L’Osservatore Romano (1 dicembre 1961)

Da Wiki Maria Valtorta.
L’Osservatore Romano del 1 Dicembre 1961

Il quotidiano vaticano L’Osservatore Romano del 1 dicembre 1961 pubblicò una breve nota con cui si estendeva la messa all’Indice dei Libri Proibiti dell’Opera di Maria Valtorta (decretata il 16 dicembre 1959 e già commentata nel numero del 6 gennaio 1960), anche alla nuova edizione dell’Opera allora in preparazione:

È in corso di pubblicazione, senza il necessario imprimatur, un’opera in più volumi, dal titolo Poema dell’Uomo-Dio di Maria Valtorta. Si avvertono i fedeli che tale opera, la quale non ha alcun valore scientifico, riproduce la stessa materia contenuta nei quattro volumi già condannati dal S. Offizio il 16 dicembre 1959 (A.A.S. vol. LII |1960|, p 60) e perciò essa deve ritenersi parimente condannata (cfr. Can 1398 § 2 e Can. 1399 n. 5 C.I.C.).

Tale seconda edizione, articolata in dieci volumi con il titolo Il Poema dell’Uomo-Dio (oggi L’Evangelo come mi è stato rivelato), fu pubblicata dalla Tipografia editrice Michele Pisani (Isola del Liri) tra il 1961 e il 1967, a cura di padre Corrado M. Berti osm (riferimenti biblici, note storiche e dottrinali) e di Emilio Pisani (collazionamento con i manoscritti originali, note di critica testuale, introduzione), prefazione del dott. Luciano Raffale. L'edizione riproduceva i disegni presenti nel manoscritto autografo di Maria Valtorta e 60 illustrazioni eseguite dall'artista Lorenzo Ferri sotto la direzione della scrittrice.

Il contesto

Questa breve nota pubblicata su L’Osservatore Romano va collocata nel contesto della convocazione presso il Sant’Uffizio di padre Corrado Berti, avvenuta circa un anno prima, nel dicembre 1960[1].

In tale occasione egli incontrò il nuovo commissario, padre Marco Giraudo, domenicano. Secondo il resoconto di padre Berti, il clima del colloquio risultò più disteso rispetto al passato[2], consentendo un confronto diretto. Egli riferì le parole attribuite a papa Pio XII durante l’udienza del 1948 e presentò copia delle attestazioni sugli scritti di Maria Valtorta redatte da tre consultori del Sant’Uffizio: il futuro cardinale Augustin Bea, mons. Ugo Lattanzi e padre Gabriele Roschini.

Padre Berti, nella sua dichiarazione giurata dell’8 dicembre 1978 (Compendio ed Esposizione, § 10), scrive:

P. Giraudo, che nulla sapeva delle parole di Pio XII e degli attestati di tre personalità dello stesso Sant'Ufficio, dopo aver più volte ricevuto P. Berti, dopo essersi consultato coi Superiori ed aver ponderato gli attestati, disse queste parole: “Continuate a pubblicare questa seconda edizione. Vedremo come il mondo l'accoglierà”.

E così il poema oltre che con l'ordine di Pio XII, è uscito e sta uscendo anche col benestare del Sant'Ufficio. (1961).

Fu dunque con l’autorizzazione verbale del commissario del Sant’Uffizio (che ne aveva riferito ai propri superiori) che padre Berti continuò a lavorare sulla seconda edizione dell’Opera di Maria Valtorta. Questo episodio può contribuire a spiegare il tono più sobrio e conciso che caratterizza la successiva estensione della condanna all’Indice dei libri proibiti, in contrasto con la formulazione precedente[3]. Precedentemente, tra la convocazione di padre Berti presso il Sant’Uffizio nel dicembre 1960 e la pubblicazione della nota su L’Osservatore Romano del 1º dicembre 1961, sulla rivista La Civiltà Cattolica del 1º luglio 1961 (quaderno 2665), comparve un articolo anonimo (circostanza insolita) nel quale la seconda edizione dell’opera di Maria Valtorta veniva criticata in termini fortemente polemici[4]:

Ma più grave ancora è il fatto che, nonostante la severa condanna della Chiesa, il Poema dell’Uomo-Dio esca ora in seconda edizione. Il presentatore si augura che «ridimensionando scientificamente il fenomeno e restituendo alla sua manifestazione la genuinità originale, possa aprirsi la via alla revisione del pronunziato giudizio».

Vana e inutile attesa: il «fenomeno» è stato già ridimensionato scientificamente e collocato in una ben nota categoria di malattie mentali, e le aggiunte fatte alla seconda edizione non mutano la natura dell’opera che resta un monumento di puerilità, di fantasie e di falsità storiche ed esegetiche, diluite in un’atmosfera sottilmente sensuale, per la presenza di un nugolo di donne al seguito di Gesù. Un monumento insomma di pseudoreligiosità. Perciò, anche per questa seconda edizione dell’opera, il giudizio di condanna della Chiesa mantiene la sua validità.

Commenti e ipotesi al comunicato

La nota pubblicata da L’Osservatore Romano che estende anche alla seconda edizione dell’Opera la condanna.

Questo comunicato dà l’impressione di un intervento ‘minimo’, che risulta essere sproporzionato rispetto a ciò che viene presentato come una grave e pubblica disobbedienza, quasi una sfida. Il 29 novembre 1948 il Sant’Uffizio aveva minacciato gravi sanzioni disciplinari se padre Corrado Berti avesse continuato a occuparsi dell’opera[5] (come in effetti avvenne). Successivamente, il 22 febbraio 1949[6], lo aveva convocato per firmare la sentenza di blocco di ogni pubblicazione dell’Opera. Ma nonostante la pubblicazione della prima e della seconda edizione dell’Opera, non furono presi provvedimenti contro di lui.

D’altra parte, l’affermazione secondo cui l’opera «non ha alcun valore scientifico» appare singolare e marginale (non trattandosi di un motivo canonico di condanna). È probabile che essa alluda alla prefazione presente nel primo volume della seconda edizione, che venne redatta dal dott. Luciano Raffale, segretario generale della Società Italiana di Parapsicologia[7]. Si trattò di un espediente, ideato da padre Corrado Berti, volto a presentare le ‘visioni’ di Maria Valtorta come fenomeno parapsicologico; una interpretazione alla quale la stessa Maria Valtorta si oppose[8]:

Dice Gesù: «Nessuno si permetta mai di camuffare da “scientifica” l’opera che Io ti ho data. La scienza, in questo caso, non potrebbe essere spiegata che come fenomeno medianico, ossia demonico». (Quadernetti, 8 febbraio 1949)

L’iniziativa fu comunque rapidamente abbandonata nella successiva ristampa del 1970.

Non è ancora chiaro cosa abbia motivato la nuova convocazione di padre Corrado Berti da parte del Sant’Uffizio, né chi l’abbia disposta (poiché padre Marco Giraudo sembra venire a conoscenza del dossier proprio in quella circostanza). Tali elementi possono essere messi in relazione con la formazione, dopo la morte di Pio XII (avvenuta il 9 ottobre 1958), di un nuovo fascicolo su Maria Valtorta, verosimilmente privo di parte della documentazione precedente, in particolare quella relativa alla posizione di Pio XII, che padre Giraudo avrebbe appreso solo in seguito, insieme ai pareri favorevoli di alcuni consultori. È tuttavia plausibile che tali precedenti fossero ancora presenti nella memoria istituzionale; da qui l’ipotesi che un’autorità vaticana, tenendone conto, possa aver favorito la convocazione, dalla quale sarebbe poi derivato un assenso verbale alla prosecuzione della pubblicazione.

L’ipotesi di mons. Giovanni Battista Montini (Paolo VI)

Mons. Montini al fianco di Papa Pio XII durante gli anni di servizio alla Segreteria di Stato Vaticana

Tra le diverse ipotesi avanzate, vale la pena soffermarsi sulla figura di mons. Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, il quale in seguito avrebbe abolito l’Indice dei libri proibiti. Egli era stato Sostituto per gli Affari Generali presso la Segreteria di Stato di Pio XII, con il quale ebbe un rapporto quotidiano, proprio negli anni delle tensioni con il Sant’Uffizio. Nominato Arcivescovo di Milano il 12 dicembre 1954, nel 1960 non ricopriva più incarichi in Vaticano, ma rimaneva una personalità influente, frequentemente consultata da papa Giovanni XXIII, in particolare su questioni internazionali, nomine episcopali e sulla preparazione del Concilio Vaticano II. È plausibile che il cardinale Montini abbia appreso della messa all’Indice attraverso L’Osservatore Romano e che abbia potuto richiamare in ambito vaticano il sostegno precedentemente espresso da papa Pio XII, contribuendo così a una forma di intervento definito “diplomatico”.

Questa ipotesi si basa sui seguenti cinque indizi:

  • Dato di fatto: Paolo VI fu il pontefice che nel 1965 trasformò il Sant’Uffizio nella Congregazione per la Dottrina della Fede, inotre nel 1966 abolì l’Indice dei libri proibiti.
  • Ipotesi: Nel 1960 mons. Domenico Tardini, a lungo collaboratore di mons. Giovanni Battista Montini, ricopriva ancora per breve tempo l’incarico di Segretario di Stato di papa Giovanni XXIII. Egli era a conoscenza della vicenda valtortiana e della richiesta di imprimatur avanzata sotto Pio XII (11 novembre 1948), il che potrebbe aver facilitato comunicazioni di carattere informale.
  • Testimonianza[9]: Padre Berti, nel 1963, tentò di ottenere un’udienza con il nuovo pontefice Paolo VI per ottenere la revoca della condanna all’Indice, rivolgendosi al suo segretario personale mons. Pasquale Macchi. Durante il colloquio, padre Berti “con vivo stupore, sentì ripetersi che l’opera non era all’Indice”, circostanza che lasciava intendere come la questione fosse già conosciuta negli ambienti vaticani.
  • Dato di fatto: Nella medesima circostanza, mons. Macchi riferì che Paolo VI, quando era Arcivescovo di Milano, “aveva letto un volume, l’aveva apprezzato e inviato l’intera opera in Seminario”.
  • Dato di fatto: il 17 gennaio 1974 Paolo VI, tramite la Segreteria di Stato della Santa Sede, fece pervenire una lettera di ringraziamento a padre Gabriele M. Roschini per la sua opera La Madonna negli scritti di Maria Valtorta.

Il “pentimento” del Sant’Uffizio

Si può probabilmente collocare in questo periodo e in questo contesto il “pentimento” del Sant’Uffizio, evocato più tardi da mons. Mario Crovini a Emilio Pisani, in occasione di un loro incontro fortuito avvenuto nel 1982. In qualità di sostituto della Suprema Congregazione del Sant’Uffizio e primo censore della Chiesa cattolica, mons. Crovini era un collaboratore del cardinale Alfredo Ottaviani. In questa testimonianza, pubblicata nel volume Pro e Contro Maria Valtorta, il dott. Pisani confida[10]:

Nel 1982, a Roma, io incontrai occasionalmente, nella libreria “Propaganda Mariana” di Via Acciaioli, monsignor Mario Crovini, che era stato un collaboratore del cardinale Ottaviani al Sant’Offizio. La titolare della libreria, Maria Stella Doglioni, che mi conosceva bene, mi presentò a lui, che in vena di confidenze mi disse, riferendosi alla condanna del 1959: “Si pentirono subito di aver messo all’Indice l’Opera della Valtorta”. Doveva saperne molto, ma una mia avventatezza lo bloccò e non disse altro. Ancora oggi mi mordo la lingua.

Note

  1. Padre Corrado Berti - Compendio § 10
  2. Non era stato così durante la sua precedente convocazione del 22 febbraio 1949, in cui non aveva potuto parlare.
  3. L’Osservatore Romano (6 gennaio 1960)
  4. Emilio Pisani, Pro e contro Maria Valtorta, capitolo “Gli interventi della rivista La Civiltà Cattolica”, pag. 110, Centro Editoriale Valtortiano (2022)
  5. Maria Valtorta, Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, lettera del 16 dicembre 1948, pag. 165, Centro Editoriale Valtortiano (2013)
  6. si tratta di una data desunta dalla lettera di Maria Valtorta, riportata nel volume Lettere a Madre Teresa Maria – volume secondo, lettera senza data, pag. 180, Centro Editoriale Valtortiano (2013): “Mi si disse che il 2 febbraio […] e 20 giorni dopo si condannava!”, si presume quindi che la convocazione sia avvenuta il giorno 22 febbraio.
  7. Emilio Pisani, Pro e contro Maria Valtorta, pag. 35, Centro Editoriale Valtortiano (2022)
  8. Maria Valtorta, Quadernetti, 8 febbraio 1949, pag. 183, Centro Editoriale Valtortiano (2006)
  9. Padre Corrado Berti - Compendio § 9
  10. Emilio Pisani, Pro e Contro Maria Valtorta, pag. 54, Centro Editoriale Valtortiano (2022),