039;Acta Apostolicae Sedis&#039;&#039;, la gazzetta ufficiale della Santa Sede.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello stesso contesto, la Segreteria di Stato, tramite mons. Angelo Dell’Acqua, trasmise al Sant’Uffizio una comunicazione in cui si auspicava che Padre Pio: “&#039;&#039;possa svolgere indisturbato il suo ministero sacerdotale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Luigi Peroni, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, nota 23 a pag. 471, Borla (1994); Emanuele Giannuzzo, &#039;&#039;San Pio da Pietrelcina&#039;&#039; pag. 332-333, BooksprintEdizioni (2012); Angelo M. Mischitelli, &#039;&#039;Padre Pio. Un uomo un santo&#039;&#039;, pag. 645, Sovera Edizioni (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo episodio viene proposto come rivelatore della complessità dei rapporti e delle tensioni esistenti all’interno della Curia romana, tra il Sant’Uffizio e altri organismi, in quel periodo storico. Occorre evidenziare come, durante l’ultima parte del pontificato di Pio XII, l’Opera di Maria Valtorta non fu più colpita da altri provvedimenti nonostante che venne anche pubblicata, in quattro volumi usciti tra il 1956 e il 1959, con il titolo: &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;. Ma fino alla morte di papa Pio XII e la successiva elezione del nuovo pontefice Giovanni XXIII, il Sant’Uffizio rimase fermo, forse memore di quello era accaduto dopo la messa all’Indice dei Libri Proibiti dei volumi su padre Pio da Pietrelcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La pubblicazione dell&#039;Opera di Maria Valtorta e la condanna del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Condanna.webp|miniatura|sinistra|150px|Notifica di Condanna su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 6 Gennaio 1960 - Articolo.webp|miniatura|destra|150px|Articolo su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960]]&lt;br /&gt;
Gli Scritti di Maria Valtorta, nella loro prima edizione del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;) furono pubblicati in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno. L’anno successivo alla morte di papa Pio XII, avvenuta il 9 ottobre 1958, il Sant’Uffizio prese la decisione di inserire l’opera di Maria Valtorta nell’Indice dei Libri Proibiti&amp;lt;ref&amp;gt;nella sessione del 16 dicembre 1959&amp;lt;/ref&amp;gt; e la rese nota pubblicando il decreto di condanna su [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/L%E2%80%99Osservatore_Romano_-_6_Gennaio_1960.webp &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 gennaio 1960], accompagnandolo con un articolo anonimo intitolato: “Una vita di Gesù malamente romanzata”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rileviamo come mons. Alfonso Carinci, tutore e difensore dell&#039;Opera di Maria Valtorta presso la Curia romana, termina le sue funzioni di segretario della Sacra Congregazione dei Riti&amp;lt;ref&amp;gt;attualmente Dicastero delle cause dei santi&amp;lt;/ref&amp;gt; proprio il 5 gennaio 1960, il giorno precedente alla pubblicazione della notifica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante i lavori del Concilio Vaticano II, l’8 novembre 1963, il cardinale arcivescovo di Colonia mons. Josef Frings (1887-1978) intervenne criticamente sui metodi del Sant’Uffizio, allora guidato dal cardinale [[Alfredo Ottaviani e Maria Valtorta|Alfredo Ottaviani]][[Augustin Bea e Maria Valtorta]] (1890-1979), denunciando i “metodi immorali” del Sant’Uffizio con queste parole pronunciate in latino&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 616; Francisco Gil Hellín, 474&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mi sembra molto importante che queste regole, soprattutto quelle sulla netta distinzione fra ambito amministrativo e ambito giudiziario, vengano estese a tutte le congregazioni, anche alla &#039;&#039;Suprema Congregatio Sancti Officii&#039;&#039;, la cui modalità procedurale per molti aspetti non si accorda più con il nostro tempo ed è per la Chiesa un danno e per molti uno scandalo».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Aggiungendo che&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Varicani II&#039;&#039;, vol. IV, Città del Vaticano 1970, 617; Francisco Gil Hellín, 474-475&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«… Nessuno dovrebbe essere giudicato e condannato a motivo di quanto a ragione o a torto crede, senza essere prima ascoltato, senza conoscere prima le accuse mosse contro di lui o contro qualcosa che ha scritto, senza che prima gli venga data la possibilità di correggere se stesso o quanto ha scritto».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Tali osservazioni si inserivano in un più ampio dibattito sul funzionamento degli organismi dottrinali della Curia romana, ma le conseguenze furono considerevoli e già nel 1966, sotto il pontificato di Paolo VI, portarono alla riforma del Sant’Uffizio, con l’abolizione definitiva dell’Indice dei Libri Proibiti. Tale elenco cessò di avere valore giuridico, pur rimanendo il principio di una valutazione prudente delle opere di carattere religioso.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcune testimonianze hanno sostenuto che dopo la soppressione dell’Indice, l&#039;Opera di Maria Valtorta avrebbe illuminato il cammino di ben sette santi e beati, sulle orme del Venerabile Pio XII, che si sono avvalsi di questi Scritti:&lt;br /&gt;
*San [[Giovanni Paolo II e Maria Valtorta|Giovanni Paolo II]]&lt;br /&gt;
*San [[Paolo VI e Maria Valtorta|Paolo VI]]&lt;br /&gt;
*San [[Padre Pio e Maria Valtorta|Pio da Pietrelcina]]&lt;br /&gt;
*Santa [[Madre Teresa di Calcutta e Maria Valtorta|Madre Teresa di Calcutta]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Gabriele M. Allegra e Maria Valtorta|Gabriele M. Allegra]]&lt;br /&gt;
*Beata [[Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento e Maria Valtorta|Madre Maria Ines Teresa del Santissimo Sacramento]]&lt;br /&gt;
*Beato [[Luigi Novarese e Maria Valtorta|Luigi Novarese]]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e tutti lettori che nel mondo si fanno promotori del &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[fr:Pie XII et Maria Valtorta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=File:L%E2%80%99Osservatore_Romano_-_6_Gennaio_1960.webp&amp;diff=6831</id>
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		<updated>2026-03-27T11:24:00Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: aggiunto testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 6 Gennaio 1960: &#039;&#039;&#039;Una vita di Gesù malamente romanzata&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pur trattando esclusivamente di argomenti religiosi, detti volumi non hanno alcun «&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;», come richiede il Can. 1385, §- 1 n. 2 C.I.C.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’Editore, in una breve prefazione, scrive che l’Autore, «a somiglianza di Dante, ci ha dato un’opera in cui, incorniciati da splendide descrizioni di tempi e di luoghi, si presentano innumerevoli personaggi i quali si rivolgono e ci rivolgono la loro dolce, o forte, o ammonitrice parola. Ne è risultata un’Opera umile ed imponente: l’omaggio letterario di un dolorante infermo al Grande Consolatore Gesù». Invece, ad un attento lettore questi volumi appaiono nient’altro che una lunga, prolissa vita romanzata di Gesù.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A parte la vanità dell’accostamento a Dante e nonostante che illustri personalità (la cui indubbia buona fede è stata sorpresa) abbiano dato il loro appoggio alla pubblicazione, il S. Offizio ha creduto necessario metterla nell’Indice dei Libri proibiti.&lt;br /&gt;
I motivi sono facilmente individuabili da chi abbia la certosina pazienza di leggere le quasi quattromila pagine di fitta stampa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anzitutto il lettore viene colpito dalla lunghezza dei discorsi attribuiti a Gesù e alla Vergine Ss.ma; dagli interminabili dialoghi tra i molteplici personaggi che popolano quelle pagine.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I quattro Vangeli ci presentano Gesù umile, riservato; i suoi discorsi sono scarni, incisivi, ma della massima efficacia. Invece in questa specie di storia romanzata, Gesù è loquace al massimo, quasi reclamistico, sempre pronto a proclamarsi Messia e Figlio di Dio e ad impartire lezioni di teologia con gli stessi termini che userebbe un professore dei nostri giorni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel racconto dei Vangeli noi ammiriamo l’umiltà ed il silenzio della Madre di Gesù; invece per l’autore (o l’autrice) di quest’opera la Vergine Ss.ma ha la facondia di una moderna propagandista, è sempre presente dappertutto, è sempre pronta ad impartire lezioni di teologia mariana, aggiornatissima fino agli ultimissimi studi degli attuali specialisti in materia.&lt;br /&gt;
Il racconto si svolge lento, quasi pettegolo; vi troviamo nuovi fatti, nuove parabole, nuovi personaggi e tante, tante donne al seguito di Gesù.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alcune pagine, poi, sono piuttosto scabrose e ricordano certe descrizioni e certe scene di romanzi moderni, come, per portare solo qualche esempio, la confessione fatta a Maria da una certa Aglae, donna di cattivi costumi (vol. I, p. 790 ss.), il racconto poco edificante a p. 887 ss. del I vol., un balletto eseguito, non certo pudicamente, davanti a Pilato, nel Pretorio (vol. IV, p. 75), etc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A questo punto viene spontanea una particolare riflessione: l’Opera, per la sua natura e in conformità con le intenzioni dell’autore e dell’Editore, potrebbe facilmente pervenire nelle mani delle religiose e delle alunne dei loro collegi. In questo caso, la lettura di brani del genere, come quelli citati, difficilmente potrebbe essere compiuta senza pericolo o danno spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gli specialisti di studi biblici vi troveranno certamente molti svarioni storici, geografici e simili. Ma trattandosi di un... romanzo, queste invenzioni evidentemente aumentano il pittoresco e il fantastico del libro. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, in mezzo a tanta ostentata cultura teologica, si possono prendere alcune… perle che non brillano certo per l’ortodossia cattolica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qua e là si esprime, circa il peccato di Adamo ed Eva, un’opinione piuttosto peregrina ed inesatta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel vol. I a pag. 63 si legge questo titolo: «Maria può essere chiamata la &#039;&#039;secondogenita&#039;&#039; del Padre»: affermazione ripetuta nel testo alla pagina seguente. La spiegazione ne limita il significato, evitando un’autentica eresia; ma non toglie la fondata impressione che si voglia costruire una nuova mariologia, che passa facilmente i limiti della convenienza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel II vol. a pag. 772 si legge: «Il Paradiso è Luce, profumo e armonia. Ma se in esso non si beasse il Padre, nel contemplare la Tutta Bella che fa della Terra un paradiso, ma se il Paradiso dovesse in futuro non avere il Giglio vivo nel cui seno sono i Tre pistilli di fuoco della divina Trinità, luce, profumo, armonia, letizia del Paradiso sarebbero menomati della &#039;&#039;metà&#039;&#039;».&lt;br /&gt;
Qui si esprime un concetto ermetico e quanto mai confuso, per fortuna; perché, se si dovesse prendere alla lettera, non si salverebbe da severa censura.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per finire, accenno ad un’altra affermazione strana ed imprecisa, in cui si dice della Madonna: «Tu, nel tempo che resterai sulla Terra, &#039;&#039;seconda&#039;&#039; a Pietro &#039;&#039;come gerarchia ecclesiastica&#039;&#039;…» (il corsivo è nostro. N.d.R.).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’Opera, dunque, avrebbe meritato una condanna anche se si fosse trattato soltanto di un romanzo, se non altro per motivi di irriverenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma in realtà l’intenzione dell’autore pretende di più.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Scorrendo i volumi, qua e là si &#039;&#039;leggono&#039;&#039; le parole «Gesù dice...», «Maria dice...»; oppure: «Io vedo...» e simili. Anzi, verso la fine del IV volume (pag. 839) l’autore si rivela... un’autrice e scrive di essere testimone di tutto il tempo messianico e di chiamarsi Maria.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste parole fanno ricordare che, circa dieci anni fa, giravano alcuni voluminosi dattiloscritti, che contenevano pretese visioni e rivelazioni. Consta che allora la competente Autorità Ecclesiastica aveva proibito la stampa di questi dattiloscritti ed aveva ordinato che fossero ritirati dalla circolazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ora li vediamo riprodotti quasi del tutto nella presente Opera.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perciò questa pubblica condanna della Suprema S. Congregazione è tanto più opportuna, a motivo della grave disobbedienza.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
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		<updated>2026-03-26T19:19:58Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<updated>2026-03-26T19:19:31Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Pio_XII_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6827</id>
		<title>Pio XII e Maria Valtorta</title>
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		<updated>2026-03-25T18:42:22Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: aggiunti dati&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Pope_Pius_XII_%E2%80%93_Michael_Pitcairn_%281951%29.jpg|miniatura|Papa Pio XII è stato il 260º pontefice della Chiesa cattolica, eletto il 2 marzo 1939 fino al 9 ottobre 1958]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eugenio Pacelli&#039;&#039;&#039;, nato il 2 marzo 1876 e morto il 9 ottobre 1958, fu il 260º pontefice della Chiesa cattolica con il nome di &#039;&#039;&#039;Pio XII&#039;&#039;&#039;. Il suo pontificato, dal 1939 al 1958, coincise con gli anni in cui la mistica italiana &#039;&#039;&#039;[[Maria Valtorta]]&#039;&#039;&#039; redasse i suoi scritti, poi pubblicati nella prima edizione dell&#039;opera (dal 1956 al 1959) con il titolo &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diverse testimonianze legate all’ambiente dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e ad ambienti ecclesiastici dell’epoca, Pio XII fu informato dell’esistenza degli scritti valtortiani e ne avrebbe seguito con interesse le vicende editoriali. La questione della loro pubblicazione si sviluppò tuttavia in un contesto complesso, segnato anche dall’intervento del Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La consegna degli scritti di Maria Valtorta in Vaticano ==&lt;br /&gt;
Durante il periodo in cui prestava servizio presso l’ospedale San Gallicano di Roma, &#039;&#039;&#039;padre Corrado Maria Berti&#039;&#039;&#039;, dei Servi di Maria, ebbe occasione di conoscere e diventare amico di Mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quel periodo gli scritti di Maria Valtorta non erano ancora stati pubblicati, ma circolavano in forma di copie dattiloscritte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo la testimonianza di padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 15 luglio 1947, pag. 124, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, mons. Norese aveva accesso al tavolo di lavoro del pontefice e consegnava abitualmente al Papa documenti e corrispondenza. Il 9 maggio 1947 padre Berti consegnò a mons. Norese alcuni fascicoli dell’opera (Prevangelo, 1° anno e gran parte del 2° anno della vita pubblica di Gesù), elegantemente legati in tela bianca con stemma in oro, egli dopo averli letti ed esserne rimasto favorevolmente impressionato, promise che gli avrebbe portati in Vaticano e sarebbero così giunti nelle mani di Pio XII.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli incontri successivi con padre Berti, mons. Norese riferì di aver notato che il segnalibro nei fascicoli avanzava progressivamente, interpretando ciò come segno che il Papa stesse leggendo il testo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’udienza papale del 26 febbraio 1948==&lt;br /&gt;
[[File:Osservatore romano 27 02 48.png|miniatura|180px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]]&lt;br /&gt;
Un episodio frequentemente citato nella letteratura valtortiana riguarda l’udienza concessa da Pio XII il 26 febbraio 1948. Secondo quanto riportato da &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948, Pio XII ricevette in udienza privata:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;Romualdo Maria Migliorini&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1884-1953), direttore spirituale di Maria Valtorta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;Corrado Maria Berti&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1911-1980), docente di teologia sacramentaria&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;Andrea Maria Cecchin&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;La causa di beatificazione del Servo di Dio Andrea M. Cecchin è stata aperta dalla Diocesi di Vicenza e dall&#039;Ordine dei Servi di Maria il 23 marzo 2002 e si è chiusa il 15 settembre 2008.&amp;lt;/ref&amp;gt; O.S.M. (1914-1995), priore del Collegio internazionale S. Alessio Falconieri dei Servi di Maria in Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Il Collegio internazionale S. Alessio, dal 1950, fu elevato da papa Pio XII a Pontificia Facoltà Teologica &#039;&#039;Marianum&#039;&#039;, riservata ai frati servi di Maria con specializzazione in Teologia Mariana (Mariologia).&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante l’udienza con Pio XII, secondo la testimonianza padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “L’assenso di Pio XII e il veto del Sant’Uffizio”, pag. 58, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, padre Migliorini avrebbe dovuto parlare al papa dell&#039;opera di Maria Valtorta, ma lasciò la parola al confratello più giovane perché troppo emozionato; il Papa mostrò di aver preso conoscenza dell’Opera, accettò il dono di altri fascicoli dattiloscritti dell&#039;opera di Maria Valtorta e infine avrebbe incoraggiato la pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il giudizio del Papa, pur essendo autorevole al sommo, rimase tuttavia informale e privato non assumendo la forma di un pronunciamento ufficiale. Pio XII aveva indicato ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/1949-2-2-Brevi-Notizie.pdf Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a norma del Diritto Canonico; nonostante che su una simile questione il Sommo Pontefice sia il giudice ultimo&amp;lt;ref&amp;gt;Secondo gli articoli 218 e 219 del [http://www.catho.org/9.php?d=bpl#w Codice di Diritto Canonico del 1917], il Papa acquisisce un supremo potere, per diritto divino, su tutta la Chiesa.&amp;lt;/ref&amp;gt;, il parere fu espresso a titolo personale, come richiede la prassi della Chiesa in questa materia. Nessun papa, infatti, ha mai concesso, in quanto tale, un &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; formale a un’opera di autore. La questione rimase pertanto soggetta alla competenza del Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Pio X nella sua Lettera Enciclica [https://www.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html#:~:text=Siffatte%20apparizioni%20o%20rivelazioni%20non%20furono%20n%C3%A9%20approvate%20n%C3%A9%20condannate%20dalla%20Sede%20Apostolica%2C%20ma%20solo%20passate%20come%20da%20piamente%20credersi%20con%20sola%20fede%20umana%2C%20conforme%20alla%20tradizione%20di%20cui%20godono%2C%20confermata%20pure%20da%20idonei%20testimoni%20e%20documenti &#039;&#039;Pascendi Dominici Gregis&#039;&#039;] sugli errori del Modernismo dell&#039;8 settembre 1907, ricordava che anche le apparizioni o rivelazioni private riconosciute: “&#039;&#039;non furono né approvate né condannate dalla Sede Apostolica, ma solo passate come da piamente credersi con sola fede umana&#039;&#039;”.&amp;lt;/ref&amp;gt;, che avrebbe manifestato forti riserve sull’opera di Maria Valtorta, arrivando – prima della pubblicazione – a bloccare gli sforzi dei padri Berti e Migliorini (1949), poi – dopo la pubblicazione – a inserirla nell’Indice dei Libri Proibiti (1959).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Va osservato che in quel periodo papa Pio XII era particolarmente sensibile alle distorsioni che potevano essere fatte del Vangelo. Egli lo affermò con fermezza nel 1950, nella sua Lettera Enciclica &#039;&#039;Humani Generis&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;testo in italiano della lettera enciclica &#039;&#039;[https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis.html Humani Generis]&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; dedicata a “&#039;&#039;circa alcune false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica&#039;&#039;”. Non avrebbe dunque chiesto di avviare il processo di pubblicazione se l’opera di Maria Valtorta avesse presentato un qualche pericolo in questo ambito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’ambiente vaticano e l’interesse per le rivelazioni private ==&lt;br /&gt;
[[File:Luigina Sinapi mod AI.webp|miniatura|250px|Luigina Sinapi (1916 - 1978)&amp;lt;ref&amp;gt;immagine rielaborata con AI&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Nel contesto della spiritualità cattolica del XX secolo, l’interesse per fenomeni mistici e rivelazioni private era relativamente diffuso. Anche papa Pio XII ebbe contatti con diverse figure considerate mistiche.&lt;br /&gt;
Tra queste la venerabile Serva di Dio &#039;&#039;&#039;Luigina Sinapi&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Francesco l&#039;ha dichiarata Venerabile, [https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/01/27/0081/00165.html Decreto del 27 gennaio 2025]&amp;lt;/ref&amp;gt;, una Fedele laica romana che dichiarava di ricevere rivelazioni spirituali. Secondo alcune testimonianze, ella avrebbe avuto contatti con ambienti vaticani e con lo stesso Pio XII&amp;lt;ref&amp;gt;sito ufficiale del [https://www.causesanti.va/it/venerabili/luigia-sinapi.html Dicastero per le Cause dei Santi]: “&#039;&#039;godette la fiducia del Venerabile Servo di Dio Pio XII&#039;&#039;”&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;aprile del 1937, il cardinale Eugenio Pacelli (futuro papa Pio XII) era un collaboratore molto stretto di papa Pio XI e dirigeva la Segreteria di Stato, il dicastero più importante del Vaticano in quanto direttamente al servizio del Papa. In quel periodo, la sorella minore, la marchesa Elisabetta Pacelli, gli presentò una giovane di 21 anni che l’aveva avvicinata in Piazza San Pietro. Luigina Sinapi, questo il nome della ragazza, aveva ricevuto dalla [[Vergine Maria]], nel luogo detto delle Tre Fontane a Roma, il seguente messaggio&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/venerabile-serva-di-dio-luigina-sinapi/ Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Esattamente fra dieci anni, tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa e vuole uccidere il Papa... Ora tu va in piazza S. Pietro, troverai una signora vestita così... e le chiederai di condurti da suo fratello Cardinale: porterai a lui il mio messaggio. Da questo luogo, stabilirò a Roma il trono della mia gloria... Inoltre dirai al Cardinale che prestò sarà lui il nuovo Papa”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E così fece. La giovane veggente trasmise quindi il messaggio che aveva appena ricevuto al Cardinale Eugenio Pacelli.&lt;br /&gt;
[[File:PieXII-Menendez.jpg|sinistra|miniatura|Lettera autografa del card. Eugenio Pacelli]]&lt;br /&gt;
Nel periodo in cui la giovane Luigina Sinapi rivelò il messaggio ricevuto alle Tre Fontane, il cardinale Eugenio Pacelli stava scrivendo la prefazione al libro &#039;&#039;Invito all&#039;Amore&#039;&#039;, che raccoglieva le rivelazioni private attribuite alla Serva di Dio suor &#039;&#039;&#039;Josefa Menéndez&#039;&#039;&#039; (1890-1923).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A partire dal 22 gennaio 1949 questo libro fu letto anche da Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 28 gennaio 1949, pag. 182, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo che i ‘dettati’ e le ‘visioni’ sulla Vita di Gesù si erano conclusi. Maria Valtorta riconobbe in tali rivelazioni a suor Josefa, lo stesso Autore divino che riteneva all’origine delle proprie esperienze mistiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le profezie attribuite a Luigina Sinapi si avverarono: prima l’elezione del cardinale Eugenio Pacelli al soglio di Pietro nel marzo del 1939, poi, nell’aprile del 1947, le apparizioni mariane alle Tre Fontane&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/la-storia-delle-tre-fontane/la-vergine-della-rivelazione// Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;  a Bruno Cornacchiola (1913-2001) che si convertì al cattolicesimo e confidò al Papa di aver avuto l’intenzione di ucciderlo. Pio XII avrebbe detto al gesuita padre Riccardo Lombardi (1908-1979), noto come “il microfono di Dio”, di essere già a conoscenza di tali eventi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diversi racconti biografici e testimonianze successive, papa Pio XII avrebbe mantenuto contatti con Luigina Sinapi, talvolta attraverso conversazioni telefoniche o incontri personali. Questi rapporti privilegiati sarebbero stati guardati con una certa diffidenza da alcuni ambienti del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In alcune lettere ricevute&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti del 20 marzo 1950, pag. 145, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt; e scritte&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera di Maria Valtorta [senza data], pp. 280-281, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai il 1° Maggio 1950 (ancora inedita), Archivio della &#039;&#039;Fondazione Erede di Maria Valtorta&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; da Maria Valtorta, viene fatta menzione di una mistica trentenne di nome &#039;&#039;&#039;Luciana&#039;&#039;&#039; che era in stretti rapporti con il Santo Padre e che perorò la pubblicazione dell&#039;opera di Maria Valtorta. In particolare, nel gennaio del 1950, durante una visita in Vaticano, Luciana portò al Sant’Uffizio un messaggio dal Cielo: li avvisava del male che stavano facendo alle anime ostacolando l’opera di Maria Valtorta all’insaputa del Papa. La reazione fu violenta, arrivando a minacce, brutalità fisiche e persino a una minaccia esplicita di stupro da parte di un prelato, che però rimase come paralizzato fino a quando non confessò pubblicamente quella violenza. È possibile congetturare che, dietro al nome di Luciana (magari utilizzato per motivi di discrezione), vi possa essere proprio la figura della mistica Luigina Sinapi che, effettivamente, ebbe in quegli stessi anni un intenso rapporto d&#039;amicizia con papa Pio XII e anche con Padre Pio.&lt;br /&gt;
[[File:San Pietro - tav - 38-1.webp|miniatura|&#039;&#039;San Pietro negli ultimi tempi&#039;&#039;, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri”]]&lt;br /&gt;
Nel complesso, questi episodi evidenziano l’interesse di Pio XII per i fenomeni mistici e il suo desiderio di esercitare personalmente il suo giudizio in questo ambito, al di là dei censori del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le riserve espresse da alcuni ambienti ecclesiastici, diverse testimonianze indicano che nell’entourage diretto del Papa vi fossero persone favorevoli alla diffusione degli scritti di Maria Valtorta. Anche alcuni prelati del Sant’Uffizio chiesero esplicitamente a padre Berti di rivolgersi direttamente a Maria Valtorta affinché fornisse indicazioni a riguardo del luogo della sepoltura di San Pietro a Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, lettera di P. Berti dell’11 luglio 1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *2, Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maria Valtorta, infatti, aveva ricevuto ‘dettati’ e ‘visioni’ inerenti la tomba dell’apostolo, includendo dettagli sul luogo di sepoltura e sulle reliquie, ancora ben conservate, in una inviolata catacomba del sottosuolo romano&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, a partire dal 25-7-1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *5 e sgg., Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In quegli anni la localizzazione della tomba di san Pietro era oggetto di ricerche archeologiche, promosse durante il pontificato di papa Pio XII, nell&#039;area archeologica sotto il colle Vaticano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Maria Valtorta furono rivolte diverse richieste affinché rivelasse con maggiore precisione le informazioni contenute nella sua esperienza mistica. La mistica tuttavia sostenne di aver ricevuto l’ordine di non fornire indicazioni sull&#039;ubicazione della catacomba e si limitò, su pressione di padre Berti, a scrivere una lettera al Papa con le traslazioni del corpo di San Pietro, spiegando come il luogo del martirio non coincida con il luogo di sepoltura del primo papa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste richieste evidenziano chiaramente il grado di credibilità di cui godeva Maria Valtorta presso la Segreteria di Stato, la più alta autorità del Vaticano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’Opera progredisce in un clima favorevole ==&lt;br /&gt;
[[File:Alfonso Carinci color.png|miniatura|Mons. Alfonso Carinci (1862-1963)&amp;lt;ref&amp;gt;rielaborazione a colori di una foto di mons. Alfonso Carinci dell’11 novembre 1962&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Tra le figure ecclesiastiche vicine al Papa e coinvolte nella vicenda degli scritti valtortiani vi fu mons. &#039;&#039;&#039;Alfonso Carinci&#039;&#039;&#039;, Segretario della Congregazione dei Riti, organismo allora competente per le cause di beatificazione e canonizzazione. Mons. Carinci si recò personalmente a Viareggio per incontrare Maria Valtorta l’11 aprile 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 19, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; e, successivamente, il 28 e 29 giugno 1952 quando, in occasione della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, celebrò la Santa Messa nella camera della mistica&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 Agosto 1952, pag. 122, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, procurandole una gioia indicibile. Nel suo Attestato del 17 Gennaio 1952 mons. Alfonso Carinci scrisse&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “Gli Attestati del 1952 e una petizione a Pio XII”, pag. 68, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mentre la stampa immorale invade il mondo e le rappresentazioni corrompono la gioventù, viene spontaneo di ringraziare il Signore per averci dato, per mezzo di questa Sofferente, inchiodata in letto, un’Opera così letterariamente bella, così dottrinalmente e spiritualmente elevata, accessibile e profonda, attraente alla lettura e capace di essere riprodotta in rappresentazioni cinematografiche e di teatro sacro».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Carinci riconosceva così l’origine soprannaturale dell’Opera di Maria Valtorta e il suo grande valore spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante questo primo incontro dell’11 aprile 1948, Maria Valtorta – che nutriva una fiducia limitata nei Padri Serviti, a cui l’Opera era stata affidata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 12 gennaio 1947, pag. 21, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt; – chiese espressamente a mons. Carinci&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«l’approvazione dell’opera per il supremo interessamento del Santo Padre».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Proprio all’inizio del Quaderno autografo n° 111, “&#039;&#039;il III° Quaderno di Lezioni del Dolce Ospite sulle Epistole Paoline&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Catalogo dei Quaderni autografi di Maria Valtorta&#039;&#039;, annotazione di padre Berti sulla copertina, pag. 66, Centro Editoriale Valtortiano (2010)&amp;lt;/ref&amp;gt;, Maria Valtorta annota il clima di fiducia che ora regna scrivendo un elogio e un ringraziamento ai padri Migliorini e Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 20 maggio 1948 (lo scritto è senza data, il 20 maggio è una data presunta), pag. 442, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|sinistra|303x303px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
Nell’estate del 1948, un opuscolo che dell’Opera di Maria Valtorta riportava l’indice generale e alcune pagine di saggio, sotto un titolo cautamente provvisorio: &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039;, viene pubblicato con l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di monsignor &#039;&#039;&#039;Costantino M. Barneschi&#039;&#039;&#039;, Vescovo titolare di Tagaste e Vicario Apostolico dello Swaziland.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; è solo una prima bozza che anticipava parti della futura Opera principale di Maria Valtorta: &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato|L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il 25 ottobre 1948 Maria Valtorta annuncia a &#039;&#039;&#039;Madre Teresa Maria&#039;&#039;&#039;, la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In una successiva lettera dell’11 novembre 1948, Maria Valtorta informa Madre Teresa Maria che papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre &#039;&#039;&#039;Enrico M. Gargiani&#039;&#039;&#039; procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a mons. &#039;&#039;&#039;Michele Fontevecchia&#039;&#039;&#039;, Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Montecorvo, “&#039;&#039;per ottenere una seconda e &#039;&#039;più&#039;&#039; valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e &#039;&#039;sale non appartenenti alla Città del Vaticano&#039;&#039;, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si può pensare che tutto ciò possa essere accaduto nell’entourage del Vaticano senza il parere favorevole del Santo Padre. D’altronde, egli si prese cura dell’Opera non appena il Sant’Uffizio iniziò il suo atteggiamento ostile, che poi sfociò nella ben orchestrata messa all’Indice dei Libri Proibiti, ma solo dopo la morte di Pio XII e il termine delle funzioni di Segretario della Sacra Congregazione dei Riti di mons. Alfonso Carinci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le difficoltà con il Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
Alla fine del 1948 e nei primi mesi del 1949, il Sant’Uffizio intervenne nella questione della pubblicazione. Quando già si stava preparando la stampa dell’opera, padre Enrico M. Gargiani Procuratore generale dei Servi di Maria, fu convocato dal Sant’Uffizio, che intimò ai padri Berti e Migliorini di cessare ogni attività editoriale riguardante gli scritti valtortiani.&lt;br /&gt;
L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; apposto da mons. Costantino M. Barneschi sull&#039;opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; non venne ritenuto valido dal Sant’Uffizio, a norma del Diritto canonico, perché come scrive Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma il 29 Novembre [1948], quando le rotative stavano per mettersi in moto, il Santo Uffizio fece chiamare il P. Procuratore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria e gli intimò di dire a P. Berti e P. Migliorini di non occuparsi più dell’opera se non volevano essere colpiti dai decreti del Santo Uffizio per avere abusivamente carpito (?) l’approvazione di Monsignor Barneschi contrariamente alle norme del Diritto Canonico, perché detto monsignore non è il vescovo della casa editrice né dell’Autore, e soprattutto perché: «È il vescovo degli zulù» (O che non hanno l’anima gli zulù? e un vescovo italiano, solo perché è in Africa, non è meno vescovo di uno che dimora in Italia?).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti si precipitò da P. Bea e dai Monsignori Carinci e Fontevecchia, nonché da altri monsignori e da altri P. Gesuiti, ed essi risposero concordemente: «Andate avanti lo stesso. Non possono farvi nulla».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, e non so dare loro torto, i Padri non si arrischiarono a spendere milioni per una pubblicazione che poi può venire fermata dal Santo Uffizio e neppure contravvenire agli ordini di quest’ultimo, dopo che esso ha minacciato una sospensione &#039;&#039;a Divinis&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In una lettera del 23 dicembre 1948&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 23 dicembre 1949, pag. 127, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo aver annunciato una sua visita a Viareggio per la sera di Natale, padre Berti informa Maria Valtorta della decisione presa “&#039;&#039;di portare in tipografia, il 3 gennaio 1949, i primi tre volumi&#039;&#039;” dell’Opera, ritenendo che “&#039;&#039;di tutte le difficoltà, mosseci dalla Segreteria di Stato e dal S. Ufficio, abbiamo fatto un accuratissimo esposto al Santo Padre&#039;&#039;” tramite padre Bea, Confessore di Pio XII.&lt;br /&gt;
[[File:Giovanni Bellini - Padre Eterno (2) - Musei Civici Pesaro.jpg|miniatura|“&#039;&#039;Padre Eterno&#039;&#039;” di Giovanni Bellini (1430-1516) - Musei Civici di Pesaro]]&lt;br /&gt;
In quello stesso giorno del 23 dicembre 1948 Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’&#039;&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;&#039;, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per S. Santità. Dice l’Eterno Padre:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Invoca il mio Spirito e leggi. Leggi ciò che ti può illuminare. Leggi le parole di quelli che videro un tempo, un altro tempo, e un altro ancora. Il tempo prossimo a loro. Il tempo del mio Verbo fra gli uomini. Il tempo vostro. Questo. Leggi e vedi. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi Giovanni nella sua Apocalisse. E che sono le stelle che per una terza parte Satana riesce a far precipitare dal loro Cielo, dal Cielo della Chiesa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi se non coloro che, per avermi testimoniato fedelmente, vengono uccisi dalla Bestia uscente dall’abisso? E chi se non coloro che, eletti a luminari nella Chiesa, si sono fatti luci spente? Chi se non i pastori tramutati in idoli per il loro presumere? Chi se non il sale corrottosi in veleno per i piccoli che vedono e si allontanano con disgusto e languiscono o periscono? […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi, leggi, rileggi, medita, trema, piangi. Il tempo di Sebna sovrasta. Molta parte della Chiesa vi è già travolta, lanciata come palla in mezzo alle turbe scatenate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo da anni avevo già detto al portavoce, perché ti fosse detto. Questo dico oggi a Te, Vicario del mio Cristo e servo mio. Sì. Perché Io sono Iddio. E niuno è più grande di Me. Tutti servi rispetto a Me: il Signore. Tutti un nulla davanti al mio Divino Tutto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tu, tu almeno, non essere come troppi. Separa il tuo volere dal loro, onde non farti complice loro. Tu, mio servo; ma essi servi tuoi, e Tu Capo Supremo. E la tua parola scioglie e lega, seconda soltanto alla Mia che, poiché Tu mi servi in santità e amore, alla tua si unisce, &#039;&#039;perché sia Dio che parla sulle tue labbra di Pontefice&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hai nelle mani le verghe e nello spirito la Sapienza. Io te le ho date quando ti ho eletto. Usa il potere e il sapere come ti conviene, e non disgustare il tuo Signore che ha voluto contrassegnare il tuo Papato di un dono straordinario: la Buona Novella nuovamente evangelizzata, a conferma dell’antica di secoli, a tuo aiuto, o Padre della Cristianità, e ad aiuto di tutta la cristianità contro la quale avanza il Dragone maledetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non crollare Tu pure il capo. Non dire: “Non c’è proporzione fra il dono e l’insidia”, come dicono alcuni e ti tentano a dirlo. Non offendere Me che ho generato il Verbo. Me che sono il Potente, e tutto posso se voglio. E Padre sono, e se un figlio mi ubbidisce Io lo soccorro. Quale che sia la misura dell’insidia che lo assale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non guardare al mezzo per cui ti venne il dono della Parola che viene in soccorso di chi crede, di chi dubita, ed anche di chi non crede. Il mezzo ha ubbidito nel servire la Parola e agli ordini ricevuti da Dio. E per questo a Te si è rivolto. Perché Tu faccia ciò che Dio vuole. Ma se Tu respingi il mezzo, non tanto lui colpisci e contro lui, innocente, pecchi; quanto Me colpisci, &#039;&#039;Noi&#039;&#039;, ché siamo Un solo Dio nella Nostra mirabile Trinità, e pecchi contro l’Amore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché l’Amore, il nostro Trino Amore, volle dare al tuo Ponteficato questo: la Parola di Dio. E se Tu resisti al mio Volere d’amore ripeti il gesto dei Principi dei Sacerdoti, dei Sinedristi, dei Farisei, Sadducei e Scribi, che non si piegavano alla Carità evangelizzante e la perseguitavano e condannarono prima dell’ora segnata per il Suo Martirio. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Propiziati il Signore Iddio tuo. Tu puoi. Sei il Pontefice. Non hai scuse al tuo non fare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non imitare Pilato, o avrai la sorte di Pilato, che non fu giustificato dalla simbolica lavata di mani. Egli mancò&lt;br /&gt;
alla giustizia come e più che se avesse condannato senza  chiedere che altri condannasse. Più, perché essendo colui che poteva, doveva saper far tacere le lingue peccatrici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non disconoscere Colui che parla nell’opera. Sarebbe un giudizio per Te. E conoscendolo, servilo col farlo conoscere. Sarà una gloria per Te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sprezzare questo avviso, anche se ti viene col mezzo di una creatura. Altri tuoi predecessori ascoltarono i miei mezzi. E se la Chiesa è ancora Romana è perché un Pontefice si arrese a Caterina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sii giusto, onde avere alleato il tuo Signore contro l’Anticristo che avanza». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del Santo Uffizio - Brevi Notizie&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;, del 2 febbraio 1949 a firma di mons. Giovanni Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 gennaio 1949, prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Fu ben ispirata a farlo perché mons. Carinci era un uomo molto vicino a Pio XII, era stato Rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma, dove si era formato Eugenio Pacelli. Era un uomo di pietà e di compassione, seppe così neutralizzare con la diplomazia l’offensiva del Sant’Uffizio. Cercò di far risalire l’arbitrato della causa valtortiana al Santo Padre e mobilitò “personaggi illustri” che difesero l’Opera. Tra essi: il cardinale Augustin Bea, confessore di Pio XII e direttore dell’Istituto Biblico Pontificio; mons. Ugo Lattanzi, decano dell’Università Pontificia Lateranense; Camillo Corsànego, decano dei consiglieri consistoriali incaricati dei processi di canonizzazione; mons. Maurizio Raffa, direttore del Centro internazionale di comparazione e sintesi, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://moked.it/blog/2009/11/23/maurizio-raffa-giusto-tra-le-nazioni/ Maurizio Raffa, Giusto tra le Nazioni]&amp;lt;/ref&amp;gt;); Vittorio Tredici, presidente dell’Associazione delle industrie minerarie italiane, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://trepassiavanti.wordpress.com/2016/02/20/i-giusti-sardi/ I Giusti sardi]&amp;lt;/ref&amp;gt;); prof. Lorenzo Ferri, pittore e scultore soprattutto di arte sacra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia la sua prima reazione fu di prendere tempo e di minimizzare le intenzioni del Sant’Uffizio: le anime sante non immaginano il male, confidano in tutto&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta&#039;&#039;” ([https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/1Cor/13/?sel=13,7&amp;amp;vs=1Cor%2013,7 1 Corinzi 13,7])&amp;lt;/ref&amp;gt;. Così mons. Carinci, il 17 gennaio 1949, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Annotazione di mons. Alfonso Carinci 28 gennaio 1949.webp|miniatura|sinistra|Annotazione di mons. Alfonso Carinci sul margine della lettera di Maria Valtorta del 20 gennaio 1949]]&lt;br /&gt;
Ricevuta la lettera di mons. Carinci, Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pochi giorni dopo mons. Carinci mostrerà la lettera di Maria Valtorta al Santo Padre annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli dice che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il Papa in persona si occupava, davvero, del caso di Maria Valtorta. Ma la reazione del Sant’uffizio non fu una reazione di obbedienza alle indicazioni del papa: il 15 febbraio 1949 fu imposto il blocco della pubblicazione dell’opera e la consegna di tutti i manoscritti originali di Maria Valtorta!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La sentenza di blocco del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
Padre Corrado M. Berti, assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria, vengono convocati da due commissari del Sant&#039;Uffizio della sezione censura dei libri, tra cui mons. &#039;&#039;&#039;Giovanni Pepe&#039;&#039;&#039;, (lo stesso che sarà destituito da Pio XII tre anni più tardi per una colpa che dimostrava la scarsa importanza che il Sant’Uffizio attribuiva al parere del Papa&amp;lt;ref&amp;gt;François-Michel Debroise, &#039;&#039;À la rencontre de Maria Valtorta - Tome 1&#039;&#039;, pag. 105, Centro Editoriale Valtortiano (2019)&amp;lt;/ref&amp;gt;) e padre Cristoforo Bigazzi, O.P.&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla dichiarazione giurata&amp;lt;ref&amp;gt;documento [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978 di padre Corrado Berti&amp;lt;/ref&amp;gt; redatta dallo stesso padre Berti leggiamo:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma, nel 1949, il Sant&#039;Ufficio, del quale, allora, era segretario il Card. Alfredo Ottaviani e assessore Mons. Pietro Parente, chiamò il P. Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e il P. Corrado M. Berti, considerato il principale responsabile. Mons. Pepe e il P. Berruti, O.P., ufficiali del Sant&#039;Ufficio, lessero la sentenza e vollero che P. Berti la firmasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con questa sentenza comandarono che il P. Berti consegnasse al Sant&#039;Ufficio tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta, evidentemente per distruggerli o tenerli chiusi per sempre: &amp;quot;Qui rimarranno come in un sepolcro&amp;quot;, disse Mons. Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti portò tutti i dattiloscritti in suo possesso; ma non potè consegnare i manoscritti, perchè detenuti dalla scrittrice; e non potè consegnare la totalità dei dattiloscritti, perché posseduti da altre persone, che non vollero privarsene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, e finalmente, il Sant&#039;Ufficio proibì la pubblicazione dell&#039;Opera, comminandone il collocamento all&#039;Indice, in caso di eventuale pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti non potè manifestare al Sant&#039;Ufficio le parole dettegli da Papa Pio XII in udienza, perchè non gli fu permesso di parlare, ma gli fu concesso soltanto di ascoltare e firmare la sentenza senza commento. Erano i metodi di quel tempo preconciliare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Sant&#039;Ufficio, però, fu buono con l&#039;inferma Maria Valtorta e non le comunicò la sentenza. La seppe da P. Berti, per necessità di cose, e ne fu desolata. Si aggravò.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Alfonso Carinci cerca subito di rincuorare Maria Valtorta assicurandole che, né gli scritti né la sua persona sono stati condannati dal Sant’Uffizio, ma solo la pubblicazione è stata bloccata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 15 marzo 1949, pag. 46, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizia così un lungo periodo di attesa e di speranza, ma anche di grande sofferenza per Maria Valtorta, nel quale vengono inutilmente intraprese azioni volte a togliere la proibizione del Sant’Uffizio a pubblicare l’opera.&lt;br /&gt;
== Le iniziative successive e i tentativi di ricorso ==&lt;br /&gt;
Anche nel settembre del 1949 mons. Carinci comunica, nuovamente, che gli scritti presso il Sant’Uffizio sono “&#039;&#039;sotto un più accurato esame&#039;&#039;” e poi chiede a Maria Valtorta di rivelare dove riposi il corpo di San Pietro per comunicarlo al Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 29 settembre 1949, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ma Maria Valtorta risponde che già nel febbraio del 1949 aveva consegnato una lettera per il Papa, con le traslazioni del corpo del primo Pontefice-Martire, nonostante avesse avuto l’ordine di tacere. Maria Valtorta riconosce di aver disubbidito nel dare quelle informazioni, ma lo aveva fatto proprio perché persuasa che il papa desiderava tanto quelle informazioni per porre fine alle dispute con le confessioni protestanti. Ma l’Opera era stata ugualmente bloccata dal Sant’Uffizio, e a lei “&#039;&#039;ne è venuto del male, come Gesù diceva&#039;&#039;”. Adesso, nonostante che anch’essa desiderasse scaricarsi dal segreto, non può che mantenere l’ubbidienza al volere di Dio e tacere&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti, con l’aiuto di mons. Carinci, cercò di ottenere un’altra udienza con il Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma questa seconda udienza non ebbe luogo per due ragioni: perché l’Anno Santo del 1950 impegnò l’agenda del Sommo Pontefice e perché l’entourage del Papa, pur favorevole a Maria Valtorta, non desiderava uno scontro diretto con il Sant’Uffizio, che era assai temuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni successivi mons. Carinci continua ad operare a favore dell’opera di Maria Valtorta, cerca di ottenere una nuova udienza con il Santo Padre, conforta spiritualmente e sovviene materialmente Maria Valtorta, infine in data 29 gennaio 1952 si fa promotore di una petizione a papa Pio XII, sottoscritta insieme ad altri “personaggi illustri” che difesero l’Opera, perchè convinto che solo un intervento personale del Sommo Pontefice avrebbe potuto sbloccare l’irrigidimento del Sant’Uffizio e arrivare a una pubblicazione favorevole degli Scritti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
[[File:Petizione a papa Pio XII.jpg|miniatura|destra|Petizione del 29 gennaio 1952 al papa Pio XII firmata da mons. Alfonso Carinci]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Beatissimo Padre,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prostrato ai piedi della Santità Vostra,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
umilmente imploro anche a nome del&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mo P. Agostino Bea, S.J., e dei&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mi M.ri:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Angelo Mercati&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ugo Lattanzi, Prof. di teologia fondamentale e biblica nel Pont. Ateneo Lateranense,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maurizio Raffa, Direttore del Centro di Comparazione e Sintesi; dei Signori:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avv. On. Camillo Corsanego, Prof. di Diritto al Pont. Ateneo Lateranense e di Teologia all’Università Internazionale “Pro Deo”,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Nicola Pende, dell’Università di Roma,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Lorenzo Ferri, scultore e pittore,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comm. Vittorio Tredici, mineralologo,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
le cui dichiarazioni si allegano a questa istanza, che l’opera «PAROLE DI VITA», scritta da Maria Valtorta (la quale da un ventennio giace in letto), “senza il nome dell’autrice, né come derivante da visioni o stati straordinari, ma semplicemente come Vita di Gesù raccontata e illustrata per il popolo cattolico, dopo una coscienziosa revisione fatta da un revisore competente in teologia ed esegesi” (vedi dichiarazione del Rev.mo P. Bea), da nominarsi da Vostra Santità, col debito “Imprimatur” possa pubblicarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al revisore che, spero, Vostra Santità vorrà nominare, potrei far leggere le lettere scrittemi dalla Valtorta, le quali mostrano&lt;br /&gt;
evidentemente il buono spirito della signorina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spero che Vostra Santità vorrà benignamente esaudire il desiderio degli oratori, i quali con me e la Valtorta implorano l’Apostolica Benedizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Roma, 29 Gennaio 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
+ Alfonso Carinci, Arc. di Seleucia d’Isauria,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Segr. della Sacra Congr. dei Riti.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È attestato che mons. Carinci intratteneva rapporti diretti con papa Pio XII; tuttavia, per senso di correttezza istituzionale, egli scelse di avvalersi dei canali ordinari della Curia romana per la trasmissione della Petizione. La documentazione disponibile indica che il testo fu esaminato dal Sant’Uffizio, che si farà beffe delle “personalità illustri” accusandole di ingenuità. Non risulta invece accertato che la petizione sia giunta direttamente all’attenzione del pontefice, né che egli ne abbia avuto conoscenza.&lt;br /&gt;
== L’intervento di Pio XII contro un decreto del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:Padre Pio da Pietrelcina.webp|sinistra|miniatura|Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968)]]&lt;br /&gt;
Nello stesso periodo accade un episodio significativo del pontificato di Pio XII, utile per comprendere il contesto ecclesiastico in cui maturarono vicende analoghe: riguarda il provvedimento emesso dal Sant’Uffizio contro &#039;&#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;&#039; nel 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine del 1951, mons. Giovanni Pepe, commissario del Sant’Uffizio per la censura dei libri, e l’abate benedettino Emanuele Caronti furono inviati dal Sant’Uffizio a San Giovanni Rotondo per svolgere un’indagine sul frate cappuccino, nell’ambito delle numerose visite ispettive a cui egli fu sottoposto nel corso degli anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordiamo come, appena divenuto papa, Pio XII aveva ordinato alle Congregazioni romane di “&#039;&#039;lasciare in pace Padre Pio&#039;&#039;”, e aveva definito Padre Pio: “&#039;&#039;la salvezza dell&#039;Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 3 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 3 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
In seguito alla relazione redatta dai due ispettori, il 16 gennaio 1952 il Sant’Uffizio comunicò ai superiori dell’Ordine dei Cappuccini alcune misure restrittive, tra cui la limitazione dei pellegrinaggi e il divieto di favorire la diffusione di scritti e immagini relativi a Padre Pio. Il 30 luglio 1952 lo stesso Sant’Uffizio emanò un decreto con cui venivano posti all’Indice dei Libri Proibiti ben otto volumi dedicati al frate, perché privi dell’approvazione ecclesiastica:&lt;br /&gt;
*Argentieri Domenico, &#039;&#039;La prodigiosa storia di Padre Pio&#039;&#039;, Milano, Tarantola, 1951.&lt;br /&gt;
*Apollonio Donato, &#039;&#039;Incontri con Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta &amp;amp; Figli, 1951.&lt;br /&gt;
*Fiorentini Guido Greco, &#039;&#039;Entità meravigliosa di Padre Pio&#039;&#039;, S. Maria Capua Vetere, Editore Beato, 1949.&lt;br /&gt;
*Lotti Franco, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, S. Giovanni Rotondo, Abresch, 1951.&lt;br /&gt;
*Camilleri Carmelo, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Città di Castello, Soc. Tip. “Leonardo da Vinci”, 1952.&lt;br /&gt;
*Pedriali Gian Carlo, &#039;&#039;Ho visto Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta, 1948.&lt;br /&gt;
*Delfino-Sessa Piera, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Genova, Demos, 1950.&lt;br /&gt;
*Trabucco Carlo, &#039;&#039;Il mondo di Padre Pio&#039;&#039;, Roma, Ernesto Giacomaniello, 1950.&lt;br /&gt;
[[File:L&#039;Osservatore della Domenica - 10 Agosto 1952.webp|sinistra|miniatura|140px|&#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039;, 10 agosto 1952, Anno XIX, pag. 2]]&lt;br /&gt;
[[File:L’Osservatore Romano - 5 Agosto 1952.webp|miniatura|150px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 Agosto 1952]]&lt;br /&gt;
Il provvedimento fu reso noto da &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; il 3 agosto 1952. La proscrizione sarebbe stata adottata senza alcuna informazione diretta al pontefice, che ne sarebbe venuto a conoscenza solo attraverso la stampa vaticana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La reazione di papa Pio XII fu significativa: egli dispose l’immediata pubblicazione di una «nota di accomodamento», redatta dal cardinale Giuseppe Pizzardo e apparsa su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 agosto 1952, ripresa anche da &#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039; del 10 agosto 1952; poi ordinò il trasferimento di mons. Giovanni Pepe rimuovendolo dal suo incarico al Sant’Uffizio. Per la prima volta, un decreto emanato e reso pubblico dal Sant’Uffizio veniva bloccato e quindi reso non esecutivo, infatti, il decreto non venne mai pubblicato negli &#039;&#039;Acta Apostolicae Sedis&#039;&#039;, la gazzetta ufficiale della Santa Sede.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello stesso contesto, la Segreteria di Stato, tramite mons. Angelo Dell’Acqua, trasmise al Sant’Uffizio una comunicazione in cui si auspicava che Padre Pio: “&#039;&#039;possa svolgere indisturbato il suo ministero sacerdotale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Luigi Peroni, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, nota 23 a pag. 471, Borla (1994); Emanuele Giannuzzo, &#039;&#039;San Pio da Pietrelcina&#039;&#039; pag. 332-333, BooksprintEdizioni (2012); Angelo M. Mischitelli, &#039;&#039;Padre Pio. Un uomo un santo&#039;&#039;, pag. 645, Sovera Edizioni (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo episodio viene proposto come indicativo della complessità dei rapporti e delle tensioni esistenti all’interno della Curia romana, tra il Sant’Uffizio e altri organismi; durante l’ultima parte del pontificato di Pio XII, l’Opera di Maria Valtorta non fu colpita da altri provvedimenti. Venne anche pubblicata  con il titolo: &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;, in quattro volumi usciti tra il 1956 e il 1959. Ma fino alla morte di papa Pio XII e all&#039;elezione del nuovo pontefice Giovanni XXIII, il Sant’Uffizio rimase fermo, forse memore di quello era accaduto dopo la messa all’Indice dei Libri Proibiti dei volumi su padre Pio da Pietrelcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La pubblicazione dell&#039;Opera di Maria Valtorta e la condanna del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu anche per questo precedente che i primi volumi del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; poterono uscire senza ostacoli a partire dal 1956; ma poco tempo dopo la morte di papa Pio XII e nel giorno stesso della cessazione delle funzioni di mons. Alfonso Carinci (5 gennaio 1960), &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; pubblicava l’indegna messa all’Indice dell&#039;Opera di Maria Valtorta, pazientemente costruita da alcuni membri del Sant’Uffizio nell’ombra dei corridoi.&lt;br /&gt;
      &lt;br /&gt;
Ma la loro vittoria fu di breve durata, perché se l’Opera di Maria Valtorta aveva perso questi potenti difensori, il Cielo non la lasciò senza difesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’8 novembre 1963, durante i lavori del Concilio Vaticano II, il cardinale arcivescovo di Colonia Josef Frings (1887-1978) sferrò un violento attacco contro i metodi del Sant’Uffizio, diretto dal cardinale Alfredo Ottaviani (1890-1979) e dichiarò, tra gli applausi dell’assemblea conciliare:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Nessuno dovrebbe essere giudicato e condannato senza essere ascoltato e senza avere avuto la possibilità di correggere la sua opera e la sua azione».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E non parlava dei metodi delle polizie dei paesi oltre la cortina di ferro, ma delle procedure del Sant’Uffizio, che per molti erano «motivo di scandalo».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ben presto l’Indice dei libri proibiti sarebbe stato soppresso, di diritto e di fatto. L’Opera di Maria Valtorta avrebbe allora illuminato il cammino di sette santi e beati, sulle orme del Venerabile Pio XII, che si sono avvalsi di questi Scritti:&lt;br /&gt;
*San Giovanni Paolo II&lt;br /&gt;
*San Paolo VI&lt;br /&gt;
*San Pio da Pietrelcina&lt;br /&gt;
*Santa Madre Teresa di Calcutta&lt;br /&gt;
*Beato Gabriele M. Allegra&lt;br /&gt;
*Beata Madre Ines del Santissimo Sacramento&lt;br /&gt;
*Beato Luigi Novarese&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e tutti lettori o promotori del &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Work in Progress&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[fr:Pie XII et Maria Valtorta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<updated>2026-03-25T18:38:14Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: L’Osservatore Romano del 6 Gennaio 1960 - Articolo: Una Vita di Gesù malamente romanzata&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
L’Osservatore Romano del 6 Gennaio 1960 - Articolo: Una Vita di Gesù malamente romanzata&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<updated>2026-03-25T18:36:50Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: DECRETUM Proscriptio Librorum

Feria IV die 16 Decembris 1959.

In generali consessu Supremae Sacrae Congregationis Sancti Officii Em.mi ac Rev.mi Domini Cardinales rebus fidei ac morum tutandis praepositi, praehabito Consultorum voto, damnarunt atque in Indicem librorum Prohibitorum inserendum mandarunt opus anonymum, quattuor complectens volumina, quorum primum:

“Il poema di Gesù” (Tipografia Editrice M. Pisani, Isola del Liri);
reliqua vero “Il Poema dell&amp;#039;Uomo-Dio” ( Ibidem ) inscribuntur...&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
DECRETUM Proscriptio Librorum&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feria IV die 16 Decembris 1959.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In generali consessu Supremae Sacrae Congregationis Sancti Officii Em.mi ac Rev.mi Domini Cardinales rebus fidei ac morum tutandis praepositi, praehabito Consultorum voto, damnarunt atque in Indicem librorum Prohibitorum inserendum mandarunt opus anonymum, quattuor complectens volumina, quorum primum:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Il poema di Gesù” (Tipografia Editrice M. Pisani, Isola del Liri);&lt;br /&gt;
reliqua vero “Il Poema dell&#039;Uomo-Dio” ( Ibidem ) inscribuntur.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Feria autem VI, die 18 eiusdem mensis et anni, SS.mus D. N. D. IOANNES Divina Providentia Pp. XXIII in Audientia Em.mo ac Rev.mo D.no Cardinali secretario S. Officii concessa, relatam Sibi Em. morum Patrum resolutionem adprobavit et publicari iussit.&lt;br /&gt;
Datum Romae, ex aedibus S. Officii,vdie 5 januarii 1960.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sebastianum Masala&lt;br /&gt;
notarius&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<updated>2026-03-25T18:32:03Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: L’Osservatore Romano del 6 Gennaio 1960&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
L’Osservatore Romano del 6 Gennaio 1960&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<updated>2026-03-25T16:31:30Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifica testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
A proposito di un Decreto del Sant’Offizio&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sul Decreto del Sant’Offizio da noi pubblicato nel numero di domenica scorsa, siamo in grado di fare le seguenti precisazioni:&lt;br /&gt;
Il Decreto si richiama al Can. 1399, che al n. 5 proscrive: «libri e opuscoli che narrano di nuove apparizioni, rivelazioni, visioni, profezie, miracoli ecc..., se sono pubblicati senza l’osservanza delle prescrizioni canoniche».&lt;br /&gt;
Ora fra le prescrizioni dei canoni c’è anche che queste pubblicazioni devono essere prima sottoposte alla revisione ecclesiastica (can. 1385).&lt;br /&gt;
Il motivo principale del Decreto sta appunto nella mancanza della necessaria revisione ed approvazione ecclesiastica.&lt;br /&gt;
Lo stesso Padre Pio da Pietrelcina ha detto diverse volte che si scrivano od asseriscono di lui cose, anche meravigliose, che non corrispondono al vero.&lt;br /&gt;
La proscrizione delle opere elencate nel Decreto del Sant’Offizio è un esempio, perché le numerosissime pubblicazioni che trattano di simili argomenti devono avere lo « imprimatur » ecclesiastico.&lt;br /&gt;
La dichiarazione del Sant’Offizio non implica una condanna della persona del Padre Pio e nemmeno delle persone degli autori dei libri stessi.&lt;br /&gt;
Questo Decreto deve servire a richiamare tutti ad una maggiore moderazione e prudenza in materie così delicate. (&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 3 agosto 1952)&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<updated>2026-03-25T15:54:49Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modificato dettagli&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
voto, decreverunt tamquam praedamnatos habendos esse, ad normam can. 1399 C.I.C., atque in INDICEM librorum prohibitorum inserendos libros qui inscribuntur:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Argentieri Domenico, &#039;&#039;La prodigiosa storia di Padre Pio&#039;&#039;, Milano, Tarantola, 1951.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Apollonio Donato, &#039;&#039;Incontri con Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta &amp;amp; Figli, 1951.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fiorentini Guido Greco, &#039;&#039;Entità meravigliosa di Padre Pio&#039;&#039;, S. Maria Capua Vetere, Editore Beato, 1949.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lotti Franco, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, S. Giovanni Rotondo, Abresch, 1951.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Camilleri Carmelo, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Città di Castello, Soc. Tip. “Leonardo da Vinci”, 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pedriali Gian Carlo, &#039;&#039;Ho visto Padre Pio&#039;&#039;, Foggia, Cappetta, 1948.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Delfino-Sessa Piera, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Genova, Demos, 1950.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Trabucco Carlo, &#039;&#039;Il mondo di Padre Pio&#039;&#039;, Roma, Ernesto Giacomaniello, 1950.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Et sequenti Feria V, die 24 eiusdem mensis et anni, SS.mus D. N. PIUS Divina Providentia Pp. XII, in audientia E.mo ac Rev.mo D. Cardinali a secretis Sancti Officii concessa, relatam Sibi E.morum Patrum resolutionem adprobavit, confirmavit et publicari iussit.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Datum Romae, ex Aedibus Sancti Officii, die 30 iulii 1952&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
MARINUS MARANI&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Supr. S. Congr. S. Officii Notarius (L’Osservatore Romano del 3 agosto 1952)&lt;/div&gt;</summary>
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		<updated>2026-03-25T12:40:44Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: L’Osservatore Romano del 3 agosto 1952&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
L’Osservatore Romano del 3 agosto 1952&lt;/div&gt;</summary>
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		<updated>2026-03-25T12:39:52Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: A proposito di un Decreto del Sant’Offizio

Sul Decreto del Sant’Offizio da noi pubblicato nel numero di domenica scorsa, siamo in grado di fare le seguenti precisazioni:
Il Decreto si richiama al Can. 1399, che al n. 5 proscrive: «libri e opuscoli che narrano di nuove apparizioni, rivelazioni, visioni, profezie, miracoli ecc..., se sono pubblicati senza l’osservanza delle prescrizioni canoniche».
Ora fra le prescrizioni dei canoni c’è anche che queste pubblicazioni devono essere prima sottop...&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
A proposito di un Decreto del Sant’Offizio&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sul Decreto del Sant’Offizio da noi pubblicato nel numero di domenica scorsa, siamo in grado di fare le seguenti precisazioni:&lt;br /&gt;
Il Decreto si richiama al Can. 1399, che al n. 5 proscrive: «libri e opuscoli che narrano di nuove apparizioni, rivelazioni, visioni, profezie, miracoli ecc..., se sono pubblicati senza l’osservanza delle prescrizioni canoniche».&lt;br /&gt;
Ora fra le prescrizioni dei canoni c’è anche che queste pubblicazioni devono essere prima sottoposte alla revisione ecclesiastica (can. 1385).&lt;br /&gt;
Il motivo principale del Decreto sta appunto nella mancanza della necessaria revisione ed approvazione ecclesiastica.&lt;br /&gt;
Lo stesso Padre Pio da Pietrelcina ha detto diverse volte che si scrivano od asseriscono di lui cose, anche meravigliose, che non corrispondono al vero.&lt;br /&gt;
La proscrizione delle opere elencate nel Decreto del Sant’Offizio è un esempio, perché le numerosissime pubblicazioni che trattano di simili argomenti devono avere lo « imprimatur » ecclesiastico.&lt;br /&gt;
La dichiarazione del Sant’Offizio non implica una condanna della persona del Padre Pio e nemmeno delle persone degli autori dei libri stessi.&lt;br /&gt;
Questo Decreto deve servire a richiamare tutti ad una maggiore moderazione e prudenza in materie così delicate.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>https://valtortait.mywikis.eu/w139/index.php?title=Pio_XII_e_Maria_Valtorta&amp;diff=6817</id>
		<title>Pio XII e Maria Valtorta</title>
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		<updated>2026-03-24T14:57:08Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: aggiunti dati&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;[[File:Pope_Pius_XII_%E2%80%93_Michael_Pitcairn_%281951%29.jpg|miniatura|Papa Pio XII è stato il 260º pontefice della Chiesa cattolica, eletto il 2 marzo 1939 fino al 9 ottobre 1958]]&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Eugenio Pacelli&#039;&#039;&#039;, nato il 2 marzo 1876 e morto il 9 ottobre 1958, fu il 260º pontefice della Chiesa cattolica con il nome di &#039;&#039;&#039;Pio XII&#039;&#039;&#039;. Il suo pontificato, dal 1939 al 1958, coincise con gli anni in cui la mistica italiana &#039;&#039;&#039;[[Maria Valtorta]]&#039;&#039;&#039; redasse i suoi scritti, poi pubblicati nella prima edizione dell&#039;opera (dal 1956 al 1959) con il titolo &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; (oggi &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diverse testimonianze legate all’ambiente dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e ad ambienti ecclesiastici dell’epoca, Pio XII fu informato dell’esistenza degli scritti valtortiani e ne avrebbe seguito con interesse le vicende editoriali. La questione della loro pubblicazione si sviluppò tuttavia in un contesto complesso, segnato anche dall’intervento del Sant’Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La consegna degli scritti di Maria Valtorta in Vaticano ==&lt;br /&gt;
Durante il periodo in cui prestava servizio presso l’ospedale San Gallicano di Roma, &#039;&#039;&#039;padre Corrado Maria Berti&#039;&#039;&#039;, dei Servi di Maria, ebbe occasione di conoscere e diventare amico di Mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In quel periodo gli scritti di Maria Valtorta non erano ancora stati pubblicati, ma circolavano in forma di copie dattiloscritte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo la testimonianza di padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 15 luglio 1947, pag. 124, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, mons. Norese aveva accesso al tavolo di lavoro del pontefice e consegnava abitualmente al Papa documenti e corrispondenza. Il 9 maggio 1947 padre Berti consegnò a mons. Norese alcuni fascicoli dell’opera (Prevangelo, 1° anno e gran parte del 2° anno della vita pubblica di Gesù), elegantemente legati in tela bianca con stemma in oro, egli dopo averli letti ed esserne rimasto favorevolmente impressionato, promise che gli avrebbe portati in Vaticano e sarebbero così giunti nelle mani di Pio XII.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli incontri successivi con padre Berti, mons. Norese riferì di aver notato che il segnalibro nei fascicoli avanzava progressivamente, interpretando ciò come segno che il Papa stesse leggendo il testo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’udienza papale del 26 febbraio 1948==&lt;br /&gt;
[[File:Osservatore romano 27 02 48.png|miniatura|403x403px|&#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948]]&lt;br /&gt;
Un episodio frequentemente citato nella letteratura valtortiana riguarda l’udienza concessa da Pio XII il 26 febbraio 1948. Secondo quanto riportato da &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 27 febbraio 1948, Pio XII ricevette in udienza privata:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;Romualdo Maria Migliorini&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1884-1953), direttore spirituale di Maria Valtorta&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;Corrado Maria Berti&#039;&#039;&#039; O.S.M. (1911-1980), docente di teologia sacramentaria&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
*padre &#039;&#039;&#039;Andrea Maria Cecchin&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;La causa di beatificazione del Servo di Dio Andrea M. Cecchin è stata aperta dalla Diocesi di Vicenza e dall&#039;Ordine dei Servi di Maria il 23 marzo 2002 e si è chiusa il 15 settembre 2008.&amp;lt;/ref&amp;gt; O.S.M. (1914-1995), priore del Collegio internazionale S. Alessio Falconieri dei Servi di Maria in Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Il Collegio internazionale S. Alessio, dal 1950, fu elevato da papa Pio XII a Pontificia Facoltà Teologica &#039;&#039;Marianum&#039;&#039;, riservata ai frati servi di Maria con specializzazione in Teologia Mariana (Mariologia).&amp;lt;/ref&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante l’udienza con Pio XII, secondo la testimonianza padre Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “L’assenso di Pio XII e il veto del Sant’Uffizio”, pag. 58, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, padre Migliorini avrebbe dovuto parlare al papa dell&#039;opera di Maria Valtorta, ma lasciò la parola al confratello più giovane perché troppo emozionato; il Papa mostrò di aver preso conoscenza dell’Opera, accettò il dono di altri fascicoli dattiloscritti dell&#039;opera di Maria Valtorta e infine avrebbe incoraggiato la pubblicazione degli scritti con queste parole&amp;lt;ref&amp;gt;Padre Berti rese testimonianza delle parole di papa Pio XII nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 ([https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortait/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione]&#039;&#039;, § 3), rinnovò la sua testimonianza anche in un articolo pubblicato il 20 febbraio 1980 su &#039;&#039;Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica&#039;&#039;) 1980 – Anno 49°, N. 3 – Luglio-Settembre, dei Padri Domenicani di S. Marco a Firenze. Le sue affermazioni non sono mai state smentite.&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, §.20 del capitolo “Sincera relazione delle vicissitudini”, pag. 85-86, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Pubblicate quest&#039;opera così come sta; chi legge capirà&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E aggiunse:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il giudizio del Papa, pur essendo autorevole al sommo, rimase tuttavia informale e privato non assumendo la forma di un pronunciamento ufficiale. Pio XII aveva indicato ai padri serviti di rivolgersi a un Ordinario&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;&amp;gt;Vedi documento: [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/1949-2-2-Brevi-Notizie.pdf Santo Uffizio - Brevi Notizie, 2 febbraio 1949], relazione di mons. Giovanni Pepe&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref name=&amp;quot;Sincera relazione&amp;quot;/&amp;gt; per ottenere un regolare &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; a norma del Diritto Canonico; nonostante che su una simile questione il Sommo Pontefice sia il giudice ultimo&amp;lt;ref&amp;gt;Secondo gli articoli 218 e 219 del [http://www.catho.org/9.php?d=bpl#w Codice di Diritto Canonico del 1917], il Papa acquisisce un supremo potere, per diritto divino, su tutta la Chiesa.&amp;lt;/ref&amp;gt;, il parere fu espresso a titolo personale, come richiede la prassi della Chiesa in questa materia. Nessun papa, infatti, ha mai concesso, in quanto tale, un &#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; formale a un’opera di autore. La questione rimase pertanto soggetta alla competenza del Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Pio X nella sua Lettera Enciclica [https://www.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html#:~:text=Siffatte%20apparizioni%20o%20rivelazioni%20non%20furono%20n%C3%A9%20approvate%20n%C3%A9%20condannate%20dalla%20Sede%20Apostolica%2C%20ma%20solo%20passate%20come%20da%20piamente%20credersi%20con%20sola%20fede%20umana%2C%20conforme%20alla%20tradizione%20di%20cui%20godono%2C%20confermata%20pure%20da%20idonei%20testimoni%20e%20documenti &#039;&#039;Pascendi Dominici Gregis&#039;&#039;] sugli errori del Modernismo dell&#039;8 settembre 1907, ricordava che anche le apparizioni o rivelazioni private riconosciute: “&#039;&#039;non furono né approvate né condannate dalla Sede Apostolica, ma solo passate come da piamente credersi con sola fede umana&#039;&#039;”.&amp;lt;/ref&amp;gt;, che avrebbe manifestato forti riserve sull’opera di Maria Valtorta, arrivando – prima della pubblicazione – a bloccare gli sforzi dei padri Berti e Migliorini (1949), poi – dopo la pubblicazione – a inserirla nell’Indice dei Libri Proibiti (1959).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Va osservato che in quel periodo papa Pio XII era particolarmente sensibile alle distorsioni che potevano essere fatte del Vangelo. Egli lo affermò con fermezza nel 1950, nella sua Lettera Enciclica &#039;&#039;Humani Generis&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;testo in italiano della lettera enciclica &#039;&#039;[https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_12081950_humani-generis.html Humani Generis]&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; dedicata a “&#039;&#039;circa alcune false opinioni che minacciano di sovvertire i fondamenti della dottrina cattolica&#039;&#039;”. Non avrebbe dunque chiesto di avviare il processo di pubblicazione se l’opera di Maria Valtorta avesse presentato un qualche pericolo in questo ambito.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’ambiente vaticano e l’interesse per le rivelazioni private ==&lt;br /&gt;
[[File:Luigina Sinapi mod AI.webp|miniatura|250px|Luigina Sinapi (1916 - 1978)&amp;lt;ref&amp;gt;immagine rielaborata con AI&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Nel contesto della spiritualità cattolica del XX secolo, l’interesse per fenomeni mistici e rivelazioni private era relativamente diffuso. Anche papa Pio XII ebbe contatti con diverse figure considerate mistiche.&lt;br /&gt;
Tra queste la venerabile Serva di Dio &#039;&#039;&#039;Luigina Sinapi&#039;&#039;&#039;&amp;lt;ref&amp;gt;Papa Francesco l&#039;ha dichiarata Venerabile, [https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2025/01/27/0081/00165.html Decreto del 27 gennaio 2025]&amp;lt;/ref&amp;gt;, una Fedele laica romana che dichiarava di ricevere rivelazioni spirituali. Secondo alcune testimonianze, ella avrebbe avuto contatti con ambienti vaticani e con lo stesso Pio XII&amp;lt;ref&amp;gt;sito ufficiale del [https://www.causesanti.va/it/venerabili/luigia-sinapi.html Dicastero per le Cause dei Santi]: “&#039;&#039;godette la fiducia del Venerabile Servo di Dio Pio XII&#039;&#039;”&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell&#039;aprile del 1937, il cardinale Eugenio Pacelli (futuro papa Pio XII) era un collaboratore molto stretto di papa Pio XI e dirigeva la Segreteria di Stato, il dicastero più importante del Vaticano in quanto direttamente al servizio del Papa. In quel periodo, la sorella minore, la marchesa Elisabetta Pacelli, gli presentò una giovane di 21 anni che l’aveva avvicinata in Piazza San Pietro. Luigina Sinapi, questo il nome della ragazza, aveva ricevuto dalla [[Vergine Maria]], nel luogo detto delle Tre Fontane a Roma, il seguente messaggio&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/venerabile-serva-di-dio-luigina-sinapi/ Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
“Esattamente fra dieci anni, tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa e vuole uccidere il Papa... Ora tu va in piazza S. Pietro, troverai una signora vestita così... e le chiederai di condurti da suo fratello Cardinale: porterai a lui il mio messaggio. Da questo luogo, stabilirò a Roma il trono della mia gloria... Inoltre dirai al Cardinale che prestò sarà lui il nuovo Papa”.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E così fece. La giovane veggente trasmise quindi il messaggio che aveva appena ricevuto al Cardinale Eugenio Pacelli.&lt;br /&gt;
[[File:PieXII-Menendez.jpg|sinistra|miniatura|Lettera autografa del card. Eugenio Pacelli]]&lt;br /&gt;
Nel periodo in cui la giovane Luigina Sinapi rivelò il messaggio ricevuto alle Tre Fontane, il cardinale Eugenio Pacelli stava scrivendo la prefazione al libro &#039;&#039;Invito all&#039;Amore&#039;&#039;, che raccoglieva le rivelazioni private attribuite alla Serva di Dio suor &#039;&#039;&#039;Josefa Menéndez&#039;&#039;&#039; (1890-1923).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A partire dal 22 gennaio 1949 questo libro fu letto anche da Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 28 gennaio 1949, pag. 182, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo che i ‘dettati’ e le ‘visioni’ sulla Vita di Gesù si erano conclusi. Maria Valtorta riconobbe in tali rivelazioni a suor Josefa, lo stesso Autore divino che riteneva all’origine delle proprie esperienze mistiche.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le profezie attribuite a Luigina Sinapi si avverarono: prima l’elezione del cardinale Eugenio Pacelli al soglio di Pietro nel marzo del 1939, poi, nell’aprile del 1947, le apparizioni mariane alle Tre Fontane&amp;lt;ref&amp;gt;fonte: sito ufficiale delle [https://www.divinarivelazione.org/la-storia-delle-tre-fontane/la-vergine-della-rivelazione// Missionarie della Divina Rivelazione]&amp;lt;/ref&amp;gt;  a Bruno Cornacchiola (1913-2001) che si convertì al cattolicesimo e confidò al Papa di aver avuto l’intenzione di ucciderlo. Pio XII avrebbe detto al gesuita padre Riccardo Lombardi (1908-1979), noto come “il microfono di Dio”, di essere già a conoscenza di tali eventi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Secondo diversi racconti biografici e testimonianze successive, papa Pio XII avrebbe mantenuto contatti con Luigina Sinapi, talvolta attraverso conversazioni telefoniche o incontri personali. Questi rapporti privilegiati sarebbero stati guardati con una certa diffidenza da alcuni ambienti del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In alcune lettere ricevute&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti - Punti Cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti del 20 marzo 1950, pag. 145, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt; e scritte&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera di Maria Valtorta [senza data], pp. 280-281, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;lettera di Maria Valtorta al sig. Arturo Bottai il 1° Maggio 1950 (ancora inedita), Archivio della &#039;&#039;Fondazione Erede di Maria Valtorta&#039;&#039;&amp;lt;/ref&amp;gt; da Maria Valtorta, viene fatta menzione di una mistica trentenne di nome &#039;&#039;&#039;Luciana&#039;&#039;&#039; che era in stretti rapporti con il Santo Padre e che perorò la pubblicazione dell&#039;opera di Maria Valtorta. In particolare, nel gennaio del 1950, durante una visita in Vaticano, Luciana portò al Sant’Uffizio un messaggio dal Cielo: li avvisava del male che stavano facendo alle anime ostacolando l’opera di Maria Valtorta all’insaputa del Papa. La reazione fu violenta, arrivando a minacce, brutalità fisiche e persino a una minaccia esplicita di stupro da parte di un prelato, che però rimase come paralizzato fino a quando non confessò pubblicamente quella violenza. È possibile congetturare che, dietro al nome di Luciana (magari utilizzato per motivi di discrezione), vi possa essere proprio la figura della mistica Luigina Sinapi che, effettivamente, ebbe in quegli stessi anni un intenso rapporto d&#039;amicizia con papa Pio XII e anche con Padre Pio.&lt;br /&gt;
[[File:San Pietro - tav - 38-1.webp|miniatura|&#039;&#039;San Pietro negli ultimi tempi&#039;&#039;, di Lorenzo Ferri dal volume “Valtorta and Ferri”]]&lt;br /&gt;
Nel complesso, questi episodi evidenziano l’interesse di Pio XII per i fenomeni mistici e il suo desiderio di esercitare personalmente il suo giudizio in questo ambito, al di là dei censori del Sant&#039;Uffizio.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nonostante le riserve espresse da alcuni ambienti ecclesiastici, diverse testimonianze indicano che nell’entourage diretto del Papa vi fossero persone favorevoli alla diffusione degli scritti di Maria Valtorta. Anche alcuni prelati del Sant’Uffizio chiesero esplicitamente a padre Berti di rivolgersi direttamente a Maria Valtorta affinché fornisse indicazioni a riguardo del luogo della sepoltura di San Pietro a Roma&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, lettera di P. Berti dell’11 luglio 1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *2, Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maria Valtorta, infatti, aveva ricevuto ‘dettati’ e ‘visioni’ inerenti la tomba dell’apostolo, includendo dettagli sul luogo di sepoltura e sulle reliquie, ancora ben conservate, in una inviolata catacomba del sottosuolo romano&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, a partire dal 25-7-1948, Appendice: &#039;&#039;La Tomba di San Pietro&#039;&#039;, pag. *5 e sgg., Centro Editoriale Valtortiano (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In quegli anni la localizzazione della tomba di san Pietro era oggetto di ricerche archeologiche, promosse durante il pontificato di papa Pio XII, nell&#039;area archeologica sotto il colle Vaticano. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Maria Valtorta furono rivolte diverse richieste affinché rivelasse con maggiore precisione le informazioni contenute nella sua esperienza mistica. La mistica tuttavia sostenne di aver ricevuto l’ordine di non fornire indicazioni sull&#039;ubicazione della catacomba e si limitò, su pressione di padre Berti, a scrivere una lettera al Papa con le traslazioni del corpo di San Pietro, spiegando come il luogo del martirio non coincida con il luogo di sepoltura del primo papa&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Queste richieste evidenziano chiaramente il grado di credibilità di cui godeva Maria Valtorta presso la Segreteria di Stato, la più alta autorità del Vaticano.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== L’Opera progredisce in un clima favorevole ==&lt;br /&gt;
[[File:Alfonso Carinci color.png|miniatura|Mons. Alfonso Carinci (1862-1963)&amp;lt;ref&amp;gt;rielaborazione a colori di una foto di mons. Alfonso Carinci dell’11 novembre 1962&amp;lt;/ref&amp;gt;]]&lt;br /&gt;
Tra le figure ecclesiastiche vicine al Papa e coinvolte nella vicenda degli scritti valtortiani vi fu mons. &#039;&#039;&#039;Alfonso Carinci&#039;&#039;&#039;, Segretario della Congregazione dei Riti, organismo allora competente per le cause di beatificazione e canonizzazione. Mons. Carinci si recò personalmente a Viareggio per incontrare Maria Valtorta l’11 aprile 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 19, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt; e, successivamente, il 28 e 29 giugno 1952 quando, in occasione della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, celebrò la Santa Messa nella camera della mistica&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 Agosto 1952, pag. 122, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, procurandole una gioia indicibile. Nel suo Attestato del 17 Gennaio 1952 mons. Alfonso Carinci scrisse&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, capitolo “Gli Attestati del 1952 e una petizione a Pio XII”, pag. 68, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Mentre la stampa immorale invade il mondo e le rappresentazioni corrompono la gioventù, viene spontaneo di ringraziare il Signore per averci dato, per mezzo di questa Sofferente, inchiodata in letto, un’Opera così letterariamente bella, così dottrinalmente e spiritualmente elevata, accessibile e profonda, attraente alla lettura e capace di essere riprodotta in rappresentazioni cinematografiche e di teatro sacro».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Carinci riconosceva così l’origine soprannaturale dell’Opera di Maria Valtorta e il suo grande valore spirituale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante questo primo incontro dell’11 aprile 1948, Maria Valtorta – che nutriva una fiducia limitata nei Padri Serviti, a cui l’Opera era stata affidata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 12 gennaio 1947, pag. 21, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt; – chiese espressamente a mons. Carinci&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 24, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«l’approvazione dell’opera per il supremo interessamento del Santo Padre».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Proprio all’inizio del Quaderno autografo n° 111, “&#039;&#039;il III° Quaderno di Lezioni del Dolce Ospite sulle Epistole Paoline&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Catalogo dei Quaderni autografi di Maria Valtorta&#039;&#039;, annotazione di padre Berti sulla copertina, pag. 66, Centro Editoriale Valtortiano (2010)&amp;lt;/ref&amp;gt;, Maria Valtorta annota il clima di fiducia che ora regna scrivendo un elogio e un ringraziamento ai padri Migliorini e Berti&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;I Quaderni del 1945-1950&#039;&#039;, 20 maggio 1948 (lo scritto è senza data, il 20 maggio è una data presunta), pag. 442, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Imprimatur Barneschi.jpg|miniatura|sinistra|303x303px|Ultima pagina dell’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; che riporta l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di mons. Costantino M. Barneschi O.S.M. (1892-1965)]]&lt;br /&gt;
Nell’estate del 1948, un opuscolo che dell’Opera di Maria Valtorta riportava l’indice generale e alcune pagine di saggio, sotto un titolo cautamente provvisorio: &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039;, viene pubblicato con l’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; di monsignor &#039;&#039;&#039;Costantino M. Barneschi&#039;&#039;&#039;, Vescovo titolare di Tagaste e Vicario Apostolico dello Swaziland.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita eterna&#039;&#039; è solo una prima bozza che anticipava parti della futura Opera principale di Maria Valtorta: &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato|L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E il 25 ottobre 1948 Maria Valtorta annuncia a &#039;&#039;&#039;Madre Teresa Maria&#039;&#039;&#039;, la suora carmelitana sua confidente epistolare, la probabile uscita del primo volume già alla fine del mese di novembre del 1948&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 25 ottobre 1948, pag. 158, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. In una successiva lettera dell’11 novembre 1948, Maria Valtorta informa Madre Teresa Maria che papa Pio XII, attraverso i monsignori Montini e Tardini, fece sapere a padre &#039;&#039;&#039;Enrico M. Gargiani&#039;&#039;&#039; procuratore generale dell’Ordine dei Servi di Maria, di rivolgersi a mons. &#039;&#039;&#039;Michele Fontevecchia&#039;&#039;&#039;, Vescovo della Diocesi di Aquino-Sora-Montecorvo, “&#039;&#039;per ottenere una seconda e &#039;&#039;più&#039;&#039; valida approvazione e di stampare e tenere conferenze in tipografie e &#039;&#039;sale non appartenenti alla Città del Vaticano&#039;&#039;, per non suscitare danni all’opera da parte di prelati ostili&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera dell’11 novembre 1948, pag. 160, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Mons. Fontevecchia, esaminò la questione e si disse disposto ad approvare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non si può pensare che tutto ciò possa essere accaduto nell’entourage del Vaticano senza il parere favorevole del Santo Padre. D’altronde, egli si prese cura dell’Opera non appena il Sant’Uffizio iniziò il suo atteggiamento ostile, che poi sfociò nella ben orchestrata messa all’Indice dei Libri Proibiti, ma solo dopo la morte di Pio XII e il termine delle funzioni di Segretario della Sacra Congregazione dei Riti di mons. Alfonso Carinci.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Le difficoltà con il Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
Alla fine del 1948 e nei primi mesi del 1949, il Sant’Uffizio intervenne nella questione della pubblicazione. Quando già si stava preparando la stampa dell’opera, padre Enrico M. Gargiani Procuratore generale dei Servi di Maria, fu convocato dal Sant’Uffizio, che intimò ai padri Berti e Migliorini di cessare ogni attività editoriale riguardante gli scritti valtortiani.&lt;br /&gt;
L’&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039; apposto da mons. Costantino M. Barneschi sull&#039;opuscolo &#039;&#039;Parole di Vita Eterna&#039;&#039; non venne ritenuto valido dal Sant’Uffizio, a norma del Diritto canonico, perché come scrive Maria Valtorta&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo&#039;&#039;, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma il 29 Novembre [1948], quando le rotative stavano per mettersi in moto, il Santo Uffizio fece chiamare il P. Procuratore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria e gli intimò di dire a P. Berti e P. Migliorini di non occuparsi più dell’opera se non volevano essere colpiti dai decreti del Santo Uffizio per avere abusivamente carpito (?) l’approvazione di Monsignor Barneschi contrariamente alle norme del Diritto Canonico, perché detto monsignore non è il vescovo della casa editrice né dell’Autore, e soprattutto perché: «È il vescovo degli zulù» (O che non hanno l’anima gli zulù? e un vescovo italiano, solo perché è in Africa, non è meno vescovo di uno che dimora in Italia?).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti si precipitò da P. Bea e dai Monsignori Carinci e Fontevecchia, nonché da altri monsignori e da altri P. Gesuiti, ed essi risposero concordemente: «Andate avanti lo stesso. Non possono farvi nulla».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ma, e non so dare loro torto, i Padri non si arrischiarono a spendere milioni per una pubblicazione che poi può venire fermata dal Santo Uffizio e neppure contravvenire agli ordini di quest’ultimo, dopo che esso ha minacciato una sospensione &#039;&#039;a Divinis&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
In una lettera del 23 dicembre 1948&amp;lt;ref&amp;gt;&#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, lettera di P. Berti a Maria Valtorta del 23 dicembre 1949, pag. 127, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;, dopo aver annunciato una sua visita a Viareggio per la sera di Natale, padre Berti informa Maria Valtorta della decisione presa “&#039;&#039;di portare in tipografia, il 3 gennaio 1949, i primi tre volumi&#039;&#039;” dell’Opera, ritenendo che “&#039;&#039;di tutte le difficoltà, mosseci dalla Segreteria di Stato e dal S. Ufficio, abbiamo fatto un accuratissimo esposto al Santo Padre&#039;&#039;” tramite padre Bea, Confessore di Pio XII.&lt;br /&gt;
[[File:Giovanni Bellini - Padre Eterno (2) - Musei Civici Pesaro.jpg|miniatura|“&#039;&#039;Padre Eterno&#039;&#039;” di Giovanni Bellini (1430-1516) - Musei Civici di Pesaro]]&lt;br /&gt;
In quello stesso giorno del 23 dicembre 1948 Maria Valtorta riceve un ‘dettato’ dall’&#039;&#039;&#039;Eterno Padre&#039;&#039;&#039;, contenente un profetico messaggio per la Chiesa e un potente appello rivolto direttamente a papa Pio XII, in cui lo invita a difendere con autorità e fermezza l’Opera donata attraverso Maria Valtorta, perché sarà la gloria del suo pontificato&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Per S. Santità. Dice l’Eterno Padre:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Invoca il mio Spirito e leggi. Leggi ciò che ti può illuminare. Leggi le parole di quelli che videro un tempo, un altro tempo, e un altro ancora. Il tempo prossimo a loro. Il tempo del mio Verbo fra gli uomini. Il tempo vostro. Questo. Leggi e vedi. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi Giovanni nella sua Apocalisse. E che sono le stelle che per una terza parte Satana riesce a far precipitare dal loro Cielo, dal Cielo della Chiesa?&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Chi se non coloro che, per avermi testimoniato fedelmente, vengono uccisi dalla Bestia uscente dall’abisso? E chi se non coloro che, eletti a luminari nella Chiesa, si sono fatti luci spente? Chi se non i pastori tramutati in idoli per il loro presumere? Chi se non il sale corrottosi in veleno per i piccoli che vedono e si allontanano con disgusto e languiscono o periscono? […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Leggi, leggi, rileggi, medita, trema, piangi. Il tempo di Sebna sovrasta. Molta parte della Chiesa vi è già travolta, lanciata come palla in mezzo alle turbe scatenate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo da anni avevo già detto al portavoce, perché ti fosse detto. Questo dico oggi a Te, Vicario del mio Cristo e servo mio. Sì. Perché Io sono Iddio. E niuno è più grande di Me. Tutti servi rispetto a Me: il Signore. Tutti un nulla davanti al mio Divino Tutto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tu, tu almeno, non essere come troppi. Separa il tuo volere dal loro, onde non farti complice loro. Tu, mio servo; ma essi servi tuoi, e Tu Capo Supremo. E la tua parola scioglie e lega, seconda soltanto alla Mia che, poiché Tu mi servi in santità e amore, alla tua si unisce, &#039;&#039;perché sia Dio che parla sulle tue labbra di Pontefice&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hai nelle mani le verghe e nello spirito la Sapienza. Io te le ho date quando ti ho eletto. Usa il potere e il sapere come ti conviene, e non disgustare il tuo Signore che ha voluto contrassegnare il tuo Papato di un dono straordinario: la Buona Novella nuovamente evangelizzata, a conferma dell’antica di secoli, a tuo aiuto, o Padre della Cristianità, e ad aiuto di tutta la cristianità contro la quale avanza il Dragone maledetto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non crollare Tu pure il capo. Non dire: “Non c’è proporzione fra il dono e l’insidia”, come dicono alcuni e ti tentano a dirlo. Non offendere Me che ho generato il Verbo. Me che sono il Potente, e tutto posso se voglio. E Padre sono, e se un figlio mi ubbidisce Io lo soccorro. Quale che sia la misura dell’insidia che lo assale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non guardare al mezzo per cui ti venne il dono della Parola che viene in soccorso di chi crede, di chi dubita, ed anche di chi non crede. Il mezzo ha ubbidito nel servire la Parola e agli ordini ricevuti da Dio. E per questo a Te si è rivolto. Perché Tu faccia ciò che Dio vuole. Ma se Tu respingi il mezzo, non tanto lui colpisci e contro lui, innocente, pecchi; quanto Me colpisci, &#039;&#039;Noi&#039;&#039;, ché siamo Un solo Dio nella Nostra mirabile Trinità, e pecchi contro l’Amore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Perché l’Amore, il nostro Trino Amore, volle dare al tuo Ponteficato questo: la Parola di Dio. E se Tu resisti al mio Volere d’amore ripeti il gesto dei Principi dei Sacerdoti, dei Sinedristi, dei Farisei, Sadducei e Scribi, che non si piegavano alla Carità evangelizzante e la perseguitavano e condannarono prima dell’ora segnata per il Suo Martirio. […]&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Propiziati il Signore Iddio tuo. Tu puoi. Sei il Pontefice. Non hai scuse al tuo non fare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non imitare Pilato, o avrai la sorte di Pilato, che non fu giustificato dalla simbolica lavata di mani. Egli mancò&lt;br /&gt;
alla giustizia come e più che se avesse condannato senza  chiedere che altri condannasse. Più, perché essendo colui che poteva, doveva saper far tacere le lingue peccatrici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non disconoscere Colui che parla nell’opera. Sarebbe un giudizio per Te. E conoscendolo, servilo col farlo conoscere. Sarà una gloria per Te.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non sprezzare questo avviso, anche se ti viene col mezzo di una creatura. Altri tuoi predecessori ascoltarono i miei mezzi. E se la Chiesa è ancora Romana è perché un Pontefice si arrese a Caterina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sii giusto, onde avere alleato il tuo Signore contro l’Anticristo che avanza». (&#039;&#039;Quadernetti&#039;&#039;, 23 dicembre 1948)&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non sappiamo se papa Pio XII ha avuto modo di leggere questo ‘dettato’, sappiamo però che i membri del Sant’Uffizio l’hanno letto perché, parte di esso, viene trascritto alle pagine 5 e 6 della relazione del Santo Uffizio - Brevi Notizie&amp;lt;ref name=&amp;quot;Brevi Notizie&amp;quot;/&amp;gt;, del 2 febbraio 1949 a firma di mons. Giovanni Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 9 gennaio 1949, prendendo atto delle difficoltà, Maria Valtorta scrive direttamente a mons. Alfonso Carinci, comunicandogli “&#039;&#039;che continue e sempre più forti difficoltà vengono innalzate da alcuni Prelati ad impedire la soluzione della faccenda dell’Opera&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 9 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Fu ben ispirata a farlo perché mons. Carinci era un uomo molto vicino a Pio XII, era stato Rettore dell’Almo Collegio Capranica di Roma, dove si era formato Eugenio Pacelli. Era un uomo di pietà e di compassione, seppe così neutralizzare con la diplomazia l’offensiva del Sant’Uffizio. Cercò di far risalire l’arbitrato della causa valtortiana al Santo Padre e mobilitò “personaggi illustri” che difesero l’Opera. Tra essi: il cardinale Augustin Bea, confessore di Pio XII e direttore dell’Istituto Biblico Pontificio; mons. Ugo Lattanzi, decano dell’Università Pontificia Lateranense; Camillo Corsànego, decano dei consiglieri consistoriali incaricati dei processi di canonizzazione; mons. Maurizio Raffa, direttore del Centro internazionale di comparazione e sintesi, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://moked.it/blog/2009/11/23/maurizio-raffa-giusto-tra-le-nazioni/ Maurizio Raffa, Giusto tra le Nazioni]&amp;lt;/ref&amp;gt;); Vittorio Tredici, presidente dell’Associazione delle industrie minerarie italiane, (insignito del titolo di Giusto d’Israele tra le Nazioni&amp;lt;ref&amp;gt;[https://trepassiavanti.wordpress.com/2016/02/20/i-giusti-sardi/ I Giusti sardi]&amp;lt;/ref&amp;gt;); prof. Lorenzo Ferri, pittore e scultore soprattutto di arte sacra.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tuttavia la sua prima reazione fu di prendere tempo e di minimizzare le intenzioni del Sant’Uffizio: le anime sante non immaginano il male, confidano in tutto&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta&#039;&#039;” ([https://www.bibbiaedu.it/CEI2008/nt/1Cor/13/?sel=13,7&amp;amp;vs=1Cor%2013,7 1 Corinzi 13,7])&amp;lt;/ref&amp;gt;. Così mons. Carinci, il 17 gennaio 1949, scrive a Maria Valtorta per rassicurarla e si dice “&#039;&#039;moralmente certo&#039;&#039;” che il Sant’Uffizio ha avocato a sé l’opera per un accurato esame della stessa, prima della pubblicazione&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 17 gennaio 1949, pag. 20, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
[[File:Annotazione di mons. Alfonso Carinci 28 gennaio 1949.webp|miniatura|sinistra|Annotazione di mons. Alfonso Carinci sul margine della lettera di Maria Valtorta del 20 gennaio 1949]]&lt;br /&gt;
Ricevuta la lettera di mons. Carinci, Maria Valtorta gli risponde immediatamente assicurandogli la propria fiducia e obbedienza&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 20 gennaio 1949, pag. 26, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Pochi giorni dopo mons. Carinci mostrerà la lettera di Maria Valtorta al Santo Padre annotando la reazione favorevole di Pio XII, che gli dice che della pubblicazione dell&#039;Opera si occuperà il Sant’Uffizio&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, vedi annotazione di Mons. Carinci sul margine del foglio della lettera del 20 gennaio 1949, pag. 28, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dunque il Papa in persona si occupava, davvero, del caso di Maria Valtorta. Ma la reazione del Sant’uffizio non fu una reazione di obbedienza alle indicazioni del papa: il 15 febbraio 1949 fu imposto il blocco della pubblicazione dell’opera e la consegna di tutti i manoscritti originali di Maria Valtorta!&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La sentenza di blocco del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:PepeGiovanni.jpg|miniatura|200x240px|Mons. Giovanni Pepe (1880-1955)]]&lt;br /&gt;
Padre Corrado M. Berti, assieme a Padre Enrico M. Gargiani, Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria, vengono convocati da due commissari del Sant&#039;Uffizio della sezione censura dei libri, tra cui mons. &#039;&#039;&#039;Giovanni Pepe&#039;&#039;&#039;, (lo stesso che sarà destituito da Pio XII tre anni più tardi per una colpa che dimostrava la scarsa importanza che il Sant’Uffizio attribuiva al parere del Papa&amp;lt;ref&amp;gt;François-Michel Debroise, &#039;&#039;À la rencontre de Maria Valtorta - Tome 1&#039;&#039;, pag. 105, Centro Editoriale Valtortiano (2019)&amp;lt;/ref&amp;gt;) e padre Cristoforo Bigazzi, O.P.&amp;lt;ref&amp;gt;“&#039;&#039;O fu lui o fu padre Girolamo Berutti che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949&#039;&#039;”: annotazione di Padre Berti su &#039;&#039;Padre Berti – punti cruciali&#039;&#039;, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dalla dichiarazione giurata&amp;lt;ref&amp;gt;documento [https://mywikis-eu-wiki-media.s3.eu-central-2.wasabisys.com/valtortafr/Declaration_sous_serment.pdf &#039;&#039;Compendio ed Esposizione&#039;&#039;] dell&#039;8 dicembre 1978 di padre Corrado Berti&amp;lt;/ref&amp;gt; redatta dallo stesso padre Berti leggiamo:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ma, nel 1949, il Sant&#039;Ufficio, del quale, allora, era segretario il Card. Alfredo Ottaviani e assessore Mons. Pietro Parente, chiamò il P. Procuratore Generale dell&#039;Ordine dei Servi di Maria e il P. Corrado M. Berti, considerato il principale responsabile. Mons. Pepe e il P. Berruti, O.P., ufficiali del Sant&#039;Ufficio, lessero la sentenza e vollero che P. Berti la firmasse.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con questa sentenza comandarono che il P. Berti consegnasse al Sant&#039;Ufficio tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta, evidentemente per distruggerli o tenerli chiusi per sempre: &amp;quot;Qui rimarranno come in un sepolcro&amp;quot;, disse Mons. Pepe.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti portò tutti i dattiloscritti in suo possesso; ma non potè consegnare i manoscritti, perchè detenuti dalla scrittrice; e non potè consegnare la totalità dei dattiloscritti, perché posseduti da altre persone, che non vollero privarsene.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Inoltre, e finalmente, il Sant&#039;Ufficio proibì la pubblicazione dell&#039;Opera, comminandone il collocamento all&#039;Indice, in caso di eventuale pubblicazione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
P. Berti non potè manifestare al Sant&#039;Ufficio le parole dettegli da Papa Pio XII in udienza, perchè non gli fu permesso di parlare, ma gli fu concesso soltanto di ascoltare e firmare la sentenza senza commento. Erano i metodi di quel tempo preconciliare.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Sant&#039;Ufficio, però, fu buono con l&#039;inferma Maria Valtorta e non le comunicò la sentenza. La seppe da P. Berti, per necessità di cose, e ne fu desolata. Si aggravò.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Mons. Alfonso Carinci cerca subito di rincuorare Maria Valtorta assicurandole che, né gli scritti né la sua persona sono stati condannati dal Sant’Uffizio, ma solo la pubblicazione è stata bloccata&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 15 marzo 1949, pag. 46, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Inizia così un lungo periodo di attesa e di speranza, ma anche di grande sofferenza per Maria Valtorta, nel quale vengono inutilmente intraprese azioni volte a togliere la proibizione del Sant’Uffizio a pubblicare l’opera.&lt;br /&gt;
== Le iniziative successive e i tentativi di ricorso ==&lt;br /&gt;
Anche nel settembre del 1949 mons. Carinci comunica, nuovamente, che gli scritti presso il Sant’Uffizio sono “&#039;&#039;sotto un più accurato esame&#039;&#039;” e poi chiede a Maria Valtorta di rivelare dove riposi il corpo di San Pietro per comunicarlo al Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 29 settembre 1949, pag. 69, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;. Ma Maria Valtorta risponde che già nel febbraio del 1949 aveva consegnato una lettera per il Papa, con le traslazioni del corpo del primo Pontefice-Martire, nonostante avesse avuto l’ordine di tacere. Maria Valtorta riconosce di aver disubbidito nel dare quelle informazioni, ma lo aveva fatto proprio perché persuasa che il papa desiderava tanto quelle informazioni per porre fine alle dispute con le confessioni protestanti. Ma l’Opera era stata ugualmente bloccata dal Sant’Uffizio, e a lei “&#039;&#039;ne è venuto del male, come Gesù diceva&#039;&#039;”. Adesso, nonostante che anch’essa desiderasse scaricarsi dal segreto, non può che mantenere l’ubbidienza al volere di Dio e tacere&amp;lt;ref&amp;gt;Maria Valtorta, &#039;&#039;Lettere a Mons. Carinci&#039;&#039;, lettera del 1 ottobre 1949, pag. 71, Centro Editoriale Valtortiano (2006)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Padre Berti, con l’aiuto di mons. Carinci, cercò di ottenere un’altra udienza con il Santo Padre&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;, ma questa seconda udienza non ebbe luogo per due ragioni: perché l’Anno Santo del 1950 impegnò l’agenda del Sommo Pontefice e perché l’entourage del Papa, pur favorevole a Maria Valtorta, non desiderava uno scontro diretto con il Sant’Uffizio, che era assai temuto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni successivi mons. Carinci continua ad operare a favore dell’opera di Maria Valtorta, cerca di ottenere una nuova udienza con il Santo Padre, conforta spiritualmente e sovviene materialmente Maria Valtorta, infine in data 29 gennaio 1952 si fa promotore di una petizione a papa Pio XII, sottoscritta insieme ad altri “personaggi illustri” che difesero l’Opera, perchè convinto che solo un intervento personale del Sommo Pontefice avrebbe potuto sbloccare l’irrigidimento del Sant’Uffizio e arrivare a una pubblicazione favorevole degli Scritti&amp;lt;ref&amp;gt;Emilio Pisani, &#039;&#039;Pro e contro Maria Valtorta&#039;&#039;, pag. 89, Centro Editoriale Valtortiano (2022)&amp;lt;/ref&amp;gt;:&lt;br /&gt;
[[File:Petizione a papa Pio XII.jpg|miniatura|destra|Petizione del 29 gennaio 1952 al papa Pio XII firmata da mons. Alfonso Carinci]]&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
Beatissimo Padre,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prostrato ai piedi della Santità Vostra,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
umilmente imploro anche a nome del&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mo P. Agostino Bea, S.J., e dei&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rev.mi M.ri:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Angelo Mercati&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ugo Lattanzi, Prof. di teologia fondamentale e biblica nel Pont. Ateneo Lateranense,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maurizio Raffa, Direttore del Centro di Comparazione e Sintesi; dei Signori:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Avv. On. Camillo Corsanego, Prof. di Diritto al Pont. Ateneo Lateranense e di Teologia all’Università Internazionale “Pro Deo”,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Nicola Pende, dell’Università di Roma,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Prof. Lorenzo Ferri, scultore e pittore,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Comm. Vittorio Tredici, mineralologo,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
le cui dichiarazioni si allegano a questa istanza, che l’opera «PAROLE DI VITA», scritta da Maria Valtorta (la quale da un ventennio giace in letto), “senza il nome dell’autrice, né come derivante da visioni o stati straordinari, ma semplicemente come Vita di Gesù raccontata e illustrata per il popolo cattolico, dopo una coscienziosa revisione fatta da un revisore competente in teologia ed esegesi” (vedi dichiarazione del Rev.mo P. Bea), da nominarsi da Vostra Santità, col debito “Imprimatur” possa pubblicarsi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al revisore che, spero, Vostra Santità vorrà nominare, potrei far leggere le lettere scrittemi dalla Valtorta, le quali mostrano&lt;br /&gt;
evidentemente il buono spirito della signorina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Spero che Vostra Santità vorrà benignamente esaudire il desiderio degli oratori, i quali con me e la Valtorta implorano l’Apostolica Benedizione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Roma, 29 Gennaio 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
+ Alfonso Carinci, Arc. di Seleucia d’Isauria,&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Segr. della Sacra Congr. dei Riti.&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
È attestato che mons. Carinci intratteneva rapporti diretti con papa Pio XII; tuttavia, per senso di correttezza istituzionale, egli scelse di avvalersi dei canali ordinari della Curia romana per la trasmissione della Petizione. La documentazione disponibile indica che il testo fu esaminato dal Sant’Uffizio, che si farà beffe delle “personalità illustri” accusandole di ingenuità. Non risulta invece accertato che la petizione sia giunta direttamente all’attenzione del pontefice, né che egli ne abbia avuto conoscenza.&lt;br /&gt;
== L’intervento di Pio XII contro un decreto del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
[[File:Padre Pio da Pietrelcina.webp|sinistra|miniatura|Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968)]]&lt;br /&gt;
Nello stesso periodo accade un episodio significativo del pontificato di Pio XII, utile per comprendere il contesto ecclesiastico in cui maturarono vicende analoghe: riguarda il provvedimento emesso dal Sant’Uffizio contro &#039;&#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;&#039; nel 1952.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla fine del 1951, mons. Giovanni Pepe, commissario del Sant’Uffizio per la censura dei libri, e l’abate benedettino Emanuele Caronti furono inviati dal Sant’Uffizio a San Giovanni Rotondo per svolgere un’indagine sul frate cappuccino, nell’ambito delle numerose visite ispettive a cui egli fu sottoposto nel corso degli anni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ricordiamo come, appena divenuto papa, Pio XII aveva ordinato alle Congregazioni romane di “&#039;&#039;lasciare in pace Padre Pio&#039;&#039;”, e aveva definito Padre Pio: “&#039;&#039;la salvezza dell&#039;Italia&#039;&#039;”.&lt;br /&gt;
[[File:L&#039;Osservatore della Domenica - 10 Agosto 1952.webp|miniatura|160px|&#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039;, 10 agosto 1952, Anno XIX, pag. 2]]&lt;br /&gt;
In seguito alla relazione redatta dai due ispettori, il 16 gennaio 1952 il Sant’Uffizio comunicò ai superiori dell’Ordine dei Cappuccini alcune misure restrittive, tra cui la limitazione dei pellegrinaggi e il divieto di favorire la diffusione di scritti e immagini relativi a Padre Pio. Il 30 luglio 1952 lo stesso Sant’Uffizio emanò un decreto con cui venivano posti all’Indice dei Libri Proibiti ben otto volumi dedicati al frate, perché privi dell’approvazione ecclesiastica:&lt;br /&gt;
*Carlo Trabucco, &#039;&#039;Il mondo di Padre Pio&#039;&#039;, Ernesto Giacomaniello editore, Roma, 1950.&lt;br /&gt;
*Giancarlo Pedriali, &#039;&#039;Ho visto Padre Pio&#039;&#039;, Cappetta e Figli editore, Foggia, 1948.&lt;br /&gt;
*Piera Delfino Sessa, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, Editrice Demos, Genova, 1942.&lt;br /&gt;
*Donato Apollonio, &#039;&#039;Incontri con Padre Pio&#039;&#039;, Cappetta e Figli editore, Foggia, 1951.&lt;br /&gt;
*Domenico Argentieri, &#039;&#039;La prodigiosa storia di Padre Pio&#039;&#039;, Tarantola, Milano, 1951.&lt;br /&gt;
*Guido Greco Fiorentini, &#039;&#039;Entità meravigliosa di Padre Pio&#039;&#039;, Editore Beato, S. Maria Capua Vetere, 1948.&lt;br /&gt;
*Carmelo Camilleri, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina nella vita, nel mistero, nel prodigio&#039;&#039;, Editrice Tip. “Leonardo da Vinci”, Città di Castello, 1952.&lt;br /&gt;
*Franco Lotti, &#039;&#039;Padre Pio di Pietrelcina&#039;&#039;, Tipografia Sordomuti, Bologna, 1946.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il provvedimento fu reso noto da &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; il 3 agosto 1952 e da &#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039; del 10 agosto 1952. La proscrizione sarebbe stata adottata senza alcuna informazione diretta al pontefice, che ne sarebbe venuto a conoscenza solo attraverso la stampa vaticana.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La reazione di papa Pio XII fu significativa: egli dispose l’immediata pubblicazione di una «nota di accomodamento» su &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; del 5 agosto 1952, redatta dal cardinale Giuseppe Pizzardo; poi ordinò il trasferimento di mons. Giovanni Pepe rimuovendolo dal suo incarico al Sant’Uffizio. Per la prima volta, un decreto emanato e reso pubblico dal Sant’Uffizio veniva bloccato e quindi reso non esecutivo, infatti, il decreto non venne mai pubblicato negli &#039;&#039;Acta Apostolicae Sedis&#039;&#039;, la gazzetta ufficiale della Santa Sede.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nello stesso contesto, la Segreteria di Stato, tramite mons. Angelo Dell’Acqua, trasmise al Sant’Uffizio una comunicazione in cui si auspicava che Padre Pio “&#039;&#039;possa svolgere indisturbato il suo ministero sacerdotale&#039;&#039;”&amp;lt;ref&amp;gt;Luigi Peroni, &#039;&#039;Padre Pio da Pietrelcina&#039;&#039;, nota 23 a pag. 471, Borla (1994); Emanuele Giannuzzo, &#039;&#039;San Pio da Pietrelcina&#039;&#039; pag. 332-333, BooksprintEdizioni (2012); Angelo M. Mischitelli, &#039;&#039;Padre Pio. Un uomo un santo&#039;&#039;, pag. 645, Sovera Edizioni (2015)&amp;lt;/ref&amp;gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Questo episodio viene proposto come indicativo della complessità dei rapporti e delle tensioni esistenti all’interno della Curia romana, tra il Sant’Uffizio e altri organismi; durante la restante parte del pontificato di Pio XII, l’Opera di Maria Valtorta non fu colpita da altri provvedimenti, venne anche pubblicata in quattro volumi, usciti tra il 1956 e il 1959, con il titolo: &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039;. Ma fino alla morte di papa Pio XII e all&#039;elezione del nuovo pontefice il Sant’Uffizio rimase fermo, forse memore di quanto era accaduto con padre Pio da Pietrelcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Work in Progress&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== La pubblicazione dell&#039;Opera di Maria Valtorta e la condanna del Sant’Uffizio ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fu anche per questo precedente che i primi volumi del &#039;&#039;Il Poema dell’Uomo-Dio&#039;&#039; poterono uscire senza ostacoli a partire dal 1956; ma poco tempo dopo la morte di papa Pio XII e nel giorno stesso della cessazione delle funzioni di mons. Alfonso Carinci (5 gennaio 1960), &#039;&#039;L’Osservatore Romano&#039;&#039; pubblicava l’indegna messa all’Indice dell&#039;Opera di Maria Valtorta, pazientemente costruita da alcuni membri del Sant’Uffizio nell’ombra dei corridoi.&lt;br /&gt;
      &lt;br /&gt;
Ma la loro vittoria fu di breve durata, perché se l’Opera di Maria Valtorta aveva perso questi potenti difensori, il Cielo non la lasciò senza difesa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’8 novembre 1963, durante i lavori del Concilio Vaticano II, il cardinale arcivescovo di Colonia Josef Frings (1887-1978) sferrò un violento attacco contro i metodi del Sant’Uffizio, diretto dal cardinale Alfredo Ottaviani (1890-1979) e dichiarò, tra gli applausi dell’assemblea conciliare:&lt;br /&gt;
&amp;lt;blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
«Nessuno dovrebbe essere giudicato e condannato senza essere ascoltato e senza avere avuto la possibilità di correggere la sua opera e la sua azione».&lt;br /&gt;
&amp;lt;/blockquote&amp;gt;&lt;br /&gt;
E non parlava dei metodi delle polizie dei paesi oltre la cortina di ferro, ma delle procedure del Sant’Uffizio, che per molti erano «motivo di scandalo».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ben presto l’Indice dei libri proibiti sarebbe stato soppresso, di diritto e di fatto. L’Opera di Maria Valtorta avrebbe allora illuminato il cammino di sette santi e beati, sulle orme del Venerabile Pio XII, che si sono avvalsi di questi Scritti:&lt;br /&gt;
*San Giovanni Paolo II&lt;br /&gt;
*San Paolo VI&lt;br /&gt;
*San Pio da Pietrelcina&lt;br /&gt;
*Santa Madre Teresa di Calcutta&lt;br /&gt;
*Beato Gabriele M. Allegra&lt;br /&gt;
*Beata Madre Ines del Santissimo Sacramento&lt;br /&gt;
*Beato Luigi Novarese&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
e tutti lettori o promotori del &#039;&#039;[[L’Evangelo come mi è stato rivelato]]&#039;&#039;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
== Note ==&lt;br /&gt;
&amp;lt;references/&amp;gt;&lt;br /&gt;
[[fr:Pie XII et Maria Valtorta]]&lt;br /&gt;
[[Categoria:Autenticità dell&#039;opera]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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		<updated>2026-03-24T14:33:44Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: modifiche relative alla formattazione del testo&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
&#039;&#039;&#039;Un decreto della Congregazione del S. Uffizio&#039;&#039;&#039;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Congregazione del S. Uffizio ha pubblicato un decreto per effetto del quale, a norma del cànone 1399 del Codice di Diritto Canonico, vengono inseriti nell’Indice dei libri proibiti, i seguenti volumi: Argentieri Domenico: «&#039;&#039;La prodigiosa storia di P. Pio&#039;&#039;»; Apollonio Donato: «&#039;&#039;Incontri con P. Pio&#039;&#039;»; Fiorentini Guido Greco: «&#039;&#039;Entità meravigliosa di P. Pio&#039;&#039;»; Lotti Franco: «&#039;&#039;P. Pio da Pietrelcina&#039;&#039;»; Camilleri Carmelo: «&#039;&#039;P. Pio da Pietrelcina&#039;&#039;»; Pedriali Gian Carlo: «&#039;&#039;Ho visto P. Pio&#039;&#039;»; Delfino-Sessa Piera: «&#039;&#039;P. Pio Pietrelcina&#039;&#039;»;  Trabucco Carlo: «&#039;&#039;Il mondo di P. Pio&#039;&#039;». Il cànone citato dal decreto, dice, tra l&#039;altro, che devono considerarsi proibiti «&#039;&#039;i libri e gli opuscoli che trattano di nuove apparizioni, visioni, profezie, miracoli, o che promuovono nuove devozioni, pur con il pretesto di essere di natura privata, se sono stampati senza la osservanza delle prescrizioni delle leggi canoniche&#039;&#039;». Il motivo principale del Decreto sta appunto nella mancanza della necessaria revisione ed approvazione ecclesiastica. Lo stesso Padre Pio da Pietrelcina ha detto diverse volte che si scrivono ed asseriscono di lui cose,  anche meravigliose, che non corrispondono al vero. La proscrizione delle opere elencate nel Decreto del Sant’Offizio è un esempio, perché le numerosissime pubblicazioni che trattano simili argomenti devono avere lo «&#039;&#039;imprimatur&#039;&#039;» ecclesiastico. La dichiarazione del Sant’Offizio non implica una condanna della persona del Padre Pio e nemmeno delle persone degli autori dei libri stessi. Questo Decreto deve servire a richiamare tutti ad una maggiore moderazione e prudenza in materie così delicate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sandro Carletti&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(&#039;&#039;L’Osservatore della Domenica&#039;&#039;, 10 agosto 1952, Anno XIX, pag. 2)&lt;/div&gt;</summary>
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		<updated>2026-03-24T14:28:25Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Terranovas67: Un decreto della Congregazione del S. Uffizio

La Congregazione del S. Uffizio ha pub¬blicato un decreto per effetto del quale, a norma del cànone 1399 del Codice di Diritto Canonico, vengono inseriti nell’Indice dei libri proibiti, i seguenti volumi:
Argentieri Domenico: «La prodigiosa storia di P. Pio»; Apollonio Donato: «Incontri con P. Pio»; Fiorentini Guido Greco: «Entità meravigliosa di P. Pio»; Lotti Franco: «P. Pio da Pietrelcina»; Camilleri Carmelo: «P. Pio da Pietrelcina»; Pedriali...&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;== Dettagli ==&lt;br /&gt;
Un decreto della Congregazione del S. Uffizio&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Congregazione del S. Uffizio ha pub¬blicato un decreto per effetto del quale, a norma del cànone 1399 del Codice di Diritto Canonico, vengono inseriti nell’Indice dei libri proibiti, i seguenti volumi:&lt;br /&gt;
Argentieri Domenico: «La prodigiosa storia di P. Pio»; Apollonio Donato: «Incontri con P. Pio»; Fiorentini Guido Greco: «Entità meravigliosa di P. Pio»; Lotti Franco: «P. Pio da Pietrelcina»; Camilleri Carmelo: «P. Pio da Pietrelcina»; Pedriali Gian Carlo: «Ho visto P. Pio»; Delfino-Sessa Piera: « P. Pio Pietrelcina »;  Trabucco Carlo: « Il mondo di P. Pio».&lt;br /&gt;
Il cànone citato dal decreto, dice, tra l&#039;altro, che devono considerarsi proibiti «i libri e gli opuscoli che trattano di nuove apparizioni, visioni, profezie, miracoli, o che promuovono nuove devozioni, pur con il pretesto di essere di natura privata, se sono stampati senza la osservanza delle prescrizioni delle leggi canoniche».&lt;br /&gt;
Il motivo principale del Decreto sta appunto nella mancanza della necessaria revisione ed approvazione ecclesiastica.&lt;br /&gt;
Lo stesso Padre Pio da Pietrelcina ha detto diverse volte che si scrivono ed asseriscono di lui cose,  anche meravigliose, che non corrispondono al vero.&lt;br /&gt;
La proscrizione delle opere elencate nel Decreto del Sant’Offizio è un esempio, perché le numerosissime pubblicazioni che trattano simili argomenti devono avere lo « imprimatur » ecclesiastico.&lt;br /&gt;
La dichiarazione del Sant’Offizio non implica una condanna della persona del Padre Pio e nemmeno delle persone degli autori dei libri stessi.&lt;br /&gt;
Questo Decreto deve servire a richiamare tutti ad una maggiore moderazione e prudenza in materie così delicate.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sandro Carletti&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(L’Osservatore della Domenica, 10 agosto 1952, Anno XIX, pag. 2)&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Terranovas67</name></author>
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