Agapo

Da Wiki Maria Valtorta.
Il profeta Agabo menzionato due volte negli Atti degli Apostoli
Agabo di Antiochia di Abraham van Diepenbeeck

È tra i settantadue discepoli che Gesù invia, «a due a due»[1], per evangelizzare i villaggi d'Israele. Al ritorno dalla missione i discepoli si incontrano con il Maestro a Gerusalemme presso il campo dei Galilei, una zona del monte Uliveto dove, «pieni di gioia»[2] per i risultati della loro missione, raccontano a Gesù il loro operato. Agapo dimostra così il suo carisma come profeta, ovvero di persona che parla a nome di Dio:

«Maestro, quando verranno quelli che non otterranno conversioni? Forse quando Tu non sarai più con noi?», chiede un discepolo di cui non so il nome.

«No, Agapo. In ogni tempo».

«Come? Anche mentre Tu ci ammaestri e ami?».

«Anche. E amare vi amerò sempre, anche se lontani da Me. Il mio amore verrà sempre a voi, e lo sentirete».

«Oh! è vero. Io l’ho sentito una sera che ero crucciato perché non sapevo che dire ad uno che mi interrogava. Ero per fuggire vergognosamente. Ma mi sono ricordate le tue parole: “Non abbiate paura. Vi saranno date al momento buono le parole da dire” e ho invocato con lo spirito Te. Ho detto: “Certo Gesù mi ama. Io chiamo il suo amore in soccorso” e amore mi è venuto. Come un fuoco, una luce… una forza… L’uomo di fronte a me osservava e ghignava ironico facendo ammicchi ai suoi amici. Era sicuro di vincere la disputa. Ho aperto la bocca ed era come un fiume di parole che usciva con gioia dalla mia bocca stolta. Maestro, sei proprio venuto o è stata una illusione? Io non lo so. So che alla fine l’uomo, ed era un giovane scriba, mi ha gettato le braccia al collo dicendomi: “Te beato e beato chi a questa sapienza ti ha condotto” e mi è sembrato volonteroso di cercarti. Verrà?».

«L’idea dell’uomo è labile come parola scritta sull’acqua, e la sua volontà è irrequieta come ala di rondine che svolazzi per l’ultimo pasto del giorno. Ma tu prega per lui… E, sì. Io sono venuto a te. E con te mi ha avuto Mattia e Timoneo, e Giovanni di Endor e Simone e Samuele e Giona. Chi mi ha avvertito, chi non mi ha avvertito. Ma Io sono stato con voi. Ed Io sarò con chi mi serve in amore e verità fino alla fine dei secoli». (EMV 280.3)

Agapo è tra i discepoli che rimangono fedeli al Signore dopo il discorso nella sinagoga di Cafarnao sul «Pane della Vita»[3], che provoca uno scisma nel gruppo apostolico[4]:

La gente sfolla commentando. E molto assottigliate appaiono le file dei discepoli quando restano solo nella sinagoga il Maestro e i più fedeli. Io non li conto, ma dico che, ad occhio e croce, sì e no se si arriva a cento. Perciò ci deve essere stata una bella defezione anche nelle schiere dei vecchi discepoli ormai al servizio di Dio.

Fra i rimasti sono gli apostoli, il sacerdote Giovanni e lo scriba Giovanni, Stefano, Erma, Timoneo, Ermasteo, Agapo, Giuseppe, Salomon, Abele di Betlemme di Galilea e Abele il già lebbroso di Corozim col suo amico Samuele, Elia (quello che lasciò di seppellire il padre per seguire Gesù), Filippo di Arbela, Aser e Ismaele di Nazaret, più altri che non conosco di nome. Questi tutti parlano piano fra loro commentando la defezione degli altri e le parole di Gesù, che pensieroso sta con le braccia conserte appoggiato ad un alto leggio.

«E vi scandalizzate di ciò che ho detto? E se vi dicessi che vedrete un giorno il Figlio dell’uomo ascendere al Cielo dove era prima e sedersi al fianco del Padre? E che avete capito, assorbito, creduto fino ad ora? E con che avete udito e assimilato? Solo con l’umanità? È lo spirito quello che vivifica e ha valore. La carne non giova a niente. Le mie parole sono spirito e vita, e vanno udite e capite con lo spirito per averne vita. Ma ci sono molti fra voi che hanno morto lo spirito perché è senza fede. Molti di voi non credono con verità. E inutilmente stanno presso a Me. Non ne avranno Vita, ma Morte. Perché vi stanno, come ho detto in principio, o per curiosità o per umano diletto o, peggio, per fini ancora più indegni. Non sono portati qui dal Padre per premio alla loro buona volontà, ma da Satana. Nessuno può venire a Me, in verità, se non gli è concesso dal Padre mio. Andate pure, voi che vi trattenete a fatica perché vi vergognate, umanamente, di abbandonarmi, ma avete ancora maggior vergogna di rimanere al servizio di Uno che vi pare “pazzo e duro”. Andate. Meglio lontani che qui per nuocere».

E molti altri si ritraggono di fra i discepoli, fra i quali lo scriba Giovanni e Marco, il geraseno indemoniato, guarito mandando i demoni nei porci. I discepoli buoni si consultano e corrono dietro a questi fedifraghi tentando di fermarli. (EMV 354.15)

Origine del suo nome

Agape o Agapo è la traduzione del greco “agapai”, che indica un pasto comunitario, di carità. Questo personaggio può essere identificato con il profeta Agabo, che compare due volte negli Atti degli Apostoli. A favore di questa ipotesi si può considerare la somiglianza del nome Agabo e Agapo e, soprattutto, il suo discorso a Gesù, riportato da Maria Valtorta in EMV 280.3, in cui fa riferimento alle sue invocazioni allo Spirito analoghe a quelle che si ritrovano nei passaggi degli Atti degli Apostoli.

Dove lo incontriamo nell’Opera?

EMV 280 ; EMV 354 ; EMV 376

Concordanze storiche

Sant'Agabo viene commemorato l'8 aprile (in passato il 13 febbraio) ed è considerato il patrono dei profeti. Venuto ad Antiochia da Gerusalemme nel 43 d.C. profetizzò una grande carestia[5], che si sa aver afflitto anche Gerusalemme nel 45 d.C. sotto l’imperatore Claudio. Successivamente, nel 58 d.C. incontrò Paolo a Cesarea Marittima e gli profetizzò il suo imprigionamento[6]. Eusebio di Cesarea, citando Milziade, conferma che, nella comunità primitiva, avesse reputazione di profeta. Sarebbe morto martire ad Antiochia di Siria.

Note