Ada e Janoè di Efraim

Da Wiki Maria Valtorta.

Ada, moglie di Janoè di Efraim, è alla sua undicesima gestazione ma sta per morire a causa di complicazioni legate al parto. Viene salvata da Gesù che, allertato dall'anziana Maria di Giacobbe, accorre in loro aiuto e fa nascere il bambino in modo naturale, senza apparenza di miracolo.

Gesù si era rifugiato a Efraim, un villaggio della regione della Samaria, per sfuggire alla condanna del Sinedrio[1] emessa dopo il miracolo della resurrezione dell'amico Lazzaro di Betania. Nonostante le ostilità di alcuni samaritani non si sottrae dall'aiutare questa famiglia di Efraim.

Gesù giunge alla casa desolata per l’imminente sventura. I dieci figli — la più grande è una giovinetta in lacrime, stretta dai fratellini più piccoli e piangenti — stanno in un angolo dell’andito presso la porta spalancata. Comari che vanno e vengono, sussurri di voci, scalpiccio di piedi scalzi correnti sull’ammattonato.

Una donna vede Gesù e ha un grido: «Janoè! Spera! Egli è venuto!», e corre via con una brocca fumante.

Un uomo accorre, si prostra. Non ha che un gesto e queste parole: «Io credo. Pietà. Per questi», e accenna i figli.

«Alzati e fa’ cuore. L’Altissimo aiuta chi ha fede e ha pietà dei suoi figli afflitti».

«Oh! vieni, Maestro! Vieni! È già nera. Strozzata dalle convulsioni. Quasi non respira. Vieni!». L’uomo, che ha perduto la testa — e finisce di perderla del tutto al grido di una comare che chiama: «Janoè, corri! Ada muore!», — spinge, tira Gesù per farlo andare presto, presto, presto, verso la stanza della morente, sordo alle parole di Gesù che dice: «Va’ e abbi fede!».

Fede ne ha il pover’uomo; ma ciò che gli manca è la capacità di capire il senso di quelle parole, il senso riposto che è già sicurezza di miracolo. E Gesù, spinto e tirato, sale la scala per entrare nella stanza alta dove è la donna. Ma Gesù si ferma sul ripiano della scala, a un tre metri dalla porta aperta, che permette di vedere un viso esangue, anzi livido, già stirato nella maschera dell’agonia. Le comari non osano più nulla. Hanno ricoperto la donna sino al mento e guardano. Sono impietrite in attesa del trapasso.

Gesù stende le braccia e grida: «Voglio!», e si rivolge per andare.

Il marito, le comari, i curiosi, che si sono affollati, restano delusi perché forse speravano che Gesù facesse cose più strabilianti, che il bambino nascesse istantaneamente. Ma Gesù, facendosi largo e fissandoli in volto mentre passa loro davanti, dice: «Non dubitate. Un poco ancora di fede. Un momento. La donna deve pagare l’amaro tributo del partorire. Ma è salva». E scende la scala lasciandoli interdetti.

Ma quando sta per uscire nella via, dicendo nel passare ai dieci figli spauriti: «Non temete! La mamma è salva», — e nel dirlo sfiora con la mano i visetti spaventati — un urlo forte echeggia per la casa e si sparge sin sulla via, dove arriva in quel momento Maria di Giacobbe che grida: «Misericordia!», credendo quel grido segno di morte.

«Non temere, Maria! E va’ svelta! Vedrai nascere il piccino. Sono tornate le forze e le doglie. Ma fra poco sarà gioia». (EMV 567.9)

Andato via Gesù, si solleva un clamore. Il villaggio accorre a constatare il miracolo: il bambino di Ada e Janoè di Efraim è nato senza inconvenienti e la madre è salva.

Origine del nome

Adah significa "ornamento" ed è un nome femminile attestato dalla Bibbia: una delle mogli di Lamech[2] e una delle mogli di Esaù[3] portavano questo nome.

Janoah significa "tranquillità". Riferimento storico: la città di Janohah nella regione di Efraim, menzionata nel Libro di Giosuè[4], che colloca Ianòach sul confine settentrionale della tribù di Efraim. Anche il Secondo libro dei Re[5] menziona la città di Ianòach.

Dove li incontriamo nell’Opera?

EMV 567

Note