Corrado Berti - Compendio
Il documento denominato “Compendio delle vicende degli Scritti di Maria Valtorta”, è una dichiarazione giurata di padre Corrado Maria Berti O.S.M. costituita da due parti:
- il Compendio: il riassunto degli eventi suddiviso per anno (2 pagine).
- una Esposizione: la descrizione dettagliata degli eventi suddivisa per argomenti (14 pagine).
Padre Berti ha dattiloscritto e firmato il documento l’8 dicembre del 1978, festività dell’Immacolata Concezione.
Questo documento ripercorre tutte le principali date legate alle vicende valtortiane, iniziando dalla famosa udienza che papa Pio XII concesse, il 26 febbraio 1948, a padre Romualdo Maria Migliorini a padre Andrea Maria Cecchin e allo stesso padre Corrado Maria Berti, illustra i contrasti con il Sant’Uffizio, la messa all’Indice dei Libri Proibiti dell’opera di Maria Valtorta, l’incontro con il segretario personale di papa Paolo VI e si conclude con l’inventario degli scritti di Maria Valtorta nel 1978, coprendo così un arco di trent’anni di eventi relativi alla causa valtortiana.
Si tratta della seconda delle tre testimonianze da lui pubblicate: la prima è la conferenza tenuta a Roma nel 1970, l’ultima è l’articolo apparso nella rivista “Vita Cristiana (già Rivista di Ascetica e Mistica)” nel 1980, anno della sua morte.
Il documento è redatto su carta intestata del Collegio internazionale S. Alessio Falconieri dei Servi di Maria in Roma[1] presso cui Padre Berti era professore di Teologia sacramentaria.
COLLEGIO INTERNAZIONALE
S. ALESSIO FALCONIERI
DEI SERVI DI MARIA
Viale Trenta Aprile, 6 - 00153 ROMA
Tel. 58.90.441
COMPENDIO DELLE VICENDE DEGLI SCRITTI DI MARIA VALTORTA
I cenni biografici di Maria Valtorta appaiono sufficientemente dall'allegata cartellina illustrata.
I944 e I946 La Valtorta affida, con documenti spirituali, i suoi scritti all’Ordine dei Servi di Maria, di cui era Terziaria[2], perchè li custodisca, li faccia stampare e li diffonda con la approvazione della Chiesa. Poi ribadisce questa sua volontà con documenti legali.
L’Ordine si occupa di tali scritti, specialmente mediante P. Romualdo M. Migliorini, P. Gabriele M. Roschini, P. Corrado M. Berti e un gruppo di aiutanti.
I947 Dietro consiglio di mons. Carinci e di P. Bea, vengono consegnati a Papa Pio XII dodici volumi dattiloscritti di Maria Valtorta. Il Papa ne prende personale conoscenza.
I948 Il 26 febbraio Papa Pio XII, in udienza speciale, riceve il P. Migliorini, il P. Berti e il P. Cecchin, dei Servi di Maria, e dice: “Pubblicate quest’opera, così come sta”. Senza togliere nulla.
I949 Il Sant’Ufficio chiama P. Berti e gli comanda di consegnare i manoscritti e i dattiloscritti. Egli porta quanto è in suo possesso: il Sant’Ufficio comanda di non pubblicare sotto pena di collocamento all’Indice. Al P. Berti non è concesso di parlare.
I950 Maria Valtorta, con trepidazione, ma basandosi sulle parole di PIO XII, stipula regolare contratto con la Tipografia editrice Michele Pisani.
I956 - I959 Esce la prima edizione, senza note e assai imperfetta della vita di Gesù, intitolata, nel frattempo, “Il Poema dell’Uomo-Dio”.
I960 Il 6 gennaio il Sant’Ufficio colloca tale opera nell’Indice dei libri proibiti, non per errori dottrinali, ma in pena della disobbedienza all’ordine del I949.
I963 Mons. Macchi, segretario di Papa Paolo VI, dice a P. Berti, in colloquio, che il predetto poema non è all’Indice.
I960 - I967 Esce, in dieci volumi annotati, e fedeli agli originali, la seconda edizione del "Il Poema dell’Uomo-Dio".
I961 Il Sant’Ufficio autorizza tale seconda edizione.
I966 Paolo VI sopprime l’Indice.
I969 - I977 Vengono pubblicati tre scritti spirituali e l’Autobiografia di Maria Valtorta.
I978 Restano inediti: certamente 282 capitoli spirituali. Forse il copioso epistolario. Forse una collezione di attestati, anche di personalità del Sant’Ufficio, nonchè di altri laici.
Nel frattempo gli scritti editi di Maria Valtorta sono largamente diffusi in Italia e ovunque si trovano sacerdoti che hanno studiato a Roma o emigrati italiani. Numerose le traduzioni effettuate e in progetto. Alcuni volumi già pubblicati.
Roma, - 8 dicembre 1978
SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA
ESPOSIZIONE
MARIA VALTORTA (I897 - I961) LA VITA DI GESU', INTITOLATA “IL POEMA DELL'UOMO-DIO”,
E GLI ALTRI SUOI SCRITTI MISTICI.
I. CENNI BIOGRAFICI
I cenni biografíci su Maria Valtorta appaiono sufficientemente dall’allegata pagellina illustrata. Chi vuol saperne di più legga l’“Autobiografia”, scritta da Maria Valtorta, della quale si tratterà a suo luogo (I2). Si può leggere inoltre l’articolo di Renzo Allegri, apparso sul numero del 26 agosto I978 della Rivista italiana “Gente”, pp. 52-57. E’, sostanzialmente, ben fatto. Le imperfezioni sono soltanto marginali. Finalmente si può leggere l’accurato volumetto “Maria Valtorta, la persona e gli scritti”, composto e pubblicato dal dott. Emilio Pisani, nel I976, pp. 46.
2. L'ORDINE DEI SERVI DI MARIA
L’inferma Maria Valtorta affidò, nel 1944 e 1946, con documenti spirituali e più tardi con documenti legali, i suoi scritti all’Ordine dei Servi di Maria, di cui era terziaria, affinchè li custodisse, li facesse stampare e li diffondesse con l’approvazione e benedizione della Chiesa, alla quale era attaccatissima.
L’Ordine dei Servi di Maria si è occupato di tali scritti soprattutto mediante tre suoi sacerdoti: il P. Romualdo M. Migliorini, che fu per quattro anni direttore spirituale della inferma e ne dattilografò gli scritti; il P. Corrado M. Berti, che li corredò di note teologiche; il P. Gabriele M. Roschini, che scrisse un volume intitolato: “La Madonna negli scritti di Maria Valtorta”, preceduto da interessante introduzione sul fenomeno. Ambedue questi sacerdoti erano professori nella Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” di Roma.
Altri sacerdoti dell’Ordine le amministravano i S.Sacramenti. Altri aiutano P. Berti, divenuto, intanto, anziano e sofferente.
3. S.S. PAPA PIO XII
Siccome gli scritti di Maria Valtorta si presentano come provenienti da visioni e dettati soprannaturali, il predetto P. Corrado M. Berti si consigliò con due persone espertissime, cioè con S.E. Mons. Alfonso Carinci, segretario della S. Congregazione dei Riti, preposta alle Cause dei Santi, e con il P. Agostino Bea, S.J., confessore di Papa Pio XII, rettore e professore del Pontificio Istituto Biblico di Roma. Ambedue consigliarono di far pervenire copia dattilografata di tali scritti a S. S. Papa Pio XII, mediante un prelato della Segreteria di Stato.
Pio XII ne prese personale conoscenza, come ci fu assicurato dallo stesso latore del dattiloscritto. E il 26 febbraio I948 ricevette in udienza speciale, attestata da l’“Osservatore Romano” di quei giorni, il P. Corrado Berti, accompagnato da due confratelli, P. Romualdo M. Migliorini, ex-prefetto apostolico in Africa, e P. Andrea M. Cecchin, priore del Collegio internazionale dei Servi di Maria in Roma, e pronunciò le seguenti testuali parole: “Pubblicate quest’opera così come sta; chi legge capirà”. E aggiunse: “Si sente parlare di tante visioni e rivelazioni. Io non dico che tutte siano vere; ma qualcuna vera ci può essere”.
P. Berti chiese al Papa se si dovessero togliere le diciture: “visione” e “dettato”. Ed egli rispose di non togliere nulla[3]. I tre sacerdoti, appena usciti dall’udienza papale, si fermarono per le scale e scrissero su un biglietto le parole testuali del Papa, per non dimenticarle mai.
4. IL SANT’UFFICIO
Ma, nel I949, il Sant’Ufficio, del quale, allora, era segretario il Card. Alfredo Ottaviani e assessore Mons. Pietro Parente, chiamò il P. Procuratore Generale dell’Ordine dei Servi di Maria e il P. Corrado M. Berti, considerato il principale responsabile. Mons. Pepe e il P. Berruti[4], O.P., ufficiali del Sant’Ufficio, lessero la sentenza e vollero che P. Berti la firmasse.
Con questa sentenza comandarono che il P. Berti consegnasse al Sant’Ufficio tutti i manoscritti e i dattiloscritti di Maria Valtorta, evidentemente per distruggerli o tenerli chiusi per sempre: “Qui rimarranno come in un sepolcro”, disse Mons. Pepe.
P. Berti portò tutti i dattiloscritti in suo possesso; ma non potè consegnare i manoscritti, perchè detenuti dalla scrittrice; e non potè consegnare la totalità dei dattiloscritti, perché posseduti da altre persone, che non vollero privarsene.
Inoltre, e finalmente, il Sant’Ufficio proibì la pubblicazione dell’Opera, comminandone il collocamento all’Indice, in caso di eventuale pubblicazione.
P. Berti non potè manifestare al Sant’Ufficio le parole dettegli da Papa Pio XII in udienza, perchè non gli fu permesso di parlare, ma gli fu concesso soltanto di ascoltare e firmare la sentenza senza commento. Erano i metodi di quel tempo preconciliare.
Il Sant’Ufficio, però, fu buono con l’inferma Maria Valtorta e non le comunicò la sentenza. La seppe da P. Berti, per necessità di cose, e ne fu desolata. Si aggravò.
5. TENTATIVI DI RICORSO
P. Berti, per consolare Maria Valtorta, sempre più malata, le faceva osservare che il Papa era sopra al Sant’Ufficio e perciò valeva più la parola del Papa (“Pubblicate”) di quella del Sant'Ufficio (“Proibito pubblicare”). Ma la scrittrice rimaneva perplessa e temeva l’Indice e la scomunica. Perciò desiderava e chiedeva un ricorso, che revocasse la sentenza del Sant’Ufficio. E alcuni ricorsero a quella Congregazione, ma invano. La risposta fu: “Id melius quod prius”. In altre parole: “Si stia a quanto deciso prima”.
Allora Maria Valtorta espresse il desiderio che si tentasse un ricorso al S. Padre stesso, Pio XII, che nel I948 aveva detto “pubblicate”.
L’Arcivescovo Mons. Alfonso Carinci segretario della Sacra Congregazione dei Riti, amico, protettore, estimatore della persona e degli scritti di Maria Valtorta, l’andò più di una volta a visitare, le promise un ricorso al Papa e scrisse un bell’attestato da consegnargli in udienza.
Quando P. Bea, S.J., ricordato sopra, vide e lesse l’attestato di Mons. Carinci, ne volle stendere uno suo proprio, molto favorevole, in cui paragonava la Valtorta alla mistica Anna Caterina Emmerich.
Dopo P. Bea, anche Mons. Lattanzi, decano della Facoltà Teologica Lateranense, consultore del Sant’Ufficio, scrisse un favorevole attestato; e così pure l’avv. prof. Camillo Corsanego, decano degli avvocati concistoriali della S. Sede e docente al Laterano. Tutti quegli attestati furono uniti a quello scritto nel I946 da P. Gabriele M. Roschini, mariologo illustre della Pontificia Facoltà teologica “Marianum” e Lateranense. Mons. Carinci ne volle copia fotografica, da presentare in udienza al S. Padre Pio XII. Ma tale udienza nel I950 non ebbe luogo, anche dato il gran lavoro dell’Anno Santo che gravava sul Pontefice.
6. PUBBLICAZIONE DELLA PRIMA EDIZIONE DELLA VITA DI GESU’, INTITOLATA “Il Poema dell’Uomo-Dio”
Nel frattempo i mesi passavano e il P. Gabriele M. Roschini, consultore del Santo Ufficio, conoscente della Valtorta ed estimatore dei suoi scritti mistici, diceva con insistenza a P. Berti: “Vada alla Tipografia Editrice Pisani!”.
Siccome P. Roschini era del Sant’Ufficio, P. Berti pensò che quel Dicastero intanto fosse divenuto favorevole alla pubblicazione. E un giorno si recò ad Isola del Liri, in provincia di Frosinone, e lì si incontrò col Cav. Michele Pisani, proprietario della Tipografia Editrice, il quale, presa sollecitamente conoscenza di Maria Valtorta, presso la quale si recò, e dei suoi scritti, decise di stamparli. P. Berti ebbe timore del Sant’Ufficio, la Valtorta ne ebbe terrore e non voleva decidersi a dare il permesso e a prestare i dattiloscritti. Ma poi si decise e stipulò regolare contratto con il Cav. Michele Pisani, che dichiarò ancora una volta di non nutrire timore alcuno sulla riuscita del lavoro, incoraggiato a ciò dai suoi amici. E così uscì la prima edizione della vita di Gesù, intitolata nel frattempo “Il Poema dell’Uomo-Dio”, senza note e senza introduzione, con veste tipografica modesta in quattro troppo grossi volumi: ma uscì, tutta, entro l’anno I959[5].
7. MESSA ALL’INDICE DEI LIBRI PROIBITI
Ma il Sant’Ufficio non dimenticò il comando, la proibizione e la minaccia pronunziate nel I949; e il 6 gennaio I960 il Sant’Ufficio collocò la prima edizione del “Il poema...” all’Indice dei libri proibiti.
L’ “Osservatore Romano”, nell’articolo di quel giorno, giustificava detta condanna, non per errori dottrinali, ma per il reato di disobbedienza[6]. Ma per la verità disobbedienza non vi fu, perchè il Papa Pio XII, nel I948, aveva detto “pubblicate”[7]; e soltanto il Santo Ufficio, da lui dipendente, aveva stranamente proibito la pubblicazione.
Nonostante tutto, tale prima edizione si diffuse, fu apprezzata e molti lettori vi sentirono la mano di Dio.
8. LA SECONDA EDIZIONE DE “IL POEMA DELL’UOMO-DIO”
Il Cav. Michele Pisani non s’impressionò per la messa all’Indice della predetta vita di Gesù, anzi, sentendosi un pò anziano e sofferente, affidò il compito di pubblicare gli scritti valtortiani a suo figlio dott. Emilio, laureato in giurisprudenza e nella pienezza delle forze.
Fu allora che, con piena fiducia nell’aiuto di Dio e nell’avvenire, la Tipografia Editrice Pisani ideò e decise la pubblicazione di una seconda edizione de “Il poema...” con copertina e carta migliori, caratteri più nuovi e nitidi, volumi meno grossi. Inoltre il dott. Emilio, chiese a P. Berti di corredare la nuova edizione con note esplicative di passi difficili o dimostrative del sustrato biblico dell’opera. L’edizione fu corredata di illustrazioni redatte dal prof. Lorenzo Ferri sotto la guida personale di Maria Valtorta.
Così l’opera sul Vangelo uscì, in dieci bei volumi, corredata di introduzione e note, e piacque a tutti, Il predetto P. Gabriele M. Roschini, consultore del Sant’Ufficio, anzi, era solito ripetere che tale nuova edizione non era da considerarsi all’Indice, perchè totalmente rinnovata, conforme in tutto agli originali e corredata di note che toglievano ogni dubbio e dimostravano la solidità e l’ortodossia dell’opera.
9. TENTATIVO DI COLLOQUIO CON S.S. PAPA PAOLO VI
P. Berti, tuttavia, era sempre angustiato e assai trepidante a causa del collocamento all’Indice del “Poema...”, sia pure nella sola prima edizione; e, nella fiducia di far revocare la decisione e assicurare la seconda edizione, cominciò col chiedere udienza a Mons. Pasquale Macchi, fedele e dinamico segretario particolare di Papa Paolo VI. (I963).
Mons. Macchi trattenne in amabile colloquio P. Berti per circa una ora, durante la quale, con vivo stupore, sentì ripetersi che l’opera non era all’Indice e che il Papa, quand’era Arcivescovo di Milano, ne aveva letto un volume, l’aveva apprezzato e inviato l’intera opera in Seminario.
Il segretario gradì i vari volumi della seconda edizione, usciti nel frattempo, ma, dopo qualche giorno, diplomaticamente, li fece riportare a P. Berti, con un biglietto, nel quale suggeriva di rivolgersi alla segreteria di Stato, nel caso che si volesse avvicinare Sua Santità in persona. E così svanì il desiderio e il progetto di un colloquio diretto con Paolo VI.
10. IL SANT’UFFICIO AUTORIZZA LA SECONDA EDIZIONE
Nel dicembre I960 P. Berti fu chiamato al Sant’Ufficio e ricevuto da P. Marco Giraudo, O.P., commissario di tale congregazione, che fu molto amabile. P. Berti, visto che questa volta poteva tranquillamente trattare, riferì al Commissario le parole (“pubblicate”) dettegli in udienza da Papa Pio XII nel I948, e gli portò, in fotografia, gli attestati sulla vita di Gesù, scritta da Maria Valtorta, tre dei quali risultavano vergati da consultori del Sant’Ufficio, cioè quello di P. Bea, di Mons. Lattanzi e di P. Roschini.
P. Giraudo, che nulla sapeva delle parole di Pio XII e degli attestati di tre personalità dello stesso Sant’Ufficio[8], dopo aver più volte ricevuto P. Berti, dopo essersi consultato coi Superiori ed aver ponderato gli attestati, disse queste parole: “Continuate a pubblicare questa seconda edizione. Vedremo come il mondo l’accoglierà.”
E così il poema oltre che con l’ordine di Pio XII, è uscito e sta uscendo anche col benestare del Sant’Ufficio[9]. (I96I).
11. SOPPRESSIONE DELL’INDICE DEI LIBRI PROIBITI
Ma nel I966, Papa Paolo VI, che portò avanti e a compimento il Concilio Ecumenico Vaticano II, che effettuò la riforma liturgica romana, che realizzò il rinnovamento della Curia, compreso il Sant’Ufficio, compì anche il coraggioso atto della soppressione dell’Indice dei libri proibiti, in cui, stranamente, era stato anche collocato il poema scritto da Maria Valtorta, il quale dal I966 venne così a trovarsi libero da ogni sanzione ecclesiastica.
Forse a questo atto, a lui solo già noto, pensava Mons. Macchi, quando nel colloquio asseriva a P. Berti che il poema non era all'Indice.
Qualche lettore ha voluto emettere l’ipotesi che Paolo VI abbia soppresso l’Indice, proprio per decorosamente liberare il poema; ma questa ipotesi[10], non impossibile, non si sa se sia fondata, e perciò è saggio non darla per certa.
12. EDITI VALTORTIANI FINO AL TUTTO IL 1978
La prima opera pubblicata fu la vita di Gesù. Essa originariamente era intitolata: “Vangelo di Nostro Signor Gesù Cristo, come rivelato al Piccolo Giovanni”. Questo nome di piccolo Giovanni[11] avvicinava la Valtorta al grande Giovanni apostolo ed evangelista e nello stesso tempo da lui la distingueva, indicandone contemporaneamente l’umiltà e inferiorità. Ma quel titolo primitivo sembrò un pò imprudente alla Valtorta stessa, la quale ne immaginò vari altri, senza tuttavia rimanerne soddisfatta. Allora il grande medico prof. Nicola Pende, estimatore della Valtorta e dei suoi scritti, le suggerì il titolo di “Poema di Gesù”. Ma siccome tale titolo già esisteva per una piccola composizione poetica e l’autrice protestò, fu ritoccato da P. Berti in: “Il Poema dell'Uomo Dio”.
E così concepito e ritoccato, piacque a Maria Valtorta stessa, che lo approvò e fece suo.
Di questa vita di Gesù sono state pubblicate due edizioni assai differenti. La prima, stampata negli anni I956-59, fu assai modesta: quattro troppo grossi volumi, senza introduzione, sprovvista anche delle note più opportune, fu imperfetta anche quanto al testo, perchè riproduceva non direttamente il manoscritto valtortiano, ma una copia dattilografata assai infedele e incompleta. E fu l’edizione che incontrò le difficoltà descrittte a suo luogo (7).
La seconda edizione, invece, a cura del dott. Emilio Pisani, stampata negli anni I960-67, in I0 volumi maneggevoli, fu redatta in base ad un severo collazionamento con il manoscritto valtortiano originale e fu corredata da migliaia di note teologiche, specialmente bibliche preparate con anni di intenso lavoro dal P. Corrado M. Berti dell'Ordine dei Servi di Maria, professore nella Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” di Roma. E questa seconda è l’edizione che non ha incontrato noie, ma è stata autorizzata, nel I961, perfino dal Sant’Ufficio, detto ora Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, come è stato riferito sopra in queste pagine al giusto momento (10).
Questa edizione è stata più volte ristampata, anzi, in considerazione di queste ristampe, coloro i quali non riflettono che si ha nuova edizione quando vi è nuova composizione tipografica, sogliono parlare di terza e quarta edizione.
La seconda opera dottrinale stampata (I972), finora in unica edizione, ma ben diffusa e apprezzata, è il “Libro di Azaria”.
Questo volume, originariamente, era intitolato: “Messe Angeliche” cioè messe domenicali e festive, illustrate sotto dettatura dall’Angelo custode di Maria Valtorta, Azaria. Così essa diceva. Ma, per escludere la possibilità di interpretazione errata, cioè che gli Angeli celebrino la santa Messa come i sacerdoti della terra, tra i vari titoli prospettati, dopo riflessione e preghiera, fu scelto quello di “Libro di Azaria”, in ossequio all’angelo cui Maria Valtorta attribuiva la dettatura.
La terza opera dottrinale pubblicata è costituita dal grosso volume, di 800 pagine, edito nel I976, intitolato dal curatore dell’edizione, dott. Emilio Pisani: “I Quaderni del I943”, appunto perchè contiene tutti i dettati scritti dalla Valtorta nel I943. Il poema, invece, contiene “visioni” e “dettati”, scritti soprattutto tra il I944 e il I947.
La quarta opera dottrinale, di 300 pagine, edita nel I977, porta il titolo datole dalla Valtorta stessa: “Lezioni sull'epistola di Paolo ai Romani”. La Valtorta scrisse queste lezioni tra il I948 e il I950, sotto dettatura, dice essa, del Dolce Ospìte o dell’Autore Santissimo, cioè dello Spirito Santo. Il volume è corredato da utilissimo indice delle materie, come “I Quaderni del I943”, indice redatto dal Dott. Emilio Pisani.
A queste quattro opere già pubblicate e attribuite dalla Valtorta a visioni e dettati soprannaturali, deve aggiungersi l’“Autobiografia”, che la Valtorta stessa per obbedienza al suo direttore spirituale[12], compose nel I943 con la sua sola perizia di scrittrice.
Il volume è di circa 450 pagine e fu edito nel I969.
13. TRADUZIONI
Soltanto l’opera maggiore, cioè “Il Poema...”, è stata finora tradotta in spagnolo, francese, tedesco. Della traduzione spagnola è uscito un volume, che abbraccia due volumi dell’edizione originale italiana[13].
E’ uscita anche un’antologia in lingua giapponese, della quale sono state vendute oltre 8000 copie in poche settimane.
Finalmente, per ora, è stato pubblicato un volume in portoghese, che abbraccia la Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, con Imprimatur.
Altre traduzioni sono in progetto o in corso di allestimento; presto uscirà qualche volume della traduzione francese.
L’originale valtortiano è già molto diffuso nel mondo, dato che parecchi sacerdoti hanno studiato a Roma e gli emigrati italiani sono milioni, sparsi un pò in tante nazioni.
WORK IN PROGRESS
14. Les écrits inédits de Maria Valtorta (1978)
"Il reste encore à publier[14] les Visions et les dictées, des années 1944, 1945, 1946, 1947 et 1953. Parmi ces visions, sont celles des martyres des divers saints, dont certains connus, d'autres. Inconnus ou discutés.
"Ensuite, comme cela a été fait pour sainte Catherine de Sienne[15] afin de mieux connaître la personne, il reste peut-être à publier près de 2.000 pages de lettres écrites par Maria Valtorta à diverses personnes, et par eux à elle.
"Enfin, de nombreuses attestations pourraient être publiées (une centaine de pages ou environ) sur la personne et les écrits de Maria Valtorta. Certains d'entre eux sont d'une grande valeur, comme ceux du Père. [Cardinal] Augustin Bea, SJ, de Mgr. Hugo Lattanzi, Mgr. Alphonse Carinci, Fr. Gabriel M. Roschini, et certains scientifiques autres laïcs.
CONCLUSIONE
"Je connaissais Maria Valtorta dès 1946, et, compte tenu du fait qu'elle a vécu assez proche de ma mère, je l'ai souvent rencontré, au moins une fois par mois jusqu'à l'année de sa mort en 1961.
"J'ai lu et annoté (par moi-même de 1960 à 1974, avec l'aide de quelques confrères à partir de 1974) tous les écrits Valtorta, publiés et inédits.
"Je peux certifier que Valtorta n'a pas pu, par sa propre industrie, posséder la vaste érudition, profonde, claire et variée qui se manifeste dans ses écrits. En fait, elle ne possédait, et parfois les consultait, que le Catéchisme de Pie X, et une Bible populaire ordinaire [Italienne].
"Maria était une femme humble et sincère, nous pouvons donc accepter l'explication qu’elle a elle-même fourni au sujet de ses connaissances - elle les attribue à ses visions et ses dictées surnaturelles, - en plus de son talent naturel d’écrivain. C'est aussi l'opinion de Mlle Martha Diciotti qui a aidé Valtorta depuis 30 ans, et qui aujourd'hui reçoit tant de visiteurs dans la petite chambre [de Maria Valtorta].
"C'est aussi l'opinion de l'éditeur, le Dr Emilio Pisani, qui entend l'écho écrit et oral de très nombreux lecteurs.
N. B.
Di tutto ciò che io, P. Corrado M. Berti, O.S.M., ho scritto in queste pagine, sono stato testimone oculare. Inoltre già segnai le notizie su carta, quando avvenivano, e le inviai, sotto forma di lettera alla Valtorta, e poi, dopo la sua morte, a chi la rappresenta.
Roma, - 8 dicembre 1978
SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA
Vedi anche
- Padre Corrado Berti e Maria Valtorta
- Padre Corrado Berti - citazioni nell’Opera
- Padre Corrado Berti - Conferenza di Roma (1970)
- Padre Corrado Berti - Ricordo di Emilio Pisani
- Padre Corrado Berti - testimonianza oculare
Note
- ↑ Il Collegio internazionale S. Alessio, dal 1950, fu elevato da papa Pio XII a Pontificia Facoltà Teologica Marianum, riservata ai frati servi di Maria con specializzazione in Teologia Mariana (Mariologia).
- ↑ L’Ordine Secolare dei Servi di Maria (OSSM), anche conosciuto come Terz’Ordine Servita, è l’estensione laicale dello spirito e del carisma dei frati Servi di Maria
- ↑ Pio XII consigliò di pubblicare l’opera senza ometterne nulla, nemmeno le dichiarazioni esplicite relative alle “visioni” e ai “dettati”; allo stesso tempo, però, non approvò il testo di una prefazione che parlava di un fenomeno soprannaturale. Secondo il consiglio del Papa, ogni interpretazione doveva essere lasciata al lettore: “Non è opportuno esprimere un’opinione sulla sua origine, che sia straordinaria o meno. Chi legge capirà”. Il Santo Padre raccomandò loro inoltre di cercare uno stampatore e un vescovo per ottenere il consueto imprimatur.
- ↑ “O fu lui o fu padre Cristoforo Bigazzi che intervenne nel blocco dell’Opera, emanato dal Sant’Ufficio nel 1949”: annotazione di Padre Berti su Padre Berti – punti cruciali, pag. 48, Centro Editoriale Valtortiano (2025)
- ↑ Gli Scritti di Maria Valtorta, nella loro prima edizione del Il Poema dell’Uomo-Dio (oggi L’Evangelo come mi è stato rivelato) furono pubblicati in quattro grandi volumi a partire dal 1956 fino al 1959, un volume all’anno. Il Sant’Uffizio intervenne solo dopo la morte di papa Pio XII avvenuta nel 1958.
- ↑ Il motivo ufficiale è stato, infatti, la mancanza dell’imprimatur (una motivazione ormai abolita). Ma nell’articolo di condanna pubblicato nel L’Osservatore Romano del 6 gennaio 1960, si fa anche un riferimento implicito all’ondata di sostegno ottenuta dall’opera di Maria Valtorta: «nonostante che illustri personalitá (la cui indubbia buona fede è stata sorpresa) abbiano dato il loro appoggio alla pubblicazione, il S. Offizio ha creduto necessario metterla nell’Indice dei Libri proibiti»; nonché all’incontro tra mons. Pepe e padre Berti, avvenuto dieci anni prima: «Queste parole fanno ricordare che, circa dieci anni fa, giravano alcuni voluminosi dattiloscritti, che contenevano pretese visioni e rivelazioni. Consta che allora la competente Autorità Ecclesiastica aveva proibito la stampa di questi dattiloscritti ed aveva ordinato che fossero ritirati dalla circolazione». Il Sant’Uffizio era quindi perfettamente a conoscenza del sostegno di Pio XII riportato da queste attestazioni e ha deliberatamente ignorato tale sostegno.
- ↑ Secondo mons. Édouard Gagnon, esperto in materia, il parere papale equivaleva di fatto a un imprimatur.
- ↑ Eppure l’articolo “Una vita di Gesù malamente romanzata” del L’Osservatore Romano faceva esplicito riferimento a «quelle personalità illustri» che avevano sostenuto Maria Valtorta. Questa indicazione evidenzia chiaramente una gestione compartimentata delle informazioni da parte del Sant’Uffizio che aveva permesso il blocco dell’Opera di cui ci parla qui padre Berti.
- ↑ Entrambe le approvazioni erano, purtroppo solo verbali, mentre la diplomazia vaticana imponeva dei regolari imprimatur (di fatto impossibili da ottenere a causa dell’azione di blocco operata dal Sant’Uffizio). Ma questa considerazione, almeno, alleviava la coscienza, molto provata, di padre Berti.
- ↑ Mons. Giovanni Battista Montini (Paolo VI) era stato il braccio destro di Pio XII presso la Segreteria di Stato fino al 1954. In tale veste, era a conoscenza del caso di Maria Valtorta e dell'atteggiamento di Pio XII nei suoi confronti. Vedi la voce: L’ipotesi di mons. Giovanni Battista Montini (Paolo VI)
- ↑ Soprannome affettuoso dato da Gesù a Maria Valtorta.
- ↑ il direttore spirituale di Maria Valtorta era padre Romualdo Migliorini
- ↑ Da allora la situazione è cambiata notevolmente. A questo proposito, si vedano il sito web dell'editore CEV e quello della Fondazione Erede di Maria Valtorta
- ↑ Idem.
- ↑ Sainte Catherine de Sienne (1347-1380) a entretenu une correspondance avec le Pape.